Marino Magliani e Vincenzo Pardini finalisti al “Premio Settembrini 2011”

Da qui e qui

Marino Magliani e Vincenzo Pardini sono finalisti al Premio “Regione del Veneto – Leonilde e Arnaldo Settembrini – Mestre”, con Non rimpiango, non lacrimo, non chiamo (Transeuropa), fusione di due splendidi racconti di cui il Prof. Giuseppe Panella ha a suo tempo parlato su La poesia e lo Spirito e al Gabinetto Vieusseux. Segue qui un video di una trasmissione letteraria di un canale veneto (TeleChiara), dove si fa riferimento agli Autori intorno al minuto 17:15.

Richard Mason, Alla ricerca del piacere

di Guido Michelone

Sembra un romanzo d’altri tempi, Alla ricerca del piacere, quinto titolo pubblicato dal trentatreenne autore sudafricano, cresciuto ed educato in Gran Bretagna. Infatti il libro non solo può accreditarsi nel genere fiction ‘storico’ per l’ambientazione (Amsterdam nel 1907) e per la cura fin nel minimo dettaglio in cui è antropologicamente descritta la vita alto borghese di allora, ma deve soprattutto la forza e l’originalità nella scrittura appunto da romanzo d’altri tempi, in uno stile letterario (perfettamente riportato dalla traduttrice Giovanna Scocchera dall’inglese all’italiano), probabilmente demodé fin dentro la sintassi e il lessico, i preziosismi morfologici e i lambiccamenti verbali.

Il titolo originale The History Of A Pleasure Seeker rende forse meglio l’idea ossessiva di un testo incentrato su un unico ostinato personaggio, pur attorniato da figure di spicco nell’economia della narrazione: è davvero la storia di un cercatore di piacere, quasi sull’onda dei tanti protagonisti della letteratura decadente tra Otto e Novecento, tra Huysmans e D’Annunzio. Continua a leggere

Vivalascuola. Free festival delle bambine e dei bambini

da qui

TERZA EDIZIONE DEL FREE FESTIVAL DELLE BAMBINE E DEI BAMBINI
SCUOLA BENE COMUNE

Dal 3 al 6 novembre, per il terzo anno, nella zona 5 a Milano si svolgerà il “Free Festival delle bambine e dei bambini, scuola bene comune“. Nato nel 2009, sull’onda delle proteste che attraversavano la scuola pubblica a seguito del piano di tagli previsto dalla finanziaria del 2008, il Free Festival ha concentrato la sua attenzione sui modelli educativi e gli approcci pedagogici che sono alla base di una “buona educazione“. Continua a leggere

48. Tutto

da qui

Mi ero abituato a tutto: sapevo che la profezia è ostacolata e il nuovo ha poche probabilità di farla franca.
Dove mi sono interrotto… Alla fine del Recordare. Allora siamo al Confutatis.
Questa volta, tuttavia, avevamo degli appoggi – Kennedy, ci pensi? – e fu un vantaggio e uno svantaggio.
Confutatis maledictis, flammis acribus addictis. Lei come lo tradurrebbe? Condannati all’eterno tormento.
Il vantaggio era ovvio: l’istituzione bianca dalla nostra parte. Continua a leggere

Transiti – Svizzera


La Svizzera mi vuole picchiare,
ancor prima della frontiera;
le montagne svizzere mi vogliono picchiare;
il donnolo degli stampini autostradali mi vuole picchiare;
le villette in attesa di un plastico mi vogliono picchiare;
i prati in attesa di mucche mi vogliono picchiare;
i laghi in attesa di mostri mi vogliono picchiare;
i trafori in attesa di macchine mi vogliono picchiare,
ancor prima del tunnel del San Gottardo,
due poliziotti al centro della strada
mi vogliono picchiare, Continua a leggere

