44. Una barca che anela al mare

da qui

Da fuori sembra tutto semplice: un’ ideale, una lotta, diritti da rivendicare, la gente che ti segue.
La chiamavano Nazione dell’Islam, e il suo profeta divenne Malcom – un amico? una spina nel fianco?
Quando lotti una vita per la non violenza e vedi intorno un mondo che cola sangue dappertutto, rischi di cadere nello scoraggiamento.
E invece, le contestazioni, l’accusa di debolezza e codardia, le voci maligne ogni volta che non eri alla testa di uno sciopero o di una manifestazione.
Ci sarebbero domande da fare, su una campagna d’odio che vuole distruggere anziché ricostruire.
Vorrei cantare, cantare per non sentire il rumore degli spari e trovare la forza di reagire all’ennesima accusa, per fermarmi ancora lungo la strada che conduce da Gerusalemme a Gerico.
Dovevo fare dei calcoli, naturalmente: per esempio, evitare di espormi là dove sarebbe stato facile eliminare la testa di tutto il movimento. Non capirono e mi gettarono la croce addosso.
La prima domanda è inevitabile: come giustificare la violenza, l’omicidio, la barbarie della soppressione fisica dell’altro?
Cantare, cantare, perché finalmente si sprigiona la forza rivoluzionaria della poesia – sapevi che solo alla bellezza è possibile rovesciare il mondo?
Qualunque cosa facessi, cercavano di mettermi in ridicolo: è il destino di chi lotta per qualcosa, essere scambiato per mitomane ed esibizionista.
Detta così, la posizione sembra indifendibile: può l’ingiustizia combattersi con l’ingiustizia, è giusto al sangue rispondere col sangue? Ci si può illudere di uscire dal circolo vizioso dell’antagonismo?
Perché quando canto mi pare che tutto cambi, che i nodi si sciolgano, che anche le ferite più profonde si rimarginino come per miracolo?
Conservatore! No, comunista! No, lecchino dei bianchi!
Si può solo opporre disperatamente occhio per occhio, dente per dente, che però – tremila anni addietro – era una legge giusta: se uno ti rompe un dente, non rompergliene due. Il canto della spada: Lamech sarà vendicato settanta volte sette.
E’ come se le membra sparse nella Valle di Giosafat si ricomponessero e formassero di nuovo un corpo integro, come se lo spirito che soffia dai quattro venti avesse il potere di rimetterti in piedi.
Senti che la gente comincia a diffidare, i primi fischi attraversano la folla e tu ti chiedi se valga la pena – volete andarvene anche voi?
Certo, quando vedi il tuo amico trucidato nel linciaggio, le tue parenti violentate, la tua gente marchiata dal disprezzo, la tentazione è forte – ora, chi ha un mantello lo venda e si compri una spada.
Conoscevo bene i poeti, sapevo che la poesia è l’unica a raccontare il vero, anche quando brucia.
La violenza genera violenza, i bianchi temono che un giorno i neri si alzeranno in piedi e restituiranno ogni schiaffo, ogni sputo, ogni linciaggio.
Conoscevo i poeti, sapevo che le favole nascondono sempre la verità, da qualche parte.
Molte volte ho studiato/ la lapide che mi hanno scolpito:/ una barca con vele ammainate, in un porto./ In realtà non rappresenta la mia destinazione/ ma la mia vita./ Perché l’amore mi si offrì, ma mi ritrassi per non illudermi;/ il dolore bussò alla mia porta, e ne ebbi paura;/ l’ambizione mi chiamò, ma io temetti gli imprevisti./ Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita./ Adesso so che bisogna alzare le vele/ e prendere i venti del destino,
ovunque spingano la barca./ Dare un senso alla vita può condurre alla follia/ ma una vita senza senso è la tortura/ dell’inquietudine e del vano desiderio -/ è una barca che anela al mare, ma ne ha paura.

