Vivalascuola. Appunti d’assessore. Il dimensionamento scolastico

E’ in arrivo una nuova tornata di tagli alla scuola, si chiama dimensionamento. 172 milioni devono saltar fuori con la chiusura e l’accorpamento di 1.130 scuole, la soppressione di altrettanti posti di dirigente scolastico e DSGA e la cancellazione di 1.765 posti di Collaboratori Scolastici. La Lombardia, contrariamente a quanto hanno fatto altre regioni, si è quasi subito adeguata. I comuni devono deliberare sulla rete scolastica entro il 15 ottobre, le province consegnare i piani in regione entro il 31 ottobre, la Regione recepirà i piani provinciali il 10 novembre (Pippo Frisone, qui).

Il piano di dimensionamento delle scuole a Cologno
di Donato Salzarulo

1. – La prima a telefonare fu la dirigente scolastica del Terzo. Aveva letto la nota Prot. n. MIUR AOODRLO R.U. 7286 dell’11.7. 2001, firmata dal dott. Giuseppe Colosio, Direttore generale dell’Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia, avente per oggetto l’applicazione del D.L. 6 luglio 2011 n. 98 (“Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria”), nota che invitava i dirigenti «a prendere contatto con le competenti amministrazioni locali al fine di iniziare un confronto per la predisposizione dei necessari atti amministrativi» e, conseguentemente, faceva il suo dovere con diligenza: prendeva contatto con l’assessore alla pubblica istruzione, per altro suo collega.
«Dobbiamo vederci urgentemente!… Hai letto il comma 4 dell’art. 19 sulla razionalizzazione della spesa relativa all’organizzazione scolastica?…»
«No, non l’ho letto!… Cosa dice?…»
«Dobbiamo fare tutti istituti comprensivi…»
«Si, ho letto qualcosa sui giornali, ma non ho capito che fosse un provvedimento da prendere dall’oggi al domani…»
«Invece, no!… Qui c’è scritto che bisogna farlo “a decorrere dall’anno scolastico 2011-2012”»
«Come è possibile?!….»
«Eppure è scritto così…»
La telefonata finì con l’impegno del sottoscritto a leggere la nota del Direttore Colosio e a convocare quanto prima tutti gli altri dirigenti. Cosa che feci.

2. – Vorrei che si prestasse attenzione alle date. Stiamo parlando di decreti leggi assunti urgentemente, note trasmesse col massimo zelo, telefonate avvenute in un clima generale di smobilitazione della scuola. Io contavo i giorni che mi separavano dalla partenza: dieci!… Qualche dirigente era già via e qualcun altro aveva le valige pronte.
Poi, l’argomento, sia detto con sincerità, mi stava sull’anima: era dall’inizio dell’anno scolastico o giù di lì che un consigliere comunale del PDL continuava a sollecitarmi e a interpellarmi, anche per iscritto, sulla necessità di accorpare la scuola media di Via Toti col Secondo Circolo e quella di Via Volta col Quinto. Il 22 Novembre del 2010 aveva addirittura protocollato per la discussione in Consiglio Comunale un ordine del giorno sulla questione. E, come se non bastasse, al suo seguito s’era messo pure un gruppo di genitori a sbandierare la soluzione miracolistica dell’istituto comprensivo come “scuola di qualità”. Un corno!… Come si fa a definire di qualità un’istituzione che passa da 770 alunni a 987 e un’altra che passa da 571 a 1013?
Insomma, il 12 luglio, di tutto avrei parlato fuorché di dimensionamento. Ma il diavolo sa metterci la coda.

3. – E chi era il diavolo? Non ovviamente il consigliere del PDL e il gruppetto di genitori che avevano pure qualche buona ragione, ma il Decreto Legge governativo, che s’abbatteva sulla scuola pubblica con la furia di una grandinata.

«Per garantire un processo di continuità didattica nell’ambito dello stesso ciclo di istruzione, a decorrere dall’anno scolastico 2011-2012 la scuola dell’infanzia, la scuola primaria e la scuola secondaria di primo grado sono aggregate in istituti comprensivi, con la conseguente soppressione delle istituzioni scolastiche autonome costituite separatamente da direzioni didattiche e scuole secondarie di I grado; gli istituti comprensivi per acquisire l’autonomia devono essere costituiti con almeno 1.000 alunni, ridotti a 500 per le istituzioni site nelle piccole isole, nei comuni montani, nelle aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche.»

Ecco cosa dispone il D.L. del 6 luglio 2011, n. 98, al comma 4, dell’art. 19.
Questo per Cologno significa sopprimere tre Direzioni Didattiche ed una Presidenza: quattro istituzioni scolastiche su sei. Ammazza!… Perché questa grande pensata? Non per eliminare posti di lavoro di dirigenti scolastici, direttori amministrativi, applicati di segreteria, ma, udite! Udite!, per “garantire un processo di continuità didattica”. Che ipocriti!... Tra la fine degli anni Novanta e il Duemila gli istituti comprensivi furono pensati soprattutto per non lasciare tanti piccoli paesi senza scuole. Certo, furono anche pensati come momento di sperimentazione innovativa dai sostenitori della riforma Berlinguer, ma non bisogna dimenticare che questa prevedeva una sola “scuola di base” di sette anni, caratterizzata “da un percorso educativo unitario e articolato”.
Vederseli riproposti per legge un decennio dopo da chi li aveva aspramente combattuti e vederseli riproposti come misura per fare cassa ai danni della scuola, è il massimo. Gelmini passerà agli annali della storia dell’istruzione pubblica in Italia come il peggior ministro in assoluto. Ci vorrà molta fantasia per superarla. In peggio, si capisce. Per fare meglio, basta poco.

