68. Ti chiama

da qui

Quindi: rivali e compagni di strada, nello stesso tempo.
La scena iniziale: case diroccate, un negozio con la saracinesca chiusa e una tenda logora, piena di rattoppi.
Di che colore è la rivolta? Hai mai pensato di dare un timbro, una forma, una bandiera – un segnalino, un segnalibro – a quello che ti accade intorno?
Lui viaggiò molto, come me: cercò alleati contro quello che chiamava l’unico nemico: l’imperialismo americano.
Sulla sinistra, un ombrellone: un residuo del bar, un posto per fumare e chiacchierare, dimenticando per un attimo la vita?
Forse, più che un colore, è un suono; slogan scanditi contro il mondo, mani che applaudono all’unisono, occhi che brillano come se l’orizzonte stesse già trasfigurandosi, sotto la pressione della folla.
Sapeva di rischiare, di minare l’impalcatura collaudata di un sistema ferreo, inesorabile.
La mitragliatrice ondeggia, punta su una strettoia da cui potrebbe uscire qualcuno, all’improvviso.
Se si è sfruttati, si è sfruttati sempre: a casa, a scuola, tra le mura domestiche, perfino di notte, mentre dormi, i tuoi sogni sono sogni di sfruttato.
L’unica certezza: la rivolta non finisce con te, prosegue la marcia anche se ti uccidono, perché ha un colore inafferrabile che non riesci a distinguere come gli altri colori della vita, ognuno con la sua gradazione prevedibile, ognuno con l’intensità che lo fa essere esattamente quello che è. La rivolta non è mai quello che è, è sempre quello che vorrebbe essere.
Alternativamente, ci sono le pistole; le punti insieme a ogni porta che si apre, a ogni squarcio che immette in una stanza dove non sai se troverai l’antagonista.
Per esempio, sogni di ballare. Non l’hai mai fatto in vita tua, se non nel modo stupido di quando devi dimostrare di non essere da meno. Perché, di notte, balli così bene, quando nessuno può vederti, quando la donna che stringi ha un volto sconosciuto o già dimenticato?
L’intuizione fu quella di estendere il movimento a tutto il mondo, perché il nero è un simbolo di discriminazione e si annida in ogni parte del pianeta, si nasconde nelle pieghe più impensabili, nelle cloache della storia.
Ecco, vedi un’ombra che passa, un uomo che corre con una tuta chiara e un cappuccio da astronauta.
Oppure sogni di sposarti, perché c’è sempre un matrimonio in agguato e, quando meno te lo aspetti, appare il partner col vestito inappuntabile, il fiore all’occhiello, un profumo d’incenso che non reggi e svieni, ai piedi dell’altare.
La liberazione deve affermarsi a ogni livello e a ogni coordinata: non c’è solo il negro; c’è la donna, il diverso, il politicamente e socialmente scorretto, il rifiutato di ogni latitudine, che allunga la sua ombra sulle giornate dei vincenti.
Ora sparisce dietro l’angolo, ma tu punta, non distrarti, che da un momento all’altro ricompare sulla scena.
Oppure sogni di nuotare in un oceano senza fine: a ogni bracciata la riva è più lontana, anzi, ti accorgi che non c’è, che tutto quello che chiamavi terra è una finzione, una chimera.
Solo in questa luce nuova ti spieghi le carneficine che servono a decimare gli indesiderati di ogni risma, cancellandone il ricordo, anche se, a volte, ritornano di notte sotto forma di grido o di tuono o di abbaiare petulante di cani randagi.
Voli sui tetti con le armi in pugno, in cerca del nemico, perché un nemico c’è, questo è sicuro, uno che te la sta tirando, che non vede l’ora di fregarti, o forse sei tu che l’hai creduto ma, nell’incertezza, è sempre meglio toglierlo di mezzo.
O sogni in un momento la tua vita e ti accorgi che è leggera come una foglia d’autunno, precipita in strada pronta per essere schiacciata dalle ruote di un auto, dal tacco di una donna, da un cucciolo bastardo che si ferma ad annusarla.
Il paese miserabile non è mai uno solo: lo sfruttamento è in serie, sono merci esposte sullo scaffale della prepotenza, scontate fino all’osso; un povero, si sa, si vende per un paio di sandali.
Ce l’hai davanti, spara! E’ un’ombra che oscilla, ma se sventagli una raffica continua, lo prendi di sicuro.
A volte sogni una specie di fantasma coperto da un mantello – ricordi Belfagor? La notte non dormivi, eppure continuavi imperterrito a guardarlo, attaccato alla Tv con la paura e il desiderio che apparisse, nei saloni del Louvre.
Insomma, Malcolm m’insegnò parecchio. Anche se non sai quanto di tuo ci sia nell’altro e quanto dell’altro in te; siamo come sposi uniti per caso in cerimonie dove il primo che spara sopravvive, e magari sogna, sogna di una strada buia che s’illumina soltanto per un attimo, il tempo di guardare negli occhi qualcuno che ti chiama, ti chiama eppure, ecco, un momento dopo svanisce, non c’è più.

