Le cose di cui sono capace, di Alessandro Zannoni

recensione di Franz Krauspenhaar

Un sacco di anni fa, quasi venti, la Einaudi faceva filotto pieno con un’antologia. Ora, sappiamo bene che le antologie lasciano il tempo che trovano, forse servono solo per fare catalogo, insomma spesso sono un’accozzaglia di racconti di un’accozzaglia di scrittori tenuti insieme dal momento, dalla contingenza. Allora invece “Gioventù cannibale” aveva rivelato alcuni giovani talenti – pensiamo ad Aldo Nove, fra i vari – e insomma quella era stata un’operazione sostanzialmente  di scouting di una generazione di “giovani maturi” che avrebbe fatto parlare di sé. Ma chi era là dentro il vero “cannibale”? Beh, forse Massimiliano Governi, ora editor di Bompiani, appena uscito con Chi scrive muore, forse proprio nessuno. Di certo lo sarebbe Alessandro Zannoni se si dovesse restaurare l’operazione editoriale. Continua a leggere

74. I raggi bianchi

da qui

La Città degli angeli m’impartì una lezione decisiva.
Il fumo genera macchie irregolari; mi piace vedervi le forme più impreviste: un albero di natale piegato verso destra, un ippogrifo imbizzarrito, una fontana dal getto tutto nero.
La vita è una strada bagnata dalla pioggia, dove i passi hanno un’eco marina e i riflessi sono ombre che si allungano sui desideri più nascosti, i progetti interrotti.
Quando arrivai, mi accorsi che non mi conoscevano, nessuno aveva sentito parlare del pastore della non violenza. Continua a leggere

IL TERZO SGUARDO n.36: VISIONS OF GERARDO. Il tratto, il colore, il segno

VISIONS OF GERARDO. Il tratto, il colore, il segno

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di Giuseppe Panella*

Visioni di Gerard è il titolo di uno dei più bei romanzi autobiografici (ma, in fondo, lo erano tutti) di Jack Kerouac in cui raccontava la sua vita a Lowell, Massachussets, durante la sua adolescenza e il suo rapporto con il fratellino Gerard cui era molto attaccato). Il paesaggio descritto in Visions of Gerard è sempre freddo, grigio, nevoso, rallegrato solo a sprazzi da qualche raggio di sole primaverile e sempre ostile tanto da costringere spesso ad un’esistenza di tipo claustrofobico e nevroticamente isolato.

Ben diversi sono i paesaggi che arricchiscono le tele di Gerardo Rodriguez Quiros, un artista la cui solarità e volontà di magnificenza coloristica non possono certo essere messe in discussione. Ma non si tratta, tuttavia, qui soltanto di un’emergenza direi tattile di un’espressione coloristica che permea e attraversa la tela quanto di un recupero della capacità di disegnare attraverso il colore, di rendere cioè il colore l’elemento fondamentale (e determinante) nell’elaborazione del tratto.

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J.R.R. Tolkien ed Edward Bach a Firenze

Firenze, venerdì 2 dicembre 2011, ore 21,00

Biblioteca delle Oblate (Via dell’Oriuolo 26)

Sala Sez. Contemporanea, 1° piano

“J.R.R. Tolkien, Edward Bach. Un percorso tra la letteratura e una visione olistica dell’uomo”

Due opere che ruotano attorno a J.R.R. Tolkien, l’autore de Lo Hobbit, Il Signore degli Anelli e Il Silmarillion.
Filo conduttore, la ricchezza mitica, psicologia e spirituale di capolavori che, pur parlando di mondi fantastici, hanno colto la sostanza intima del mondo e della vita reali. Continua a leggere

