24. Basta

da qui

Andare non andare. Essere, non essere. Non starò esagerando? Da quando Arturo è entrato nel mio mondo – entrato? -, non ho pace. Non riesco a pensare a nulla che non diventi pagina, riga nera che porterà chissà quali sorprese. Devo averlo, la vita non avrebbe senso se dovessi perderlo – perderlo? Basta, ho deciso: vado.
Quanto tempo ci vuole per fare cento metri? E’ il viaggio più lungo della vita, perché ora Gilda glielo dice, costi quel che costi. Il parcheggio è pieno di macchine, un camion rosso è immobile nel bel mezzo al cortile – l’autista sarà andato a mangiare una pizza nell’esercizio all’angolo -, possibile siano tutti così maleducati? Quanto manca? Che cosa gli dirai? Un branco di lupi spunta dalla strada e si dirige su di lei – da dove vengono? Non ci sono lupi dentro una città – città? Sono grigi, scoprono i dentoni, ringhiano, aiuto, aiutatemi!, mi dica signorina, posso esserle utile?, non vede? i lupi! i lupi!, quali lupi?, è vero, non ci sono; erano solo i pensieri che ti assalgono ogni volta che fai un passo decisivo, come nell’esame dell’ultimo concorso, ti circondavano, sbavavano, strappavano i vestiti, cos’ha, signorina?, niente, mi scusi, forse sarebbe meglio che si facesse visitare, ma ora resiste, quanto manca? Possibile che il futuro chiuda sempre le porte, solo a me?
Signorina!
Ha gli occhi azzurri, è giovane, ma sembra già maturo, la pelle è consumata. Cosa vuole? non dargli retta, Gilda, è un ostacolo al raggiungimento dello scopo.
Signorina!
Mi lasci in pace.
Ho bisogno di aiuto.
E io? Chi aiuta me? E’ una vita che cerco soccorso e non lo trovo.
Basta poco, signorina, la prego.
Vattene, Gilda, è solo un mendicante, se muore di fame, nessuno se ne accorge.
Cosa c’è in quegli occhi? Perché non riesci a sbarazzartene? Fermati, Gilda, non lasciarlo andare.
Vai dritta, non voltarti.
Dagli quello che chiede, non ti pentirai.
Accelera, Gilda, è un importuno, tutta gente che molesta le persone.
Fermati, fermati.
Cosa vuole?
Mi aiuti, sono due giorni che non mangio.
Balle, Gilda, c’è la mensa caritas, ci sono i cassonetti: quanti affamati rovistano nell’immondizia per trovare un pezzo di pane smozzicato, mezza porzione di ravioli? Scansalo, digli il fatto suo.
Un euro, basta un euro, per sfamare un poveraccio.
Come si chiama?
C’è una lacrima, negli occhi azzurri: cos’avrà da piangere?
Mi chiamo Giorgio.
Io mi chiamo Gilda.

32 pensieri su “24. Basta

  1. Voler avere a tutti i costi qualcosa, qualcuno, ha sempre e per forza un senso? A volte si, a volte bisognerebbe meditare. Il proprio desiderio potrebbe diventare l’altrui infelicità. Aderire ad un sentimento è bello (la parola bello è forse riduttiva, adolescenziale in questo contesto). Non è solo bello, è meraviglioso; è pienezza d’amore, è afflato, è anche sofferenza, è pazienza, è essere dentro l’altro (amico, partner). Ma quel sentimento deve essere sedimentato, coltivato, deve aver già prodotto un frutto, almeno in nuce. Se ciò è accaduto, pur tra difficoltà, la verità e il cammino saranno pienamente visibili. Se ciò invece non è accaduto, allora potrebbe trasformarsi in un binario morto, in un binario che aveva già avvertito che sarebbe nato morto. Ognuno di noi, se ascolta con pazienza e teneramente il cuore, sa se può, deve procedere. Altrimenti deve fermarsi. E questo secondo me vale per qualsiasi situazione.

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  2. I pensieri, poi, ci assalgono quando siamo innamorati della vita, e rischiano per la loro impetuosita, schiumosita e densità, di farci deragliare, di non farci capire cose assai semplici, di farci fraintendere dagli altri che ci osservano a volte curiosi. Quanti, facendo un passo decisivo, hanno commesso un errore? Dosare i pensieri, elaborarli, carezzarli, metabolizzarli, è la cosa migliore. Ma non sempre il nostro stato d’animo ci permette ciò. I pensieri sono materia di Dio: che responsabilità ci assumiamo ogni volta che li formuliamo e li mettiamo in opera! È come se creassimo; Dio ci mette alla prova e ci guarda con l’infinita bontà del Padre che fa un passo indietro per far crescere il figlio che ama.
    Marco

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  3. @ Marcosic. detto

    Grazie amico mio, tu riesci sempre a mettere una dolcezza in quello che dici, che mi fa stare meglio.
    Sia tu che Titti avete un potere benefico su di me.

