17. Parigi o cara

da qui

Il fascino ti entra dentro, come un profumo o una musica: la città ha le sue dita, che toccano le corde più sensibili.
Mi venne in mente il profeta Isaia nel momento in cui dice eccomi, manda me. Io non chiesi nulla e rimasi allibito quando appresi la notizia.
Le chiese ricamate all’uncinetto, la torre che sfida il cielo come una bestemmia, le piazze sospese tra nuvole e fontane.
Inutile tornare sui pettegolezzi e le malignità: che la scelta era caduta su un prete di montagna per vendicarsi con De Gaulle del nunzio precedente; o le battute su come se la sarebbe cavata lo sconosciuto monsignore dell’alto bergamasco nella città di Verlaine e Mallarmé.
Perfino gli alberi sono compunti damerini che conversano con l’erre moscia sotto la cupola del Sacré-Coeur.
Dovetti dannarmi per essere accettato, dopo le vicende della Resistenza.
L’erba rasa dei giardini pubblici è una pagina verde, dove i passi annotano pensieri che sono già ricordi.
Fu allora che imparai la libertà, la certezza di sentirmi cittadino del mondo, il conforto che nessun luogo sarebbe stato così alieno da me da non potermi riconoscere e trattare come amico.
Fra i tavolini e le tende del Boulevard Saint Germain ti senti nel cuore della civiltà, chiacchieri fumando coi fantasmi di Simone de Beauvoir e Jean-Paul Sartre.
Riuscii a respingere tutti i tentativi di tirarmi di qua e di là, soprattutto da parte dei circoli esclusivi e aristocratici, che mi tentavano con l’esibizione sfrontata di sfarzo e di ricchezza.
L’Arco di Trionfo è la faccia della Francia, la sua alterigia, lo snobismo sprezzante, appena addolcito nelle forme arrotondate del museo del Louvre.
Al mio arrivo, trovai un intrico di sentimenti e posizioni antagonisti: conservatori e progressisti si davano battaglia – cacciate i vescovi collaborazionisti! Viva Petain! -; mi ritrovavo in mezzo, attratto dal richiamo della storia e responsabile della sorte di tanti miei colleghi, considerati traditori della democrazia.
Ti senti un re camminando tra le aiuole di Versailles, ti chiedi se quella che hai vissuto finora sia stata veramente vita.
Vi trovai gli scritti clandestini di Teilhard de Chardin, le idee sociali dell’arcivescovo Suhard, che tentava di approcciare il pianeta operaio, lontano anni luce dall’aria irrespirabile delle sacrestie.
Non lasceresti mai, sul lungofiume, i marciapiedi umidi dove incontri indifferentemente la modella d’alta moda e il barbone che ti ferma per la sigaretta; e comprendi, finalmente, la canzone di Prévert, la Senna che scorre via, fregandosene delle bellezze e miserie di Parigi.

26 pensieri su “17. Parigi o cara

  1. Che giorno siamo noi

    Noi siamo tutti i giorni
    Amica mia

    Noi siamo tutta la vita
    Amore mio

    Noi ci amiamo e noi viviamo

    Noi viviamo e noi ci amiamo

    E noi non sappiamo che cosa è la vita

    E noi non sappiamo che cosa è il giorno

    E noi non sappiamo che cosa è l’amore

    (Canzone – Jacques Prevert)

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  2. La Senna è fortunata
    Non ha preoccupazioni
    Se la spassa bellamente
    Giorno e notte
    Esce dalla sorgente
    Pian piano senza rumore
    E senza prendersela troppo
    Senza uscire dal suo letto
    Verso il mare se ne va
    Passando per Parigi.

    La Senna è fortunata
    Non ha preoccupazioni
    E quando va girando
    Lungo i suoi canali
    Col suo bel vestito verde
    E le sue luci dorate
    Notre-Dame gelosa
    Immobile e severa
    Dall’alto di tutte le sue pietre
    La guarda di traverso.

    Ma la Senna se ne infischia
    Non ha preoccupazioni
    Se la spassa bellamente
    Giorno e notte
    E se ne va verso Le Havre
    Se ne va verso il mare
    Passando come un sogno
    In mezzo ai misteri
    Delle miserie di Parigi.