La dimensione etica e sociale nel pensiero di Luigi Sturzo

di Adelio Valsecchi

Viviamo nell’era della volatilità. Sembra che tutto evapori investiti come siamo dai miasmi provenienti da alcune aree della società che rendono l’uomo refrattario ad ogni incoativo slancio verso il meglio. Viviamo immersi in un tessuto sociale liquido perché la roccia su cui si fondava la compagine umana si è fusa al calore di un senso del vivere egotistico e dissociativo. Continua a leggere

47. Perché?

da qui

Inutile ricordare come la Pacem in terris scatenò la guerra tra le opposte fazioni.
La porta si spalancò con un rumore sordo. Si vedeva una fila di persone, lungo la parete, uomini in divisa quasi immobili, braccia che si affacciavano alle grate.
Queste sono le ragazze della fabbrica: in posa, l’una accanto all’altra, sorridenti. Potremmo chiederci che ci sia da ridere, in quelle condizioni.
La mia intenzione era chiara, forse solo a me, venne da pensare. Continua a leggere

Giusi Baldissone e le donne del coro

Il nuovo libro di poesie di un’talianista

di Guido Michelone

Dopo ‘Cartoline’, e subito dopo la curatela del saggio ‘Poesia civile. Contributi per un dibattito’, arriva per Giusi Baldissone il secondo libro di poesie dal titolo ‘Le donne del coro’, edito, come gli altri due, da Interlinea (Novara) con prefazione di Claudio Ciancio, docente di Storia all’Università del Piemonte Orientale, che ha anche il merito di condurre a Vercelli (città natale della Baldissone, dove insegna nella locale Facoltà di Lettere) una tavola rotonda con gli studiosi Alfonsina Zanatta, Tonino Repetto, Cristina Iuli, Stefania Irene Sirti e gli stessi Baldissone e Ciancio, tavola da cui abbiamo tratta quest’intervista multipla: anche qui un coro di voci entusiaste di una poesia realista e fiabesca al tempo stesso.
Michelone: Potreste anzitutto definirmi in poche parole la poetica che emerge dal nuovo libro della Baldissone? Continua a leggere

46. Il nome

da qui

La lotta si spostò a Birmingham. Fui criticato per la scelta del momento, ma ero convinto che i moderati in ascesa creassero una situazione favorevole, nonostante la presenza in città del razzismo più feroce.
Il fuoco ha qualcosa di ambiguo: nella notte, è un segno di speranza, uno spiraglio di luce nella tenebra. Ma quando a incendiarsi sono macchine, negozi, cassonetti, diventa l’anticamera sinistra dell’inferno. Continua a leggere

Gian Piero Stefanoni

VIA GIULIA

“ROMA BAROCCA”

celebra nel fasto

lo striscione di castello.

Ma invidiabile e perfetta

nella sua luce d’assenza

è la verità del colore

sopra Santa Maria d’orazione e morte.

Questo cuore che batte per Lui

con le nostre povere opere umane.

Questa sconfessione che sempre

mi sgomenta, ognuno gli altri

pronto a mandare sui chiodi.

***

Continua a leggere

45. Utopia

da qui

Insomma, capite, mi davano del comunista. Come non sapessi che un’idea può avere conseguenze rovinose, come non immaginassi le fosse comuni, gli scheletri con le mani legate, accatastati gli uni sugli altri, vittime di eccidi invisibili, tranne che per coloro che ci andavano di mezzo.
Qualcuno afferma che ci sia una fonte originaria delle parole di Gesù, in cui si celerebbero aspetti che la dottrina ufficiale non ha mai trasmesso, per ignoranza o malizia: che la comunità delle origini fosse diversa da quello che poi sarebbe stata. Continua a leggere

Anna CASCELLA LUCIANI – Poesie

Poesia versicolare, frammentata da una crescente interpunzione, sempre abitata dalla rima, spesso dedicata in calce al testo, raccolta sotto titoli per lo più enfatici (Le tese braccia, Migrazioni, Discendenze, Luna mutante, Amate assenze, Le aperte stanze, Vaganti stelle, Solo l’amore, Dalla finestra del cielo); paiono difetti, invece è una poesia che arriva come poche altre, che mantiene una disperata fedeltà alla vita, che riesce ad essere diario rimanendo poesia.