29 pensieri su “68. Ti chiama

  1. “il tempo di guardare negli occhi qualcuno che ti chiama, ti chiama eppure, ecco, un momento dopo svanisce, non c’è più.”

    Se mi chiamassi, sì,
    se mi chiamassi!
    Io lascerei tutto,
    tutto io getterei:
    i prezzi, i cataloghi,
    l’azzurro dell’oceano sulle carte,
    i giorni e le loro notti,
    i telegrammi vecchi
    e un amore.
    Tu, che non sei il mio amore,
    se mi chiamassi!

    E ancora attendo la tua voce:
    giù per i telescopi, da una stella
    attraverso specchi e gallerie di anni bisestili
    può venire. Non so da dove.
    Dal prodigio, sempre.
    Perché se tu mi chiami
    sarà da un miracolo,
    ignoto, senza vederlo.

    P.Salinas

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  2. “Perché, di notte, balli così bene, quando nessuno può vederti, quando la donna che stringi ha un volto sconosciuto o già dimenticato?”

    Giovanni, non ti chiamo mio, intendo bene che mai tu lo sei stato, e se una volta illusi l’anima mia con un simile pensiero, ora crudelmente son punita. Eppure ti chiamo mio; mio seduttore, mio impostore, mio nemico, mio assassino, fonte della mia sventura, tomba della mia letizia, baratro della mia felicità. Io ti chiamo mio e mi dico tua, e se queste parole lusingarono una volta il tuo orgoglio prostrato nella mia adorazione, suonino oggi come una maledizione contro di te, una maledizione per tutta l’eternità.
    Non compiacerti al pensiero che sia mia intenzione di inseguirti o di armare la mia mano d’un pugnale, per meritare così il tuo scherno! Ovunque tu fuggirai, io rimarrò sempre tua. Ritirati agli estremi confini del mondo, io rimarrò sempre tua. Ama cento altre donne, io rimarrò sempre tua; sì, nell’ora della morte sarò ancora tua.
    Le parole stesse che adopero contro di te, ti provino che io sono tua.
    Tu hai ardito ingannare una creatura fino al punto di divenire tutto per essa, fino al punto che non avrei desiderata altra gioia che d’essere tua schiava.
    Io sono tua, tua, tua: la tua maledizione.
    Tua Cornelia

    S._Kierkegaard (Diario di un seduttore)

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  3. Importante individuare la voce giusta…

    Una voce! Il mio diletto!

    Eccolo, viene saltando per i monti, balzando per le colline.

    Somiglia il mio diletto a un capriolo o ad un cerbiatto.

    Eccolo, egli sta dietro il nostro muro; guarda dalla finestra, spia attraverso le inferriate.

    Ora parla il mio diletto e mi dice: «Alzati, amica mia, mia tutta bella, e vieni!