4. – Letto il comma 4, art. 19, chiamai Elisa, la mia direttrice amministrativa: «Carissima, come tu sai, dal 1° settembre vado in pensione e la cosa non mi riguarderà più come dirigente. Però, mi riguarda come assessore e come cittadino. Per te, invece, la cosa è diversa. Siccome sei la più giovane, potresti lasciare questa scuola dal 2011-12 o, al massimo, dal 2012-13. Quindi, leggi e, soprattutto, informati sul da farsi. Ecco la nota di Colosio, inviata ai dirigenti a tambur battente. In verità, io non l’avevo neanche letta. Ho altro per la testa. Ma non capisco se questa fretta è eccesso di zelo o indice di un voler procedere, se necessario, anche d’ufficio. Viviamo in un Paese, non dimenticarlo, in cui un Presidente del Consiglio dall’oggi al domani tassò i conti correnti, compreso il mio sul quale era depositato temporaneamente il prestito concessomi da un’altra banca per l’acquisto della casa… Questi non sono migliori di Amato; se hanno bisogno urgentemente di soldi, fatti salvi i loro interessi e le loro tasche, li acchiappano dove possono. Della scuola pubblica se ne fregano e se per risparmiare su dirigenti e direttori amministrativi vogliono far partire il provvedimento dal prossimo anno scolastico, lo fanno, in barba a qualsiasi iter o procedura prevista dal DPR 233/1998 sul cosiddetto “dimensionamento ottimale” delle istituzioni scolastiche… Venerdì 15 luglio, mi riunirò con gli altri dirigenti scolastici. Sentirò cosa diranno, cosa proporranno ed, eventualmente, che fare. Ma il clima generale non è bello…»
Elisa ascoltò attentamente. Prese la nota Prot. n. MIUR AOODRLO R.U. 7286 dell’11.7.2001, se ne fece una copia e me la restituì.

4. – Sopprimere una direzione didattica o una presidenza e farne un istituto comprensivo, accorpare un ufficio di segreteria ad un altro, mettere insieme consigli di circolo o d’istituto, far dialogare due collegi docenti che hanno alle spalle, magari, una storia ultratrentennale di riunioni, discussioni, articolazioni in commissioni o gruppi di lavoro, realizzazione di progetti educativi e tante altre attività, sembrano operazioni facili, provvedimenti soltanto amministrativi. Non è così. Ho fatto per un quarto di secolo il dirigente scolastico e mi è capitato di fare il reggente a Brugherio, a Cusano Milanino, a Paullo… In ogni scuola trovavo diversità di abitudini, di stili e regole di lavoro, di modi di programmare e progettare l’azione educativa, di organizzarsi e realizzare le norme generali. Non parlo di stili d’insegnamento del singolo docente. Parlo di quella che viene giustamente definita “vita scolastica”.

C’erano anche somiglianze, modi comuni di procedere, ma come dirigente dovevo fare i conti con le differenze, rispettarle. Ero attratto da esse. Mi faceva comprendere come il messaggio del Legislatore (un tempo l’Imperatore) subisca variazioni nelle diverse contrade del Regno. Del resto, se da oltre un decennio le istituzioni scolastiche vengono sollecitate a predisporre un piano dell’offerta formativa, inteso come “documento fondamentale costitutivo dell’identità culturale e progettuale” di ognuna di esse, che senso ha meravigliarsi quando poi si manifestano? Le identità, per quanto aperte, sono frutto di sedimentazioni sociali, di consuetudini, di storie e memorie. Tutto ciò non agevola le operazioni di accorpamento. Sono stato reggente di un istituto comprensivo, le cui componenti, a distanza di sette anni, continuavano a brandire le loro storie differenti. Non per arricchirsi, ma per confliggere e paralizzarsi.

5. – Avevo in testa tutte queste cose, quando il 15 luglio, verso le dieci, mi incontrai in Assessorato con gli altri colleghi. Non c’erano tutti: due erano rappresentati dai loro vicari. Scambiammo impressioni e opinioni: a Cologno le istituzioni scolastiche interessate sono sei. Dei relativi dirigenti, quattro sono titolari, uno è incaricato e un altro è reggente. Diverso è il problema dei direttori amministrativi: i titolari sono sei quanti le istituzioni. Alcuni dovranno trasferirsi. Succederà la stessa cosa, probabilmente, per il personale di segreteria e ausiliario con meno anni di servizio. I dati degli alunni di scuola materna, elementare e media inferiore, sebbene subiscano qualche lieve oscillazione, sono attestati intorno alla somma complessiva di 4.200. La divisione aritmetica per 1.000, criterio previsto dal decreto, dice che possiamo formare tranquillamente quattro istituti comprensivi. Anche perché quattro sono le scuole medie. Il problema è come aggregarli e con quali criteri.

E su questo problema dibattemmo in lungo e in largo per oltre due ore. Alla fine, saltarono fuori tre criteri: a) La continuità territoriale. Non si può mettere insieme, come si fece nel Piano di dimensionamento del 1999-2000, una scuola che si trova a San Maurizio con una che si trova all’altro capo della città. b) La continuità educativa. E’ vero che una famiglia iscrive il proprio figlio nella scuola che reputa migliore; è altrettanto vero, però, che tra i vari ordini di scuola su un territorio c’è continuità di passaggi, flussi d’iscrizione che si dirigono in maggioranza verso una scuola o l’altra. E’ noto, ad esempio, che molti alunni di quinta elementare della scuola Manzoni si iscrivono alla media Volta, piuttosto che in via Boccaccio di cui pure fanno parte come istituto comprensivo. c) Rispettare l’attuale composizione delle istituzioni; nel senso di aggregare, per quanto possibile, in toto Circoli ed istituti. In fondo vi sono storie, consuetudini, memorie di dibattiti, progetti formativi svolti in comune. Prima di smembrare questa o quel plesso da un Circolo o da un istituto, è necessario compiere un’attenta valutazione della situazione.

Sulla base di questi criteri e, temendo un intervento d’Ufficio delle “autorità superiori”, formulammo una proposta di dimensionamento più realista del re: costituire tre istituti comprensivi di 1.363, 1.476 e 1.365 alunni che corrispondevano grosso modo alle tre “zone storiche”di Cologno: San Giuliano-Via Volta- Via Manzoni; San Maurizio con viale Lombardia e via Boccaccio; il quartiere San Giuseppe con Via Liguria.
Era il 15 luglio e faceva caldo, si capisce.

6. – Quando tornai in Direzione, spiegai ad Elisa l’accordo raggiunto.
«Perché dobbiamo perdere un posto?», mi chiese. «Se c’è anche una sola possibilità di salvarmi dal trasferimento, così me la brucia».
«Quale possibilità puoi avere? Tu sei la più giovane e tre istituti o quattro non cambia nulla…»
«Cambia!… Le dico che cambia. Se a noi si aggrega soltanto la scuola media Toti, io come direttore amministrativo posso restare…»
«Ma non è così. La scuola media fa parte di una segreteria e nel momento in cui la scuola media Volta si aggrega col Quinto Circolo e Toti col Secondo, si farà la graduatoria dei tre direttori amministrativi e del personale di segreteria. Tu risulterai terza e dovrai trasferirti. Ti dirò di più: se il piano di dimensionamento coinvolge tutte le scuole del territorio, la graduatoria sarà comunale…».

