78. Quella cosa

da qui

E’ un albergo sobrio, con ringhiere e serrande verde chiaro, un edificio dove sembra non accada nulla, nella vita. Lo si può vedere da varie angolazioni, e più lo osservi più ti convinci che certamente no, qui non accadrà mai nulla.
I netturbini protestano, vogliono lo stesso trattamento, lo stesso contratto di lavoro. Il clima è teso, violenze, assemblee, sit in e boicottaggi.
Sotto, ci sono auto bianche parcheggiate, le limousine americane che non sai mai come possano trovare spazio negli alveari cittadini.
Le minacce piovono, arrivano le voci, cosa vogliono farmi, cosa stanno preparando, e chissà cosa mi succederà.
La scritta bianca sullo sfondo nero campeggia sulla parete beige; tutto parla di discrezione e anonimato, persino il cielo sembra schermirsi in un silenzio opaco.
Ma devo dire che questo non mi tocca, da quando ho sentito l’odore delle vette, non m’importa di come può finire, da quando ho respirato l’aria dell’altezza.
L’insegna è più visibile: in rosso, giallo e verde cerca di attirare l’attenzione, come a dire: guardate, qui c’è vita, ma rimane l’idea che certamente nulla potrà rompere il silenzio, nulla potrà squarciare la cortina d’insignificanza del motel.
Non mi preoccupo di una lunga vita, ma che nella mia vita, lunga o breve che sia, appaia una traccia di Dio, un riflesso visibile del suo progetto.
Visto da lontano, sembra una fabbrica in disuso, un magazzino preda delle erbacce.
E il progetto è salire, arrivare in vetta, poter vedere, per la prima volta, dalla parte opposta, il versante luminoso della terra che i padri hanno sognato, per cui le nostre madri hanno pianto, nel silenzio angosciante della notte.
Da qui, invece, sembrano gli stabili dei quartieri alti, dove le signore non ti guardano in faccia, dove sei indegno dell’attenzione della gente; e ricordi la timidezza di quand’eri piccolo, la sensazione di trovarti dove non dovevi, la paura, e lo sguardo cercava ansioso la cravatta di papà, gli occhiali scuri di mamma.
Ma io vi dico che un giorno ci entreremo, quando non so, ma metteremo i piedi sull’erba bassa di quello che chiamiamo paradiso, anche se non lo abbiamo mai toccato, anche se il nostro desiderio non riesce a immaginarlo.
Puoi scegliere di inquadrare l’insegna tra le nuvole, e allora ti pare che il cielo sia la stanza, l’azzurro il letto dove potrai finalmente riposare.
Non ho paura di nessuno, perché la gloria ha brillato nei miei occhi, e non può temere chi ha visto la gloria del Signore.
Non accade nulla nel motel dalle serrande verdi; forse solo oggi fa eccezione, mentre lui sta parlando con gli amici, sul balcone della stanza del secondo piano, e un fucile a cannocchiale spara, da sessanta metri, dal finestrino del bagno di uno squallido hotel di fronte al suo: ho una notizia gravissima da darvi, il nostro amico è morto, è stato assassinato.
La luna si vede da ogni angolo del mondo: chissà, magari un giorno costruiremo una scala, un ponte per arrivarci a piedi, e scopriremo che la meta è molto più vicina e i fantasmi, che ci hanno visitato nelle notti piene di stelle, non vedevano l’ora d’incontrarci per spiegarci a modo loro, con la voce bassa dei sogni, che esiste davvero quella cosa che quaggiù chiamiamo libertà.

34 pensieri su “78. Quella cosa

  1. Uscire dall’insignificanza, dotare sé stessi e il mondo di senso, vivere e non essere vissuti, scegliere e non lasciarsi trascinare, dare, finalmente, al verbo amare il suo giusto valore logico-formale: transitivo attivo… senza che sia vuota forma, ma gesto, sguardo, tocco, carezza, parola-che-fa rinascere sempre a nuova vita.