    O mia colomba, che stai nelle fenditure della roccia,

    nei nascondigli dei dirupi, mostrami il tuo viso,

    fammi sentire la tua voce, perché la tua voce è soave, il tuo viso è leggiadro».

    Il mio diletto è per me e io per lui.

    Egli mi dice: “Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio;

    perché forte come la morte è l’amore, tenace come gli inferi è la gelosia:

    le sue vampe son vampe di fuoco, una fiamma del Signore!

    Le grandi acque non possono spegnere l’amore nè i fiumi travolgerlo”.

    Cantico dei cantici

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  4. O sogni in un momento la tua vita e ti accorgi che è leggera come una foglia d’autunno, precipita in strada pronta per essere schiacciata dalle ruote di un auto, dal tacco di una donna, da un cucciolo bastardo che si ferma ad annusarla.

    Bella la vita, che se ne va…

    Fragile, delicata, sospesa, da vivere intensamente, fino in fondo, senza sprecare nemmeno un minuto, sempre e comunque

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  5. – L’unica certezza: la rivolta non finisce con te, prosegue la marcia anche se ti uccidono, perché ha un colore inafferrabile…

    “Se mi uccidono, risorgerò nel popolo salvadoregno.
    Un vescovo morirà, ma la chiesa di Dio, che è il popolo, non morirà mai”
    Mons. O. Romero.

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  6. – O sogni in un momento la tua vita e ti accorgi che è leggera come una foglia d’autunno, precipita in strada pronta per essere schiacciata…

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  7. “Raccontami una storia, Pew.
    – Che storia, piccola?
    – Una a lieto fine.
    – Non ne troverai una in tutto il mondo.
    – Nessun lieto fine, dunque?
    – Nessuna fine.

    Jeanette Winterson – Il custode del faro

    Alle prese con una verde milonga
    Il musicista si diverte e si estenua…
    e mi avrai, verde milonga che sei stata scritta per me,
    per la mia sensibilità, per le mie scarpe lucidate…
    per il mio tempo e per il mio gusto
    mi avrai, verde milonga inquieta
    che mi strappi un sorriso di tregua ad ogni accordo,
    mentre fai dannare le mie dita…
    …io sono qui, sono venuto a suonare,
    sono venuto ad amare, e di nascosto a danzare…
    e ammesso che la milonga fosse una canzone,
    ebbene io l’ho svegliata e l’ho guidata ad un ritmo più lento…
    così la milonga rivelava di sé molto più di quanto apparisse…
    la sua origine d’Africa, la sua eleganza di zebra,
    il suo essere di frontiera, una verde frontiera…
    una verde frontiera tra il suonare e l’amare,
    verde spettacolo in corsa da inseguire…
    da inseguiere sempre, da inseguire ancora, fino ai laghi bianchi del silenzio
    fin che Atahualpa o qualque altro dio
    non ti dica: descansate niño, che continuo io…
    …io sono qui, sono venuto a suonare,
    sono venuto a danzare, e di nascosto ad amare

    Paolo Conte – Alle prese con una verde milonga

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  8. “Quindi: rivali e compagni di strada, nello stesso tempo.”

    “Anche gli angeli capita a volte sai si sporcano
    ma la sofferenza tocca il limite e cosi’ cancella tutto
    e rinasce un fiore sopra un fatto brutto
    siamo angeli con le rughe un po feroci
    sugli zigomi
    forse un po più stanchi ma più liberi
    urgenti di un amore
    che raggiunge chi lo vuole respirare”

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  9. “L’unica certezza: la rivolta non finisce con te, prosegue la marcia anche se ti uccidono, perché ha un colore inafferrabile che non riesci a distinguere come gli altri colori della vita, ognuno con la sua gradazione prevedibile, ognuno con l’intensità che lo fa essere esattamente quello che è. La rivolta non è mai quello che è, è sempre quello che vorrebbe essere”.