Non era convinta. Qualcuno le aveva detto che poteva “salvarsi”. Beninteso, Elisa, da oltre dieci anni, arriva ogni mattina a Cologno, nella segreteria di Viale Lombardia, da Monza dove risiede ed abita. E’ un fatto che le costa tempo, fatica e benzina. Poteva trasferirsi in una scuola sotto casa, cinque anni fa; ma non l’ha mai fatto, perché al Secondo Circolo c’è un “bel clima”, un “bell’ambiente” e si trova bene con dirigente, applicati, insegnanti, personale ausiliario e famiglie. Ma la stessa cosa può dirsi per la direttrice amministrativa del Terzo o del Quinto, di Via Volta o di Via Boccaccio. A Roma ragionano su tabelle e numeri. A Cologno piuttosto che a Canicattì si consumano esistenze lavorative, si intrecciano relazioni interpersonali, storie di vita, bisogni di gratificazione e riconoscimento, volontà di far bene il proprio lavoro

La soppressione di una direzione o di un istituto di scuola media è un provvedimento che colpisce in prima persona il personale amministrativo e ausiliario. I plessi scolastici rimangono dove sono e le famiglie continueranno a portare i loro figli nello stesso luogo, ma la segreteria a cui rivolgersi per iscrizioni, certificati di frequenza, appuntamenti col dirigente, ecc., magari, cambia.

7. – Mentre così discutevamo, arrivò la collaboratrice vicaria che aveva terminato il suo turno di lezioni. Raccontai anche a lei l’accordo. Sbottò: «Ma no! Non è giusto! Perché dobbiamo regalare posti di lavoro a un Ministero che ci maltratta. Che se ne fanno poi di questi soldi che risparmiano? Tu pensi davvero che andranno all’Indire o all’Invalsi? E poi cosa ci importa dell’Invalsi. Noi abbiamo bisogno di dirigenti, non di burocrati. Già un istituto comprensivo con 1.000 alunni è una mostruosità. Figurarsi con quasi 1.500! E’ orribile. Questa è la distruzione della scuola pubblica…»

Provai a bloccarla un attimo: «Anna, riflettici un po’… Non è da oggi che va avanti questo andazzo. Quale idea abbiano Tremonti, Gelmini e Brunetta della scuola l’abbiamo capito. Gli insegnanti sono fannulloni e i dirigenti dei burocrati su cui scaricare eventuali responsabilità. Capri espiatori, parafulmini. Per il resto, nella loro visione sono dei passacarte o, se preferisci, degli scarica-file, persone sedute su una poltrona pronte a rispondere ai più svariati questionari di monitoraggio del Ministero o degli Uffici scolastici provinciali e regionali, preoccupate di garantire la somministrazione “corretta” delle prove Invalsi, capaci (forse) di mettere “in riga” il personale docente e non docente della scuola, di ascoltare qualche famiglia che, a torto o a ragione, si lamenta. Per loro “il cliente ha sempre ragione”… Ci metterebbero contro tutte le famiglie di questo mondo. Ricordi che l’anno scorso ho dovuto fare una relazione su un insegnante oggetto di un esposto anonimo da parte di una mamma leghista e mezza cretina (poi, la individuai) che ce l’aveva con lei?… Meno male che dal 1° settembre vado in pensione!… Scherzo!… Lo sai che non è così… Mi dispiace, Anna, ma cosa possiamo fare? La disobbedienza civile? Tu pensi che genitori ed insegnanti siano interessati alle diminuzioni di organico di dirigenti e direttori amministrativi?…»

«Possiamo ridurre il danno, però. Se invece di tre istituti, ne facciamo quattro è meglio. Capisco che non si recupera così figura e ruolo di un dirigente attivo, capace di visitare i plessi scolastici, di seguire la vita delle classi, di occuparsi degli alunni in difficoltà, di contribuire a superare situazioni di crisi nel rapporto educativo e a impostare relazioni positive, di stimolare la progettazione didattico-educativa nei gruppi di lavoro dei docenti…»

La vice è una pedagogista e stava studiando per l’imminente concorso dirigenziale. L’argomento era succulento. Come invitarla a nozze. La interruppi bruscamente:
«Anna Maria, tu sogni!… Cologno Monzese ha una superficie di otto chilometri quadrati e mezzo o poco più; una densità di popolazione di oltre 5.500 abitanti per chilometro quadrato e la distanza dei plessi tra di loro non raggiunge mai il chilometro… Nel quartiere di San Giuseppe, tanto per farti un esempio, in una superficie di circa un chilometro quadrato e mezzo ci sono tre scuole elementari e tre scuole materne…Un dirigente davvero non può visitarle, se vuole?… Allora cosa dovrebbero dire i colleghi dei paesini e paeselli di montagna?… Quelli che hanno plessi scolastici (magari con pluriclassi), in dieci, dodici, quindici paesi a una decina di chilometri di distanza l’uno dall’altro?… Tu hai ragione, ma l’Italia non è Cologno Monzese. Certi discorsi suonano sempre astratti se non vengono calati in precise realtà. Capisco il tuo discorso professionale sulla figura del dirigente, capisco l’attacco ad una cultura che se ne strasbatte di pedagogia, psicologia e “scienze della formazione” varie, ma bisogna imparare anche a fare i conti con la realtà. Le tue critiche sono giuste, ma il dirigente che tu descrivi forse si legge solo nei libri. Io mi limiterei ad altro: il Regolamento sulla “dimensione ottimale delle istituzioni scolastiche”, quello che tu sicuramente stai studiando, indica i parametri della popolazione scolastica. Devono essere “di norma” tra 500 e 900 alunni in città come la nostra; nei comuni montani, invece, possono essere ridotti fino a 300. Ebbene tutte le istituzioni scolastiche colognesi rispettano questi parametri. Sono rispettati in tutte le altre parti d’Italia? Forse prima di inventarne di nuovi, il Ministero avrebbe fatto bene a verificare il rispetto di quelli esistenti… Qui si fa sempre d’ogni erba un fascio, sempre la logica dei “tagli lineari”. Una logica, per altro, combattuta solo a parole. Ti risulta che qualche forza politica anche di opposizione abbia preso seriamente a cuore questi problemi e li abbia sollevati in questi giorni di fronte all’opinione pubblica?…Il Decreto Legge sta per essere convertito in Legge proprio oggi, anche grazie alla solerzia e alla prova di “responsabilità nazionale” delle forze di opposizione in Parlamento…»

La discussione andò avanti per più di mezz’ora, esaminando vari aspetti della faccenda. La vice, come dicevo prima, è una pedagogista. Maestra da decenni, spera di vincere il concorso e diventare dirigente. E’ dunque molto motivata. Ha molte frecce nella faretra. Del resto, come darle torto? Le sue argomentazioni erano abbastanza fondate.