    Buona giornata e se lavori, buon lavoro e un felice rientro a “casa”.

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  4. A volte “basta” fermarsi solo un attimo, smettere per un momento di pensare a sè e di piangersi addosso, per guardarsi finalmente intorno ed accorgersi di quanta bellezza ci circonda; e “basta” guardare l’altro negli occhi, per scoprire che esiste per noi un mondo pieno di possibilità ed oppurtunità di essere felici.

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  5. Certo questo ultimo racconto, trovo sia veramente triste.
    Non immaginavo mi scuotesse così.
    Una donna che brancola nel buio, vuole trovare la luce in un sogno.

    Ma siamo positivi, come sempre, la luce si accende facilmente quando non hai più paura e la vuoi vedere.

    Comunque c’è sempre un Angelo con lei che la prende per mano e la riconduce per la via giusta.
    I binari devono servire ai treni che vanno lontano e che servono a chi li vuole o deve prendere per il “suo” viaggio: bello o faticoso che sia.

    Auguro a Dalia di capire che tutto il dolore del mondo non è solo sulle sue spalle.
    Speriamo che ce la faccia a sopportare!

    Un saluto a tutti.
    Ernestina

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  6. – Come si chiama?
    C’è una lacrima, negli occhi azzurri: cos’avrà da piangere?

    Rassegnati a vivere nell’ombra della disperazione, rifiuti della “civiltà” – degna di tale nome? – , un sibilo fastidioso per passanti costretti a sentire le loro litanie, quelle che ripetono ogni giorno prima di annegare il cuore fra alcool e lacrime, per dimenticare di “essere”, perché la vita li ha resi invisibili.
    Ma tu, con i tuoi occhi azzurri, ci sei, in carne ed ossa e Gilda ti ha visto, e stavolta, la domanda è per te: “come ti chiami?” Perché tu esisti!

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  7. – Basta poco, signorina, la prego.

    A volte “basta poco” per far felice chi ti chiede “aiuto”,soprattutto se quel “poco” gli viene dato con amore.

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  8. “Andare non andare. Essere, non essere…basta un euro, per sfamare un poveraccio.”

    Sarebbe molto semplice risolvere i dilemmi…diventare essenziali. Se un euro basta a rendere felice un povero a Gilda non resta che “farsi povera”.

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  9. “Devo averlo,la vita non avrebbe senso se dovessi perderla”-si Gilda,ti capisco,pero` prima lo devi averla.Non ti posso dare consigli perhe io non lo so come si fa.Buona fortuna!Forse inventi quolcosa e lo colpisci ma non con la pietra(anche se in certi casi solo questo puo funzionare),e rilassa ti “questo che si deve succedere,si succede” (cosi io mi spiego la mia vita)

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  10. @ Ernesta detto

    Ernesta, provo a mettere dolcezza poichè sono uno strumento di Dio, nelle mani di Dio, come lo è ognuno di noi. E sono dotato del libero arbitrio. Non sempre riesco a mettere dolcezza; ma quando per caso ci riesco, allora sono grato a Dio che mi ha guidato con mano ferma, come non dubitavo. Io sono il suo umile maniscalco e lesto seguo il cammino indicato.
    Se tu stai meglio con questa dolcezza, allora è opera del Signore, so che tu lo sai. E sono contento due volte. Si, oggi è stata una buona giornata ed il rientro in famiglia è stato felice e sereno come piace a me.
    Sono io che ringrazio te, Ernesta e spero di abbracciarti prima del 31.
    Marco

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  11. Ha gli occhi azzurri, è giovane, ma sembra già maturo, la pelle è consumata.
    – Basta poco, signorina, la prego. Mi aiuti, sono due giorni che non mangio.

    Nella vita di Gilda compare “il santo bevitore” che dara’ una svolta alla sua giornata.

    Il Messia del Signore è segno di contraddizione, perché in lui sono svelati i pensieri di molti cuori.
    (cf. Lc 2,34-35)

    @ Ernestina
    Grazie di cuore, ma non esagerare con i complimenti…magari fossi taumaturgica!
    Un abbraccio.

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  12. Possibile che il futuro chiuda sempre le porte, solo a me?

    No, Gilda! Non è “il futuro” a chiuderti le porte,ma la tua paura di ricevere un rifiuto dalla persona che ami,che ti impedisce di andare avanti.Ed è per questo motivo che lungo il tuo cammino incontri dei “lupi” che ti bloccano il passaggio,ma quei “lupi” non sono poi così ostili come sembrano,essi ti sono amici e sono lì per farti superare la tua insicurezza,perchè è proprio quando non ti fermi di fronte a niente, per raggiungere il tuo obiettivo, che ti accorgi di essere finalmente una donna forte e sicura di te.