73. La falce

da qui

C’era poi la questione degli ebrei.
Non è stato detto tutto? Le persone ammassate sui binari in attesa di un viaggio solo andata.
Il treno è un pensiero, un’immaginazione: mentre il paesaggio corre dalla parte opposta è inevitabile ritrovarsi insieme, nella carrozza dei sogni, capace di trasportare la persona giusta, senza ritardi, senza la fatica del tempo che incalza, la faccia pallida, i capelli spettinati.
Si sentiva il bisogno di assolvere, soprattutto, dall’accusa di deicidio. Continua a leggere

Pensando a George Harrison, nel decennale della sua scomparsa

Tratto da I DIARI DI RUBHA HUNISH, di Davide Sapienza, Galaad Edizioni 2011, pagine 206-209

1 dicembre 2001. George Harrison. Bivacco Presolana.

Sono nel posto dove oggi volevo essere per il mio saluto a George, il beatle giovane. Sono passati quasi quattro anni da quando salii nella neve sino a quassù per rendere il mio omaggio a Claudio, artista amico scomparso dal nostro orizzonte, senza preavviso. Questo sembra proprio essere il luogo giusto per ascoltare la partenza di chi sta lasciando il pianeta terra. Era sabato allora, è sabato anche oggi. Era giovedì allora, è stato giovedì anche questa volta.
Ho portato con me la sua musica scegliendo le canzoni per cercare di catturare qualcosa che non so cosa sia. Sono qui per interrompere il consueto scorrere dei pensieri, delle emozioni e delle parole; so che ascolterò queste canzoni come mai le ho ascoltate, né come mai le ascolterò più. Continua a leggere

Vivalascuola. Due annunci

Mercoledì 30 novembre 2011 ore 9.00-13.00, corso di formazione Ex cattedra: mito dell’autonomia e realtà della scuola precaria, Liceo scientifico “A. Volta” (aula magna), via Juvarra 14, Torino (Zona Porta Susa).

Giovedì 1 dicembre ore 14.30, seminario su Scritture migranti per una didattica interculturale, Scuola Civica “A. Manzoni”, piazza XXV aprile, 8, Milano. Continua a leggere

Provocazione in forma d’apologo 208

La coppia è sul prato in fondo al cortile per il solito rito del pasto della colonia felina.
All’improvviso un lampo in diagonale taglia il cortile: un piccolo animale selvatico inseguito da uno più grande, che proprio in quel punto lo raggiunge e lo addenta.
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72. Cluster bombs

da qui

El Pueblo de la Iglesia de Nuestra Señora la Reina de Los Angeles de Porciúncola. Gli angeli, Los Angeles, LA, un bel nome, forse non c’è modo migliore per chiamare una città.
La luna: me la ricordo in mezzo ai rami che parevano un merletto, un pezzo pregiato di biancheria intima steso contro il cielo.
Il mare era un panno azzurro ondulato, su cui galleggiavano materassini e bagnanti di ogni età.
Difficile dire quali fossero le cause: la povertà, il degrado; la criminalità cresceva a vista d’occhio. Continua a leggere

Vivalascuola. Che fine ha fatto la relazione educativa?

Quello che avverto ora è, misteriosamente, solo un vago sollievo, nel grande punto interrogativo rappresentato dal futuro, insieme alla consapevolezza che, comunque vadano le cose, non sarà facile. E che gli effetti dell’intossicazione da disinteresse per la scuola, e da conseguenti provvedimenti, saranno smaltiti molto lentamente. Il danno è stato fatto. Un rapido bilancio del triennio passato ci spiega soprattutto una cosa: che si può governare la scuola senza pensare affatto alla scuola. (Marina Boscaino)

Che fine ha fatto la relazione educativa?
di Cecilia Bartoli

Tutto quello che non so, diceva Flaiano, l’ho imparato a scuola e questo è probabilmente vero per la maggioranza di noi. La percezione che il tempo della scuola sia un tempo obbligatorio quanto inutile, da dover sfangare al più presto e nel più economico dei modi è una percezione diffusa specularmente tra la popolazione degli studenti come tra la maggioranza degli insegnanti, dalla scuola d’infanzia all’università. Continua a leggere