    (Canzone della Senna di Jacques Prévert)

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  3. “Fu allora che imparai la libertà, la certezza di sentirmi cittadino del mondo, il conforto che nessun luogo sarebbe stato così alieno da me da non potermi riconoscere e trattare come amico.”

    Una pagina delicatissima e al tempo stesso piena di annotazioni profonde e rivoluzionarie… come una pagina di Vangelo.
    La vita del Papa buono – ora beato – ha tanto in comune con quella di altre figure che ho avuto la fortuna di incontrare e frequentare, che hanno resistito o resistono ancora, impavidi nonostante tutto (pettegolezzi e malignita’ di compunti damerini, sforzi per essere accettati, accaparramenti di posti al sole…) soltanto perche’ “Se il Vangelo non fa male, non e’ quello giusto” e sulla sua strada e’ opportuno procedere.

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  4. L’indifferenza è una malattia che colpisce molte persone e si può paragonare “allo scorrere “indisturbato della “Senna”,perchè non si cura delle”bellezze” e delle “miserie” altrui.

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  5. A volte la vita e’ come un fiume, se ne frega.
    Poi accade che occhi vivi posino lo sguardo, aperto, sul mondo allora, solo allora, il mondo nasce, al gesto, alla parola, al desiderio di farne la casa che vorremmo abitare

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  6. ”Fu allora che imparai la libertà”

    Sui miei quaderni di scolaro

    Sui miei banchi e sugli alberi

    Sulla sabbia e sulla neve

    Io scrivo il tuo nome

    Su tutte le pagine lette

    Su tutte le pagine bianche

    Pietra sangue carta cenere

    Io scrivo il tuo nome

    Sulle dorate immagini

    Sulle armi dei guerrieri

    Sulla corona dei re

    Io scrivo il tuo nome

    Sulla giungla e sul deserto

    Sui nidi sulle ginestre

    Sull’eco della mia infanzia

    Io scrivo il tuo nome

    Sui prodigi della notte

    Sul pane bianco dei giorni

    Sulle stagioni promesse

    Io scrivo il tuo nome

    Su tutti i miei squarci d’azzurro

    Sullo stagno sole disfatto

    Sul lago luna viva

    Io scrivo il tuo nome

    Sui campi sull’orizzonte

    Sulle ali degli uccelli

    Sul mulino delle ombre

    Io scrivo il tuo nome

    Su ogni soffio d’aurora

    Sul mare sulle barche

    Sulla montagna demente

    Io scrivo il tuo nome

    Sulla schiuma delle nuvole

    Sui sudori dell’uragano

    Sulla pioggia fitta e smorta

    Io scrivo il tuo nome

    Sulle forme scintillanti

    Sulle campane dei colori

    Sulla verità fisica

    Io scrivo il tuo nome

    Sui sentieri ridestati

    Sulle strade aperte

    Sulle piazze dilaganti

    Io scrivo il tuo nome

    Sul lume che s’accende

    Sul lume che si spegne

    Sulle mie case raccolte

    Io scrivo il tuo nome

    Sul frutto spaccato in due

    Dello specchio e della mia stanza

    Sul mio letto conchiglia vuota

    Io scrivo il tuo nome

    Sul mio cane goloso e tenero

    Sulle sue orecchie ritte

    Sulla sua zampa maldestra

    Io scrivo il tuo nome

    Sul trampolino della mia porta

    Sugli oggetti di famiglia

    Sull’onda del fuoco benedetto

    Io scrivo il tuo nome

    Su ogni carne consentita

    Sulla fronte dei miei amici

    Su ogni mano che si tende

    Io scrivo il tuo nome

    Sui vetri degli stupori

    Sulle labbra intente

    Al di sopra del silenzio

    Io scrivo il tuo nome

    Su ogni mio infranto rifugio

    Su ogni mio crollato faro

    Sui muri della mia noia

    Io scrivo il tuo nome

    Sull’ assenza che non desidera

    Sulla nuda solitudine

    Sui sentieri della morte

    Io scrivo il tuo nome

    Sul rinnovato vigore

    Sullo scomparso pericolo

    Sulla speranza senza ricordo

    Io scrivo il tuo nome

    E per la forza di una parola

    Io ricomincio la mia vita

    Sono nato per conoscerti

    Per nominarti

    Libertà.

