Maria De Filippi, di Emanuele Kraushaar

recensione di Franz Krauspenhaar

Oggi anche gli iconoclasti hanno cambiato pelle. Oggi sono simili ai simili dei simili, solo che vanno in tv. Sono pesci nell’acquario sconfinato delle “private”. Emanuele Kraushaar, trentaquattro anni, romano, “lepelsino” della prima ora, è uno scrittore eccellente nel breve e nel brevissimo. Spesso le sue scritture sono come frontiere narrative tra poesia e racconto, per cui posso dire che Emanuele è uno davvero originale nel nostro panorama letterario fatto di troiette senza qualità e di megalomani al primo romanzo, o, come dice una mia amica, di realizzatori di “merda che non puzza”, perché di questo si cibano oggi un bel numero di editori, trasformatori dell’inutile e del dannoso . Kraushaar ha avuto la geniale di idea di prendere il fenomeno mortale di “Uomini e donne”, il programma di Maria De Filippi in onda su Canale 5 ormai da anni, e di vivisezionarlo in senso letterario. Cioè ha preso il format in voga, il canovaccio televisivo sempre uguale di giovanotti e giovanotte in vetrina che fanno finta di corteggiarsi, e l’ha posizionato con cura nel proprio personale format, lo ha adagiato cioè nella sua propria maniera di raccontare. Ne sono venuti fuori un buon numero di racconti, paradossali e avvincenti, spesso amarissimi e spesso divertenti, nei quali l’io narrante è sempre un “tronista” alle prese con la puntata del programma e con la vita che ci sta dentro e attorno. La capacità dello scrittore romano di mettere spietatamente a fuoco una realtà forzatamente virtuale e drogata è di chi, come un entomologo, sa cercare e trovare le bestie rare e documentarle scientificamente immergendone le carcasse nel liquido corrosivo ma salvifico dell’ironia. Come Pasolini chiuse nel sarcofago delle proprie pagine i ragazzi di vita di fine anni 50, e trasportandoli anche nel cinema di Bolognini e poi nel suo, Kraushaar confeziona una specie di “romanzo di racconti di vita” nel quale i nipoti di quei ragazzi delle borgate ora hanno nello zaino tutto l’occorrente alla moda, si vestono agli outlet e frequentano le palestre dei fighetti, e insomma sono i “ragazzi di vita” cinquant’anni dopo sotto i riflettori della tivu pomeridiana delle casalinghe disperate. Forse Kraushaar con un po’ di sfacciataggine in più avrebbe potuto dare un respiro più grosso al tutto, fare di Maria De Filippi (ovviamente con un altro titolo) un vero romanzo allarmante e disperato sulla contemporaneità usa e getta. Resta il fatto che è giovane e avrà tutto il tempo per alzare il tiro. Fa abbastanza incazzare invece che all’Alet, sotto il nome della collana – Iconoclasti – sparato in grande come sulla copertina di Vanity Fair, (e uno lo prende subito per il titolo del libro) e sopra la faccetta di Maria De Filippi fotoshoppata, il nome dell’autore l’abbiano stampato più in piccolo di quello della conduttrice (che sarebbe il titolo del libro.) Una furbata di mercato che rovina un po’ la festa e che me le ha fatte abbondantemente girare, nonostante sia ormai avvezzo da parecchi anni alle stronzate di certi operatori del settore. Dunque il tutto è stato studiato dagli spin doctor della Alet per far credere all’acquirente di stare acquistando una biografia della conduttrice scritta da lei e dal Kraushaar col  titolo “Iconoclasti”, che fa senz’altro figo. Ma se hai una certa sensibilità e un certo senso estetico questi sono gli effetti collaterali che ti devi beccare di questi tempi molto poco allegri. Nonostante gli editori, certi libri restano comunque dei bei libri.

3 pensieri su “Maria De Filippi, di Emanuele Kraushaar

  1. “della tivu pomeridiana delle casalinghe disperate.”

    Non sono una casalinga, benché la donna che lavora, qualunque sia la sua professione, debba occuparsi ANCHE della conduzione della casa in tutti i suoi aspetti, divenendo perciò, seppure contro voglia, anche casalinga. Quanto alla disperazione, può esserci nell’animo per motivi svariati, ben diversi da quelli della “soap opera” statunitense.
    Perché attribuire alla categoria femminile delle “casalinghe” (a tempo pieno o “part-time”) la visione di quel “trash” che è la trasmissione forse imperitura “Uomini e donne”?
    Lancio uno strale a favore delle “casalinghe”, disperate o felici.
    GBG

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  2. cara, passare giornate intere a guardare canale 5 e i tronisti di maria de filippi non è indice di una profonda disperazione? non toccavo tutta la categoria, ci mancherebbe.

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