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  2. Take my hand, my precious Lord (prendimi la mano, mio Signore prezioso), l’inno preferito da MLK. , poi cantato da Mahalia Jackson ai suoi funerali.
    Il 4 aprile 1968 MLK dal Lorraine Motel, chiamò il musicista Ben Branch, che avrebbe dovuto suonare quella sera ad un incontro locale in una chiesa dove era programmato un culto. King gli chiede di intonare il suo inno preferito Take my hand, my precious Lord. Alle 18:01 King esce sul balcone del secondo piano del motel dalle ringhiere e serrande verde chiaro (ho tentato invano per due volte di mettere la foto del Motel), dove viene colpito da un colpo di fucile di precisione alla testa. Venne accertato che lo sparo proveniva dalla stanza 5b della pensione Bessie Brower, che si trovava di fronte a quella dove alloggiava il pastore. La stanza era registrata a nome di John Willard che si rivelerà essere, insieme a Eric Galt, uno pseudonimo utilizzato da James Earl Ray, l’assassino.
    (da Wiipedia)
    Marco

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  3. “E’ un albergo sobrio, con ringhiere e serrande verde chiaro, un edificio dove sembra non accada nulla, nella vita. Lo si può vedere da varie angolazioni, e più lo osservi più ti convinci che certamente no, qui non accadrà mai nulla”.

    Può essere la nostra vita, cioè la casa dove abita la nostra vita. A volte sembra insignificante, colori tenui, dimessa, ordinaria. Eppure no, aspetta, le voci dentro vibrano, le parole sono torrenti di fuoco, spostano montagne. La gente corre restando ferma. L’anima vola e si congiunge a Dio. La vita procede fiera, vola alta, l’amore trionfa anche quando calpestato. L’amore vince nonostante venga bendato e reso muto, offeso, mutilato, logorato. L’amore è la nostra vita, anche quando la nostra vita sembra dimessa, con le modeste serrande e ringhiere color verde chiaro. Devo esser fiero della mia vita, essa mi può far volare Signore, anche quando io non lo capisco.
    Marco

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  4. “Non mi preoccupo di una lunga vita, ma che nella mia vita, lunga o breve che sia, appaia una traccia di Dio, un riflesso visibile del suo progetto”.

    La vita: si non importa, è vero, la lunghezza. Importa la sostanza. Che ci sia la traccia di Dio, questo è essenziale, la traccia che mi ha unto, che sia visibile sul mio viso, tra le mie mani, quando parlo con le persone. Una scia devo lasciare, che tracci i miei passi, le mie azioni, che dolce si dipani tra gli amici cari, tra la gente. Un senso di amore lasciare, dopo che non ci sarai più. Se sei arrivato ad essere un riflesso del Suo progetto, allora hai saputo ricevere il Suo amore e donarlo agli altri. Sei stato un tramite. Un tramite visibile del suo progetto.
    Marco

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  5. “Non ho paura di nessuno, perché la gloria ha brillato nei miei occhi, e non può temere chi ha visto la gloria del Signore”.

    « I have a dream: that one day this nation will rise up and live out the true meaning of its creed: “We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal” ». MLK

    « Ho un sogno: che un giorno questa nazione si sollevi e viva pienamente il vero significato del suo credo: “Riteniamo queste verità di per se stesse evidenti: che tutti gli uomini sono stati creati uguali” »

    Marco

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  6. Hai detto che finiva qui eppure non leggo la parola FINE.
    Quel che si conclude invece e’ il pensiero che forse era in Martin e che tu hai provato a scrivere qui, come l’avrebbe pensata fabrizio quella vita. Il pensiero di Giovanni XXIII si era già chiuso capitoli fa. Sicuramente sbaglio ma quel che manca e’ la chiusura circolare del pensiero di chi narra confondendo la sua storia con quella di due grandi uomini per dare un’evoluzione anche solo immaginaria nel mondo reale ma sicuramente viva e vera nel vivere semplice di quel che e’ l’uomo di tutti i giorni, un uomo particolare che si confonde in questa storia e si rivela così com’e’, senza manie di grandezza o di celebrità ma solo perché vive la storia non dall’alto di un gradino ma forse solo dal lato oscuro della luna.
    Forse la parola FINE non c’è x una svista o forse perché qualcosa si deve concludere ancora portando il suo messaggio da imprimere nel lettore perché qui a volte e’ il lettore a tessere la trama con l’autore.
    Quando una storia arriva alla fine ciò che conta e’ il fine della stessa che si può imprimere nella mente solo se hai letto anche le note a pie’ di pagina o a margine, allora non c’ e’ tristezza per qualcosa che finisce perché la circolarità dello scrivere ci ricorda il cerchio della vita, e non sai mai dove inizia e dove finisce ma sai che ovunque accada li’ c’ e’ il fine, in due punti che coincidono come l’alfa e l’omega.
    SM

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  7. – esiste davvero quella cosa che quaggiù chiamiamo libertà.