24 pensieri su “44. Una barca che anela al mare

  1. Abbiamo tutti dentro un dolore, il dolore del ritorno, il desiderio di casa, l’anelito ad un abbraccio nel quale perdersi per ritrovarsi

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  2. -Dare un senso alla vita può condurre alla follia/ ma una vita senza senso è la tortura

    E’ vitale non avere paura e combattere per i propri sogni, per i propri ideali e per tutti i doni ricevuti dalla vita; combattere per continuare ad amare e per cambiare ciò che possibile migliorare, in se stessi e nel mondo che ci circonda, per andare sempre avanti e per vivere pienamente la vita.

    Quando ti sei arricchito l’anima
    fino al punto più alto,
    con i libri, i pensieri, le sofferenze, la comprensione di molte personalità,
    il potere di interpretare gli sguardi, i silenzi,
    le pause negli importanti mutamenti,
    il genio della divinazione e della profezia;
    così che ti senti capace a volte di tenere il mondo
    nel cavo della mano;
    allora, se per l’affollarsi di tanti poteri
    nel recinto della tua anima,
    questa prende fuoco,
    e nella conflagrazione della tua anima
    il male del mondo è rischiarato e illuminato –
    sii grato se in quell’ora di visione suprema
    la vita non ti prende in giro.

    ( “Antologia di Spoon River” – Edgar Lee Masters)

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  3. Come giustificare la violenza,l’omicidio,le barbarie ,la soppressione fisica?

    “La violenza, l’omicidio,le barbarie,la soppressione fisica”sono tutte cose che non hanno giustificazione ,perchè la violenza porta solo violenza e nient’altro.Se io mi comporto allo stesso livello di chi uccide o di chi commette barbarie sull’altro,di sicuro non sarò migliore dell’altro,ma sono come l’altro ,perchè mi sono abbassato al suo stesso livello.

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  4. Perchè quando canto mi pare che tutto cambi,che i nodi si sciolgano,che anche le ferite più profonde si rimarginino come per miracolo?

    Quando canti l’animo si eleva a Dio e lui ti avvolge con il suo amore.Infatti l’amore di Dio è così potente che, se ti lasci avvolgere dalle sue ali protettive,sana tutte le ferite del cuore ,anche quelle più profonde.

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  5. Senti che la gente comincia a diffidare, i primi fischi attraversano la folla e tu ti chiedi se valga la pena – volete andarvene anche voi?

    Si ne vale la pena! Il contrario dell’amore è l’indifferenza. Il mondo è un mare di uomini umiliati, naufragati, è necessario avvicinarsi, guardare negli occhi, per accorgersi che la terra è abitata da prossimi e non da avversari.

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  6. … i bianchi temono che un giorno i neri si alzeranno in piedi e restituiranno ogni schiaffo, ogni sputo, ogni linciaggio.

    La storia si ripete, così anche oggi: ” con tutti gli extracomunitari che stanno arrivando, finirà che domani comeanderanno loro! qui non c’è lavoro nemmeno per noi italiani! ” Senza pensare che la maggior parte dei lavori che occupano tante di queste persone, scappae dalla disperazione, sono considerati improponibili, per “noi italiani”…ma questa è un’altra storia

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  7. è una barca che anela al mare, ma ne ha paura

    Duc in altum / lascia il porto con noi / e prendi il largo / grande pesca farai
    perché quel vento che gonfia le vele del tuo cuore
    è il soffio del Signore che ora è in te

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  8. “è una barca che anela al mare,ma ne ha paura”
    Tutti abbiamo le nostre paure,paura di sbagliare.Spesso restiamo in lo stesso punto,”anelando al mare”,accontentando si di questo che c’è per la paura:ma se mi sto sbagliando-perdo tutto!
    “ma mi ritrassi per non illudermi!”.Poche persone hanno coraggio di dire:”bisogna alzare le vele e prendere i venti del destino”
    Complimenti!