Ogni tanto affiora l’eco di altri poeti: l’ironia della Lamarque (Tu vedi in me l’eguale/ e io il diverso:/ per favore,/ potremmo amarci adesso?; non lo conosco/ e non lo conoscerò:/ questo è rassicurante – / non lo perderò; ritrovo intatto/ il vocabolario/ d’amore: mi viene/ da ridere/ di tutto cuore), la speculazione di Caproni (Se l’anima stanca/ si raccoglie, e ancora/ stanca, ancora/ stanca sceglie, è allora/ che passate le soglie,/ avremo diritto a/ Perfezione; il mio interlocutore/ è solo/ l’assoluto,/ solo con lui io fotto/ solo con lui/ mi illudo) e poi, immanenti o dedicatarii, Franco Fortini, Giovanni Giudici, Sandro Penna, Dario Bellezza e le amiche Luciana Frezza, Amelia Rosselli e Giovanna Sicari, ‘ tre “compagne di poesia”…icone e muse silenziose ’, come annota Massimo Onofri nella sua accurata e intensa introduzione. Sono però moltissimi, in quest’opera omnia, i testi che brillano di luce propria, specialmente quelli amorosi e quelli del disincanto. (Antonio Fiori) Continua a leggere

Biblioteche

di Antonio Sparzani

Quand’ero ragazzetto, neolaureato di belle speranze ‒ allora forse migliori di adesso, dati i mestieri che un neolaureato che voglia sopravvivere è oggi forzato ad accettare ‒ e cominciavo ad aggirarmi per Milano, dov’ero giunto fresco fresco da Pavia, cominciai ad andare “in Sormani”, che sarebbe la biblioteca comunale di Milano, (Biblioteca Centrale, ospitata a palazzo Sormani, che fa parte del notevole servizio biblioteche del comune di Milano): l’ufficio prestiti ‒ schedari ovviamente solo cartacei, schedine da far passare pazientemente sotto le dita, problemi vari di ordine alfabetico ‒ era come ora al secondo piano ed era governato da un signore burbero e scorbutico come non mai che sembrava ti facesse una concessione speciale nel prestarti un libro, dopo beninteso che si erano esibiti documenti e garanzie a tutta prova. Del tutto diverso, lo dico subito a scanso di equivoci, quel che accade ora, personale ottimo: gentile, collaborativo, competente. Ma questa difficoltà umana che a quei tempi ti costringeva ad un piccolo sforzo psicologico se proprio volevi un libro, contribuiva in qualche modo a creare un’atmosfera di sacralità mista a una sorta di irraggiungibile lontananza; pessimo, direte voi, e sono ovviamente d’accordo, era però una molla che ti faceva desiderare fortemente un libro, e una volta conquistatolo, a usarlo nel miglior modo possibile.

La prima volta che andai negli Stati Uniti — inizio anni ’70 — con una borsa di studio di un anno per una qualche fisica ricerca, capitai non in una grande e famosa università, ma alla Rutgers University, sperduta in un campus del New Jersey, vicino a New Brunswick; la prima volta che entrai nella biblioteca del campus credevo di sognare: un salone a pianterreno enorme e tutto a vetrate, varie decine di comode poltrone, scaffali aperti, apertura ventiquattr’ore, roba da portarsi lì il cartoccio del pastrami, con un buon pane di segale e stare indefinitamente stravaccato a leggere e guardare i prati dai finestroni. Chi mi conosce sa quanto poco io ami gli USA, soprattutto dopo esserci stato per un anno, ma quello delle biblioteche, lo ammetto, era un servizio impagabile.