    Un bellissimo messaggio di speranza a chiusura di un romanzo che mi ha lasciato impressa nel cuore la consapevolezza che non esiste amore senza libertà.

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  8. Per il mio cuore basta il tuo petto,
    per la tua libertà bastano le mie ali.

    Dalla mia bocca arriverà fino al cielo
    ciò che stava sopito sulla tua anima.

    E’ in te l’illusione di ogni giorno.
    Giungi come la rugiada sulle corolle.

    Scavi l’orizzonte con la tua assenza.
    Eternamente in fuga come l’onda.

    Ho detto che cantavi nel vento
    come i pini e come gli alberi maestri delle navi.

    Come quelli sei alta e taciturna.
    E di colpo ti rattristi, come un viaggio.

    Accogliente come una vecchia strada.
    Ti popolano echi e voci nostalgiche.

    Io mi sono svegliato e a volte migrano e fuggono
    gli uccelli che dormivano nella tua anima.

    (Pablo Neruda, per il mio cuore)

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  9. Para mi corazón basta tu pecho
    (Pablo Neruda – Pablo Milanés)

    Para mi corazón basta tu pecho,
    para tu libertad bastan mis alas.
    Desde mi boca llegará hasta el cielo
    lo que estaba dormido sobre tu alma.

    Es en ti la ilusión de cada día.
    Llegas como el rocío a las corolas.
    Socavas el horizonte con tu ausencia.
    Eternamente en fuga como la ola.

    He dicho que cantabas en el viento
    como los pinos y como los mástiles.
    Como ellos eres alta y taciturna.
    Y entristeces de pronto, como un viaje.

    Acogedora como un viejo camino.
    Te pueblan ecos y voces nostálgicas.
    Yo desperté y a veces emigran y huyen
    pájaros que dormían en tu alma.

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  10. Sui miei quaderni di scolaro
    Sui miei banchi e sugli alberi
    Sulla sabbia e sulla neve
    Io scrivo il tuo nome
    Su tutte le pagine lette
    Su tutte le pagine bianche
    Pietra sangue carta cenere
    Io scrivo il tuo nome
    Sulle dorate immagini
    Sulle armi dei guerrieri
    Sulla corona dei re
    Io scrivo il tuo nome
    Sulla giungla e sul deserto
    Sui nidi sulle ginestre
    Sull’eco della mia infanzia
    Io scrivo il tuo nome
    Sui prodigi della notte
    Sul pane bianco dei giorni
    Sulle stagioni promesse
    Io scrivo il tuo nome
    Su tutti i miei squarci d’azzurro
    Sullo stagno sole disfatto
    Sul lago luna viva
    Io scrivo il tuo nome
    Sui campi sull’orizzonte
    Sulle ali degli uccelli
    Sul mulino delle ombre
    Io scrivo il tuo nome
    Su ogni soffio d’aurora
    Sul mare sulle barche
    Sulla montagna demente
    Io scrivo il tuo nome
    Sulla schiuma delle nuvole
    Sui sudori dell’uragano
    Sulla pioggia fitta e smorta
    Io scrivo il tuo nome
    Sulle forme scintillanti
    Sulle campane dei colori
    Sulla verità fisica
    Io scrivo il tuo nome
    Sui sentieri ridestati
    Sulle strade aperte
    Sulle piazze dilaganti
    Io scrivo il tuo nome
    Sul lume che s’accende
    Sul lume che si spegne
    Sulle mie case raccolte
    Io scrivo il tuo nome
    Sul frutto spaccato in due
    Dello specchio e della mia stanza
    Sul mio letto conchiglia vuota
    Io scrivo il tuo nome
    Sul mio cane goloso e tenero
    Sulle sue orecchie ritte
    Sulla sua zampa maldestra
    Io scrivo il tuo nome
    Sul trampolino della mia porta
    Sugli oggetti di famiglia
    Sull’onda del fuoco benedetto
    Io scrivo il tuo nome
    Su ogni carne consentita
    Sulla fronte dei miei amici
    Su ogni mano che si tende
    Io scrivo il tuo nome
    Sui vetri degli stupori
    Sulle labbra intente
    Al di sopra del silenzio
    Io scrivo il tuo nome
    Su ogni mio infranto rifugio
    Su ogni mio crollato faro
    Sui muri della mia noia
    Io scrivo il tuo nome
    Sull’assenza che non desidera
    Sulla nuda solitudine
    Sui sentieri della morte
    Io scrivo il tuo nome
    Sul rinnovato vigore
    Sullo scomparso pericolo
    Sulla speranza senza ricordo
    Io scrivo il tuo nome
    E per la forza di una parola
    Io ricomincio la mia vita
    Sono nato per conoscerti
    Per nominarti
    Libertà.