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  9. Conoscevo bene i poeti, sapevo che la poesia è l’unica a raccontare il vero, anche quando brucia

    La poesia, l’inchiostro del cuore, la penna della vita; quello che la voce, a volte, non racconta

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  10. tutto questo lo sento come una lotta continua per rimanere vivi e raggiungere la salvezza,in questo mondo che uccide ogni giorno nel corpo e nello spirito. Il problema è come salvarsi? Solo Nostro Signore è il maestro

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  11. Conosco delle barche
    che restano nel porto per paura
    che le correnti le trascinino via con troppa violenza.

    Conosco delle barche che arrugginiscono in porto
    per non aver mai rischiato una vela fuori.

    Conosco delle barche che si dimenticano di partire
    hanno paura del mare a furia di invecchiare
    e le onde non le hanno mai portate altrove,
    il loro viaggio è finito ancora prima di iniziare.

    Conosco delle barche talmente incatenate
    che hanno disimparato come liberarsi.

    Conosco delle barche che restano ad ondeggiare
    per essere veramente sicure di non capovolgersi.

    Conosco delle barche che vanno in gruppo
    ad affrontare il vento forte al di là della paura.

    Conosco delle barche che si graffiano un po’
    sulle rotte dell’oceano ove le porta il loro gioco.

    Conosco delle barche
    che non hanno mai smesso di uscire una volta ancora,
    ogni giorno della loro vita
    e che non hanno paura a volte di lanciarsi
    fianco a fianco in avanti a rischio di affondare.

    Conosco delle barche
    che tornano in porto lacerate dappertutto,
    ma più coraggiose e più forti.

    Conosco delle barche straboccanti di sole
    perché hanno condiviso anni meravigliosi.

    Conosco delle barche
    che tornano sempre quando hanno navigato.
    Fino al loro ultimo giorno,
    e sono pronte a spiegare le loro ali di giganti
    perché hanno un cuore a misura di oceano.

    (Jacques Brel, Conosco delle barche)

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  12. “Andai nei boschi per vivere con saggezza, vivere in profondità e succhiare tutto il midollo della vita, per sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto.”

    Henry David Thoreau

    “… il poeta non impara mai niente durante tutta la sua vita ma almeno quando ama non ha paura di guardare in faccia nemmeno la morte”
    “… io la vita l’ho goduta tutta … io la vita l’ho goduta perché mi piace anche l’inferno della vita e la vita è spesso un inferno … per me la vita è stata bella perché l’ho pagata cara”

    Alda Merini

    “… è un mondo pieno di nomadi col sacco sulle spalle, vagabondi del dharma che si rifiutano di aderire alle generali richieste ch’essi consumino prodotti e perciò siano costretti a lavorare per ottenere il privilegio di consumare tutte quelle schifezze che tanto nemmeno volevano veramente come frigoriferi, apparecchi televisivi, macchine, almeno macchine nuove ultimo modello, certe brillantine per capelli e deodoranti e generale robaccia che una settimana dopo si finisce col vedere nell’immondezza, tutti prigionieri di un sistema di lavora-produci-consuma, lavora-produci-consuma, ho negli occhi la visione di un’immensa rivoluzione di zaini, migliaia o addirittura milioni di giovani americani che vanno in giro con uno zaino, che salgono sulle montagne per pregare, fanno ridere i bambini e rendono allegri i vecchi, fanno felici le ragazze e ancor più felici le vecchie, tutti pazzi zen che vanno in giro scrivendo poesie che per puro caso spuntano nella loro testa senza una ragione al mondo e inoltre essendo gentili nonché con certi strani imprevedibili gesti continuano a elargire visioni di libertà eterna a ognuno e a tutte le creature viventi …„

    Jack Kerouac

    “La rivoluzione non è un pranzo di gala, non è una festa letteraria, non è un disegno o un ricamo, non si può fare con tanta eleganza, con tanta serenità e delicatezza, con tanta grazia e cortesia, la rivoluzione è un atto di violenza.„

    Mao Zedong

    “… no Tonì, meglio … che ne saccio io d’a pecora e d’o leone … fai cinquanta giorni da orsacchiotto, miezz’ e miezz’ e nun fai ‘a figur’ ‘e merd’ ra pecora e nemmeno ‘o leone che però campa nu jorn’… che t’aggi’ a rice …?”