    La rivolta alberga in noi quando non condividiamo più uno stile, una moda, una questione, una filosofia. La rivolta è sottile, eppure può distruggere i ponti; può essere discreta e nascosta eppure contagiare le masse. La rivolta è giusta quando strappa catene e libera sensazioni nuove, quando arricchisce l’individuo o gli altri. Allora in quei casi il delitto è non perseguire la rivolta. Ma la rivolta può anche essere destinata ad un fallimento immediato nel breve periodo. Eppure essa, per il solo fatto di essere stata lanciata, avrà fatto attecchire il suo virus da qualche parte, avrà contagiato, avrà prodotto un effetto. Delitto è non lanciare la rivolta quando è ormai necessario.

    “Sapeva di rischiare, di minare l’impalcatura collaudata di un sistema ferreo, inesorabile”.

    Se sappiamo di rischiare, è perchè crediamo in quel che diciamo. Ammiro coloro che sanno non compiacere il potere, coloro che sanno essere orgogliosi delle proprie idee, e anche quando da quel potere non adulato hanno ricevuto solo chiodi e fango, continuano ad andare avanti. Se un certo mondo va a rotoli, è perchè troppi tra noi non sanno impuntarsi, non sanno combattere per le proprie idee, non sanno dire no alle stretture collaudate, ai sistemi ferrei ed inesorabili. Rischiamo, Dio ci ha fatti liberi e non schiavi. Rischiando la nostra vita migliorerà.

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  10. Per esempio, sogni di ballare. Non l’hai mai fatto in vita tua, se non nel modo stupido di quando devi dimostrare di non essere da meno. Perché, di notte, balli così bene, quando nessuno può vederti, quando la donna che stringi ha un volto sconosciuto o già dimenticato?

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  11. – il tempo di guardare negli occhi qualcuno che ti chiama, ti chiama eppure, ecco, un momento dopo svanisce, non c’è più.

    “… Quanto abbiamo bisogno di persone che veglino su di noi, siano attente di fronte alle nostre difficoltà, divenendo nostri compagni di viaggio.
    Abbiamo un desiderio forte di essere chiamati per nome, di non sentirci dei numeri, di sentirci profondamente amati da qualcuno. Nella nostra vita non sempre troviamo persone così, anzi sono veramente rare…
    Pensavo alla nostra esperienza di Chiesa. E’ proprio nella Chiesa che dovremmo sentirci profondamente amati, liberi, gioiosi, contenti, davanti ad un pastore che prima di essere il sacerdote della comunità, è lo stesso Cristo. ”

    Pensavo alla nostra comunità ed a quanto siamo fortunati: noi tutti ci sentiamo e siamo amati, liberi, gioiosi, contenti, da un pastore così, che ci guarda negli occhi, è sempre presente e non “svanisce”, ma è sempre in prima linea.

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  12. La chimera

    Non so se tra rocce il tuo pallido
    Viso m’apparve, o sorriso
    Di lontananze ignote
    Fosti, la china eburnea
    Fronte fulgente o giovine
    Suora de la Gioconda:
    O delle primavere
    Spente, per i tuoi mitici pallori
    O Regina o Regina adolescente:
    Ma per il tuo ignoto poema
    Di voluttà e di dolore
    Musica fanciulla esangue,
    Segnato di linea di sangue
    Nel cerchio delle labbra sinuose,
    Regina de la melodia:
    Ma per il vergine capo
    Reclino, io poeta notturno
    Vegliai le stelle vivide nei pelaghi del cielo,
    Io per il tuo dolce mistero
    Io per il tuo divenir taciturno.
    Non so se la fiamma pallida
    Fu dei capelli il vivente
    Segno del suo pallore,
    Non so se fu un dolce vapore,
    Dolce sul mio dolore,
    Sorriso di un volto notturno:
    Guardo le bianche rocce le mute fonti dei venti
    E l’immobilità dei firmamenti
    E i gonfii rivi che vanno piangenti
    E l’ombre del lavoro umano curve là sui poggi algenti
    E ancora per teneri cieli lontane chiare ombre correnti
    E ancora ti chiamo ti chiamo Chimera.
    (Dino Campana)