8. – Sia chiaro. Non è che la proposta di tre istituti non avesse una sua logica e non corrispondesse a precisi criteri. Ma, indubbiamente, offriva il fianco ad una lettura tutta interna all’emergenza dei provvedimenti finanziari. Come se noi non dessimo un giudizio politico dell’articolato legislativo e ci limitassimo a trovare la soluzione migliore, quella più stabile per la nostra città.
L’altra logica sarebbe stata quella che m’era venuta spontanea: lasciare nella memoria del computer o mettere in un cassetto la nota ultra zelante del Direttore regionale e rimandare tutto a dopo le vacanze estive. Nell’attesa, cercare di capire come si comportavano gli altri Comuni.
Di fatto, accadde questo. Anche perché non si fece in tempo a terminare la riunione che, qualche giorno dopo, il dirigente scolastico del Quinto Circolo cambiò opinione, manifestò il suo dissenso rispetto alla proposta verbalizzata e ne avanzò un’altra: gli istituti comprensivi da tre diventarono quattro, ritagliati in modo abbastanza discutibile. La proposta venne successivamente condivisa dal dirigente scolastico reggente della media Volta-Toti. Abbastanza contrariata si mostrò, invece, la dirigente del Terzo, quella della telefonata iniziale. Per lei andava confermata la proposta di tre.
Tre o quattro?… Si vedrà, pensai, e con questo dilemma me ne andai in vacanza.

9. – Il primo settembre ero al mio posto di combattimento già da diversi giorni. La notizia più bella era quella dell’apertura del nuovo asilo nido di Via Battisti. Avevano gufato, avevano urlato alla “privatizzazione” persino quelli dell’UDC, ma l’obiettivo era stato eccellentemente raggiunto. Tra l’altro, in totale contro-tendenza rispetto a quanto succede nel resto d’Italia. Poi c’era l’attività normale (fornitura dei libri di testo, partenza di alcuni servizi: trasporto scolastico, refezione) e, insieme a questa, alcune “patate bollenti”: il braccio di ferro con un centinaio di famiglie morose proprio sulla ristorazione scolastica; l’aumento da 49 a 70 degli alunni disabili bisognosi di assistenza educativa personale e l’impossibilità (anche grazie alle due manovre finanziarie estive) di aumentare lo stanziamento; la necessità di far partire i corsi d’italiano per gli stranieri, sottraendo il finanziamento alla mannaia degli equilibri di bilancio; dulcis in fundo, il problema del piano di dimensionamento delle istituzioni scolastiche… Che fare su quest’ultima questione? Riprenderla dal punto in cui l’avevamo lasciata, verificare eventuali aggiornamenti e promuovere per il 15 settembre una nuova riunione coi dirigenti scolastici che, nel frattempo, erano abbastanza cambiati: due trasferimenti, un nuovo arrivo e un pensionamento… La scuola è così. E’ sempre in movimento. E poi dicono che è un pachiderma!

10. – Tra metà luglio e settembre, qualcosa era successo. Diverse Regioni avevano rivendicato la competenza esclusiva sulla materia. Infatti, secondo l’art. 138 del D.L. 112/1998 e la sentenza della Corte Costituzionale n. 13/2004, alle Regioni è delegata «la programmazione, sul piano regionale, nei limiti delle disponibilità di risorse umane e finanziarie, della rete scolastica, sulla base dei piani provinciali». L’esercizio di questo potere regionale di definizione della rete delle istituzioni scolastiche è stato confermato dalla sentenza della Corte Costituzionale n.200/2009.
Chi programma e definisce la rete scolastica appare chiaro, ma chi decide se le istituzioni scolastiche debbano essere tutti istituti comprensivi, piuttosto che istituti, direzioni didattiche e/o presidenze, come è stato sinora? Chi definisce i criteri di dimensionamento e attribuisce l’autonomia, cioè la personalità giuridica alle scuole? E’ una norma generale sull’istruzione propria dei poteri dello Stato o è materia che rientra nella legislazione concorrente tra Stato e Regioni?…

Interrogativi tutti importanti che non potevano avere risposte a Cologno Monzese. Il fatto è che dietro di essi ci sono problemi concreti, scelte che possono avere conseguenze diverse. Tanto per fare un esempio, un Comune potrebbe anche non rispettare il criterio di “almeno 1.000” alunni e la Regione deliberare il relativo Piano, ma se poi a quell’istituzione scolastica non viene attribuita l’autonomia, che succede? Oltre al condivisibile giudizio politico sull’ulteriore massacro della scuola pubblica, un assessore e una Giunta hanno il dovere di orientarsi sul che fare. Per protesta, non si fa niente? Si lasciano le scuole nella situazione attuale? E, se non si fa niente, chi si assume la responsabilità di una mancata attribuzione dell’autonomia ad un’istituzione scolastica?

L’art. 4, comma 2 del DPR 233/1998 sostiene che «agli enti locali è attribuita ogni competenza in materia di soppressione, istituzione, trasferimento di sedi, plessi, unità delle istituzioni scolastiche…» e che «tale competenza è esercitata, su proposta e, comunque, previa intesa, con le istituzioni scolastiche interessate». Se una Giunta, quindi, non assume iniziativa e non delibera, lasciando la situazione così come è, se ne assume la responsabilità giuridica, oltre che politica. L’art. 3 del DPR citato dice pure che «i piani di dimensionamento delle istituzioni scolastiche […] sono definiti in conferenze provinciali di organizzazione della rete scolastica, nel rispetto degli indirizzi di programmazione e dei criteri generali, […] preventivamente adottati dalle regioni.» Da qui la necessità di prestare attenzione, innanzi tutto alla Provincia. E’ quest’ente che deve indicare «le modalità operative per la predisposizione e la successiva discussione e definizione delle proposte avanzate dai soggetti.»