    Massimo Troisi

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  13. – Vorrei cantare, cantare per non sentire il rumore degli spari e trovare la forza di reagire all’ennesima accusa…

    Sentire il soffio della vita su questo letto che fra poco vola
    toccarti il cuore con le dita e non aver paura
    di capire che domani è un altro giorno
    Come si cambia per non morire
    come si cambia per amore
    come si cambia per non soffrire
    come si cambia per ricominciare…

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  14. CANTO POESIA PAROLA

    Se anche cantassi come gli angeli,
    ma non amassi il canto,
    non faresti altro che rendere sordi gli uomini
    alle voci del giorno e alle voci della notte.

    Kahlil Gibran “Il profeta”

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  15. “Quando lotti una vita per la non violenza e vedi intorno un mondo che cola sangue dappertutto, rischi di cadere nello scoraggiamento.”

    “Combattere per la pace è come fare l’amore per la verginità.”
    (J. Lennon)

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  16. Cantare non significa necessariamente essere felici; è molto di più: significa prendere atto della sua importanza, del perchè bisogna cantare….poesie come questa sono tristissime eppure costituiscono un canto che consola l’anima…

    ALLE FRONDE DEI SALICI

    E COME POTEVAMO NOI CANTARE

    CON IL PIEDE STRANIERO SOPRA IL CUORE,

    TRA I MORTI ABBANDONATI NELLE PIAZZE

    SULL’ERBA DURA DI GHIACCIO, AL LAMENTO

    D’AGNELLO DEI FANCIULLI, ALL’URLO NERO

    DELLA MADRE CHE ANDAVA INCONTRO AL FIGLIO

    CROCIFISSO SUL PALO DEL TELEGRAFO.

    ALLE FRONDE DEI SALICI, PER VOTO,

    ANCHE LE NOSTRE CETRE ERANO APPESE,

    OSCILLAVANO LIEVI AL TRISTE VENTO.

    S.Quasimodo

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  17. “è una barca che anela al mare, ma ne ha paura.”

    QUEL CHE E’

    E’ assurdo
    dice la ragione
    è quel che è
    dice l’amore

    E’ infelicità
    dice il calcolo
    non è altro che dolore
    dice la paura
    è vano
    dice il giudizio
    è quel che è
    dice l’amore

    è ridicolo
    dice l’orgoglio
    è avventato
    dice la prudenza
    è impossibile
    dice l’esperienza
    è quel che è
    dice l’amore

    Eric Fried

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  18. Conoscevo i poeti, sapevo che le favole nascondono sempre la verità, da qualche parte.

    Ieri ho sofferto il dolore,
    non sapevo che avesse una faccia sanguigna,
    le labbra di metallo dure,
    una mancanza netta d’orizzonti.
    Il dolore è senza domani,
    è un muso di cavallo che blocca
    i garretti possenti,
    ma ieri sono caduta in basso,
    le mie labbra si sono chiuse
    e lo spavento è entrato nel mio petto
    con un sibilo fondo
    e le fontane hanno cessato di fiorire,
    la loro tenera acqua
    era soltanto un mare di dolore
    in cui naufragavo dormendo,
    ma anche allora avevo paura
    degli angeli eterni.
    Ma se sono così dolci e costanti,
    perchè l’immobilità mi fa terrore?

    Alda Merini

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  19. Anche ascoltando questo pianoforte ci si incanta e ci si innamora di una bellezza che può “rovesciare il mondo”: ogni suono, ogni pausa, ogni tasto sapientemente pigiato, sprigiona una “forza rivoluzionaria”.

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  20. Perché quando canto mi pare che tutto cambi, che i nodi si sciolgano, che anche le ferite più profonde si rimarginino come per miracolo?

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