2. Serrande verdi

da qui

E’ un albergo sobrio, con ringhiere e serrande verde chiaro, un edificio dove sembra non accada nulla, nella vita. Lo si può vedere da varie angolazioni, e più lo osservi più ti convinci che certamente no, qui non accadrà mai nulla.
I netturbini protestano, vogliono lo stesso trattamento, lo stesso contratto di lavoro. Il clima è teso, violenze, assemblee, sit in e boicottaggi.
Sotto, ci sono auto bianche parcheggiate, le limousine americane che non sai mai come possano trovare spazio negli alveari cittadini.
Le minacce piovono, arrivano le voci, cosa vogliono farmi, cosa stanno preparando, e chissà cosa mi succederà.
La scritta bianca sullo sfondo nero campeggia sulla parete beige; tutto parla di discrezione e anonimato, persino il cielo sembra schermirsi in un silenzio opaco.
Ma devo dire che questo non mi tocca, da quando ho sentito l’odore delle vette, non m’importa di come può finire, da quando ho respirato l’aria dell’altezza.
L’insegna è più visibile: in rosso, giallo e verde cerca di attirare l’attenzione, come a dire: guardate, qui c’è vita, ma rimane l’idea che certamente nulla potrà rompere il silenzio, nulla potrà squarciare la cortina d’insignificanza del motel.
Non mi preoccupo di una lunga vita, ma che nella mia vita, lunga o breve che sia, appaia una traccia di Dio, un riflesso visibile del suo progetto.
Visto da lontano, sembra una fabbrica in disuso, un magazzino preda delle erbacce.
E il progetto è salire, arrivare in vetta, poter vedere, per la prima volta, dalla parte opposta, il versante luminoso della terra che i padri hanno sognato, per cui le nostre madri hanno pianto, nel silenzio angosciante della notte.
Da qui, invece, sembrano gli stabili dei quartieri alti, dove le signore non ti guardano in faccia, dove sei indegno dell’attenzione della gente; e ricordi la timidezza di quand’eri piccolo, la sensazione di trovarti dove non dovevi, la paura, e lo sguardo cercava ansioso la cravatta di papà, gli occhiali scuri di mamma.
Ma io vi dico che un giorno ci entreremo, quando non so, ma metteremo i piedi sull’erba bassa di quello che chiamiamo paradiso, anche se non lo abbiamo mai toccato, anche se il nostro desiderio non riesce a immaginarlo.
Puoi scegliere di inquadrare l’insegna tra le nuvole, e allora ti pare che il cielo sia la stanza, l’azzurro il letto dove potrai finalmente riposare.
Non ho paura di nessuno, perché la gloria ha brillato nei miei occhi, e non può temere chi ha visto la gloria del Signore.
Non accade nulla nel motel dalle serrande verdi; forse solo oggi fa eccezione, mentre lui sta parlando con gli amici, sul balcone della stanza del secondo piano, e un fucile a cannocchiale spara, da sessanta metri, dal finestrino del bagno di uno squallido hotel di fronte al suo: ho una notizia gravissima da darvi, il nostro amico è morto, è stato assassinato.

29 pensieri su “2. Serrande verdi

  1. -non può temere chi ha visto la gloria del Signore.

    Il progetto, l’obiettivo da centrare è quello di riuscire a “metteremo i piedi sull’erba bassa di quello che chiamiamo paradiso” e di toccarlo fin da ora, adesso, almeno in parte…
    Trovare “una traccia di Dio, un riflesso visibile del suo progetto” nella vita di tutti i giorni, che dia senso e significato a tutto, anche alle sofferenze ed alle notizie gravissime, e che faccia “salire, arrivare in vetta…. vedere, per la prima volta, dalla parte opposta, il versante luminoso della terra”.
    Vedere con gli occhi della Fede ed ascoltare con il cuore, non solo con la razionalità.

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  2. Puoi scegliere di inquadrare l’insegna tra le nuvole, e allora ti pare che il cielo sia la stanza, l’azzurro il letto dove potrai finalmente riposare.

    Il cielo cambia la prospettiva delle cose che si riesca ad arrivare sulla cima e guardare al di là o che semplicemente lo si riesca a vedere nel bianco anonimo di una stanza. Perchè il cielo non è mai qualcosa di insiginificante, ovunque tu lo veda è sempre un invito ad andare oltre, essere oltre anche quando tutto sembra immobile e senza senso.
    SM

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  3. “Ma devo dire che questo non mi tocca, da quando ho sentito l’odore delle vette, non m’importa di come può finire, da quando ho respirato l’aria dell’altezza.”

    Anche quando senti che stai per morire, che vogliono ucciderti ingiustamente, se hai respirato “l’aria dell’altezza” nulla può più toccarti; quando accadrà conta solo che qualcuno possa esclamare:”il nostro amico è morto”

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  4. “un edificio dove sembra non accada nulla, nella vita.”

