Do you remember Piero Chiara and Giuseppe Pontiggia?

Reminiscenze natalizie che si ripropongono e si uniscono a ricordi di librerie frequentate nel tempo. Non è inusuale che il Natale porti folle di lettori, in servizio permanente effettivo o solo in fieri, a rimirare scaffali, nella speranza dei librai, si spera ben riposta, che tale frequentazione si trasformi in acquisto. Amici librai mi confermano da sempre ciò che le statistiche illustrano: che la gran parte del fatturato delle librerie prende forma solo nel corso del febbrile periodo che precede il 25 dicembre.

Evito, da lettore forte, di varcare la soglia di qualsivoglia libreria proprio in tale momento. E’ così invadente il muro fatto dalle copie impilate le une sulle altre di presunti best sellers e di libri che hanno una loro ragion d’essere solo in un qualche raccordo televisivo e cinematografico, che rimando le mie visite al gennaio successivo, luogo temporale di tranquilli rendiconti contabili, da parte dei librai, e di visite meno affannose, da parte dei lettori abituali.

Esistono comunque altri fili sottili che uniscono le festività natalizie ai libri. Fra i tanti ne ricordo uno legato ai colori. Il marrone degli scaffali di una libreria unito al blu delle copertine dei Meridiani Mondadori che, proprio a dicembre, mi pare presentassero sconti sul prezzo di copertina.

Piero Chiara e Giuseppe Pontiggia, due autori dei quali, tempo fa e approfittando degli sconti natalizi, acquistai le opere proprio nei Meridiani. Piero Chiara, spesso strapazzato nelle riduzioni cinematografiche tratte dai suoi romanzi, non soltanto cantore di storie di provincia, bensì conoscitore di profonde e irrimediabili amarezze umane. Giuseppe Pontiggia, narratore completo, indagatore dell’animo e maestro di scrittura, dalla cultura vastissima e gioiosa.

Chiara e Pontiggia. Forse un po’ dimenticati, senz’altro nascosti dalle montagne colorate dei presunti best sellers natalizi.

Viene proprio da chiedersi: “Do you remember Piero Chiara and Giuseppe Pontiggia?”.

4 pensieri su “Do you remember Piero Chiara and Giuseppe Pontiggia?

  1. Piacevolissimo commento, mi pare di vedere la gente affannata che gira smarrita tra gli scaffali, il muro di libri, le offerte che ti confondono, le indecisioni, le recensioni, le copertine impegnate, la gente che apre un libro nel mezzo e legge mezza riga. Mi pare di vedere tutto questo, ed è reale.
    Marco

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  2. I do, actually. Erano le letture di intrattenimento della borghesia colta nella seconda metà del ‘900. Oggi in libreria campeggiano Fabio Volo, Faletti, Margaret Mazzantini, la Littizzetto (tutti Mondadori-Einaudi), l’Omero della provincia comasca Vitali (che non è Mondadori), il vecchio Camilleri.
    Curiosamente, per molti di costoro la letteratura è un modo di estendere la loro già costruita persona pubblica.

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  3. Verissimo! Piero Chiara spravvive a stento nel Premio letterario a lui intitolato a Varese e dintorni, compreso il Canton Ticino da lui considerato parte integrante del Varesotto. Ma chi lo legge più? Un cattivo servizio forse gli è stato reso dai film tratti dai suoi romanzi o racconti, film peraltro introvabili. Quanto a Giuseppe Pontiggia, con molto rammarico viene in mente la celebre frase manzoniana: “Carneade! Chi era costui?”.I lettori di oggi, probabilmente, si chiedono: “Pontiggia! Chi era costui?”

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  4. Roberto,
    strada polverosa questa cultura oggi. Lettura di versi, racconti, a volte forzati per riempire abilmente le pagine, righe larghe, libri leggeri così quando l’editore li spedisce risparmia, calcoilo esatto del miglior rapporto n.° di pagine, peso, prezzo. Un editore, quando mi sono proposto con il mio lavoro (un romanzo) mi ha detto che se il n.° di battute era superiore alle 450.000 non lo avrebbe visionato per procedura. Buon per lui, ha risparmiato tempo, che dire. Bene per tutti quelli che sono convinti di ritagliarsi una vera fetta di cultura coi vari Volo, Littizzetto, Faletti e compagnia bella.
    Un abbraccio a coloro che nell’oscurità, salvano la cultura e la proteggono ed il cui lavoro pochi sono in grado, non dico di apprezzare, ma di capire.
    Marco

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