Remo Bassini, Vicolo del precipizio

di Guido Michelone

Ormai quarantenne, Tiziano riprende a scrivere o meglio ricomincia a farlo per se stesso, alla luce del sole, circa vent’anni dopo il suo primo e unico libro – I racconti della vecchia osteria – fortunata raccolta ispirata alle narrazioni orali quasi folcloristiche degli anziani cortonesi. È un libro che l’immaginario autore (un po’ autobiograficamente proiezione fantastica dello stesso Bassini) con il duplice rimorso di aver abbandonato l’attività creativa a favore della ben più remunerata funzione di ghost writer (lo scrittore fantasma che ritocca, completa, abbellisce i romanzi altrui) e di aver lasciato la piccola città natale, Cortona, per trasferirsi nella grande Torino, dove ha trovato il lavoro e per breve tempo anche l’amore. Continua a leggere

69. Il tuo cuscino

da qui

Poi, naturalmente, c’era il problema dei preti e del loro celibato.
In effetti, viene da pensare. Come una cosa così naturale come il sesso.
Non ho mai amato la cravatta: era come il colletto; possibile ci sia sempre qualcosa che ti stringe, che soffoca il respiro?
Insomma, il problema della solitudine, in una società che ti considera un marziano caduto da un pianeta arretrato e incomprensibile.
Possa di punto in bianco finire in frigorifero, relegata, incatenata, come se il rimosso non dovesse tornare a galla, in qualche modo.
Ma poi la metti, perché le forme, i superiori, la maschera junghiana è indispensabile, non si può vivere solo quello per quello che si è – per carità. Continua a leggere

MARIA DE FILIPPI


Emanuele Kraushaar, Maria De Filippi, Alet 2011

da domani in tutte le librerie

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A me tutti quelli che vanno al programma Uomini e donne fanno schifo. E dato che non ho alcuna considerazione neppure di me, ci vado pure io al programma.
Ma io voglio fare colpo su qualcuna della redazione, perché quelle durano per sempre, mica sono come le troniste che vanno e vengono e poi nessuno se le ricorda, o magari gli scrivono troie su youtube. Io penso in grande, se ci scappa ci provo pure con Maria De Filippi.
Quando mi siedo di fronte alle ragazze della redazione, punto subito quella più brutta.
Non che sia poi da buttare via, penso.
Alla pausa pranzo la avvicino, ma quella non mi fila per niente.
Allora mi scappa una bestemmia. E la dico pure forte.
Così arriva un tipo che mi dice che è meglio che mi allontano.
Io gli punto il dito contro, ma poi torno sui miei passi, perché anche se sembro un armadio e faccio palestra da anni, ho sempre una fottuta paura di fare a botte.
Così, mentre sotto la pioggia imbocco la Tuscolana e Cinecittà diventa un puntino lontano, ripenso a quello che mi picchiò quando stavo al mare a Ladispoli.
Ci avevo provato con la sorella, per questo mi ruppe il polso e ancora adesso quando piove mi sento picchiare sull’osso.

Marino Magliani e la sua Amsterdam a Pavia

 

 

 

 

Segnalo con piacere la prossima presentazione del nuovo romanzo di Marino Magliani Amsterdam è una farfalla, edito da Ediciclo, in programma domenica 27 novembre alle ore 17,30 presso la libreria “Le mille e una pagina” a Pavia (C.so Garibaldi 7 – Mortara).
Introdurrà e modererà l’incontro lo scrittore pavese Angelo Ricci. Ecco la locandina.

 

Ho una perenne

ho una perenne paura di morire.
mi devo fare una maglietta con questa scritta
e devo indossarla al bar
a scuola
alle presentazioni dei miei libri.
ditemi la frase della vostra maglietta
per favore.

***

quando mi sveglio di notte
e non posso più dormire
è colpa delle parole.
sono le parole
a tirarmi fuori dal letto.