11. – Infatti, la Provincia di Milano s’era mossa. L’Assessore all’istruzione il 2 agosto aveva mandato ai Comuni una circolare (prot. 0130206), avente per oggetto proprio l’argomento «attuazione del decreto legge n. 98/2011».
Cosa diceva il documento? Dopo aver fissato la scadenza (il Piano, approvato con deliberazione di Giunta municipale deve essere trasmesso entro il 15 Ottobre alla Provincia), comunicava un’importante precisazione della Regione:

«il numero minimo di studenti previsto dalla norma (1.000 alunni) è da riferirsi alle istituzioni che devono acquisire l’autonomia; pertanto non riguarda gli istituti comprensivi già esistenti

«Bingo!…» esclamai «Così la norma non riguarderebbe i “vecchi” istituti comprensivi, ma i “nuovi”, quelli che si formerebbero dalla soppressione delle direzioni didattiche e delle scuole medie esistenti. Per Cologno questo significherebbe che gli istituti comprensivi Boccaccio e Montale, essendo “già esistenti” da oltre un decennio, potrebbero essere esclusi dall’attuale revisione del Piano di dimensionamento. Ottimo. Ma se lasciamo fuori dal Piano queste due scuole, con chi aggreghiamo il Terzo Circolo? Perché per il Secondo e la media di Via Toti, non c’è problema. E’ da anni che professori e un po’ di genitori chiedono di accorparsi. La stessa cosa, grosso modo, si può fare col Quinto Circolo e la media di Via Volta… Ma i quattro plessi di Via Liguria con chi li mettiamo?…»

Mi facevo queste domande, senza entrare nel merito dell’interpretazione della legge, data da Regione Lombardia. Un’interpretazione tutta politica; smentita, ad esempio, dal Direttore Generale del MIUR: «Per facilitare l’intervento di dimensionamento, che deve peraltro coinvolgere anche degli istituti comprensivi già in funzione…» (Nota prot. n. 8220 del 7.10.2011, indirizzata ai Direttori generali degli Uffici scolastici Regionali). Ovvio. Come si fa a tenerli fuori? Cologno ne era la dimostrazione concreta. Ammettiamo, però, che sia possibile: è giusto avere nella stessa città un istituto comprensivo con 600 alunni (solo perché esistente da un decennio) e a meno di un chilometro un altro, magari, col doppio degli alunni?…
Formigoni, invece di cincischiare con le norme non avrebbe fatto meglio a chiederne la sospensione, così come stavano facendo altre Regioni? Si è andati avanti, invece, con un colpo al cerchio ed uno alla botte.
Per noi la situazione si complicava. Oltre al dilemma del formare tre o quattro istituti, ne emergeva un altro: tener fuori dal Piano tutti e due gli istituti comprensivi esistenti o tenerne uno solo?… E, in aggiunta a ciò, la spada di Damocle del chi attribuisce l’autonomia alle scuole.

12. – Il 15 settembre tornai ad incontrarmi coi dirigenti. Dopo i saluti di circostanza e gli auguri di buon anno scolastico (che Gelmini ce la mandi buona!), regalai una copia della circolare provinciale ad ognuno dei presenti: «Cari amici, il gioco si fa più avvincente. Secondo questa indicazione, tenendo fuori i due istituti comprensivi, teoricamente potremmo formare cinque istituzioni scolastiche. Peccato che le scuole medie siano soltanto quattro. Come facciamo a sopprimere la direzione didattica di Via Liguria? Toti va con Lombardia, Vespucci con Volta, Boccaccio resta ferma al palo e, se lo resta anche Montale, con chi va Liguria?… Liguria che, lo sapete, è a meno di trecento metri della scuola media Marconi…»

La dirigente, nuova arrivata, del Montale prese la parola: «Caro assessore, è vero che stando alla circolare provinciale, il mio istituto potrebbe essere escluso dal Piano; ma, avendo soltanto 600 alunni, capisco che devo prendermi qualche plesso scolastico del Terzo. Propongo Pisa: materna ed elementare e arrivo a 880 alunni; lo stesso numero, all’incirca, di quelli del collega dell’istituto comprensivo Boccaccio. La scuola elementare Liguria e la materna Umbria andranno con altri…»

«Ma non se ne parla neppure!…» interruppe con una certa veemenza la dirigente incaricata del Terzo che l’anno scorso dirigeva il Montale: «Tu sei arrivata adesso e non conosci la storia di Cologno. Gli alunni di quinta della scuola elementare Liguria si iscrivono tutti alla media Marconi del tuo istituto comprensivo e gli insegnanti fanno da sempre progetti educativi comuni… Scorporare il Terzo Circolo sarebbe un atto esecrabile. Non si rispetterebbe nessuna continuità né territoriale, né educativa. Lo so che accorpando il Terzo col Montale, il totale degli alunni da gestire è 1.363; ma, se non si può fare diversamente, meglio un “mostro” che spedire alunni ed insegnanti di qua e di là!…»

Intervenne l’uno, intervenne l’altro. «Ma sì, collega!… Vediamo un po’… Proviamo a spostare questo plesso che ha 164 alunni sommati con quegli altri arriviamo a 1.151; Liguria potrebbe andare con Boccaccio… No!.. No!…» Il drammatico parapiglia continuò così fino a mezzogiorno. Al termine, una sola cosa risultava chiara: i rappresentanti delle istituzioni scolastiche o optavano per la conservazione della situazione esistente o, al massimo, avrebbero voluto aggregarsi con le scuole territorialmente vicine. Siccome la situazione esistente non era possibile conservarla per legge (salvo qualche forma di “disobbedienza” o di attesa, però respinte da tutti i presenti) e 5 istituzioni non era possibile farle perché le scuole medie erano soltanto 4, la maggioranza tendeva ad attestarsi su questo “ragionevole” numero.

«Per concludere, cari colleghi, direi che la proposta maggiormente condivisa è quella di formare nella nostra città 4 istituti comprensivi. La situazione non è bella, forse non riusciremo ad evitare del tutto dei “mostri” istituzionali, però si può cercare di indicare le migliori aggregazioni possibili, tenendo conto dei criteri individuati nella riunione del 15 luglio. Propongo per questo che si formi un gruppo di lavoro…»
Il 15 settembre era giovedi. Lunedì 19 era convocato il Consiglio Comunale. In apertura, mi ritrovai a dover rispondere a un’interpellanza urgente sul dimensionamento ottimale delle istituzioni scolastiche. I due consiglieri dell’UDC-Cologno nel cuore, avevano saputo che il Terzo Circolo correva il rischio di non essere accorpato in toto col Montale e si schieravano a favore della costituzione di tre istituti comprensivi.

13. – Da quel momento in poi, i termini della questione erano definiti. Bisognava soltanto avviare il percorso democratico e il relativo processo di sensibilizzazione in tutte le sedi possibili: riunioni di maggioranza, riunioni della commissione consiliare quarta, seduta della Consulta della scuola, relazione per la Giunta, ulteriore incontro coi dirigenti ed eventualmente con presidenti e rappresentanti di consigli di circolo/istituto, stesura di comunicati e articoli, ecc. Bisognava, inoltre, tenere conto di come, a mano a mano, cresceva l’attenzione intorno al problema e di quali soluzioni venivano prospettate.

