71. Solitaria rosa

da qui

L’unità dei cristiani sembra scontata, e invece.
Qual era l’ultima preghiera di Gesù?
E’ un mucchio di case bianche, come una cipolla, che a guardarle ti viene da piangere per la commozione.
Ero un ragazzo e chissà quante ne avevo combinate; a un certo punto mi fermavo, guardavo lontano, sentivo le parole che arrivavano e cercavo una penna, un foglio di carta bianca.
Si trattava di discutere o di amarsi? Il problema si sarebbe risolto semplicemente cambiando prospettiva.
Che siano una cosa sola, come tu e io siamo una cosa sola. Sì, ricordo, il testamento alle soglie della morte.
Guardi dall’alto e subito spiccano le mura, il campanile, la sfera d’oro compatta della moschea di Omar.
Che cosa mi ispirava? Un seno rotondo, la laguna, la rete metallica dell’aeroporto da cui decollavano proiettili che si confondevano presto con le stelle.
La carità, insomma, questa sconosciuta. Ma è roba da santi, gente che la teologia la supera di slancio con un gesto, una parola traboccante, una corsa, una notte insonne accanto al letto di un malato.
E’ una cosa seria, il testamento; come se avesse detto: ciò che conta è questo.
C’è un coro che si alza dai tetti, una musica che percepisce solo chi ha un lev shomea, un cuore che sappia ascoltare.
Una donna, certo: ma la bellezza del corpo non rimanda ad altro? Non è vero che la parte migliore sta nel sogno, nel ricordo affondato nel passato, un paradiso perduto, l’eco di una voce cui non sapresti dare un nome?
L’antidoto alla guerra, agli odii, alle lacerazioni di ogni genere di invidie, egoismi, avidità, non è forse l’amore? Questo amore?
Come si fosse lasciato appendere alla croce con quest’ultimo pensiero, avesse chiuso gli occhi accarezzando una visione insopprimibile.
E’ il segreto del sepolcro vuoto – che strano, visiti una persona cara al cimitero e non la trovi più, non ci sapeva stare, non era il posto giusto.
Ti tende la mano, la bellezza, e tu immagini una vita, confondi il passato col presente, affondi in quel corpo come se il ruotare dei mondi, l’esplodere delle supernove, il risucchiare insaziabile dei buchi neri non fosse che un simbolo per dire questo amplesso, questa unione, il ritrovarsi all’improvviso l’uno dentro l’altra, in una casa ai confini del reale.
Cercare ciò che unisce o quello che divide? In soldoni, il problema è tutto lì.
Padre, perdona loro: come se il perdono fosse una mano che ravvia i capelli, scende lungo il collo e arriva a disegnare una linea fragile e tremante sull’arco della schiena.
Un sepolcro vuoto: ci hai mai pensato? Tu porti un fiore, un rimpianto, una preghiera, e non c’è niente, l’oggetto della tua pietà ti ha preceduto, è lui a venirti incontro per dirti che da secoli, anzi, millenni ti aspettava.
Ti saluta con la mano, la bellezza, al punto che credi di esserti sbagliato, di aver preso una cosa per un’altra, sarebbe troppo bello, puoi chiamarmi amore, ricordi? Se la nebbia svanisce, quale nuova passione mi attende? Sarà tranquilla e pura? Potessero le mie mani sfogliare la luna!
Basterebbe parlare, esprimersi, capirsi: a volte basta esserci, bere un bicchiere, sorridere dell’ultima sconfitta.
Come se il perdono fosse riabbracciarsi, di notte, dopo un giorno duro di rimproveri e di musi, fosse un riconoscere nell’altro una voglia di te, perché senza di te, che potrà essere?
Un sepolcro vuoto: non ci posso credere. Eppure, eppure, non trovi normale che l’amore risusciti ogni giorno e non soltanto il terzo?
Rimane una casa sigillata, dall’altro lato del mondo: eppure. Ricordi? Ho paura di perdere il prodigio dei tuoi occhi di statua, e quella nota che di notte depone sul mio viso il tuo respiro, solitaria rosa.

33 pensieri su “71. Solitaria rosa

  1. Pronuncio il tuo nome
    nelle notte buie,
    quando gli astri vanno
    a bere alla luna
    e dormono gli alberi
    delle foreste cupe.
    Ed io mi sento vuoto
    di passione e di musica.
    Orologio impazzito che canta
    morte ore antiche.

    Pronuncio il tuo nome
    e in questa notte buia,
    il tuo nome suona
    più lontano che mai.
    Più lontano delle stelle,
    più dolente della spiaggia quieta.