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  13. bellissimo don!
    … il tempo di guardare negli occhi qualcuno che ti chiama, ti chiama eppure, ecco, un momento dopo svanisce, non c’è più.
    mi hai fatto ricordare la poesia di Campana, una delle mie preferite, il desiderio e il richiamo ad un sogno che svanisce all’alba aprendo gli occhi.
    altre parole per ora non ho.
    SM

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  14. non c’è solo il negro; c’è la donna, il diverso, il politicamente e socialmente scorretto, il rifiutato di ogni latitudine, che allunga la sua ombra sulle giornate dei vincenti.

    Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
    e fui contento, perché rubacchiavano.

    Poi vennero a prendere gli ebrei
    e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

    Poi vennero a prendere gli omosessuali,
    e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

    Poi vennero a prendere i comunisti,
    ed io non dissi niente, perché non ero comunista.

    Un giorno vennero a prendere me,
    e non c’era rimasto nessuno a protestare

    (Bertolt Brecht)

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  15. sogna di una strada buia che s’illumina soltanto per un attimo

    Quando incontri lo sguardo di chi ti ama senti che vale la pena vivere anche solo per quel momento. Sono questi i momenti che ti danno l’energia, la fiducia, la forza di andare avanti. Senti che la vita t’invade anche se solo per un attimo e poi magari non sarà solo un’illusione.

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  16. Sogna di una strada buia che s’illumina soltanto per un attimo, il tempo di guardare negli occhi qualcuno che ti chiama, ti chiama eppure, ecco, un momento dopo svanisce, non c’è più.

    A volte sogni..sogni che la strada che hai davanti si illumini,ti illumini…insomma,ti faccia vedere più chiaramente la realtà…cambiandoti,riconducendoti finalmente a ciò che più conta…all’essenza della vita,per fare in modo che quella chiamata diventi il senso della tua esistenza..

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  17. “…una strada buia che s’illumina soltanto per un attimo, il tempo di guardare negli occhi qualcuno che ti chiama…”

    Da un’intervista del 2008 fatta da Giuseppe D’Emilio e Arturo Fabra al nostro Autore:

    “Come preti facciamo una vasta esperienza della depressione umana. L’essere umano è depresso perché non riceve attenzione, perché passa inosservato. Questa è un’ingiustizia somma. Nessuno è così abietto o così insignificante da non meritare lo sguardo dell’altro. Sentirsi guardati, presi in considerazione, sentire l’attenzione che si concentra su di te, rinfranca finalmente il cuore, fa vivere l’esperienza della seconda nascita, ossia l’accorgersi di essere amati. La vita comincia solo in quel momento.”

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  18. A volte sogni una specie di fantasma coperto da un mantello – ricordi Belfagor? La notte non dormivi, eppure continuavi imperterrito a guardarlo, attaccato alla Tv con la paura e il desiderio che apparisse, nei saloni del Louvre.

    Non ero ancora nata quando, il 15/6/1966 sul secondo canale RAI -allora c’era solo lei!- andava in onda per la prima volta questo sceneggiato francese in 6 puntate dedicato al fantasma del Louvre (….Ma quante volte ricorre ‘sto 6.6.6…!)
    Lo sceneggiato fu poi replicato varie volte, nel 1966, 1969, 1975 e 1988.
    Per questo l’ho visto anche io e devo dire che aveva un qualcosa di attinente a questo post intitolato “TI CHIAMA”. A guardarlo adesso era una “tavanata” dal punto di vista degli effetti speciali, eppure un vero terrore in noi bambini nasceva da cose banali ma tremendamente efficaci e poi ci facevamo gli immancabili scherzi… Sarà per questo che, al sol pensiero, stasera non riesco ad andare a dormire?