La data di scadenza per la presentazione alla Provincia delle proposte era il 15 ottobre. Il 19 la Giunta di cui faccio parte ha deliberato l’atto di indirizzo. La Premessa, lunga due pagine, è parte integrante e sostanziale del provvedimento. Non solo si richiamano, come è ovvio, articoli di Decreti Leggi o di Leggi, circolari del MIUR, note della Provincia di Milano, della Regione Lombardia, dell’ANCI, e così via, si sottolinea che la deliberazione è assunta “nelle more della definizione dei criteri” di ottimale dimensionamento delle istituzioni scolastiche; criteri che dovrebbero essere definiti a livello nazionale dalla Conferenza Stato-Regione. Se i criteri non saranno “almeno 1.000 alunni”, se non sarà obbligatorio formare tutti istituti comprensivi, se…

Temo che ci siano troppi se. Soprattutto temo che con questo Governo, la situazione (sociale, economico-finanziaria, scolastica, culturale) non migliorerà nemmeno di una virgola. E noi a Cologno, dal prossimo anno scolastico, ci terremo probabilmente i quattro istituti comprensivi che abbiamo deliberato. Il primo avrà 882 alunni, il secondo 1.151, il terzo 1.201, il quarto 1.013. Una differenza tra il più numeroso e il meno di oltre 300 alunni. Quasi tutte le scuole di Via Liguria andranno, come proponevano, col Montale. Soltanto un loro plesso di scuola materna, quello di Viale Umbria, andrà, certamente a malincuore, con viale Lombardia. E’ un po’ distante e dovranno cominciare un’altra storia. Non so se riusciranno a farsene una ragione. Io stesso ogni giorno faccio fatica. E’ triste, molto triste. Non è la ragione che desideriamo e mortifica i nostri progetti di scuola e di società.

* * *

Materiali sul dimensionamento scolastico

Un autentico mostro giuridico e procedurale
A prescindere dalla incostituzionalità, denunciata da numerose Regioni, presso l’Alta Corte, la norma proposta è un autentico mostro giuridico e procedurale“: così Osvaldo Roman, che argomenta la sua affermazione in un lungo e documentatissimo articolo apparso qui.

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Cosa cambierebbe nella didattica
“Cambierebbe tutto” dice Sergio Roncarati, preside della scuola elementare Morosini di Milano. “Con quelle dimensioni diventa impossibile mantenere i rapporti con gli alunni, e con gli insegnanti. Come faremo a partecipare ai consigli di classe, per esempio? Diventa impossibile seguire da vicino i problemi degli alunni, le difficoltà della didattica, i colloqui con i genitori. Non rimarrebbe nulla, solo un’apnea di pratiche burocratiche per riuscire a tenere insieme tutto”.

*

Cosa ne dicono le Regioni
Le Regioni chiedono 3 anni di tempo. Le manovre in corso (leggi di stabilità e di bilancio per il 2012 e poi l’emendamento europeo) aggiungono altri tagli ed altre invasioni di campo.

Le Regioni, riunite il 27 ottobre scorso nella Conferenza delle Regioni, hanno approvato un documento sul ridimensionamento della rete scolastica previsto dalla legge 111 di quest’estate con il quale chiedono al Miur tre modifiche di attuazione.

Le Regioni chiedono in via preliminare che il parametro numerico relativo al dimensionamento (1000 alunni e 500 alunni per comuni montani, piccole isole o con specificità linguistica) venga inteso come media regionale e non applicato al singolo istituto comprensivo. Sulla base della nota ministeriale del mese scorso sembra che la richiesta possa essere accolta.

Chiedono anche di soprassedere alla costituzione generalizzata di istituti comprensivi, confermando le direzioni didattiche e le sedi principali di scuola secondaria di I grado che attualmente sono già dimensionate secondo i nuovi parametri (mille alunni in via ordinaria e 500 per comuni montani, piccole isole o con specificità linguistica). Anche questa richiesta appare logica e potrebbe portare ad una intesa con il Miur.

Infine la Conferenza delle Regioni ha chiesto al Miur che il piano di dimensionamento venga realizzato nell’arco del triennio 2012-2015.
(vedi qui)

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Cosa ne dicono i presidi
Anche i presidi delle scuole si indignano. Ma non certamente per simpatia con gli indignados dei cortei romani. In applicazione della manovre finanziaria, l’organico dei dirigenti scolastici diminuirà di 3.138 con aggravio del carico di lavoro e ancora viene negata la perequazione interna ed esterna.
Nell’arco di due mesi in rapida successione abbiamo assistito a un taglio delle presidenze pari a 1812 con il primo decreto di agosto (art. 19 del D.L 98) , subito dopo aggravato dall’allegato al bilancio 2012 che apporta un ulteriore taglio di 1331 unità mediante l’artificio dell’innalzamento della soglia minima degli istituti comprensivi a 600 e 400 studenti.
Per i dirigenti scolastici il calcolo per montante della riduzione di spesa per il 2012-13 è pari a 251.115.312 milioni di euro.
(vedi qui)

*

Operazione di riduzione secca della spesa per l’istruzione
L’idea è forte. L’istituto comprensivo rappresenta la “via italiana” alla scuola di base. Non butta all’aria le tradizioni gloriose di scuole dell’infanzia, elementari e medie (ciascuna gelosissima della propria identità), ma le invita a ripensarsi in un comune progetto pedagogico, in una idea condivisa di scuola dai 3 ai 14 anni (e sarebbe bello arrivare fino a 16 anni, come nei paesi scandinavi). Sappiamo che a 14 anni i destini “sociali” dei ragazzi sono già segnati… Diventa indispensabile rafforzare la formazione di base, quella comune, sulle competenze fondamentali di cittadinanza: il leggere, scrivere, far di conto per il terzo millennio. Una bella impresa, che potrebbe ricaricare le pile alquanto esaurite dei docenti della scuola italiana (da troppi anni, ormai, alle prese solo con cattive notizie).