    Ancora ti amerò
    come allora? Quale colpa
    ha il mio cuore?
    Se si alza la nebbia
    quale nuova passione m’attende?
    Sarà tranquilla e pura?
    Potessero le mie mani
    sfogliare la luna!
    ( Federico Garcia Lorca)

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  2. SONETTO DEL DOLCE LAMENTO

    Ho paura di perdere il prodigio
    dei tuoi occhi di statua, e quella nota
    che di notte depone sul mio viso
    il tuo respiro, solitaria rosa.

    Ho dolore a vedermi in questa sponda
    albero senza rami: e più mi angoscia
    non possedere fiore, polpa o argilla,
    da dare al verme della mia agonia.

    Se tu sei il mio nascosto tesoro,
    se mi sei croce e spasimo bagnato,
    se sono il cane e tu sei il mio signore,

    non mi togliere ciò che ho conquistato
    e le acque del tuo fiume siano adorne
    di foglie del mio autunno stralunato.

    (Federico Garcia Lorca)

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  3. CASIDA VII – DELLA ROSA

    La rosa
    non cercava l’aurora:
    quasi eterna sul ramo,
    cercava un’altra cosa.

    La rosa
    non cercava scienza né ombra:
    confine di carne e sogno,
    cercava un’altra cosa.

    La rosa
    non cercava la rosa:
    immobile nel cielo,
    cercava un’altra cosa.

    (Federico Garcia Lorca)

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  4. “Non e’ il tuo amore che voglio
    voglio soltanto saperti vicina
    e che muta e silenziosa
    di tanto in tanto, mi tenda la tua mano.”

    (Federico Garcia Lorca)

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  5. “Come se il perdono fosse riabbracciarsi, di notte, dopo un giorno duro di rimproveri e di musi, fosse un riconoscere nell’altro una voglia di te, perché senza di te, che potrà essere?”

    “Senza di te la vita sa di fumo e di malinconia senza te io non so, dove andare, cosa fare, chi sognare… senza te”

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  6. Ci sono molte cose nelle quali la Chiesa non é certamente giusta.
    Niente Eucaristia ai divorziati (se la causa del divorzio sei tu, ma come fanno a saperlo?).
    Niente Eucaristia ai separati se frequehntano altri che non siano il marito.
    Niente Eucaristia a chi convive.
    Niente Eucaristia, forse scomunica ai sacerdoti che non osservano il voto di castità.
    Ma sì Eucaristia a chi per censo, conoscenze o per alcune centinaia di euro ha ottenuto l’annullamento. Il matrimonio allora é come se non fosse stato mai celebrato o consumato, anche in presenza dei figli.
    Ma chi può entrare nel cuore dell’uomo se non il Cristo? Si può giudicare l’uomo per l’amore?
    Può la Chiesa limitare la libertà dell’uomo? Può essere arbitro severo nei confronti di alcuni e accondiscendente e caritatevole verso altri?
    “Che siano una cosa sola” é vero, ma dov’é la carità, la libertà,l’amore che ci ha insegnato Gesù con la sua vita e il suo sacrificio?
    Ma quale mente ispirata ha voluto cancellare con le regole la pietà? Doveva amare proprio poco gli uomini!

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  7. “Ti tende la mano, la bellezza, e tu immagini una vita, confondi il passato col presente, affondi in quel corpo ”

    Una pagina di poesia tanto vera da poterla toccare.

    “POESIA, POESIA SEMBRA CHE NON CI SIA
    POI TI PRENDE LA MANO E TI PORTA LONTANO”

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  8. Vorrei sedermi vicino a te in silenzio,
    ma non ne ho il coraggio: temo che
    il mio cuore mi salga alle labbra.
    Ecco perche’ parlo stupidamente e nascondo
    il mio cuore dietro le parole.
    Tratto crudelmente il mio dolore per paura
    che tu faccia lo stesso.

    Il mio cuscino mi guarda di notte
    con durezza come una pietra tombale;
    non avevo mai immaginato che tanto amaro fosse
    essere solo
    e non essere adagiato nei tuoi capelli.

    (Federico Garcia Lorca)

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  9. “C’è un coro che si alza dai tetti, una musica che percepisce solo chi ha un lev shomea, un cuore che sappia ascoltare”.
    E’ il nostro coro, che ne siamo consapevoli o meno, non importa. Meglio se consapevoli, almeno può essere indirizzato nel verso giusto e non sciuparsi. Quel cuore che sa ascoltare si apre se abbiamo saputo ascoltare il cuore degli altri prima del nostro, soddisfare le altrui richieste prima dei nostri bisogni, prevenire le preoccupazioni di chi ci vive accanto prima che a quello gli cadano in testa.

