43. Kenegdo

da qui

Il Concilio, per me, significava incontro: con chi la Chiesa si rifiutava di parlare, con quelli messi al bando che, notoriamente, nel vangelo sono sempre i più vicini.
Si avvicinò allo scranno quasi in fretta, per timore di ripensarci o di essere fermato. Era robusto, un po’ rotondo, e la rapidità stonava con le forme in eccesso che suscitavano un sorriso. Ma ci fu poco da ridere per il regime.
Come spiegheresti la formula Chiesa unita, ma non assorbita? Fu il frutto di quel primo strappo ritrovarsi nella stessa stanza, dove il motto bene in evidenza era Ubi Petrus, ibi ecclesia, che aveva fatto collocare all’uopo, per evitare equivoci insidiosi.
Non ho mai capito i pregiudizi, che già nella parola hanno qualcosa di arrogante: pensare di sapere chi sia l’altro prima di guardarlo, occhi negli occhi, kenegdo, com’è scritto nel libro della Genesi.
Cosa avrebbe detto davanti ai quattro microfoni, lucidi e lunghi, che parevano i cavalieri dell’Apocalisse? La storia si fermò per un istante, il tempo di raggiungere la postazione, sistemare i fogli, cercare il tono giusto per la voce.
Tutto era cominciato tanto tempo prima, nelle sale sfarzose e cupe della reggia, imbottite di pelle e ori dentro una struttura in legno massiccio.
La Curia continuò a tremare, no, a fremere di rabbia: trapelava dai volti irrigiditi, le sopracciglia inarcate, la linea della bocca pendente verso il basso. Se ci ripenso, mi chiedo come ho fatto a sfidare le falangi serrate dei tradizionalisti – Angelino, è ora di tornare! Aspetta, mamma, ancora un po’!
Insomma il congresso era sospeso sopra il nulla, si capiva che non sarebbe stato uno dei soliti discorsi, che qualcosa d’importante, decisivo, stava per succedere. Nikita, Nikita, quando la finirai di farmi disperare!
Aveva preparato bene il suo progetto: una flotta militare senza uguali, un commercio mondiale di cui diventò padrone incontrastato.
Mi venne in mente un valzer: inchini, entrate e uscite, sorrisi di prammatica; e la gente intorno che ti scruta, indovini ogni moto segreto della folla, il lampo dell’invidia, la scintilla dell’ammirazione, il fulmine della gelosia.
Cominciò a scaldarsi quasi subito; alzo la mano a pugno e la vorticava scandendo le parole, guardando a destra e a sinistra, con regolarità.
Riuscì a sbaragliare ogni concorrenza; anche la Spagna s’inchinò alla sua potenza, che non era solo militare, ma anche industriale, commerciale, come se tutto quello che toccava diventasse oro.
Non si resiste al valzer, avete mai provato? E’ come una corrente che s’insinua nella pelle, i muscoli, le ossa, un flusso che attraversa la sala e sembra concentrarsi tutto nello stesso punto.
Agitava il pugno in alto e in basso, e intanto l’idolo della dittatura diventava sempre più improbabile, man mano che lui ne rivelava le nefandezze nascoste, i crimini efferati – Nikita, Nikita, dove vai?
Ormai non ha rivali, è il più grande di tutti, anche per numero di mogli: Caterina, Anna Bolena, che finì decapitata, Jane Seymour, morta dopo il parto dell’erede, Anna di Cléves, con cui non consumò, l’altra Caterina.
E tra ventagli, sorrisi, occhiate di traverso, oscillano leggeri come se il mondo fosse un’altalena accarezzata dall’Ostro o dal Levante.
Smascherò tutti i misfatti, le infamie, le illegalità, gli eccidi di gente inerme, le deportazioni in massa, il culto della personalità – fermati, Nikita, ti fai male!
Prima o poi si sarebbe scontrato con la Chiesa, per le mogli, i divorzi, i nuovi matrimoni; fu allora che firmò l’atto di supremazia che pesa ancora oggi, in queste stanze, che fa sembrare assurdo che io stia parlando da uomo a uomo, occhi negli occhi, con l’arcivescovo Geoffrey Fischer di Canterbury.
Oscillano, vorticano, hanno preso slancio, mentre gli sguardi ammiccano, sbirciano, custodiscono ognuno un desiderio, una stizza, una traccia fragile di malinconia.

21 pensieri su “43. Kenegdo

  1. “Non si resiste al valzer”, come non si resiste allo sguardo dell’Amore: impossibile non esserne attratti, non sentire il desiderio di danzare leggeri, di fermarsi a fissarli, per perdersi e sentire finalmente quella “corrente che s’insinua nella pelle, i muscoli, le ossa, un flusso che attraversa la sala e sembra concentrarsi tutto nello stesso punto”..
    Il desiderio più vero del cuore: “occhi negli occhi, kenegdo”.

