Archivio mensile:dicembre 2011

19. Quello sguardo

da qui

Vedo un sacco di gente entrare e uscire dall’appartamento. Un uomo pallido col soprabito scuro, la ragazza che è venuta a suonare con la busta di giocattoli. Ma chi si aggiunge, adesso? Sembra un tipo distinto, sicuro di sé. La cosa comincia a complicarsi. E se facessi un colpo di testa? Se mi presentassi senza preavviso, facendo una scenata? Continua a leggere

Angelo MUNDULA – DIALOGHI, Scritti per un’idea di letteratura

Ecco un libro da leggere e, come pochi, da rileggere e da proporre. Dialoghi (Edizioni Feeria 2011) di Angelo Mundula è una scelta di articoli pubblicati sull’Osservatore Romano dal 1996 al 2005, che trattano di svariati argomenti come precisa il curatore Federico Favali nella sua nota: “E’, infatti, proprio dal dialogo di Mundula con i libri e i loro autori che nascono questi scritti che spaziano nei vasti orizzonti della poesia, della letteratura, dell’arte, della spiritualità, della società contemporanea, con quella sensibilità e quello spirito critico che lo contraddistingue.” Continua a leggere

Risposte

da qui

di Federica Carlini

Stanotte ho risposto al tuo invito.
Il freddo accartocciava le foglie
morte, le voci amare rotolavano via.
Solo
il silenzio del Dio delle parole
volava, così dicevi, come una farfalla
bianca in una stanza solitaria
e mai vuota,
parlava e increspava onde leggere
nel golfo dove un tempo
guardavamo le stelle.
Non pensavi fosse possibile
non credevi sarebbe accaduto.
Perdersi
è solo un’illusione
stare è ciò che rimane
quando la folla confonde le mani
e ruba il tuo tempo;
quando è follia restare
amare è andare a piedi
nella pioggia
dove ogni passo è un’impronta di ricordo
e rispondere a un invito
è un cielo capovolto che ti tende
la mano, la trama invisibile che tesse
una stella è ascoltare la tua voce,
o quella del Dio farfalla
che torna quando ti senti solo
e ti porta il mio bacio

18. Albe

da qui

Cos’ha più di me? E’ persino più vecchia. Esercizio di ottimismo: l’alba, il tramonto, il mio sorriso aperto, i ricci a cui l’uomo non resiste, ora glielo chiedo, cos’hai più di me? Gilda, credici: lei potrebbe amare qualcun altro e lo scrittore sarebbe solamente tuo, te lo immagini? Seduti al ristorante, lui ti porge la mano e gliela stringi, Arturo, è bello stare qua.
E lei chi è? Continua a leggere

dono

dono

“Un giorno così felice.
La nebbia si alzò presto, lavoravo in giardino.
Non c’erano cose sulla terra che desiderassi avere.
Non conoscevo nessuno che valesse la pena d’invidiare.
Il male accadutomi, l’avevo dimenticato
Non mi vergognavo al pensiero di essere stato chi sono.
Nessun dolore nel mio corpo.
Raddrizzandomi, vedevo il mare azzurro e vele”.

czeslaw milosz

un piccolo augurio di serenità per lpels

17. Anelli

da qui

Dalia ha voglia di dimenticare. Ma è possibile? Andrà al pub, sì, quello in cima alla salita, vicino alla banca dove fa il prelievo. Non c’è mai stata: come sarà il gestore? Troverà persone che conosce? Ma perché deve sempre interrogarsi? Lasciati andare, finiscila di girarci intorno. Hai bisogno di stordirti, basta una Guinness, magari due; o tre? Sale. L’ingresso è promettente, intravede una struttura in legno, un’atmosfera da saloon di western all’italiana. Che penseranno di una donna sola che entra in un locale come questo? Ma chissenefrega: butta finalmente a mare la zavorra. Continua a leggere

Andrea Aschedamini e Davide Sapienza presentano “Le OroVie”

Ancora due eventi, oggi e tra una settimana con protagonisti Andrea Aschedamini e Davide Sapienza, coautori de Le OroVie (Lubrina Editore). Cliccate sul manifesto qua sotto per conoscere i dettagli.