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  13. – Come si chiama?
    C’è una lacrima, negli occhi azzurri: cos’avrà da piangere?
    – Mi chiamo Giorgio.
    – Io mi chiamo Gilda.

    Ecco, la mano è stata tesa e con lei è nata una speranza di amore.

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  14. Balle, c’è la mensa caritas

    Non cresce abbastanza una società dove le persone vivono deresponsabilizzandosi o demandando sempre a qualcun altro: una mano tesa, una speranza di amore è anche speranza di civiltà.

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  15. C’è una lacrima, negli occhi azzurri: cos’avrà da piangere?

    Le lacrime che si versano, non sempre sono lacrime di dolore,a volte possono essere lacrime di gioia ,perchè finalmente qualcuno si è accorto che ci sei anche tu in questo mondo e per una volta non sei passato inosservato!

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  16. “Dagli quello che chiede, non ti pentirai.”

    “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?

    In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.”

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  17. “non dargli retta, Gilda, è un ostacolo al raggiungimento dello scopo.”

    Quello che consideriamo un ostacolo è spesso l’unico mezzo che può portarci alla scopo.

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  18. @ Stella Maria

    Sono queste piccole cose che rendono felice una persona,ed io sono contenta di averti risollevato il morale,perciò anch’io ti ringrazio.
    Baci Raf

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  19. “Come si chiama?”

    QUANDO PRONUNCI IL MIO NOME

    La parola diventa rugiada sulle tue labbra.
    Dici: albero –
    E vedo foreste di alberi.
    Dici: pietra –
    Non asfalto o cemento,
    ma sotto l’acqua punge la roccia.
    Dici: bello –
    E l’alba fa spuntare tulipani
    e il nostro grembo si riempie di primule.
    E quando è finito già quasi tutto:
    un sigillo rosso prende il posto della tua bocca
    quando sciogli lentamente il mio nome.

    Amy Károlyi

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  20. Cosa c’è in quegli occhi? Perché non riesci a sbarazzartene? Fermati, Gilda, non lasciarlo andare.

    Gilda si ferma perchè non ci sono ostacoli per guardare faccia a faccia la fame, l’umiliazione, il fallimento, la malattia; se lo farà di cuore non avrà paura di accogliere ogni sofferenza senza amarezza, ma con dolcezza, perchè c’è qualcuno che si sta servendo di lei per farle scoprire nuovi filoni che trasformeranno la sofferenza in felicità, anche se quello che riuscirà a dare può sembrare poco o insignificante. Anche se nella vita noi non conosciamo i Suoi disegni, quello che conta é donare pace e bene dovunque ce n’è bisogno.

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  21. @ Marcosic. detto

    Ciao, sono contenta che il tuo ritorno a casa sia stato come lo” aspettavi”.
    Io ho avuto una giornata lunga e faticosa, piena di cose spiacevoli, ora si sono risolte.
    Ci sono abituata! Non è vero, quando vieni sempre toccato dalla poca salute di tanti tuoi cari…. vorresti piangere all’infinito: il pianto liberatorio sai quello che non ti puoi permettere?

    Comunque è stata una buna giornata, perché ho ritrovato tanti amici ad aspettarmi.
    Ti saluto tanto

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  22. @ Ernesto detto

    Ernesta posso capire, anche se non sperimento sulla mia pelle cio che provi. Al dolore intenso e continuo non bisognerebbe mai doversi abituare, eppure accade. Esso ci accompagna e per quanto non ci possa piacere, anch’esso concorre a fare di noi ciò che siamo. Un abbraccio forte!
    Marco

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  23. Caspita, quanti amori tormentati.
    Ma l’amore, quello vero, non dovrebbe semplificare la vita?
    Personalmente non amo il “volere a tutti i costi”, trovo che ci sia molta arroganza in un simile atteggiamento, forse è anche per questo che poi ci complichiamo la vita. Non volere a tutti i costi, non significa essere passivi ma accettare che in questo squarcio dell’eternità, in cui si inserisce il nostro tempo finito, tutto è relativo.
    Per l’assoluto è meglio guardare oltre l’orizzonte.

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  24. @ M&C

    E’ la lacrima negli occhi azzurri, ma anche in quelli di chi riesce ad abbattere convenzioni e barriere

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  25. La vita è ciò che ti accade quando sei tutto intento a fare altri piani (John Lennon).

    E’ proprio così Gilda, pensi che alla fine di quei cento metri troverai la felicità ma a volte l’imprevisto, un evento capitato per caso, un incontro fortuito ti fa deviare e così la logica, la prospettiva cambiano verso qualcosa di più giusto e sensato.

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