    “Come si fosse lasciato appendere alla croce con quest’ultimo pensiero, avesse chiuso gli occhi accarezzando una visione insopprimibile”.
    Il Figlio dell’Uomo ha potuto farlo per l’incommensurabile Amore che serbava per ciascuno di noi, per aver messo gli altri prima di se stesso, per aver pensato che il dolore ed il sacrificio sono la via per la salvezza e la comprensione, perchè l’Amore ed il sacrificio sono per l’anima una via lastricata di benessere.

    “Cercare ciò che unisce o quello che divide? In soldoni, il problema è tutto lì”
    E più semplice, per l’essere umano, cercare ciò che divide, i settarismi, le differenze, le incongruenze. L’occhio umano è splendidamente abituato a questo esercizio. Ciò che unisce è l’unica salvezza, l’unica parola d’ordine in un mondo che ci vuole divisi, sempre ed eternamente. Parte da noi, questa contaminazione del mondo. Contaminiamolo, amici, e sarà cosa ben fatta.
    Buona domenica. Ciao Don !

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  10. “Un sepolcro vuoto: non ci posso credere. Eppure, eppure, non trovi normale che l’amore risusciti ogni giorno e non soltanto il terzo?”

    Amore

    Forse,
    forse un giorno
    da un viottolo dello zoo

    lei

    lei che amava le bestie,
    entrerà nel parco
    sorridente,
    come nella foto sul tavolo.

    E’ tanto bella lei,
    certo rinascerà.
    il vostro trentesimo secolo
    sorvolerà lo sciame di inezie che dilaniano il cuore.

    Ci ripaghiamo ormai
    dell’amore non vissuto
    con le stelle di notti senza fine.

    Risuscitami!
    Non foss’altro perché da poeta
    t’ho atteso
    ripudiando le assurdità d’ogni giorno!

    Risuscitami!
    Anche solo per questo!

    Risuscitami:
    voglio vivere tutta la mia vita!

    Perché non ci sia più l’amore ancella di matrimoni,
    di lascivia e d’un pezzo di pane.

    Maledicendo i letti,
    balzando su dal materasso,
    si espanda l’amore in tutto l’universo.
    Perché il giorno, che il dolore degrada,
    non sia mendicato per amor di Cristo.

    Perché tutta la terra
    si rivolti
    al primo grido:
    “Compagno!”.

    Per non essere più vittime dei covi delle case.
    Perché possa
    nella famiglia
    d’ora in poi
    essere padre almeno l’universo,
    essere madre almeno la terra.

    V.Majakowskij

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  11. “La carità, insomma, questa sconosciuta. Ma è roba da santi, gente che la teologia la supera di slancio con un gesto, una parola traboccante, una corsa, una notte insonne accanto al letto di un malato….L’antidoto alla guerra, agli odii, alle lacerazioni di ogni genere di invidie, egoismi, avidità, non è forse l’amore?…Cercare ciò che unisce o quello che divide? In soldoni, il problema è tutto lì.”

    DOV’E’ CARITA’ LI’ C’E’ DIO
    Sembrava una frase da bigotte
    da canti polverosi e vedovili
    invece tra quelle parole
    si nasconde l’estrema verità
    quella che rimane
    quando tutto il resto
    finirà.
    don Fabrizio Centofanti

    Non è Garcia Lorca, ma si difende!

    In bocca al lupo a tutte le partecipanti al blog che stasera debuttano sul palcoscenico nel recital su “Anita Garibaldi: dieci anni di guerra e di amore”.

    E attacca banda, e se è una samba,
    sia suonata da Dio…
    c’è il Garibaldi innamorato per le strade di Rio…
    cappello a larghe falde, e sotto un poncho marron,
    e sotto il poncho Anita mia… batte un corasson…
    Posso darti solo amore
    tutto quello che vorrai
    posso darti solo amore…
    quando me lo chiederai.

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  12. “L’amore può risorgere ogni giorno”,se si ha un cuore in grado di ascoltare ,altrimenti resta sigillato in un “sepolcro”dal quale è difficile poterlo liberare.

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  13. Come se il perdono fosse riabbracciarsi, di notte, dopo un giorno duro di rimproveri e di musi, fosse un riconoscere nell’altro una voglia di te, perché senza di te, che potrà essere?