68. Ti chiama

da qui

Quindi: rivali e compagni di strada, nello stesso tempo.
La scena iniziale: case diroccate, un negozio con la saracinesca chiusa e una tenda logora, piena di rattoppi.
Di che colore è la rivolta? Hai mai pensato di dare un timbro, una forma, una bandiera – un segnalino, un segnalibro – a quello che ti accade intorno?
Lui viaggiò molto, come me: cercò alleati contro quello che chiamava l’unico nemico: l’imperialismo americano.
Sulla sinistra, un ombrellone: un residuo del bar, un posto per fumare e chiacchierare, dimenticando per un attimo la vita? Continua a leggere

Tra i fermenti di “Fermenti” n. 237/2011

di Antonino Contiliano

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Iniziare e portare a termine un lavoro di recensione per questo numero della rivista FERMENTI n. 237/2011, crea, si dice apertamente, dei timori per la ricchezza che porta e per gli stimoli a pensare che suggerisce. Chi scrive altresì vi è coinvolto in prima persona per ciò che di proprio FERMENTI n. 237 gli ospita, e la cosa non è certo trascurabile.

Su cosa e chi puntare e, nel cercare anche una linea geodetica credibile di connessione e “tendenza”, non scompaginare molto l’insieme del lavoro strutturato in sezioni e dei lavori che dentro portano firme, stili di pensiero e appigli differenziati?

L’altalena delle titubanze non ostacola tuttavia la ricerca e l’individuazione di questa linea interpretativa e di lettura di cui diremo avanti.

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67. Di te

da qui

Procreazione, un bel problema.
La vita, a volte, è una piazza deserta dove volano fogli che non riesci a leggere e rombano motori che non sai per dove partano.
Sì, ma la vita è anche uno sguardo che viene da lontano, che intercetta la tua storia, ti fissa nel momento in cui sei aperto, disponibile a cambiare.
A che serve il matrimonio? A procreare? Come rimedio alla concupiscenza?
Ti senti prigioniero, come ti avessero chiuso in una stanza, gelosi del futuro, custodi minacciosi del presente.
Sì, ma esistono ali traslucide, membrane leggerissime che lasciano intuire il cielo in trasparenza, che puoi prendere anche tra due dita. Continua a leggere

“Soglia d’amore”, di Monica Pareschi

[Sono particolarmente lieta di pubblicare questo racconto di Monica Pareschi, una tra le più apprezzate e capaci traduttrici editoriali italiane. Se volete avere un’idea di massima delle autrici e degli autori che ha tradotto, vi invito a leggere la nota biografica alla fine del racconto. Monica Pareschi è una donna che lavora con le parole degli altri e che, una volta di più, dimostra attraverso le sue parole che grande scuola di scrittura sia la traduzione. Soglia d’amore è un racconto cui tengo molto, che amo molto, di un amore razionale e viscerale al contempo. L’immagine a sinistra è La fine del mondo, di Leonor Fini.G.C.]

di Monica Pareschi

Un brusio d’insetti. Forte. Come quando cerchi i canali col telecomando. Una tempesta d’insetti. Nero e materia stellare. Lampi. Esplosioni. Un po’ di rosso. Come quando si strizzano forte gli occhi premendoci sopra le palme delle mani. Ma il suo occhio è aperto adesso. Contempla quest’ultimo paesaggio galattico. L’occhio rimasto scruta nel buio. Un occhio cieco, un occhio buono. Sulla soglia.

Qualcuno, sulla soglia.

“Ciao… Ciao… Siamo noi…”

La chiave entra e gratta nel silenzio che la strangola, le voci recitano l’allegria. Cigolio di porta, bisogna darci l’olio, e poi la gragnuola dei tacchi sul marmo, lo scatto degli interruttori, la lama di luce che scivola sotto il battente e taglia un triangolo bianco sul pavimento. Sei al buio, si scandalizza la voce di quella che guida la truppa, che irrompe e poi spiega: La nonna è al buio. Braccia protese, pratica, un po’ ansante, si avvicina vivamente alla finestra e con grandi gesti capaci si appende alla cinghia della tapparella: un po’ ginnasta e un po’ infermiera. Continua a leggere

