“Amsterdam è una farfalla”, di Marino Magliani

Recensione di Angelo Ricci (da qui)

Se pensate ad Amsterdam è una farfalla come a una tranquilla guida della città olandese compilata per l’occasione, e a uso e consumo degli amanti della bicicletta, da uno scrittore italiano che in Olanda ci vive, ebbene vi state sbagliando.
Marino Magliani, con la sua scrittura dalle pieghe inquiete e dall’incedere ritmico, amalgama i piani di lettura, i personaggi, gli avvenimenti.
Vero e proprio metaromanzo Amsterdam è una farfalla trasferisce sulla carta la lezione di La nuit americaine di Truffaut e ci regala una storia che ha per trama il work in progress di un altro romanzo, romanzo dove il tempo e i tentativi di misurarlo (fermarlo, forse) si intersecano con la storia delle meridiane. Ma in questo sapiente gioco di specchi di borgesiana memoria anche il romanzo in progress si trasforma rapidamente in pretesto e metafora. Pretesto per collegare, a volte, la trama ad altre narrazioni (la storia di Amsterdam, dei suoi luoghi, degli scempi urbanistici) e metafora di un presente che, attraversato da continui rimandi ai piani temporali del futuro e del passato, riserva sorprese a proposito di una realtà che non è mai come appare.
Lo stesso Autore si presenta come doppelganger di se stesso e di quel Gregorio Sanderi progettista di meridiane e di orologi solari che, protagonista di quel romanzo in fieri ambientato nel 2100 e che non sarà mai scritto, è, al contempo, personaggio che compare anche in altri romanzi di Magliani.
E questo fiume carsico di avvenimenti e di personaggi veri prestati alla narrazione e di personaggi inventati che reinterpretano una realtà che forse è una finzione, si manifesta a sua volta trasfigurato in quella scenografia ipogea che ci porta nelle viscere dantesche di una città che nasconde presenze minacciose e misteri insondabili che forse è meglio rimangano tali.
Così come si amalgamano i piani temporali anche i piani stilistici si fondono. Non ci sono gli stilemi classici di un noir o di un giallo, ma proprio il loro rifiuto rende ancora più inquietante e terribile una storia che Magliani (ma quale Magliani? Il Magliani scrittore? Il Magliani personaggio? Ecco la bravura dell’Autore, contemporaneamente visibile e nascosto) racconta con presunta svagatezza, ma una svagatezza che altro non è se non il prodromo di un finale angoscioso nella sua apparentemente inevitabile accettazione.
Il mio vicino ha, dipinta sulla facciata della sua casa, una bellissima meridiana. Un paio di estati fa Marino Magliani fu ospite a casa mia. Uscendo in strada rimase come rapito da quella raffigurazione e stette a guardarla immobile per un buon quarto d’ora. Lì per lì considerai la cosa una sorta di interesse forse un po’ eccentrico. Oggi, dopo aver letto Amsterdam è una farfalla, ho finalmente la risposta. Ma un dubbio ancora mi rimane. Quel giorno a casa mia chi c’era? Il Magliani scrittore? Il Magliani personaggio di un romanzo? O forse era Gregorio Sanderi?

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