Invece, l’impressione è che il gioco sia di altro tipo, lontano da queste nobili ragioni; che il blitz dell’art. 19 della manovra estiva (Legge 111/2011) abbia imposto la generalizzazione dell’istituto comprensivo per ragioni economiche, a prescindere da una riflessione approfondita sulle condizioni che possono renderlo un modello di qualità.
Infatti:
il Governo ne fa una operazione di riduzione secca della spesa per l’istruzione (introducendo la soglia capestro dei mille alunni “minimi” per godere dell’autonomia) e lucrando sui posti di dirigente che vengono meno;
le Regioni fanno le prove di un “federalismo” ancora acerbo, intentando ricorsi seriali alla Corte Costituzionale, per rivendicare le loro posizioni;
gli Enti locali “manovrano” spesso secondo convenienza, quando invece si tratta di ridisegnare il volto di paesi e città;
i dirigenti scolastici vorrebbero “decifrare” l’oggetto “comprensivo, ma sembrano preoccupati soprattutto della complessità di un modello organizzativo che rimette in discussione assetti consolidati e crea stress in uffici di segreteria sempre più striminziti (come se non bastassero le reggenze)…
(vedi qui)

*

L’ultima dal governo
(Giuseppe Picca, Sottosegretario di Stato per l’istruzione, l’università e la ricerca, rispondendo a un’interpellanza dell’on. Maria Coscia)
Preliminarmente, si rappresenta che, essendo già stati a suo tempo definiti i piani di dimensionamento per il corrente anno scolastico 2011-2012, la nuova normativa potrà trovare applicazione dall’anno scolastico successivo.
Si conviene con l’onorevole interpellante che le operazioni relative ai piani di dimensionamento debbano essere svolte in tempi adeguati di consultazione tra i vari soggetti coinvolti, in modo da consentire che sui piani stessi venga raggiunta la più ampia condivisione possibile.
A tal fine, si comunica che, proprio in considerazione della delicatezza e della complessità della materia, sono in corso interlocuzioni per l’apertura di un tavolo con la Conferenza unificata. Il Ministero, da parte sua, metterà a disposizione dati ed elementi utili alla definizione del piano di dimensionamento che ogni regione dovrà elaborare allo scopo di ottemperare alla disposizione.
Quanto ai ricorsi presentati da alcune regioni circa la legittimità costituzionale dell’articolo 19, commi 4 e 5, del citato decreto-legge n. 98 del 2011, cui l’onorevole interpellante fa cenno, si fa presente che il Ministero sta predisponendo la memoria per la difesa innanzi alla Corte costituzionale.
(vedi qui)

*

Hanno dedicato una pagina al dimensionamento scolastico, con raccolta di documenti, materiali e interventi, PavoneRisorse e ReteScuole. Molti materiali anche nel sito della Flc-Cgil.

* * *

La settimana scolastica

Una nuova tornata di tagli sta per abbattersi sulla scuola, il dimensionamento di cui si parla in questa puntata di vivalascuola, e altri ne promette il premier nella lettera di intenti sui provvedimenti anticrisi indirizzata all’Unione Europea, con operazioni come questa:

L’accountability delle singole scuole verrà accresciuta (sulla base delle prove INVALSI), definendo per l’anno scolastico 2012-13 un programma di ristrutturazione per quelle con risultati insoddisfacenti

Netto il commento di Francesca Puglisi, responsabile Scuola della segreteria Pd:

fa rabbrividire, tra le misure, il punto che riguarda la scuola. Parlando di “promozione e valorizzazione del capitale umano” si annuncia un piano di ristrutturazione per l’anno scolastico 2012-2013 per quelle scuole che raggiungono risultati insoddisfacenti ai test Invalsi.

La crisi nel frattempo ci fornisce nuovi numeri su cui riflettere, sulla base di dati Istat il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) a settembre è salito al 29,3%, dal 28,0% di agosto. Si tratta del dato più alto dal gennaio 2004.

Se ci si domanda chi colpisca maggiormente la crisi, un indizio ce lo dà un’indagine di Cittadinanzattiva: nel nuovo millennio in Italia il 25% dei bimbi non riesce ad accedere agli asili nido comunali. La situazione peggiora al Sud. In Sicilia a restare fuori è il 42% dei bimbi. Ma anche in Toscana e Puglia la situazione è grave, e la percentuale dei piccoli in lista d’attesa è del 33%.

Qualche particolare ci arriva anche da un’inchiesta de la Repubblica, dedicata ai giovani avvocati che, ottenuta la laurea, si scontrano con una realtà fatta di pochi soldi e tanta fatica. Ben oltre i 30 anni sono costretti a vivere con l´aiuto dei genitori.

Sarà il caso di dare seguito a questa modesta proposta?

Andando alla cronaca, sono state fissate le date delle prove scritte del concorso per dirigenti scolastici: si svolgeranno contemporaneamente su tutto il territorio nazionale i prossimi 14 e 15 dicembre.

Nel frattempo si è chiusa l’opera di revisione della prova preselettiva del concorso che anche in questa fase non è stata un esempio di alta efficienza, nonostante le continue, interessate sottolineature del presidente del Formez Amalfitano circa il livello di efficienza e di affidabilità garantito dalla sua struttura alle procedure concorsuali: 15 giorni per revisionare 33.531 schede non sono pochi.

Adesso i direttori generali regionali sono in attesa di ricevere dal Miur gli elenchi ufficiali dei 9111 ammessi, ripartiti per ciascuna regione per il completamento delle procedure concorsuali.

Ma i problemi non sono ancora finiti. Mentre continuano le polemiche sulle modalità di svolgimento della prova preselettiva e mentre piovono ricorsi, nuove polemiche si prevedono per un’ulteriore “distrazione” del Miur, che nel dpr n. 140/2008dimenticò” di indicare il tempo concesso per lo svolgimento dell’elaborato scritto e le caratteristiche della prova.

Sul fronte del precariato, pare che “il Tirocinio Formativo Attivo (TFA), nel modo in cui verrà strutturato, sarà un vero e proprio inganno per tutti, così come è ingannevole il fatto stesso di annunciarlo continuamente senza poi riuscire a realizzarlo” (vedi qui). Su richiesta delle organizzazioni sindacali, si è tenuto il 3 novembre 2011 un incontro al Miur per affrontare le questioni relative all’attivazione dei corsi, ma restano insolute molte questioni che ne ritardano l’avvio. Fra l’altro i posti concessi dal Miur pare siano molto meno di quelli attesi. Qui un ricco aggiornamento sulla questione.

Altri guai il ministro Gelmini li ha con i tribunali, adesso rischia di essere commissariata sulle classi pollaio. Accadde anche con le graduatorie ad esaurimento e il governo fu costretto ad adeguarsi. Questa volta è il Codacons a mettere alle strette il ministro. Se entro dieci giorni non farà pervenire al Tar Lazio il Piano di riqualificazione dell’edilizia scolastica, il giudice amministrativo, quasi certamente, farà scattare la sanzione che colpisce le amministrazioni pubbliche che non hanno dato seguito ad una sentenza dei giudici.