    E invece, sotto gli occhi di tutti, possono compiersi le più gravi ingiustizie…così come, nel cuore di uomini insospettabili possono compiersi miracoli prodigiosi…e volte bisogna solo saper guardare.

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  5. “Non ho paura di nessuno, perché la gloria ha brillato nei miei occhi,”

    La nostra paura più profonda

    non è di essere inadeguati.

    La nostra paura più profonda,

    è di essere potenti oltre ogni limite.

    E’ la nostra luce, non la nostra ombra,

    a spaventarci di più.

    Ci domandiamo: ” Chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso? “

    In realtà chi sei tu per NON esserlo?

    Siamo figli di Dio.

    Il nostro giocare in piccolo,

    non serve al mondo.

    Non c’è nulla di illuminato

    nello sminuire se stessi cosicchè gli altri

    non si sentano insicuri intorno a noi.

    Siamo tutti nati per risplendere,

    come fanno i bambini.

    Siamo nati per rendere manifesta

    la gloria di Dio che è dentro di noi.

    Non solo in alcuni di noi:

    è in ognuno di noi.

    E quando permettiamo alla nostra luce

    di risplendere, inconsapevolmente diamo

    agli altri la possibilità di fare lo stesso.

    E quando ci liberiamo dalle nostre paure,

    la nostra presenza

    automaticamente libera gli altri.

    Nelson Mandela

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  6. “e più lo osservi più ti convinci che certamente no, qui non accadrà mai nulla.”

    “Non accade nulla, nessuno arriva, nessuno se ne va, è terribile!”
    Samuel Beckett

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  7. Non mi preoccupo di una lunga vita, ma che nella mia vita, lunga o breve che sia, appaia una traccia di Dio, un riflesso visibile del suo progetto.

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  8. Sono pienamente daccordo con “non importa che la vita …Ciò che importa è che noi siamo un piccolo segno dell ‘ amore di Dio per gli uomini ,una piccola luce che non si spegne perchè vegliamo il ritorno dello Sposo . Sì vogliamo vegliare come le vergini sagge .

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  9. Non ho paura di nessuno, perché la gloria ha brillato nei miei occhi, e non può temere chi ha visto la gloria del Signore.

    Un’esistenza vera senza paura alla quale si può arrivare liberandosi da tutti i condizionamenti, non ripiegati su se stessi come se si dovesse contare solo sulle proprie forze ma vivere come figli che confidano nell’amore del Padre.
    Quell’amore che ci infonde coraggio e speranza, anche se siamo fragili e possiamo cadere sappiamo che Lui è con noi.

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  10. “E il progetto è salire, arrivare in vetta”

    I progetti d’amore salgono tutti in vetta, nonostante la morte …è proprio la morte a rendere l’insegna “più visibile”

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  11. E il progetto è salire, arrivare in vetta, poter vedere, per la prima volta, dalla parte opposta, il versante luminoso della terra che i padri hanno sognato, per cui le nostre madri hanno pianto, nel silenzio angosciante della notte.

    Insomma un trekking, il viaggio della vita, con tanto di mappa e gambe…
    E’ il sentiero del cuore, quello che arriva fino su, in cima, quello che attraversa boschi di dolore, dove fitta è la vegetazione di rovi e spine, e immense vallate d’amore e di gioia, fino a raggiungere, con grande fatica, la vetta rocciosa: è lassù che il cielo azzurro lascia trasparire quel messaggio d’amore che ti spoglia di ogni vanità e ti avvicina ad una bellezza mai vista prima

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  12. Le minacce piovono, arrivano le voci, cosa vogliono farmi, cosa stanno preparando, e chissà cosa mi succederà.

    Non ho paura di morire se quello che dico è la verità”. In ricordo di Pino Puglisi, un prete contro

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  13. Quando la luce del Signore” brilla “nei tuoi occhi e ti rendi conto che Lui è sempre vicino a te,allora non hai paura di niente e di nessuno perchè hai già raggiunto il tuo il tuo”paradiso” interiore.

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  14. Non mi preoccupo di una lunga vita, ma che nella mia vita, lunga o breve che sia, appaia una traccia di Dio, un riflesso visibile del suo progetto.

    Il Signore viene alle nostre spalle e ci coglie di sorpresa, perciò non dobbiamo chiedere ma fidarci del progetto che Lui ha per ognuno di noi.