Gianmario LUCINI – A FUTURA MEMORIA


Che il mondo debba essere madre amorosa e nutrice, di tutti, e che non debbano esserci diseguaglianze marcate tra le persone, e violenta ingordigia, è un sogno che in tanti, da sempre, ci portiamo dentro. Memoria ancestrale di un eden perduto, dell’Uno intrauterino? O paura? Il sentimento di giustizia, in fondo, non è estraneo all’estetica, perché un mondo iniquo viene avvertito come brutto e spaventevole, oltre che invivibile, e perché sub limen s’avverte paura e distanza da ciò che è terribile. Sentimento, quello di paura, che abbiamo visto crescere in questi ultimi anni assieme alla precarietà economica, prendendo atto che chi occupa posti di potere lo fa, il più delle volte, solo per tornaconto personale; siamo sempre più consapevoli – anche grazie ai media e alla rete – che un’élite agguerritissima sta segnando, e forse ha già segnato, i nostri destini. Continua a leggere

66. Il casco giallo

da qui

Un destino legava indissolubilmente la storia di Malcolm e quella mia.
Aspettiamo le parole del nostro pastore.
Forse hai sognato, un giorno, che le frasi fossero mattoni, scale, il casco giallo che hai usato tante volte.
Aveva sei anni, quando uccisero il padre; non si seppe mai chi fossero i colpevoli.
Salutiamolo con un caloroso applauso. Continua a leggere

STORIA CONTEMPORANEA 88: Un “descamisado”? Alberto Prunetti, “Il fioraio di Perón”

Un descamisado? Alberto Prunetti, Il fioraio di Perón, Viterbo, Stampa Alternativa, 2009

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di Giuseppe Panella*


Alberto Prunetti racconta, sia pure con tecniche narrative di fiction (il montaggio alternato anche se in terza persona delle vicende accadute al prozio in Argentina e al pronipote alla ricerca delle sue tracce e della propria eredità perduta), una storia vera. Il Cosimo Guarrata del romanzo è, in realtà, Cosimo Quartana, parente diretto dell’autore, vissuto effettivamente, a Buenos Aires, a partire dal 1924 e fioraio di fiducia della Casa Rosada, la residenza ufficiale del Presidente della Repubblica argentino (ne fa fede la foto di gruppo che apre il libro).

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Vivalascuola. Il bambino che corre corre corre

I bambini italiani sembrano pagare il prezzo più alto della crisi: le condizioni di vita dei minori sono in peggioramento. Un esercito che rappresenta il 16,9% del totale della popolazione, 10 milioni 229 mila. Di questi uno su cinque (24,4%) è a rischio povertà, il 18,3% vive in povertà (1.876.000 vivono in famiglie che hanno una capacità di spesa per consumi sotto la media), il 18,6% in condizione di deprivazione materiale e il 6,5% in condizione di povertà assoluta. (vedi qui)

Disturbo da deficit di attenzione e iperattività e psicofarmaci: situazione attuale
di Francesco Pucci

Disturbo da deficit di attenzione e iperattività
In Italia l’AdhdDdai (Adhd: Attention deficit hyperactivity disorder; Ddai: Disturbo da deficit di attenzione e iperattività, la sua traduzione italiana) è entrata prepotentemente a far parte del lessico comune a partire dalla fine degli anni Novanta del secolo scorso. Continua a leggere

65. Passeggiava nel giardino

da qui

Si chiamava padre Turoldo e aveva capito molte cose.
Ci sono momenti in cui ti pare che Dio passeggi ancora nel giardino: quando il sole appare all’improvviso tra le foglie e le nuvole sono batuffoli posati sui comodini azzurri, in ospedale – perché ti viene da piangere, quando pensi all’ospedale?
Forse perché hai paura di restare solo? Perché gli amici ti seguono finché le tue parole si scandiscono nell’aria come gridi di rondini, annunciando una felicità che nessuno immaginava? Continua a leggere