    Sappiamo che se vogliamo amare veramente, dobbiamo imparare a perdonare.
    Perdonate e chiedete di essere perdonati; scusate invece di accusare.
    La riconciliazione avviene per prima cosa in noi stessi,non con gli altri.
    Inizia da un cuore puro. (Madre Teresa di Calcutta)

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  14. La carità, insomma, questa sconosciuta. Ma è roba da santi, gente che la teologia la supera di slancio con un gesto, una parola traboccante, una corsa, una notte insonne accanto al letto di un malato.

    “Non temo tanto la violenza dei violenti, quanto il silenzio degli onesti”,diceva Martin Luter King ..
    La scelta di sottolineare sempre ciò che divide,senza soffermarsi sull’unica cosa che unisce..accettando in silenzio,una realtà dei fatti che non tiene conto delle difficoltà vissute da coloro che vivono di stenti,ai margini,significa non avere a cuore il giusto significato del messaggio di Cristo:spendersi per gli altri,dando loro voce,non è roba da santi soltanto,ma per tutte quelle persone che vogliono un mondo diverso,un mondo dove la dignità,la libertà e l’amore,siano un diritto di ogni uomo.

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  15. Il problema si sarebbe risolto semplicemente cambiando prospettiva.

    C’è il ritornello di una canzone che spesso mi torna ossessivo nella mente, non ricordo il titolo ne il cantante ma so che fa così: dipende, tutto dipende, da che punto guardi il mondo tutto dipende.
    E’ vero dipende sempre dall’ottica in cui guardi le cose, lo sostengo da una vita, ma sembra una di quelle cose che ti fanno meritare l’appellativo di pazzo, sognatore, illuso, strappano sorrisini ironici e invece no ma vuol dire affrontare se stessi e la realtà. La realtà non è mai una, ha mille sfaccettature proprio come il prisma che scompone la luce, se fossimo capaci di calarci nei panni degli altri fino in fondo, allora si che ogni problema si risolverebbe, ogni dubbio e incomprensione, non è forse questo il segreto dell’amore? Vedere la luce avendone visti tutti o quasi i colori? aver vestito l’abito dell’altro ed essercisi ritrovati dentro?
    SM

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  16. Questo amore.

    Questo amore
    Questo amore
    Così violento
    Così fragile
    Così tenero
    Così disperato
    Questo amore
    Bello come il giorno
    E cattivo come il tempo
    Quando il tempo è cattivo
    Questo amore così vero
    Questo amore cosí bello
    Così felice
    Così gaio
    E così beffardo
    Tremante di paura come un bambino al buio
    E così sicuro di sé
    Come un uomo tranquillo nel cuore della notte
    Questo amore che impauriva gli altri
    Che li faceva parlare
    Che li faceva impallidire
    Questo amore spiato
    Perché noi lo spiavamo
    Perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
    Perché noi l’abbiamo perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
    Questo amore tutto intero
    Ancora così vivo
    E tutto soleggiato
    E’ tuo
    E’ mio
    E’ stato quel che è stato
    Questa cosa sempre nuova
    E che non è mai cambiata
    Vera come una pianta
    Tremante come un uccello
    Calda e viva come l’estate
    Noi possiamo tutti e due
    Andare e ritornare
    Noi possiamo dimenticare
    E quindi riaddormentarci
    Risvegliarci soffrire invecchiare
    Addormentarci ancora
    Sognare la morte
    Svegliarci sorridere e ridere
    E ringiovanire
    il nostro amore è là
    Testardo come un asino
    Vivo come il desiderio
    Crudele come la memoria
    Sciocco come i rimpianti
    Tenero come il ricordo
    Freddo come il marmo
    Bello come il giorno
    Fragile come un bambino
    Ci guarda sorridendo
    E ci parla senza dir nulla
    E io tremante l’ascolto
    E grido
    Grido per te
    Grido per me
    Ti supplico
    Per te per me per tutti coloro che si amano
    E che si sono amati
    Sì io gli grido
    Per te per me e per tutti gli altri
    Che non conosco
    Fermati là
    Là dove sei
    Là dove sei stato altre volte
    Fermati
    Non muoverti
    Non andartene
    Noi che siamo amati
    Noi ti abbiamo dimenticato
    Tu non dimenticarci
    Non avevamo che te sulla terra
    Non lasciarci diventare gelidi
    Anche se molto lontano sempre
    E non importa dove
    Dacci un segno di vita
    Molto più tardi ai margini di un bosco
    Nella foresta della memoria
    Alzati subito
    Tendici la mano
    E salvaci.
    (Jacques Prévert)

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  17. CANCION OTOÑAL

    Hoy siento en el corazón
    un vago temblor de estrellas,
    pero mi senda se pierde
    en el alma de la niebla.
    La luz me troncha las alas
    y el dolor de mi tristeza
    va mojando los recuerdos
    en la fuente de la idea.