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  15. Una logica fondata sull’amore di Dio,abbraccia tutti, non fa differenze…che ci si trovi tra le pareti di una stanza o su una vetta dalla quale riesci a vedere oltre confine..Quell’Azzurro lo puoi percepire,toccare, ammirare in tutta la sua grandezza..E tutti coloro che che credono di essere nel giusto,convinti di costruirsi “la scala per il Paradiso”,saranno giudicati allo stesso modo di chi ha sbagliato,e magari anche sofferto tanto..e tutti,potranno veder brillare la gloria di Dio nei propri occhi..superando la paura,illuminandosi di una Luce che guarisce,segno visibile del Suo progetto..in nome dell’Amore..

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  16. Da qui, invece, sembrano gli stabili dei quartieri alti, dove le signore non ti guardano in faccia, dove sei indegno dell’attenzione della gente; e ricordi la timidezza di quand’eri piccolo, la sensazione di trovarti dove non dovevi, la paura, e lo sguardo cercava ansioso la cravatta di papà, gli occhiali scuri di mamma.

    Mi ricorda una descrizione de “L’assurda gioia” di F. Centofanti

    (Versione audio a cura di Eleonora F. Ricciardi)

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  17. “Non mi preoccupo di una lunga vita, ma che nella mia vita, lunga o breve che sia, appaia una traccia di Dio, un riflesso visibile del suo progetto”.

    “Siamo nati e un giorno moriremo.
    In mezzo c’è la vita.
    Il mistero del quale nessuno ha la chiave.
    Siamo nelle mani di Dio e se chiama dobbiamo andare”. (Karl Unterkircher)

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  18. L’Orologio della vita: non sai quando la campana suona per te o per un tuo caro e non puoi aggiungere neppure un minuto al tuo o al suo tempo.
    In questo flash, oltretutto, la morte non giunge per causa naturale, ma “il nostro amico è morto, è stato assassinato”.
    Mi vengono in mente le varie fini improvvise di uomini che hanno avuto un peso importante nella storia e che per questo erano diventati personaggi scomodi: Martin Luther King, Gandhi, Kennedy…
    Chissà se questo nuovo romanzo vuole essere un omaggio da parte di don Faber ad ognuno di essi, fotografandone il momento in cui si è fermato per loro l’OROLOGIO DELLA VITA?

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  19. Nel mese di aprile dell’anno 1968 Luther King si recò a Memphis per partecipare ad una marcia a favore degli spazzini della città (bianchi e neri), che erano in sciopero. Mentre, sulla veranda dell’albergo, s’intratteneva a parlare con i suoi collaboratori, dalla casa di fronte vennero sparati alcuni colpi di fucile: King cadde riverso sulla ringhiera, pochi minuti dopo era morto. Approfittando dei momenti di panico che seguirono, l’assassino si allontanò indisturbato. Erano le ore diciannove del 4 aprile. Il killer fu arrestato a Londra circa due mesi più tardi, si chiamava James Earl Ray, ma rivelò che non era stato lui l’uccisore di King; anzi, sosteneva di sapere chi fosse il vero colpevole. Nome che non poté mai fare perché venne accoltellato la notte seguente nella cella in cui era rinchiuso.

    Ancora oggi il mistero della morte dell’indimenticabile leader nero rimane insoluto.

    A lui sono oggi dedicate molte vie, piazze, poesie e canzoni; non ultima la famosissima “Pride – In the name of love” degli U2.

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  20. Oggi ho strane vibrazioni…Sento che il prossimo post sarà su Gandhi
    Se così non fosse, mando subito questo input al don per prendere spunto: buon lavoro! Non vedo l’ora di leggerne la trasposizione in parole poetiche (io ho uno stile da cronaca giornalistica 😉

    il 30 gennaio 1948, presso la Birla House, a New Delhi, mentre si recava nel giardino per la consueta preghiera ecumenica delle ore 17, accompagnato dalle sue due pronipoti Abha e Manu, Gandhi viene assassinato con tre colpi di pistola da Nathuram Godse, un fanatico indù radicale che ha legami anche con il gruppo estremista indù Mahasabha. Godse riteneva Gandhi responsabile di cedimenti al nuovo governo del Pakistan e alle fazioni musulmane, non da ultimo il pagamento del debito dovuto al Pakistan.

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  21. C’e’ poco da rivelare ancora, Fabry: in questo tuo nuovo romanzo, Martin Luther King e Giovanni XXIII viaggiano di pari passo come due “Vite parallele” alla Plutarco, che nella sua opera accosto’ le biografia di personaggi greci a quelle di romani (ad esempio, Alessandro Magno e Giulio Cesare).
    I LiKE IT!!!

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  22. 4 Aprile 1968: mentre si trova ad Indianapolis in Indiana, Robert Kennedy dà notizia dell’assassinio di Martin Luther King avvenuto a Memphis, Tennessee.

    Soltanto dopo due mesi da questo suo bellissimo discorso, il Senatore Kennedy sarà a sua volta assassinato.

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