Fidel

Articolo e intervista di Marino Magliani e Giovanni Agnoloni

Gordiano Lupi (Piombino, 1960). Direttore Editoriale delle Edizioni Il Foglio Letterario. Collabora con La Stampa di Torino come traduttore del blog di Yoani Sánchez. Direttore della collana di narrativa latinoamericana Célebres Inéditos di Edizioni Anordest. Ha tradotto i romanzi del cubano Alejandro Torreguitart Ruiz: Machi di carta (Stampa Alternativa, 2003), La Marina del mio passato (Nonsoloparole, 2003), Vita da jinetera (Il Foglio, 2005), Cuba particular – Sesso all’Avana (Stampa Alternativa, 2007), Adiós Fidel – all’Avana senza un cazzo da fare (A.Car, 2008), Il mio nome è Che Guevara (A.Car, 2009), Mister Hyde all’Avana (Il Foglio, 2009) e Il canto di Natale di Fidel Castro (Il Foglio, 2010).
Tra i suoi molti lavori ricordiamo: Nero Tropicale (Terzo Millennio, 2003), Cuba Magica – conversazioni con un santero (Mursia, 2003), Cannibal – il cinema selvaggio di Ruggero Deodato (Profondo Rosso, 2003), Un’isola a passo di son – viaggio nel mondo della musica cubana (Bastogi, 2004), Quasi quasi faccio anch’io un corso di scrittura (Stampa Alternativa, 2004 – due edizioni in un anno), Orrore, erotismo e pornografia secondo Joe D’Amato (Profondo Rosso, 2004), Tomas Milian, il trucido e lo sbirro (Profondo Rosso, 2004), Serial Killer italiani (Editoriale Olimpia, 2005), Nemici miei (Stampa Alternativa, 2005), Le dive nude – Il cinema di Gloria Guida e di Edwige Fenech (Profondo Rosso, 2006), Il cittadino si ribella: il cinema di Enzo G. Castellari – in collaborazione con Fabio Zanello – (Profondo Rosso, 2006), Filmare la morte – Il cinema horror e thriller di Lucio Fulci (Il Foglio, 2006), Orrori tropicali – storie di vudu, santeria e palo mayombe (Il Foglio, 2006), Almeno il pane Fidel – Cuba quotidiana (Stampa Alternativa, 2006), Sexy made in Italy – le regine del cinema erotico degli anni Settanta (Profondo Rosso, 2007), Coppie diaboliche – dal delitto di Marostica al giallo di Omegna – 34 casi di «crimine a due» 1902-2006 (in collaborazione con Sabina Marchesi – Editoriale Olimpia, 2008), Dracula e i vampiri (in collaborazione con Maurizio Maggioni – Profondo Rosso, 2008), Avana killing (Sered, 2008 – in edicola), Mi Cuba (Mediane, 2008), Delitti in cerca d’autore (I.D.I., 2008 – in edicola), Fernando di Leo e il suo cinema nero e perverso (Profondo Rosso, 2009), Fellini – A cinema greatmaster (Mediane, 2009), Cozzi stellari – Il cinema di Lewis Coates (Profondo Rosso, 2009), Per conoscere Yoani Sánchez (Il Foglio, 2010), Velina o calciatore, altro che scrittore! (Historica, 2010), Tinto Brass – il poeta dell’erotismo (Profondo Rosso, 2010), Laura Gemser (Profondo Rosso, 2011), Storia del cinema Horror Italiano – vol.1 – Il Gotico (Il Foglio, 2011), Fidel Castro – biografia non autorizzata (A.Car, 2011), Storia del Cinema Horror Italiano – vol. 2 – Dario Argento e Lucio Fulci (2011). Cura la versione italiana del blog Generación Y della scrittrice cubana Yoani Sánchez e ha tradotto per Rizzoli il suo primo libro italiano: Cuba libre – Vivere e scrivere all’Avana (2009). I suoi romanzi noir più recenti sono: Sangue Habanero (Eumeswill, 2009) e Una terribile eredità (Perdisa, 2009). Pagine web: www.infol.it/lupi. E-mail per contatti: lupi@infol.it. Ha preso parte ad alcune trasmissioni TV come Cominciamo bene le storie di Corrado Augias (libro Serial killer italiani), Uno Mattina di Luca Giurato (libro Serial killer italiani), Odeon TV (trasmissione su Serial killer italiani), La Commedia all’italiana su Rete Quattro (dove ha parlato di Gloria Guida e di commedia sexy), Speciale TG1 di Monica Maggioni (tema Cuba e Yoani Sánchez), Dove TV a tema Cuba. È stato ospite di alcune trasmissioni radiofoniche in Italia e Svizzera per i suoi libri e per commenti sulla cultura cubana. I suoi libri sono stati oggetto di numerose recensioni e segnalazioni che si possono leggere al sito http://www.infol.it/lupi.