Adesso il non illuminato governo di questo disgraziato paese Continua a leggere

44. Una barca che anela al mare

da qui

Da fuori sembra tutto semplice: un’ ideale, una lotta, diritti da rivendicare, la gente che ti segue.
La chiamavano Nazione dell’Islam, e il suo profeta divenne Malcom – un amico? una spina nel fianco?
Quando lotti una vita per la non violenza e vedi intorno un mondo che cola sangue dappertutto, rischi di cadere nello scoraggiamento.
E invece, le contestazioni, l’accusa di debolezza e codardia, le voci maligne ogni volta che non eri alla testa di uno sciopero o di una manifestazione. Continua a leggere

La versione di Giuseppe

La (s) carezza di Dio e i poeti di don Tonino

“Io sono venuto nel mondo con la mia anima nuda a portare lo spirito e il fuoco, per volontà di Dio. Non fate che la mia opera ricada su me medesimo e diventi vaniloquio, o polvere che il vento disperde”.

( Don Tonino Bello)

Di Augusto Benemeglio

Il dono di un’amica.
Una cara amica dello spirito mi dona un libro, “La versione di Giuseppe”, poeti per don Tonino Bello, Accademia di Terra d’Otranto- Neobar, 2011. Ed ecco, in copertina, una mano che carezza una maschera bianca, con incisi tutti i nomi dei poeti. La carezza perpetua di don Tonino, – mi dico – e le sue parole che ardono, che palpitano ancora negli universi che si sgranano, i suoi battiti nell’ombra, gli spazi che si animano e diventano anima mundi, madre di tutte le razze erranti che si trovano insieme sulla cima, sul pinnacolo, nell’empireo e carezzano i cieli, le galassie, e si carezzano tra loro, e ogni carezza dura un secolo, mille anni per dio e per l’uomo, un tempo identico, un identico volare, un identico franare. L’amica mi riapre, d’improvviso, una radura di memorie, verdi esclamazioni, in cui fischia il vento tra i rami di mare. Ecco Leuca, il mare che lui amava, con le sue grotte, con le sue sirene, e ci andava a nuotare, possente, il giovane Tonino, con le sue braccia ampie, tra due palme e una fanciulla scalza, e levava in alto il suo sguardo infinito, quel suo guardare senza tempo. Continua a leggere

43. Kenegdo

da qui

Il Concilio, per me, significava incontro: con chi la Chiesa si rifiutava di parlare, con quelli messi al bando che, notoriamente, nel vangelo sono sempre i più vicini.
Si avvicinò allo scranno quasi in fretta, per timore di ripensarci o di essere fermato. Era robusto, un po’ rotondo, e la rapidità stonava con le forme in eccesso che suscitavano un sorriso. Ma ci fu poco da ridere per il regime. Continua a leggere

STORIA CONTEMPORANEA n.86: Storia di morte e d’amore. Brunella Schisa, “Dopo ogni abbandono”

Storia di morte e d’amore. Brunella Schisa, Dopo ogni abbandono, Milano, Garzanti, 2009

______________________________

di Giuseppe Panella*


Evelina Cattermole è stata assai più nota con il nome di Contessa Lara, scrittrice di opere poetiche, di testi narrativi e di infinite rubriche su molti giornali quotidiani in cui insegnava alle massaie piccole e ingegnose soluzioni per la vita quotidiana e alle gran dame come evitare errori e ingenuità nella dimensione ufficiale e brillante della vita mondana. Ispirato a un poemetto di George Gordon lord Byron del 1814 che reca come titolo Lara ma è ispirato, tuttavia, al conte di Lara, un pirata spagnolo di origini aristocratiche che sbarca clandestinamente in Inghilterra e qui trova la morte dopo aver scatenato una rivolta popolare, il suo nome fu a lungo assai popolare in Italia anche per l’alone di scandalo erotico che lo avvolgeva, pronubo una poesia del giovane Gabriele D’Annunzio che ne adombrava una relazione con il suo levriero Isella (“Sta lady Phoebe Cynicythere / Su ‘l damascato letto ampio e profondo: / splende la nudità, nell’ombra, e il biondo / capo sorride di su l’origliere. / Erto su l’esili zampe il levriere / Le lambisce il sen rotondo…”). La sera del 30 novembre 1896, un giovane pittore napoletano, Giuseppe Pierantoni, che aveva vissuto con lei una tempestosa storia d’amore fatta di passione, di gelosie reciproche, di schiaffoni e di pasti consumati in trattorie a poco prezzo, le spara un colpo di pistola che la colpisce all’addome e poi cerca di rivolgere verso se stesso la stessa arma di piccolo calibro con cui aveva colpito la donna.