    P.Eluard

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  11. magari un giorno costruiremo una scala, un ponte

    I messaggi che parlano di libertà, fratellanza e progresso sono senza tempo, le storie di Giovanni XXIII e Martin Luther King presentate in questo romanzo contengono una speranza, un ottimismo e un’attualità straordinari.

    Mi piace pensare che la costruzione di quella scala in realtà siano già lavori in corso.

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  12. Chimes of Freedom – Campane di Libertà (Bob Dylan)

    Che suonavano per il ribelle che suonavano per il miserabile
    Che suonavano per lo sfortunato l’abbandonato e il rifiutato
    Che suonavano per l’escluso messo costantemente al rogo
    E noi vedemmo al di sopra le lampeggianti campane di libertà
    ……………………..
    Che suonava per i malati le cui ferite non possono essere lenite
    Per le schiere dei confusi, accusati, maltrattati quelli disillusi o peggio
    E per ogni uomo imprigionato nell’intero universo
    E noi vedemmo al di sopra le lampeggianti campane di libertà

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  13. Non mi preoccupo di una lunga vita, ma che nella mia vita, lunga o breve che sia, appaia una traccia di Dio, un riflesso visibile del suo progetto.

    Se si è consapevoli che in vista del domani oggi ha il suo significato, la parola fine che mettiamo nel romanzo della nostra vita cambia di significato perchè quando abbiamo trovato Dio, abbiamo trovato il fine della nostra esistenza, il senso della vita.
    Allora “quando non so, ma metteremo i piedi sull’erba bassa di quello che chiamiamo paradiso, anche se non lo abbiamo mai toccato”

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  14. Ma io vi dico che un giorno ci entreremo, quando non so, ma metteremo i piedi sull’erba bassa di quello che chiamiamo paradiso, anche se non lo abbiamo mai toccato, anche se il nostro desiderio non riesce a immaginarlo.

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  15. Quando vivi la tua vita senza avere “paura di nessuno”,allora ti accorgi che “nessuno è più importante di te “,perchè sei finalmente te stesso e ti sei costruito la”strada”o il “ponte”che ti porta verso “quella cosa che quaggiù chiamano libertà”,seguendo l’unica via possibile :quella dell’Amore!

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  16. “E il progetto è salire, arrivare in vetta”

    Avanti ! pochi altri passi
    e poi sarem sulla vetta;
    avanti pur senza fretta,
    per mezzo agli sterpi e ai sassi.

    La vetta è là, tutta sgombra,
    tutta serena nel sole,
    lungi da quando si duole,
    fuor dalle nebbie e dall’ombra.

    Anima inquieta e stanca,
    non ti rivolgere indietro:
    in basso il vapore tetro,
    in alto la luce bianca.

    Voi, cui travaglia ed opprime
    un cruccio greve e nascoso,
    ponete mente: riposo
    non è se non sulle cime.

    Arturo Graf

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  17. La bella che è addormentata,
    lalalà, lalalà, lalalà,
    ha un nome che fa paura.

    La bella che è prigioniera,
    lalalà, lalalà, lalalà,
    ha un nome che fa paura.

    libertà, libertà, libertà.

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  18. “e ricordi la timidezza di quand’eri piccolo, la sensazione di trovarti dove non dovevi, la paura, e lo sguardo cercava ansioso la cravatta di papà, gli occhiali scuri di mamma.”

    Se tracci col gesso una riga sul pavimento,
    è altrettanto difficile camminarci sopra che avanzare sulla più sottile delle funi.
    Eppure chiunque ci riesce tranquillamente perché non è pericoloso.
    Se fai finta che la fune non è altro che un disegno
    fatto col gesso e l’aria intorno è il pavimento, riesci a procedere sicuro su tutte le funi.
    Ciò che conta è tutto dentro di noi; fuori nessuno può aiutarci.
    Non essere in guerra con te stesso: così… tutto diventa
    possibile, non solo camminare su una fune, ma anche volare.