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  2. “… un’altra traduzione del testo ebraico più letterale dice che la donna sarà un aiuto come di fronte a lui; ciò può significare sia in faccia, sia contro. Può stupire, ma questa espressione evidenzia che la donna è il segno che l’essere umano non è veramente se stesso se non nel faccia a faccia con un altro diverso da lui, in una relazione di reciprocità che può anche prendere la forma d’una resistenza. È in questa tensione fra l’aiuto che l’uno rappresenta per l’altro e la possibilità di essere un aiuto contro, che si colloca la relazione fra l’uomo e la donna: ciò evidenzia anche la fragilità che minaccia tale relazione …”

    Se inteso nel senso di questa interpretazione, kenegdo mi pare che rispecchi perfettamente il fronteggiarsi, nei secoli, tra diverse confessioni cristiane.

    E in mezzo non ci sono solo i pregiudizi, ma anche tanti misfatti, persecuzioni, stragi.

    Per questo ha ancora più merito chi, seguendo un istinto che travalica ogni concetto già formulato, ogni incomprensione, odio o giusta rivendicazione, inventa inaspettato un “facciamo pace?”, senza condizioni, che cambia il mondo e che porta a guardarsi finalmente negli occhi.

    Ognuno di noi avrebbe bisogno di indire un proprio concilio, per tornare a guardare negli occhi, dicendo: “facciamo pace?”

    (… e non sono M&C!)

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  3. Conoscere chi ci sta accanto che sia figlio, genitore, collega, amico, conoscente o sconosciuto, guardarlo negli occhi senza pregiudizi fino a scoprire che ciò che è diverso da noi ci può assomigliare molto più di quanto credevamo.

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  4. L’incontro… degli sguardi, delle mani, delle idee, l’incontro con l’amore, con l’altro, perché non siamo fatti per restare soli…

    Perché tale è il mio ’amore
    E per il tuo amore
    Sopporterei ogni male
    Sarò felice in mezzo al vento
    Perché amo e sono amato
    Entra nel mio cuore e lasciati andare

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  5. @ Rossella

    e se non ci somiglia, va bene lo stesso, perché sicuramente ha qualcosa che noi non abbiamo

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  6. ‘Prima o poi si sarebbe scontrato con la Chiesa, per le mogli, i divorzi, i nuovi matrimoni; fu allora che firmò l’atto di supremazia che pesa ancora oggi’

    Al di là degli eccessi di Enrico VIII, credo vi siano legami d’amore, quando questo è autentico, che vorrebbero tanto essere guardati senza pregiudizi, occhi negli occhi, dalla Chiesa ‘istituzionale’: legami di fatto anche se non ufficializzati nei registri, nuove unioni, dove magari c’è stato un matrimonio precedente che non ha funzionato, legami di amore omosessuale.

    Se Concilio vuole significare incontro, penso sia tempo di riconoscere e proteggere l’amore vero, anche se non è quello dei canoni e dei registri.

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  7. Non ho mai capito i pregiudizi,

    Un’idea giusta nella quale ci si insedia, al riparo delle contraddizioni, come al riparo dal vento e dalla pioggia, per guardare gli altri uomini scalpicciare nella melma, non è più un’idea giusta, è un pregiudizio.
    [Georges Bernanos, Riflessioni sul caso di coscienza francese, 1945]

    Cercare negli occhi dell’altro la verità, un cammino impervio che vale il viaggio.

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  8. OCCHI NEGLI OCCHI

    Per riconoscersi,andare oltre le apparenze e raggiungere l’anima..
    “La vita sboccia in uno sguardo:nasci negli occhi dell’altro,finalmente”

    ..

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  9. Non si può giudicare una persona che non si conosce se prima non l’abbiamo vista negli occhi.Gli occhi sono lo specchio dell’animo e rivelano all’altro chi sei veramente o cosa stai provando in quel momento.A volte mi capita di leggere in alcune persone la gioia di vivere,in altre invece ci leggo la rabbia, l’invidia, la gelosia e la tristezza.Questo è quello che mi capita di vedere negli altri,e allora mi domando ,che cosa leggeranno gli altri nei miei occhi?Di sicuro non posso saperlo,ma spero che in me abbiano letto la speranza di riuscire a diventare una persona migliore di prima.

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  10. @ don Fabrizio

    Sono io che ti ringrazio,perchè mi hai dato la possibilità di fare qualcosa di buono per me e per gli altri.Spero di poterci riuscire con la preziosa collaborazione di M&C.

    Un saluto Raf.

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