Alberi, radici, fiori e fuoco: cosa si distilla dalla quintessenza di Tolkien

Articolo di Andrea G. Sciffo

Dal sito di Arianna Editrice

“Ancora Tolkien?” chiedono esasperate le voci, soprattutto italiane. Quando s’imbattono in qualcuno che gli mostra come attorno al tronco dell’opera (ossia all’Opus magnum) de Il Signore degli Anelli continuino a germogliare gemme, ad irrobustirsi rami e branche, a fronteggiare foglie: cioè, i “commenti” che dal 1954, anno della pubblicazione della prima parte della Trilogia, si infoltiscono, in tutte le lingue, da svariati punti di vista critici e ideologici, al punto che Tolkien è oggi stato confrontato con quasi tutto.
Fenomeno unico nella letteratura contemporanea, paragonabile a quanto accadeva con Omero e con la Bibbia (che, secondo una citata indagine britannica, sarebbe l’unico libro al mondo che superi per diffusione The Lord of the Rings). Peraltro, nella cultura anche accademica anglosassone, l’opera tolkieniana è già accettata a pieno titolo nell’ambito di studi accademico, senza false modestie; come dire: tra dieci anni di questo mio preambolo tutto teso contro gli “antitolkienisti” si riderà come di un inutile aggeggio. Continua a leggere

CARMELO LAURETTA (1914-2011) nel ricordo di Marco Scalabrino

Maestro e amico, autore e persona dalle rare qualità, decano fra i poeti dialettali siciliani, Carmelo Lauretta nasce a Comiso (RG) nel 1914.
Laureato all’Università Cattolica di Milano nel 1939, docente per quarant’anni di Lettere in Istituti Statali, è stato dopo la Liberazione vicesindaco della sua città, nonché negli anni Cinquanta il primo presidente delle municipali ACLI. Continua a leggere

Non possiamo tacere

di Meth Sambiase

Il dove è cominciato nella mail.

Il come è stato un invito simile ad un gravame, un impegno etico, da cui è faticosamente difficile scivolar via, una sorta di chiamata alla scrittura di un testo poetico che fermasse l’impegno lirico delle proprie ricerche per convergere in una poesia sociale.

Il perché è connesso dalla cronaca, in un liquido d’inchiostro nero che sembra capace di smarrire l’identità del tu, come l’ha smarrita (caso sconnesso) Firenze, città che ama ricordare se stessa come madre della lingua (madrelingua) italiana eppure ha visto l’elaborazione di un pensiero di morte, che ci si augura unico o in umana pietà estremamente raro, “l’adesso si uccide” chi non padroneggia la carta d’identità nazionale, l’extraitaliano (chiamamolo così). Continua a leggere

16. Il presidente

da qui

Pronto, pronto!
Sono io.
Sei pazza. Ti ho detto di non chiamare a questo numero.
Stanno succedendo cose strane.
Non hai capito: già ne vedo troppe; con te ho bisogno di sentirmi bene: relax, come devo dirtelo?
Fausto, un uomo è entrato in casa mia.
Mi metti anche le corna?
E’ un uomo diverso da chiunque. Continua a leggere

IL TERZO SGUARDO n.37: Estetica marxista. Emiliano Alessandroni, “La rivoluzione estetica di Antonio Gramsci e György Lukács”

Estetica marxista. Emiliano Alessandroni, La rivoluzione estetica di Antonio Gramsci e György Lukács, prefazione di Pietro Cataldi, Padova, Il Prato, 2011

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di Giuseppe Panella*

«Questo studio affronta in prevalenza questioni che sono state attuali negli anni Venti e Trenta in Europa, e poi di nuovo fra gli anni Cinquanta e i Sessanta; e che oggi sono tramontate dal dibattito. Resuscitarle implica il rischio di apparire anacronistici e sorpassati. In questa percezione si agita appunto il concetto di “egemonia”. Il velo di polvere caduto sulle grandi questioni teoriche qui considerate è infatti parte di una generale sconfitta delle prospettive di cambiamento presenti negli attori che le hanno animate. Questo studio ha il merito di rifiutare la sconfitta come dato irreversibile e di non scendere, d’altra parte, sul terreno dell’archeologia filologica. Tratta cose morte come se fossero vive. Se un solo giovane, leggendo, sarà interessato e coinvolto, avrà avuto ragione» (pp. 10-11).

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Questo è l’ultimo numero di “Qui”

La chiusura di una rivista è una perdita per tutti,  per questo mi colpisce la serenità con cui il direttore Massimo Parizzi comunica che questo è l’ultimo numero di “Qui“. “Quello che la rivista poteva dare, l’ha dato” conclude Parizzi, il che in un certo senso è vero, e di questo gli siamo grati. Poche riviste sono così chiaramente caratterizzate come “Qui” da un’idea forte che sta alla base: la storia di oggi vista attraverso le scritture personali, nella convinzione che le scritture personali più di altre, nella loro immediatezza e vicinanza agli accadimenti, racchiudano una verità capace di esprimere il dato storico e di trascenderlo. Questa idea, in linea con le ricerche storiche del Novecento, l’abbiamo vista realizzata, dal 1999 ad oggi, seguendo attraverso “Qui” i fatti del presente, dalle guerre in Palestina al terremoto in Cina alle recenti rivolte arabe. Inevitabilmente ci mancheranno le “voci” di “Qui“, vivere con esse la storia che si va facendo, ma quel punto di vista accompagnerà anche nel futuro quelli che hanno avuto la fortuna di essere lettori di “Qui” in questi anni. Per gli altri, per quelli che non hanno potuto leggerla a causa della difficoltà con cui circolano i prodotti culturali autonomi e che spesso ne determinano la chiusura, c’è la possibilità di dare uno sguardo retrospettivo consultando on line l’archivio della rivista.