    (Libertà – Paul Eluard)

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  7. Oltre all’indifferenza, spesso c’è la diffidenza: siamo abituati a non fidarci, a vedere nel prossimo un possibile nemico, non un fratello, e tendiamo a pensare che dietro ogni gesto gentile ci sia un tranello, che ogni atto di generosità sia sempre un’esca perchè “nessuno regala niente”.
    In tutti i momenti c’è qualcuno o qualcosa che vorrebbe spronarti e convincerti della necessità di essere più furbo ed intelligente degli altri, perchè essere “semplici” è considerato essere ingenuo, la generosità ed il seguire il cuore per andate verso l’altro una debolezza.

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  8. “la città ha le sue dita, che toccano le corde più sensibili.”

    Un’altra pagina di poesia, leggera come una farfalla dove tutto inesorabilmente scorre ma, a differenza della Senna, si preoccupa di toccare le corde più sensibili del cuore e di far provare nostalgia per quei “marciapiedi umidi” lungo i quali scorre la vita.

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  9. Non lasceresti mai, sul lungofiume, i marciapiedi umidi dove incontri indifferentemente la modella d’alta moda e il barbone che ti ferma per la sigaretta; e comprendi, finalmente, la canzone di Prévert, la Senna che scorre via, fregandosene delle bellezze e miserie di Parigi.

    La Senna è come una persona…
    vi guarda come uno specchio,
    e piange se piangete
    e sorride per consolarvi.
    J. Prévert

    Seguire il fiume è come ascoltare una voce che nell’indifferenza ci racconta la storia; lo sfarzo dei re e le miserie dei popoli.

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  10. Cittadino del mondo

    Il tuo Cristo è ebreo
    E la tua democrazia è greca.
    La tua scrittura è latina
    E i tuoi numeri sono arabi.
    La tua auto è giapponese
    E il tuo caffè è brasiliano.
    Il tuo orologio è svizzero
    E il tuo walkman è coreano.
    La tua pizza è italiana
    La tua camicia è hawaiana.
    Le tue vacanze sono turche
    tunisine o marocchine.
    Cittadino del mondo,
    non rimproverare il tuo vicino
    Di essere.. Straniero
    (Graffito Munich)

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  11. E’ bella la città, ti offre tanto, è ricca di cose da fare e da vedere ma a volte è crudele la città, resta indifferente al tuo inciampare, alla tua solitudine, alla fatica con cui affronti la vita ogni giorno. Poi ti accorgi che nella città ci sono persone che si “dannnano” per restituire un po’ di umanità alla fredda indifferenza di quel fiume che scorre.

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  12. Niente più esilio, sbattuto in qualche parte del mondo:
    ora sono a Parigi!
    Louvre, Versailles, sentirsi re.
    Senna, Prevert, caffè filosofici, salotti aristocratici.
    Si fa carriera, che dal servizio di nunzio in Francia
    al berretto cardinalizio il passo è breve,
    quasi automatico dicono in Vaticano.

    Ti aspetteresti sentimenti comuni, comprensibili.

    Poi però apri
    il giornale
    e trovi tutta un’altra
    anima.
    La rappresentazione del saper essere saldi e immensi nel più umile degli abiti.

    “Il senso della mia pochezza mi tiene sempre buona compagnia.”

    “Io lascio a tutti la soprabbondanza della furberia e della cosiddetta destrezza diplomatica, e continuo ad accontentarmi della mia bonomia e semplicità di sentimento, di parola, di tratto.”

    Parigi 1947

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  13. “Parigi val bene una messa”: così disse Enrico IV di Borbone alla fine del XVI secolo, quando gli si prospettò la possibilità di salire sul trono di Francia, a condizione che rinunciasse alla sua fede protestante in favore di quella cattolica, cosa che lui prontamente fece.
    La coerenza non è di questo mondo e a volte, se il prezzo è alto si può cambiare addirittura fede.
    Parigi è una città particolare che accoglie tutti e tutti abbraccia e copre con il suo manto fra fantasia e leggenda. Città reale pronta a far crescere ribelli ma come una donna di facili costumi si concede solo per denaro o per amore. E’ difficile da odiare e tutti prima o poi hanno desiderato un abbaino o un pied-à-terre in centro, sul lungo Senna, oppure fra Notre Dame e la Tour Eiffel. Ti affascina con la sua idea di libertà, ti fa credere che tutto sia possibile anche il più inverosimile dei sogni o il più folle, ma con la stessa facilità ti lascia per una nuova idea, ti detronizza e cambia padrone… ma Paris c’est toujours Paris e che noia l’Europa senza la frivola Parigi, Roma l’eterna, Vienna l’austera …