Ma il risparmio è davvero in cima ai loro pensieri?. Se lo chiede Salvatore Nocera, commentando una serie di sentenze del TAR che stanno condannando il Comune di Palermo a risarcire i danni esistenziali dovuti al ritardo nell’assegnare l’assistenza specialistica agli alunni con disabilità (vedi qui).

Se lo chiederanno anche i supplenti temporanei, per i quali la situazione è critica in diversi istituti milanesi. Questi insegnanti, a differenza di quelli di ruolo o con incarichi annuali che ricevono lo stipendio direttamente dal ministero, vengono pagati dalle scuole, che per le supplenze brevi hanno un budget assegnato dal ministero. Ma se quel denaro arriva tardi o non basta, addio paga per maestri e professori. Adesso tanti sono senza stipendio da mesi.

Intanto il ministro dell’Istruzione in una importante intervista parla fra l’altro del suo primo amore:

Avevo 18 anni e lui qualche anno di più. Vendeva fiori sul lago di Garda e incominciò a mandarmi fiori tutti i giorni, riempiendoci la casa per circa sette mesi. Meraviglioso… Ma a un certo punto l’ho chiamato, dicendogli di smettere.

Forse perché il ministro è occupato in altro o forse per l’aria di smobilitazione del governo in carica, fervono le proposte di programmi alternativi per la scuola: da parte del sindaco di Firenze Matteo Renzi, che pare si sia fatto ispirare da Giorgio Gori; da parte della Compagnia delle Opere; da parte di Marina Boscaino, la cui proposta Stefano Stefanel reputa

un contributo che vada letto attentamente perché frutto di una lucida intelligenza e di una preparazione puntuale… dovrebbe essere verificato sul campo. Non so se sarà possibile. Ma sarebbe interessante vederlo alla prova dei fatti.

Un’altra dichiarazione del ministro Gelmini è per invitare i lavoratori a non scioperare:

Non sarà certo la piazza a fermare la speculazione e l’attacco dei mercati alla nostra economia. Il sindacato è bene che lo sappia e ci ripensi. Al contrario è l’ora della responsabilità, della coesione nazionale e della decisione. L’ora delle riforme liberali: perché dal male nasca il bene del Paese.

Ciononostante anche nel mese di novembre sono in vista mobilitazioni nel mondo della scuola, dopo le manifestazioni degli studenti del 3 novembre. Il 12 novembre mobilitazione della Gilda contro il taglio degli organici e il blocco degli scatti stipendiali. Il 15 novembre ci sarà una giornata di mobilitazione nazionale dell’università indetta da ADI, ADU, ANDU, CISL-Università, CNRU, CNU, CoNPAss, FLC-CGIL, LINK, RETE29Aprile, SUN, UDU, UGL-Università, UIL-RUA, USB-Pubblico impiego, per un nuovo modello di sviluppo economico e sociale, rilanciare l’innovazione e una reale politica di diritto allo studio. Per il 17 novembre è indetto uno sciopero generale da Cobas e Cub. Infine USB, SLAI COBAS, CIB-UNICOBAS e SNATER hanno indetto lo sciopero generale di tutte le categorie pubbliche e private per l’intera giornata del 2 dicembre 2011.

* * *

Vademecum di resistenza alla scuola della Gelmini approntato da ReteScuole.

Per chi vuole approfondire, ReteScuole ha raccolto le iniziative legislative estive del governo che riguardano la scuola. Su PavoneRisorse si può leggere una approfondita analisi delle ricadute sulla scuola della finanziaria di agosto 2011.

Il decreto Brunetta qui.

Il vademecun della CGIL sulle sanzioni disciplinari qui.

Tutte le “riforme” del ministro Gelmini.

Per chi se lo fosse perso: Presa diretta, La scuola fallita qui.

Guide alla scuola della Gelmini qui.

Le circolari e i decreti ministeriali sugli organici qui.

Un manuale di resistenza alla scuola della Gelmini qui.

* * *

Dove trovare il Coordinamento Precari Scuola: qui; Movimento Scuola Precaria qui.

Il sito del Coordinamento Nazionale Docenti di Laboratorio qui.

Cosa fanno gli insegnanti: vedi i siti di ReteScuole, Cgil, Cobas, Gilda, Cub.

Finestre sulla scuola: ScuolaOggi, OrizzonteScuola, Aetnanet. Fuoriregistro

Spazi in rete sulla scuola qui.

(Vivalascuola è curata da Nives Camisa, Alessandro Cartoni, Giorgio Morale, Roberto Plevano, Lucia Tosi)

4 pensieri su “Vivalascuola. Appunti d’assessore. Il dimensionamento scolastico

  1. Grazie Salzarulo, per aver raccontato in modo così preciso una realtà molto complessa che riguarda il dimensionamento. E’ riuscito a mettere bene in evidenza le ragioni di tutti. Non vedo commenti e mi chiedo come mai. Probabile che la quastione interessi solo i dirigenti? E’ così solo in apparenza in realtà questa situazione riguarda tutti noi in un ottica di tagli alla spesa pubblica. Ci siamo forse tutti già rassegnati? Spero di no.

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  2. Cara Villa, grazie a te per l’intervento. Non credo che siamo rassegnati. E’il destino di tutti, la situazione generale che forse ci sovrasta. La scuola pubblica, comunque, sta pagando un prezzo enorme…

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  3. Grazie del passaggio, Angela, e grazie a Donato di questo resoconto che unisce racconto informazione e riflessione.

    E’ vero, Angela, Donato offre tanti spunti che meriterebbero discussione e approfondimento. Forse siamo tutti in attesa, tra una ministra che sta traslocando dopo una gestione disastrosa dell’istruzione pubblica e un futuro che presenta anch’esso elementi di preoccupazione, visto che tra le 39 domande che l’Europa rivolge all’Italia per risolvere la situazione attuale di crisi ci sono queste riguardanti la scuola che non lasciano un gran sperare:

    – Come verranno ristrutturate le scuole con risultati insoddisfacenti nelle prove INVALSI?
    – Quali incentivi saranno messi in campo per valorizzare il ruolo degli insegnanti?
    – Come migliorerà la competizione tra università?
    – Cosa si intende per “più spazio di manovra” sui costi delle iscrizioni universitarie?

    Comunque il resoconto di Donato continua a essere letto a conclusione della settimana, e questo è segno di sicuro interesse per le problematiche della scuola.

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  4. Pingback: Vivalascuola. Anno scolastico 2011-2012: quando i duri cominciano a giocare, sulla pelle nostra « La poesia e lo spirito

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