“Amsterdam è una farfalla”, di Marino Magliani

Recensione di Angelo Ricci (da qui)

Se pensate ad Amsterdam è una farfalla come a una tranquilla guida della città olandese compilata per l’occasione, e a uso e consumo degli amanti della bicicletta, da uno scrittore italiano che in Olanda ci vive, ebbene vi state sbagliando.
Marino Magliani, con la sua scrittura dalle pieghe inquiete e dall’incedere ritmico, amalgama i piani di lettura, i personaggi, gli avvenimenti. Continua a leggere

poeti per cui vale la pena

alberto pellegatta
l’ombra della salute

ho conosciuto la poesia di Alberto qualche anno fa grazie alla rete commentando alcune sue bellissime poesie e poi come d’incanto ritrovandolo su Fb in un periodo in cui leggevo cose che mi riportavano amore e dolore insieme
trascrivendo in quei giorni alcune poesie ho trovato un piccolo elenco di parole e poeti e poetesse con sotto evidenziata la scritta persone che vale la pena di…
e tra questi nomi il suo: Alberto Pellegatta
allora sono andato a rileggermi qualche commento e intanto mi è arrivato questo libro dolce incantato con una copertina di un colore che ti fa sentire bene e amare di già e di più la Poesia
che nel caso di Alberto Pellegata tocca vertici sublimi.
perchè incomincia a soffiare forte in un posto di mare e io ci vivo e so sembra urlarti
perchè tra le pagine corrono parole non dette ,mappe dei cieli,incanti a bocca aperta, disperazioni.
girandole di tempi e spazi ,appuntamenti dati e fenicotteri, in apparenza cosi distanti ma sotterraneamente e sensibilmente vicini,quasi a portata di mano come fossero fiori recisi ma ancora in vita.
sono macchie queste liriche
potenti come quei sogni agognati che al mattino dissolvendosi ti restano attaccati alla pelle
difficili come le cose che cercano di convincerti
primitive come la grammatica i primi giorni sui banchi di scuola
e poi e ancora discordanze ,risoluzioni ,svenimenti.
quasi un saliscendi come se una luce forasse per sempre e comunque il buio
per questi e molti altri motivi che si possono scoprire solo come cristalli ad ogni pagina credo in questo libro e in questa poesia
che non si auto celebra che si discosta dall’io che sceglie il senso finemente artistico della parola per delle emozioni che sanno dare corpo parola poesia
un poeta da leggere
da assimilare
uno di quelli per cui vale la pena di.
davvero .

alberto pellegatta – l’ombra della salute – mondadori collezione lo specchio

71. Solitaria rosa

da qui

L’unità dei cristiani sembra scontata, e invece.
Qual era l’ultima preghiera di Gesù?
E’ un mucchio di case bianche, come una cipolla, che a guardarle ti viene da piangere per la commozione.
Ero un ragazzo e chissà quante ne avevo combinate; a un certo punto mi fermavo, guardavo lontano, sentivo le parole che arrivavano e cercavo una penna, un foglio di carta bianca.
Si trattava di discutere o di amarsi? Il problema si sarebbe risolto semplicemente cambiando prospettiva. Continua a leggere

70. Nella taverna

da qui

Qualcuno disse che Malcolm e il sottoscritto si sarebbero alleati.
Prima di ebrei o cristiani, noi eravamo neri, prima che l’America esistesse, noi eravamo neri.
La vita non è una cosa facile, credimi, non è facile proprio per nessuno.
Forse per merito di Coretta, che aveva fatto su di lui un effetto straordinario.
I getti d’acqua fredda, gli inseguimenti spietati, fino a quando non ti prendono in trappola, come un animale. Continua a leggere