    Todas las rosas son blancas,
    tan blancas como mi pena,
    y no son las rosas blancas,
    que ha nevado sobre ellas.
    Antes tuvieron el iris.
    También sobre el alma nieva.
    La nieve del alma tiene
    copos de besos y escenas
    que se hundieron en la sombra
    o en la luz del que las piensa.

    La nieve cae de las rosas,
    pero la del alma queda,
    y la garra de los años
    hace un sudario con ellas.

    ¿Se deshelará la nieve
    cuando la muerte nos lleva?
    ¿O después habrá otra nieve
    y otras rosas más perfectas?
    ¿Será la paz con nosotros
    como Cristo nos enseña?
    ¿O nunca será posible
    la solución del problema?

    ¿Y si el amor nos engaña?
    ¿Quién la vida nos alienta
    si el crepúsculo nos hunde
    en la verdadera ciencia
    del Bien que quizá no exista,
    y del Mal que late cerca?

    ¿Si la esperanza se apaga
    y la Babel se comienza,
    qué antorcha iluminará
    los caminos en la Tierra?

    ¿Si el azul es un ensueño,
    qué será de la inocencia?
    ¿Qué será del corazón
    si el Amor no tiene flechas?

    ¿Y si la muerte es la muerte,
    qué será de los poetas
    y de las cosas dormidas
    que ya nadie las recuerda?
    ¡Oh sol de las esperanzas!
    ¡Agua clara! ¡Luna nueva!
    ¡Corazones de los niños!
    ¡Almas rudas de las piedras!
    Hoy siento en el corazón
    un vago temblor de estrellas

    y todas las rosas son
    tan blancas como mi pena.

    F Garcia Lorca.

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  18. Arrivo tardi per commentare, ma voglio lasciare anche io la mia traccia, condivido in pieno Roberta Z, la mia fortuna è stata incontrare sulla mia strada Domma e ora continuarla con te, Fabry

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  19. @Stella

    Nel link c’è la canzone..

    Calarsi nei panni dell’altro, è vero. Non esistono due individui uguali, ognuno ha la sua sensibilità, i suoi gusti, il suo punto di vista, la sua storia personale. In qualsiasi rapporto umano (lo aveva già scritto Roby nel commento ad un altro post) possono capitare frasi, dubbi, comportamenti che derivano dal non aver conoscere abbastanza la prospettiva dell’altro. Non c’è come il chiarimento, l’ascolto senza pre-giudizio, il dialogo come porta per introdurci al mondo dell’altro, della sua mentalità, delle sue fragilità e delle sue paure e trasformare una divisione in un sentire comune, un’incomprensione in un abbraccio.

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  20. Basterebbe parlare, esprimersi, capirsi: a volte basta esserci, bere un bicchiere, sorridere dell’ultima sconfitta.

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  21. La carità, insomma, questa sconosciuta. Ma è roba da santi, gente che la teologia la supera di slancio con un gesto, una parola traboccante, una corsa, una notte insonne accanto al letto di un malato.

    A proposito…

    ‘Al Pronto soccorso il caos di sempre.
    E’ disteso in barella, il capo reclinato all’indietro, una flebo nel braccio sinistro. Chi sarà? Devo cercare di vederlo meglio. A un certo punto alza la testa : – “Don Fabrizio!” E’ un grido di gioia. L’alcol è smaltito, almeno parzialmente; la sua faccia dura di rumeno si allarga in un sorriso: “Don Fabrizio!”.
    Ho fatto bene a venire. Non se l’aspettava, la faccia piena di gioia come fossi suo padre, o suo fratello.’
    (Fabrizio Centofanti, ‘Non superare le dosi consigliate’)

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  22. La carità, insomma, questa sconosciuta….

    E’ felice quando sta con noi, alla lectio o ieri pomeriggio al recital. Sbarbato e pettinato, si siede e ascolta , a volte dice la sua, sorride con la sua grande finestra aperta, si sente accolto!
    Spero tanto sia un piccolo inizio per un grande recupero!

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  23. Si, grazie anche per questo, aver trovato Pietro alla fine dello spettacolo complimentarsi con me, abbracciarmi con quel suo sorriso sdentato con gli occhi lucidi di gioia, è stato forse il più bel complimento, la più bella testimonianza di fratellanza di uguaglianza e di amore che ci unisce.

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