    Si è vero, Parigi val bene una messa:-)
    SM

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  14. “Io non chiesi nulla”

    VIENI CON ME

    Vieni con me!
    Devi affrettarti però –
    sette lunghe miglia
    io faccio ad ogni passo.
    Dietro il bosco ed il colle
    aspetta il mio cavallo rosso.
    Vieni con me! Afferro le redini –
    vieni con me nel mio castello rosso.
    Lì crescono alberi blu
    con mele d’oro,
    là sogniamo sogni d’argento,
    che nessun altro può sognare.
    Là dormono rari piaceri,
    che nessuno finora ha assaggiato,
    sotto gli allori baci purpurei –
    Vieni con me per boschi e colli!
    tieniti forte! Afferro le redini,
    e tremando il mio cavallo ti rapisce.

    Herman Hesse

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  15. “Io non chiesi nulla”

    VIENI CON ME

    Vieni con me!
    Devi affrettarti però –
    sette lunghe miglia
    io faccio ad ogni passo.
    Dietro il bosco ed il colle
    aspetta il mio cavallo rosso.
    Vieni con me! Afferro le redini –
    vieni con me nel mio castello rosso.
    Lì crescono alberi blu
    con mele d’oro,
    là sogniamo sogni d’argento,
    che nessun altro può sognare.
    Là dormono rari piaceri,
    che nessuno finora ha assaggiato,
    sotto gli allori baci purpurei –
    Vieni con me per boschi e colli!
    tieniti forte! Afferro le redini,
    e tremando il mio cavallo ti rapisce.

    Herman Hesse

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  16. “Io non chiesi nulla”

    VIENI CON ME

    Vieni con me!
    Devi affrettarti però –
    sette lunghe miglia
    io faccio ad ogni passo.
    Dietro il bosco ed il colle
    aspetta il mio cavallo rosso.
    Vieni con me! Afferro le redini –
    vieni con me nel mio castello rosso.
    Lì crescono alberi blu
    con mele d’oro,
    là sogniamo sogni d’argento,
    che nessun altro può sognare.
    Là dormono rari piaceri,
    che nessuno finora ha assaggiato,
    sotto gli allori baci purpurei –
    Vieni con me per boschi e colli!
    tieniti forte! Afferro le redini,
    e tremando il mio cavallo ti rapisce.

    Herman Hesse

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  17. Fu allora che imparai la libertà, la certezza di sentirmi cittadino del mondo, il conforto che nessun luogo sarebbe stato così alieno da me da non potermi riconoscere e trattare come amico.

    Parigi dev’essere davvero una città bellissima,suggestiva..accogliente, affascinante..Un luogo che però,tra le sue infinite bellezze,potrebbe nascondere l’aridità,l’indifferenza, il distacco,la discriminazione..
    Credo che la giustizia,l’equità, la bontà,la misericordia e l’amore,ricopriranno il mondo intero nel domani di Dio,quando il mondo sarà libero.

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  18. Lo scenario una Parigi colta, ricca e snob che tutto può con il suo fascino; in contrasto la ricerca interiore della libertà, il bisogno e il tentativo di trasmettere la Parola per le strade, a contatto con la gente, fra i più umili, piuttosto che in ambienti contadini e operai, a testimoniare una religiosità priva di formalismi e convenzioni, addirittura culla delle prime iniziative di preti operai

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  19. Fabry, ti muovi per Parigi e la descrivi come se ci avessi vissuto! Probabilmente ci sei stato o (come Salgari fece co l’India) l’hai visitata con l’immaginazione o almeno in sogno oppure grazie ai film.
    Ti omaggio di un tour virtuale, ma se vuoi organizziamo un pullman 😉

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  20. Bellissimo andare poetico su una città che sembra aver perso la sua magica patina ma forse vuole solo nuovamente e segretamente sedurci.
    Grazie a tutti per questo volo d’ali

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