Il cattivo sergente

Tipo senza scrupoli Nicholas Deville, sergente marcio con la faccia da criminale, un’insonnia cronica a fargli da compagna e la dipendenza da anfetamine a seguirlo ovunque vada.
Eppure qualcosa nel suo agire ci risulta simpatico.
Sarà quel sogno del prepensionamento in qualche spiaggia assolata, o sarà la bravura di Baldrati a fare al meglio ciò che il noir sa fare meglio, ovvero rimescolare le carte un attimo dopo averle distribuite: fatto sta che alla fine parteggiamo  quasi per lui, per Deville, che poi è il male, che poi è il poliziotto che nessuno vorrebbe mai ritrovarsi davanti.
La storia potrebbe essere già sentita; una partita di droga da recuperare, un poliziotto che lavora anche per la mala (la nuova mafia di Londra), una città che non vede o non vuol vedere, e soprattutto non perdona, a prescindere dalla divisa che si indossa e dalla porta da cui si è deciso di entrare.
Ma non c’è storia già sentita che non si possa ri-raccontare, Continua a leggere

Viola AMARELLI – Le nudecrude cose e altre faccende. Con nota di lettura di Antonio Fiori.

Con Viola Amarelli non c’è bisogno di ricostruire ragioni, decifrare poetiche nascoste. In questa silloge ad esempio lei stessa – a latere – dichiara: “Si presta voce a un mondo… ci si illude, perché il mondo resta tutto…  E’ la scrittura spugna, materia che respira: quello che hai ridai. Per questo ogni poesia è sempre, dannatamente, anche nolente, politica.” Continua a leggere

Maldimare

Di Arianna Orelli

Oggi, Domenica 20 Settembre 1999, ho 16 anni e sto lavando i piatti.

La casa è piena di un silenzio strano: i miei si stanno preparando per uscire, mia madre fin nel più piccolo dettaglio, mio padre, già pronto, aspetta come un orso in poltrona e mia sorella, nella nostra camera a pois, è persa in qualche inconsistente occupazione.
Io sento di odiare l’acqua fredda, l’argento metallico delle forchette e dello scolapiatti mi deprime come al solito, ma oggi ho un buon motivo per sollevarmi dal torpore pre-autunnale: fra poco arriva Aldo, è tutto organizzato.
Loro saranno fuori, mia sorella ci lascerà in pace e noi avremo qualche ora solo per noi, da trascorrere fra il rosa/fucsia dei baci prolungati e i fiori del divano.
Da parte mia fingo calma domestica e domenicale. Infatti ho le pantofole.
Questo piccolo particolare, utile più che altro a depistare i miei, mi procura uno stato di agitazione, come se sottraessi verità alle mie azioni, una specie di ladra, di clandestina in casa.
A parte le ciabatte, funzionali, ho scelto tutto con trepidazione: i miei jeans preferiti e la maglietta grigia con gli inserti azzurri, così mi risaltano gli occhi.
Trucco quasi niente, sempre per non destar sospetti.
Fra poco arriva Aldo, e loro non lo sanno.
Fra poco arriva Aldo e mia sorella, che è l’unica a sapere, mi guarda con disagio, poi scompare.
All’improvviso si materializzano i miei, tutti e due sulla porta, una sorta di foto lunga e stretta della coppia genitoriale, mi destano bruscamente dal sogno colorato dei baci e del divano.
“Noi andiamo, mi raccomando ai piatti”.
Infatti, quando arriva Aldo, sono ancora lì a lavare, facendo più in fretta che posso, mentre lui è seduto in salotto, da solo.
Finalmente riesco a raggiungerlo, in genere sono lenta a spolverare, sciacquare, insomma a ramazzare, ma stavolta ho messo il turbo e, tolto il grembiule, volo anch’io sul divano, farfalle nella pancia ed occhi a cuore, come ogni adolescente che si rispetti.
Lo contemplo a distanza ravvicinata: lo sguardo eschimese, i capelli scuri come una notte senza fine e il naso, leggermente schiacciato. In pratica un nativo americano, ma di Talenti, quartiere romano mai sentito prima di conoscere lui, per me un’altra galassia, e che distanza siderale aveva percorso, in motorino, per venirmi a trovare! Continua a leggere

QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.85: Finale di partita ed eredità dell’umano. Giovanni Stefano Savino, “Lascito. Anni solari VII”

Finale di partita ed eredità dell’umano. Giovanni Stefano Savino, Lascito. Anni solari VII, Firenze, Gazebo, 2011

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di Giuseppe Panella*


«LXXIV. Da una pasqua all’altra (questa notte / la luna al primo quarto oltre la tenda / si è appoggiata sul vetro del tuo quadro) / un soffio sembra la voce che ascolto / di un operato alla gola, sommesso / e vetrato. Il mio verso, come il pane / donato dal fornaio a un canile / o a qualche poveraccio del quartiere / secco, meglio ai rifiuti con le bucce / e gli ossi della cena o con i rami / alle fiamme. Risolve un dubbio il libro / che nuovo mette radici. Non toglie, / io spero, il cencio del tempo la polvere / della memoria. Ma questa a chi serve?» (p. 70).

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Facevamo servizio pubblico

di Gianni Montieri

Fu strano per un ragazzo di ventiquattro anni arrivare dalla provincia di Napoli a Milano. Arrivarci in gennaio con la nebbia, il freddo e tutti gli stereotipi piazzati lì davanti agli occhi e ai giacconi mai abbastanza pesanti. Era il 1996. L’anno, per me, delle prime sciarpe, la prima volta dei guanti. Arrivai il sabato e il lunedì si cominciava, in Comune. Un ente gigante e gigantesco, ventimila dipendenti, allora. Oscillavo tra paura del nuovo, contentezza per averla scampata e voglia di dimostrare che noi del Sud lavoravamo e che non era vero ciò che si diceva. Ma poi realmente cosa si diceva? A dirla tutta non l’ho mai saputo. I primi mesi furono strani: uffici e archivi troppo grandi e sporchi, computer che non arrivavano, colleghi che non ti parlavano. La confidenza da non dare a uno col contratto al termine e, per giunta, terrone. ‘Na munnezza. Una cosa mi piacque da quasi subito: i colleghi più anziani. Quelli che del lavoro in Comune, del “servizio per il pubblico”, ne avevano fatto una ragione di vita. Una morale. Arrivavano con le scartoffie in mano, con la loro pratica da farti inserire nel database, e dicevano frasi così: Ragazzo, ricorda che noi dobbiamo delle risposte alle persone, e quelle risposte gliele dobbiamo, che i computer ci siano o no, che le fotocopiatrici funzionino o meno. Quello che mi ha insegnato tutto si chiama Antonio Continua a leggere

Émile Zola, “L’affaire Dreyfus. La verità in cammino”, a cura di Massimo Sestili

Da qui

Intervista a margine di Giovanni Agnoloni 

«La lettera di Zola è il più grande atto rivoluzionario del secolo»

a cura di Massimo Sestili
Prefazione di Roberto Saviano
Firenze, Giuntina, novembre 2011
ISBN 978-88-8057-423-1
Є 9,90

Zola nel suo J’accuse indica con nome e cognome i responsabili della condanna di un innocente e chiede di essere portato in giudizio, firmando una delle più grandi requisitorie contro la ragion di stato che siano mai state pronunciate. Una denuncia che rimarrà nella storia, da un lato per la forza e il coraggio che esprime nel voler difendere i valori di Giustizia e di Libertà e, dall’altro, per il richiamo al principio di responsabilità degli intellettuali, che da questo momento percepiscono il loro ruolo all’interno della società in modo del tutto diverso, fino a raggiungere nel corso del Novecento un peso sempre maggiore soprattutto nei momenti in cui la loro protesta è riuscita a saldarsi con la politica.

dalla introduzione di Massimo Sestili

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