Il vino di Puglia e Toscana

di Flavio Vacchetta

C’è una terra, nel meridione d’ Italia, che si eleva dal mare Adriatico e alterna grandi pianure a lievi pendii.

Mentre sull’auto rincorri la strada che ti sta davanti, attraversando campi di girasoli, il tuo sguardo raccoglie fotogrammi della rigogliosa sequenza di vigneti che ti circonda. Il sole, già dal primo mattino, corteggia una interminabile distesa di filari d’uva.

Ci troviamo nel Salento, patria di un celebre Primitivo, un Barbera di 16°. Inoltre merita la nostra attenzione lo Squinzano, definito per intensità del colore “Doppio Rosso” e che lascia sulle labbra, curiosa caratteristica, un colore violetto inconfondibile.

Ma ci sono vini meno alcolici e robusti, come l’eccellente Rosato, che raggiunge soltanto 13-14°… un vino che ha sempre celebrato incontri e rapporti tra persone: infatti il suo profumo vinoso sposa un invitante sapore asciutto, che lo rende gradevole al palato.

Proseguendo sulle strade dei vini pugliesi raggiungo Alberobello. E’ la zona tipica di un vino così corposo da essere considerato un “vino alimento”, tanto che verrebbe voglia di tagliarlo col coltello: così Pietro Accolti definiva la qualità del Locorotondo.

Non se ne trova molto, purtroppo a scapito del prezzo.

C’è un paese in provincia di Bari, il cui nome deriva dalla mitologia greca: Troia.

Il vino che vi si produce ha proprietà digestive, bevuto a fine pasto con piccoli sorsi con un sapore fruttato amarognolo ma molto gradevole.

Sempre in provincia di Bari, a Corato o Barletta ma soprattutto a Trani, si produce con l’uva qui chiamata “moscatello” un ottimo moscato.

Il vino ha colore giallo dorato che negli anni si fa più carico, quasi ambrato: è dolce, vellutato, pieno, con intenso profumo di moscato e di fiori con valore alcolico di 17°.

Percorrendo una tra le mille strade dei vini italiani, mi chiedo: esiste un vino così prestigioso che possa ufficialmente assurgere a rappresentare il vino italiano?

“ Il chianti” mi dicono da queste parti.

Mentre io, da buon piemontese, penso al Barolo.

Questo campanilismo fa parte della nostra cultura regionale, per cui ognuno fa valere la propria origine, la propria terra.

E la terra toscana è notevole produttrice di vini di qualità.

Il “Brunello di Montalcino”, ad esempio, uno dei tanti cloni del Sangiovese. Il risultato è eccezionale: il Brunello è un grande vino da arrosti, grigliate di carne ed altre portate impegnative. Si dice che sopporta l’invecchiamento di 40 anni, senza denotare sintomi di decrepitezza.

Ha profumo intenso, sapore ruvido e grezzo morbido e rotondo carnoso e pieno: magnifico esempio di profonda raffinatezza e bontà.

Ed eccoci, lungo le strade collinari toscane, nella zona del Chianti. Una vasta area di produzione che da Castellina in Chianti raggiunge Poggibonsi in provincia di Siena: da qui la provincia di Firenze, attraversando Tavernelle e Barberino in Val d’Elsa.

Il Chianti ha profumo intenso e caratteristico di mammola e giaggiolo, sapore asciutto e amarognolo, armonico con la sua gradazione alcolica di 13° con invecchiamento di quattro anni circa. Consigliabile, mi indicano nel ristorante dove mi trovo, con carni alla brace o spiedini di selvaggina.

“ E’ un vino prezioso” aggiunge il titolare, e come tale richiede grandi cure.

Termino la cena con una vernaccia di S.Geminiano.

Mi inebria il profumo delicato e l’immagine di seducenti danzatrici sulle note di orientali musiche.

La vita è sogno il vino la può rendere felice ed in certi momenti persino vivibile, lontano dai turbamenti quotidiani.

3 pensieri su “Il vino di Puglia e Toscana

  1. Opto per il Brunello di Montalcino 🙂
    che articolo inebriante…
    il vino scalda le conversazioni e non può mancare la sua coppa capiente su una tavola imbandita.

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  2. …e l’ amarone della valpolicella dove lo metti?
    E’ vero il vino delle nostre origini è il nostro preferito anche se si apprezzano e si conoscono vini di molti vitigni, famosi e no. Il vino del campanile…. è bono!

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