Non possiamo tacere

di Meth Sambiase

Il dove è cominciato nella mail.

Il come è stato un invito simile ad un gravame, un impegno etico, da cui è faticosamente difficile scivolar via, una sorta di chiamata alla scrittura di un testo poetico che fermasse l’impegno lirico delle proprie ricerche per convergere in una poesia sociale.

Il perché è connesso dalla cronaca, in un liquido d’inchiostro nero che sembra capace di smarrire l’identità del tu, come l’ha smarrita (caso sconnesso) Firenze, città che ama ricordare se stessa come madre della lingua (madrelingua) italiana eppure ha visto l’elaborazione di un pensiero di morte, che ci si augura unico o in umana pietà estremamente raro, “l’adesso si uccide” chi non padroneggia la carta d’identità nazionale, l’extraitaliano (chiamamolo così).

Il chi è stata una metabolizzazione in forma poetica di questi accadimenti da parte di un migrante, Arnold de Vos, olandese e poi trentino, che ha inviato a Gianmario Lucini un lavoro in dedica “ai migranti di ogni razza e specie dispersi”.

Lucini (migrato in gioventù anch’egli) ha aperto una nuova pagina sulla sua Poiein “Non possiamo tacere!” distribuendo un invito a riempirla (eccola la mail) con un’esortazione “Suggerirei di raccogliere e RISPONDERE al civilissimo appello (le strofa di de Vos) che peraltro ci giunge da un migrante, con un PING PONG di poesia….in modo di dare una voce al disappunto per i fatti di Firenze e di Torino… So che molti non sono d’accordo con questo tipo di poesia e quindi non mi aspetto una messe abbondante di risposte, ma sono curioso, testardo e provo: vediamo cosa succede. In coscienza, non mi sento di stare a guardare…”

E’ una forma d’amore, sebbene imperfetta, quella che chiama alla poesia l’Altro, non tanto una bocciatura sulla cristallizzazione tipologica (Lirismo, ricerca, d’estrazione civile, classicheggiante, pastosa, liquida, erotizzante e chi ne ha più ne scriva, visto che si potrebbe continuare a riempirne di fogli, l’etichettare è un modus critico che non conosce né storicismo né recessione).

Ma balza alle orecchie della memoria un pezzo di discorso tenuto una sera di questa fine estate, alla conclusione del Festival della Poesia di Modena, da un altro Gianmario, Gianmario Villalta, che stigmatizzava la ricerca poetica contemporanea come prevalentemente lirica, o forse, nella semplicità del giusto, nella maggior produzione di poesia lirica di questo momento storico, profondamente individualista, cuore e fibra di quel “mai uno potrà essere equivalente a molti” (Sofocle).

Il dualismo non è fortunatamente mai netto, la teoria delle ombre non è applicata al fare poetico. Sarà però d’interesse “educativo” aspettare la fine della lunga pagina di Poesis e leggerne contenuti e (contare le) firme che si agganceranno come catena agli anelli di Arnold de Vos e Lucini.

Io, sono un anello della quarta pagina.

Arnold de Vos

Ai propilei del cuore

Per i migranti di ogni razza e specie dispersi

Se un animale mette le mani in avanti

vuol dire che ha bisogno di te.

Ti legge negli occhi che hai voglia di fuggire

per paura dell’affetto strano:

l’alfabeto non scritto delle emozioni senza richiamo,

esperanto universale dei senza speranza

che però ci provano, ai propilei del cuore

a entrare nell’adito riservato al tuo dio privato,

al quale fai risalire i dettami del comportamento.

Sulla soglia la specie scricchiola

davanti al consesso dei numi senza nome

rigettati in nome di un dio vano.

+++

Meth Sambiase

Non sono inumano\a

ho sempre delegato e non rifiutato

non è un impulso non sono imputabile,

perché in principio Dio creò i meridionali

(i napoli, soprattutto)

le femmine brutte e i ricchioni

d’altronde, come possa io trovare il biasimo

non nei diritti ma fra i rovesci: lo negheresti?

Noli mi tangere, li ho avuti sui nervi

(una dichiarazione d’intenti)

nero su bianco, ogni bene a quelli che vendono

gli occhialini in riviera, li compro sempre

(poverett) per trenta soldi così li moltiplicano

come i pani integrali e i pesci tropicali

e i cinesi? pago una candelina ottocentesimi

da noi ne vogliono due euro

non c’è paragone, è a getto continuo

non stanno con le mani in mano

ha detto quell’impiccione del terzo piano

che non li vedi dagli imbarcaderi

ma negli aeroporti più illuminati

mormorano non urlano non ce n’è uno alla morgue

(rin)civili, senza un impiccio.

4 pensieri su “Non possiamo tacere

  1. MIGRATI E MIGRANTI

    è a giarre

    se non sbaglio

    che hanno fatto un circo

    con gli alberelli

    o a lampedusa

    (ma manca

    un altro taglio)

    : che hanno le stesse sbarre

    e hanno avuto il coraggio di dirsi

    accoglienti

    ma gli aggrediti della storia

    non ci credono

    – e noi con loro –

    perché dobbiamo amare: solamente

    i loro denti

    b!

    Nunzio Festa

    Mi piace

  2. Pingback: Povrett! « methsambiase

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