    ~ Hermann Hesse – Imagination ~

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  19. E il progetto è salire, arrivare in vetta, poter vedere, per la prima volta, dalla parte opposta, il versante luminoso della terra che i padri hanno sognato, per cui le nostre madri hanno pianto, nel silenzio angosciante della notte.

    Più sù,fino a sfiorare il blu,fino a sentire che,ormai sei parte di me..

    Puoi scegliere di inquadrare l’insegna tra le nuvole, e allora ti pare che il cielo sia la stanza, l’azzurro il letto dove potrai finalmente riposare.

    …e scoprire che la libertà esiste davvero..in terra,come nel Regno Dei Cieli.,e che insieme all’Amore, è l’insegnamento più grande,nel progetto di Dio..

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  20. Grazie per questo romanzo, grazie per il suo “fine”, grazie perchè abbiamo imparato a pronunciare una frase bellissima:

    “nessuno è più importante di te”

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  21. SULLA LIBERTÀ

    E un oratore disse: Parlaci della Libertà.
    E lui rispose:
    Alle porte della città e presso il focolare vi ho veduto, prostrati, adorare la vostra libertà,
    Così come gli schiavi si umiliano in lodi davanti al tiranno che li uccide.
    Sì, al bosco sacro e all’ombra della rocca ho visto che per il più libero di voi la libertà non era che schiavitù e oppressione.
    E in me il cuore ha sanguinato, poiché sarete liberi solo quando lo stesso desiderio di ricercare la libertà sarà una pratica per voi e finirete di chiamarla un fine e un compimento.
    In verità sarete liberi quando i vostri giorni non saranno privi di pena e le vostre notti di angoscia e di esigenze.
    Quando di queste cose sarà circonfusa la vostra vita, allora vi leverete al di sopra di esse nudi e senza vincoli.

    Ma come potrete elevarvi oltre i giorni e le notti se non spezzando le catene che all’alba della vostra conoscenza hanno imprigionato l’ora del meriggio?
    Quella che voi chiamate libertà è la più resistente di queste catene, benché i suoi anelli vi abbaglino scintillando al sole.

    E cos’è mai se non parte di voi stessi ciò che vorreste respingere per essere liberi?
    L’ingiusta legge che vorreste abolire è la stessa che la vostra mano vi ha scritto sulla fronte.
    Non potete cancellarla bruciando i libri di diritto né lavando la fronte dei vostri giudici, neppure riversandovi sopra le onde del mare.

    Se è un despota colui che volete detronizzare, badate prima che il trono eretto dentro di voi sia già stato distrutto.
    Poiché come può un tiranno governare uomini liberi e fieri, se non per una tirannia e un difetto della loro stessa libertà e del loro orgoglio ?
    E se volete allontanare un affanno, ricordate che questo affanno non vi è stato imposto, ma voi l’avete scelto.
    E se volete dissipare un timore, cercatelo in voi e non nella mano di chi questo timore v’incute.
    In verità, ciò che anelate e temete, che vi ripugna e vi blandisce, ciò che perseguite e ciò che vorreste sfuggire, ognuna di queste cose muove nel vostro essere in un costante e incompiuto abbraccio.
    Come luci e ombre unite in una stretta, ogni cosa si agita in voi.
    e quando un’ombra svanisce, la luce che indugia diventa ombra per un’altra luce.
    E così quando la vostra libertà getta le catene diventa essa stessa la catena di una libertà più grande.

    Gibran

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  22. “Non ho paura di nessuno, perché la gloria ha brillato nei miei occhi, e non può temere chi ha visto la gloria del Signore.”

    “ Ora, Signore, lascia che il tuo servo muoia in pace secondo la tua parola,
    perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza”
    Lc 2

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  23. “L’insegna è più visibile: in rosso, giallo e verde cerca di attirare l’attenzione, come a dire: guardate, qui c’è vita, ma rimane l’idea che certamente nulla potrà rompere il silenzio, nulla potrà squarciare la cortina d’insignificanza del motel.”

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  24. Attraverso questo romanzo si scoprono tanti dettagli, necessari per capire meglio quanto unici e importanti ci fa sentire il Signore, quanto libero e immenso sia il Suo Amore, quanto vicino sia il Regno… se solo riuscissimo ad aprirci completamente verso il prossimo
    grazie, don

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