Cara

da qui

Cara, lo sai che stamattina sono
incerto se venire o meno. Voglio
che non siano le solite parole
di quando s’intraprende una salita
impegnativa: si presenta un foglio
pieno di consigli, rimbomba il suono,
la retorica vuota di chi vuole
consolare, ma invece della vita
porta la morte della sua coscienza
a posto. Ma del suo sentirsi buono
non sappiamo che farcene, di dita
che contano, onde siccome suole,
amica, sai, possiamo fare senza.
Invece voglio chiederti perdono
se verrò allegro come sempre, sole
in minore rispetto all’infinita
felicità di Dio,
ridicolo di fronte alla Presenza.

64. Il bambino uccello

da qui

Lo avrete capito, c’è sempre chi non è d’accordo.
Fantasmi, ti sembrano fantasmi gli odii tra bianchi e neri, non ti pare possibile, eppure sono lì, come il fulmine che ti coglie impreparato, la ferita che ti infliggi radendoti la barba, il mal di testa che ti assedia e strappa via il sorriso dalle labbra.
Eppure sogno, sogno un mondo in cui i bambini siedano allo stesso tavolo, con le penne in mano, gli occhi che guardano l’altro stupiti e pieni di fiducia. Continua a leggere

63. Che ti salva

da qui

La vera battaglia fu quella sui poteri della Curia.
La cava di pietra è bruciata dal sole, gli operai sono catene umane impolverate e mezzo intossicate dai residui dei crolli.
I vescovi, stavolta, erano determinati a far sentire le ragioni di fuori, quelle dei dimenticati e degli esclusi.
Qualcuno, ogni tanto, si ferma, per trangugiare acqua, ma riprende alla svelta, per timore di essere punito. Continua a leggere

“Addio, Liguria”: franano le Cinque Terre care a Eugenio Montale

Articolo e foto di Marco Grassano (già pubblicati su AlibiOnline, qui e qui)

“Addio, Liguria”: franano le Cinque Terre care a Eugenio Montale
“Addio, Liguria, per i tuoi grandi paesaggi d’olivi
dove il colore in maggio è bronzo fiorito; per il verde
chiaro delle vigne di cui vivono anche in estate
le ardenti terrazze di pietra sollevate all’infinito sul mare…”
Vincenzo Cardarelli

Il sole di fine settembre balugina caldo sul mare in un crepitio luminoso mentre dall’uscita autostradale di Carrodano scendo verso Monterosso. Il mio albergo – Hotel Cinque Terre – è nella frazione Fegina, di fianco a Villa Montale. Scriveva il poeta:

La casa delle mie estati lontane
t’era accanto, lo sai,
là nel paese dove il sole cuoce
e annuvolano l’aria le zanzare. Continua a leggere

chilometro37

Le sedie sono addossate al muro in perfetto ordine.
Incolori. Solitarie. L’aria del pomeriggio sa di deserto e di provincia. Lontano si sente il rumore di un treno. Le serrande sono tutte abbassate. Seduto su una di queste sedie, c’è un ragazzo con i calzoni corti la faccia gonfia ,che fuma nervosamente. All’improvviso ride, ma è un sorriso amaro pieno di voci che gridano solo nella sua testa. Non ci si fa neanche caso in quella solitudine ma quel ragazzo ha una storia di paura alle spalle. Nera. Terribilmente nera. Continua a leggere

62. Una favola

da qui

Selma, dicevo, ancora Selma. Fu Johnson a cambiare musica, come se a un certo punto cominciasse un concerto finalmente armonico, vogliamo dire Mozart?
Mi sentivo felice – ti è mai capitato? Sai, quando ti prende dentro, ti lasci invadere da qualcosa di più grande: vogliamo usare il termine miracolo?
C’è chi lustra le scarpe agli altri, per tirare avanti. Hai mai conosciuto un lustrascarpe? Persino il suo mestiere si può fare con il cuore.
Parlò contro la violenza, a favore della democrazia e dell’uguaglianza. Continua a leggere