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  19. Amore: mamma mia che “parola importante” un po’ abusata?
    Che cos’é l’amore? Non me lo sono mai chiesta sul serio. Da ragazza l’ho vissuto intensamente, come tutti gli adolescenti, da donna lo vivo,credo in modo maturo, ma credo di non averne mai saputo la vera” forma”fino a quando é arrivato magicamente nella mia vita.
    “Figlio mai avuto, non voluto, poi mio figlio”.
    Di te mi fido!Quando mi guardi: vivo e muoio un po’ ogni volta, quando ti guardo diritto negli occhi, solo così so guardare, ti vedo: grande dono che mi ha fatto la vita.
    Mi fai bruciare l’anima se mi chiami…. mamma, dai mamma parliamo un po’.
    Mi fai sentire viva solo perché esisti, Amore veramente libero della “mia” vita!

    “Lasciate che vengano a me, perché solo attraverso loro vedrete il regno dei cieli”
    Poi tutto ad un tratto sento: forse potrei perderti! E io! Non so più, non so più, forse non ho mai saputo.
    Il figlio, nove mesi dentro te e poi, vai libero per la tua strada, vai vola grande Amore della mia vita.
    E’ così che so amare, grazie a Dio ci sono i nostri ragazzi, quelli che io chiamo “i miei ragazzi”quelli che mi danno la forza di non pensarci. Ciao prof… quante cose ci sono successe oggi a scuola! “Dai Prof. parliamo un po’! E torno a vivere!

    Grazie ragazzi ,Dio benedica l’uomo che mi ha dato questa opportunità: lo incontro per le scale del centro e insieme al mio “Grande Capo” gli chiediamo cosa posso fare lì, risponde lui, ma lei e bravissima qualunque cosa, distrattamente come é solito rispondere lui !

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  20. O sogni in un momento la tua vita e ti accorgi che è leggera come una foglia d’autunno,….

    La vita per quanto lunga ci possa sembrare,in realtà è come un soffio che aleggia nell’aria per poi svanire nel nulla.
    La vita va vissuta come se ogni giorno fosse un nuovo giorno ,in cui ti vengono donate delle sorprese:che a volte sono belle,intense ma di breve durata,altre volte sono lunghe,tortuose,difficili a prima vista da affrontare,ma che al termine di questo percorso ti hanno trasformato in una persona nuova,e non come se tutti i giorni fossero tutti uguali,perchè in questo caso sarebbe come dire:”…che è stata già schiacciata dalle ruote di un’auto,o dal tacco di una donna…”senza aver lasciato lungo il nostro cammino,un ricordo che faccia parlare di noi!

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  21. Ieri una di voi, voi con i quali divido le mie” umili ” idee, si é fatta riconoscere, mi ha cercata e ci siamo “abbracciate” nel riconoscerci.
    Scusate il “femminismo” come solo noi donne sappiamo fare!
    Non per questo” noi donne”sia migliore o peggiore il riconoscerci.
    Sono felice perché mi piace sapere chi é il mio interlocutore, siete tutti tanto carini e devo dire mi state facendo riflettere come mai: sulla vita!

    Bei commenti davvero su “Ti chiama” questa volta sono perplessa.
    A chi dire mi fai sognare: a parte Titti detto che ci porta con tutto il suo buon senso , alla pacatezza.
    Pamela detto, dolcissime sensazioni,
    M&C detto mi hai fatto emozionare e una lacrima é “finalmente scesa sul mio viso” dopo tanti anni che non me lo permettevo, Grazie, é stato veramente liberatorio e tenerissimo.

    Vi saluto, a presto
    Ernestina

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  22. @ Ernestina

    Grazie a te e del tuo entusiasmo, è bello vedere il blog che si allarga sempre più.
    Nella dolcezza delle sensazioni ci ritroviamo tutti.. e a tutti dà il senso della giornate

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