chilometro37

Le sedie sono addossate al muro in perfetto ordine.
Incolori. Solitarie. L’aria del pomeriggio sa di deserto e di provincia. Lontano si sente il rumore di un treno. Le serrande sono tutte abbassate. Seduto su una di queste sedie, c’è un ragazzo con i calzoni corti la faccia gonfia ,che fuma nervosamente. All’improvviso ride, ma è un sorriso amaro pieno di voci che gridano solo nella sua testa. Non ci si fa neanche caso in quella solitudine ma quel ragazzo ha una storia di paura alle spalle. Nera. Terribilmente nera.
Era sempre stato ribelle Nicolino detto o’pitone per la sua abilità di sgusciare, di schivare le situazioni pericolose Un talento naturale per le occasioni mancate, per le storie che vanno dove non devono andare,inesorabilmente giù verso il fondo. Ma il tempo delle paure era cosi lontano che non riuscivi a vederlo neanche all’orizzonte. Il cielo aveva lo stesso colore del mare per tutti . Poi sono arrivate le nuvole. Tutte insieme.
Ci sono cose che mi piacciono tra i miei ricordi. Le pastiglie Valda il cinque luglio del Sarrià gli anni buttati il cielo bucato i pini marittimi i lapislazzuli gli zigomi le clessidre e le costellazioni i limoni le figurine panini Ci potevi giocare pomeriggi interi con le figurine. Sul terreno battuto con la pastora che di solito era una pietra ricavata da vecchie mattonelle e che doveva colpire o’licchetto il sasso al di sotto del quale c’erano le ambite figurine .Nicolino era il migliore tra i guaglioni e quel terreno il regno dei suoi trionfi Disegnava traiettorie impossibili e ci sapeva fare bene. Maledettamente bene .Forse i primi rancori sono iniziati là .Tra le cose che mi piacevano. Poi un giorno è scomparso.
La notte del 26 aprile 1986 il reattore numero quattro della centrale nucleare di Chernobyl esplose. Dietro una baracca piena di animali fatta di lamiere e pali di legno c’è una specie di spazio coperto alla vista da un folto mucchio di alberi. Tutt’intorno si leva forte la puzza della merda mista alle foglie cadute dai platani . Improvvisamente la terra si apre, come per magia. C’è un ragazzo completamente ricoperto di fango che perde sangue dai piedi. I suoi occhi bianchi sono le uniche stelle che splendono in quel buio. Sono gli occhi di Nicolino Qualche giorno prima è stato prelevato per strada e incappucciato con un sacco di tela nera , per essere trascinato al luogo della sua sepoltura,ancora vivo
Sapeva troppe cose e dava fastidio per quella superiorità che non gli faceva aver paura di niente Qualcuno disse che quella notte rideva mentre gli sparavano ai piedi., altri che piangeva come un bambino mentre scavava la sua fossa. Voci ,voci come quelle che corrono nella sua testa La verità è rimasta chiusa per sempre sotto quella terra insieme ai ricordi e alle figurine Tutto in una notte. Ci sono cose che non mi piacciono tra i miei ricordi Il quarto potere, il quinto ginnasio, il sangue sotto il sole,la puzza dei cavolfiori,le cattiverie,le fabbriche di pomodori,il primo bacio non dato.
Ho un piccolo elenco di parole che sembrano essere andate fuori corso
Ci penso spesso quando mi arrivano giorni in cui il sole fa fatica a bucare le nuvole
Parole imparate su quel campo di terra insieme alle regole del gioco
Come fossero vincoli assoluti in cui credere .Parole per cui ridere morire vivere litigare
Dimenticate come le vecchie mille lire Con quella faccia di Giuseppe Verdi che ti faceva compagnia e averne una soltanto in tasca, quando arrivavi al campetto ,ti bastava a farti sentire uguale a tutti gli altri bambini. Come a una frontiera Al riparo del bene e del male Due di quelle parole dell’elenco. Pure. Semplici. Elementari.

2 pensieri su “chilometro37

  1. La mia passeggiata domenicale, con il mio fidanzato, ora mio marito da 50 anni, era la discesa da S. Rocco,giù verso punta Chiapppa, tra fasce coltivate a viti e a ulivi, come nelle Cinque Terre. La mia liguria è stata saccheggiata, ma anche abbandonata. I TERRAZZAMENTI, DETTI ” FASCE”avevano bisogno di una continua manutenzione, che allora veniva eseguita con scrupolo da chi coltivava quelle strette strisce di terra, mantenendo intatti i muretti fatti di pietre che ne erano il sostegno. Queste attività sono state abbandonate , anche se il vino delle Cinque terre continua ad essere considerato pregiato.L’ abbandono dell’ agricoltura e la speculazione edilizia hanno mutato la capacità del terreno di assorbire la pioggia, che sulla Liguria è spesso torrenziale, essendo questa bella regione una lunga costa scoscesa sul mare, schiacciata dai monti retrostanti che, raffreddando l’umidità proveniente dal mare, provocano frequenti piogge, soprattutto autunnali.La vista di Vernazza, che mi è particolarmente cara, ridotta a un mare di fango, è stata per me un dolore vero, sia perle vittime, sia per la bellezza che non tornerà più.

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