– Gordiano, devo dirti che ho sempre preso con le molle le opere, biografie non autorizzate, saggi, di intellettuali italiani e non, su figure politiche con le quali lo scrittore non si trova granché allineato. Il rischio è evidente. Questa è stata l’impressione che ha anticipato la mia lettura del tuo Fidel. Un pregiudizio naturalmente. Devo ricredermi. La prima cosa che salta fuori leggendo il tuo Fidel è l’onestà di pensiero di Lupi scrittore. Nessun gossip, nessun Fidel inedito, nessun Fidel distrutto a prescindere, ma la storia di un vizio, quello della dittatura, che vien prima del comunismo, anzi che si serve del comunismo. E accanto alla storia del colpevole, quella del concorso in colpa: l’America, la corruzione. E su tutto Cuba.

Era proprio quello che volevo fare. Non amo i libri politici e le invettive ideologiche. Ne ho lette molte scritte da cubani che vivono in esilio, le trovo stucchevoli e poco credibili. Il diavolo non va dipinto peggiore di come si manifesta. Basta dire che si tratta del diavolo. Tra l’altro quando si scrive una biografia esiste sempre una certa simpatia per il personaggio storico, dovuta a fattori imponderabili. Inutile negare che da giovane ho subito il fascino di Fidel Castro e che riesco ancora oggi a separare il bene dal male nella sua gestione politica di Cuba.

– Il rapporto tra Fidel e il padre, proprietario terriero ( la madre di Fidel è una serva che solo in seguito il padre ha sposato ) è conflittuale, un padre che si è sempre disperato per questo figlio “costretto dalla storia” a scegliere un’epica di fughe, assalti disperati e quasi infantili a caserme e naufragi.

Questa cosa unisce Fidel Castro a Che Guevara. Pure l’argentino ha sempre vissuto un rapporto conflittuale con il padre, un borghese peronista che non condivideva l’ardore rivoluzionario del figlio. Fidel Castro fa di peggio: una volta al potere, tra le sue prime mosse troviamo l’esproprio delle terre paterne per dare vita alla riforma agraria. Era ancora un Fidel idealista, tra l’altro condivisibile.

– Il tuo libro si legge come un’epopea partigiana, ma qui sta la tua bravura, non di parte. Fidel ne esce fuori a tratti come un uomo che ha dalla sua una fortuna immensa, una specie di Paperoga che si salva da qualsiasi situazione, con un pugno di uomini, falciati da fame, tradimenti, paludi, diserzioni, proiettili governativi. Ma nello stesso tempo un uomo durissimo.

Fidel Castro è un uomo che ha sempre avuto un solo obiettivo: la conquista del potere. Apprezzava Mussolini e Peron, aveva tutte le caratteristiche del classico caudillo latinoamericano, cosa che in seguito ha dimostrato ampiamente. Il comunismo è stato un mezzo per raggiungere uno scopo. Non si può negare, però, che la conquista del potere abbia avuto momenti eroici e che ci sia stata una grande condivisione popolare dei suoi obiettivi.

– Che Guevara, vince chi spara. Qui il re è nudo. Ne esce la figura di un uomo tenacissimo, ma pieno di ossessioni, con esecuzioni tremende. Era solo la guerra?