Continua a leggere

Uno dei grandi poteri del raccontare storie

Shaun Tan è autore di alcune delle storie per immagini più intense e narrativamente meglio riuscite degli ultimi decenni.
Illustratore australiano di origine malese, famoso nel mondo già da oltre un decennio, è stato ‘scoperto’ in Italia relativamente da poco, soprattutto grazie a uno dei suoi ultimi lavori, “The arrival” (pubblicato da Elliotedizioni nel 2008 col titolo “L’approdo”), una graphic novel d’impressionante efficacia visionaria, nella quale le parole scompaiono e sono le immagini, avvolte in un’atmosfera dorata di sogno e memoria (una sorta di luce calda che ricorda le stampe fotografiche d’inizio novecento), a prendersi la briga di portare avanti la narrazione.
Figlio d’immigrato (il padre giunse in Australia dalla Malesia nel 1960) Shaun Tan ha costruito questa storia sulla base di aneddoti e resoconti di migranti di varie nazionalità (ivi compreso il padre) fondendoli in un’opera dove l’assenza di parole significa da una parte celebrazione del potere visivo della memoria (e del sogno, appunto, che accompagna chiunque si sposti da un luogo a un altro in cerca di condizioni migliori di vita) e dall’altra amplificazione del valore universale del viaggio e del racconto che se ne fa.
Un “racconto silenzioso” nelle parole dell’autore, Continua a leggere

“Farina di sole”, di Nunzio Festa

Intervista di Marino Magliani

Nunzio Festa, Farina di sole (Senzapatria, 2011).

Una piacevolissima sorpresa, un romanzo costruito a quadri, fatto come di alte maree che si ritirano e ogni volta lasciano sul campo di battaglia una vita sconfitta. Ne parliamo con l’autore.

– Nunzio Festa, com’è nata l’idea di questo romanzo (si può chiamare romanzo?) politico che racconta le piaghe della prima repubblica e incontra persino Cesare Battisti?

Questo mio breve romanzo politico, civile, romanzo in quanto volevo fare un’opera innamorata delle vie del romanzo ma non degli schematismi di certi romanzi della contemporaneità, è stato ispirato dalla necessità di scrivere pagine che fossero rappresentative della mie idee più importanti: dunque troverete, come tu caro Marino, che sei tra l’altro stato il lettore più attento e intelligente del testo prima della sua pubblicazione, hai già sottolineato, come nel testo per esempio s’incontri Cesare Battisti: la cavia più bella di questo tempo, l’ex combattente, ma oggi scrittore e soggetto messo al muro, che m’ha fatto aderire alla causa del gruppo internazionale di solidarietà a suo favore. Per la libertà. Per la giustizia. Ma in questo mio romanzo ho provato a ragionare sul concetto stesso d’identità. Come sui tanti momenti di furto statale della prima repubblica e d’ogni repubblica possibile, almeno fin quando l’idea di governo e amministrazione saranno quelle oggi in piazza e il potere continuerà a reggersi. Continua a leggere

“Il peso di pianura” a Milano

Venerdì 28 ottobre 2011 alle ore 18.30 presso la libreria EquiLibri di via Rodolfo Farneti 11, a Milano, LietoColle promuove l’incontro poetico con Nadia Agustoni con la raccolta Il peso di pianura, LietoColle 2011.

Intervengono Piero Marelli, Anna Lamberti Bocconi e Gianni Montieri. Coordina l’incontro Diana Battaggia. Continua a leggere