Che Guevara non è un santo né un asceta votato alla causa, come lo vuol far apparire la retorica rivoluzionaria. È un uomo duro e spietato con chi non condivide le sue idee e con chi tradisce la Rivoluzione. Capace di dare del brutto frocio a uno scrittore come Virgilio Piñera, di giustiziare a sangue freddo un traditore e di ordinare le esecuzioni alla Cabaña dopo processi sommari. Al tempo stesso è un simbolo di coerenza politica e di dedizione alla causa, capace di morire per le sue idee. Resta un esempio, nonostante tutto. E i cubani lo amano ancora. Yoani Sánchez ha scritto di lui: “Se fosse ancora vivo sarebbe in prima linea contro il regime e guiderebbe la dissidenza”.

– Sto traducendo, e tu lo sai, Montaner, dove salta fuori questa paranoia del Controspionaggio, dell’onore del singolo che dev’essere quello di tutti. Ora è giusto che tu mi parli di Cuba, della tua Cuba.

Non ce la faccio mica con una risposta breve. Mi servirebbe un intero libro…
Sintetizzo al massimo, partendo dalla distruzione di due luoghi comuni. La sanità ha attraversato un periodo felice durante gli anni del sussidio sovietico, ma adesso è in condizioni deficitarie. Gli ospedali mancano di medicinali e generi di conforto, non si trovano le aspirine e i degenti devono portare da casa lenzuola e ventilatori. I medici sono di alto livello ma non dispongono di attrezzature e sono pagati malissimo. L’educazione sta attraversando una fase calante e la qualità dei professori è sempre più scadente, anche perché sono retribuiti in maniera simbolica. Le strutture scolastiche sono cadenti e mancano persino le cose fondamentali per portare avanti i programmi. Il problema più grave resta l’indottrinamento ideologico e una scuola che serve soprattutto a creare consenso per il regime, santificando la Rivoluzione. Un laureato vive momenti di frustrazione, perché non riesce a ottenere un lavoro adeguato agli studi compiuti. Un cameriere guadagna più di un laureato solo con le mance, mentre un tassista ha un tenore di vita più alto di un medico. È inutile studiare filologia o giornalismo se non esiste libertà di espressione del pensiero. A Cuba mancano le case. In uno spazio ridotto convivono tre generazioni di cubani, che si dividono le stanze di piccoli appartamenti generando conflitti quotidiani. Molti giovani scappano da Cuba per fuggire da questa situazione. Il problema quotidiano di ogni cubano è cosa mettere in tavola, si vive una situazione di notevole schizofrenia economica, perché gli stipendi sono pagati con il peso cubano (che non vale niente) e la gran parte dei generi alimentari va acquistata con il peso convertibile (pari al dollaro). Il ricorso al mercato nero è frequente, così come esiste la necessità di rubare allo Stato per andare avanti. In ogni caso a Cuba la voce popolare si sta alzando con forza sempre maggiore. Per strada si sentono critiche profonde e serrate nei confronti del governo e del modello politico. Manca la possibilità di riunirsi liberamente per progettare qualcosa di più importante. Sono sicuro che in caso di libere elezioni Raúl Castro non avrebbe nessuna possibilità di vittoria… Sono idee di Yoani Sánchez, che sottoscrivo parola per parola.

– E la tua Cuba letteraria, Amir Valle, Medina, Pedro Juan Gutiérrez, Montaner, ma anche le donne, la Sánchez…

La mia Cuba letteraria è quella di chi si oppone al regime e ha il coraggio di parlare a voce alta dicendo le cose che non vanno, descrivendo la vita quotidiana. Al gruppo aggiungerei Edoardo Manet, Leonardo Padura Fuentes, Felix Luis Viera (ho tradotto La patria è un’arancia), Heberto Padilla (Fuori dal gioco) Abilio Estevez e molti altri autori che scrivono dall’esilio. Yoani Sánchez – oggi come oggi – è la scrittrice più importante, perché molto nota all’estero e perché ha il coraggio di scrivere vivendo all’interno di una realtà mostruosa, esplorandone le viscere (tanto per citare José Martí). Una sua frase ricorrente: “Il mio posto non è in un altro paese ma in un’altra Cuba”. Condivido in pieno.

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