Questo è l’ultimo numero di “Qui”
di Massimo Parizzi

Nell’ottobre del 2009 questa rivista ha smesso di uscire. Non abbastanza soldi (cioè abbonamenti); troppo lavoro (cioè mancanza di collaboratori per i compiti più esecutivi: dalla correzione delle bozze all’impaginazione, dalla stampa degli indirizzi all’imbustamento); e anche, non ultimo, il bisogno sempre più sentito che a pensarla e comporla, dopo dieci anni in cui l’avevo fatto sempre io, partecipassero altri. Queste, allora, le ragioni della fermata. Che pensavo, temevo, sarebbe stata definitiva. Invece, nel gennaio 2011, “Qui” ha ripreso a essere pubblicata. Continua a leggere

15. Il vento

da qui

Gilda ha deciso di andare dalla bionda del piano di sotto: cosa non farebbe per il suo scrittore! Com’è possibile che sia disposta a tutto? Non sarà stato un trauma infantile, una violenza da parte di qualche famigliare? Non può pensarci adesso: al limite, andrà in analisi dal mese prossimo. Scende le scale in fretta: lo vedi, Arturo, se ti vuole bene? Con che scusa potrebbe presentarsi questa volta? Continua a leggere

Natale

da qui

Ecco che il giorno si avvicina. Sento
il passo, la voce, il suo respiro,
come una luce timida nel cielo:
perché, non te l’aspettavi, eppure
Dio non fa rumore, teme di avere
un tono troppo alto,
sa che potresti spaventarti, viene
come la madre al letto del bambino
quando non sa se dorme oppure è sveglio,
viene in un giorno che abbiamo chiamato
Natale, eppure, se dovessi dirti
che cos’ha di speciale,
non mi torna in mente che l’Altissimo,
El Shaddai: non poteva nominarsi,
tranne che una volta, nel Santissimo,
mentre tutti facevano rumore,
perché il nome di Dio è misterioso,
perché chi vede la sua gloria muore,
sì, proprio lui, l’Altissimo, El Shaddai,
viene in punta di piedi, nel silenzio
di una notte in cui anche il più perduto
degli uomini ha una lacrima che scende,
mentre il re dei re bacia la sua fronte.

Vivalascuola. Un buon Natale a tutti

Allora, ricapitolando, di patrimoniale neanche a parlarne. Imu per la Chiesa, anatema. Idem per i partiti. Taglio degli stipendi di deputati e senatori adeguandoli alla media europea, sarà il Parlamento a provvedere. Forse. Abolizione dei vitalizi dei consiglieri regionali sì… ma a decorrere dalla prossima legislatura. Tassisti e farmacisti, guai a toccarli. Tagli alle spese militari, inesistenti. Intanto, i sacrifici cadono sui soliti noti; un articolo della manovra sospende la causa di servizio a tempo indeterminato; arrivano bombe a Equitalia e proiettili in busta ad Alemanno e alla ministra Severino; anziani rubano bistecche per fame; l’amministratore delegato della Fiat va in Campania a “festeggiare” la nuova Panda (s)chiavi in mano; poveri ventenni muoiono nell’economia dell’evento; a Torino si incendiano campi Rom e a Firenze si fa il tiro al Senegalese. Un buon Natale a tutti. Anche da vivalascuola, con alcuni consigli di lettura. Continua a leggere

Dark city

di Pierfrancesco Pacoda*

C’è Rank Xerox con i muri scrostati della megalopoli che una volta si immaginava ‘Eterna’, ci sono le luci oscurate dei film urbani di Carpenter, c’è un immaginario da ‘MedioEvo Tribale’ dove il futuro assomiglia sempre più a un preistorico passato. E c’è molta voglia di ‘discorsi’ sulla democrazia nel nuovo romanzo di Mauro Baldrati, esponente romagnolo ancora non molto conosciuto di una ‘crime fiction’ tutta italiana che, solo a voler mettere ordine tra i tanti riferimenti da cinefilo, fotografo, innamorato delle immagini pop estreme (non a caso ha lavorato al Frigidaire dei leggendari primi anni 80), è una gioia per il lettore.
Poi, naturalmente, c’è la trama, avvincente, ricca d cambi di sequenze che ci obbliga a seguire per le vie del baratro sul quale si agita la metropoli (una Roma senza vita e bellissima, dopo la bomba, futuro che già percepiamo), un poliziotto con molte ombre e tanto desiderio (impossibile) di riscatto.
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14. Il treno

da qui

Hai parlato nel sonno.
E che avrei detto?
Perché non ti decidi a dirlo tu?
La città, all’alba, è una pozza di luce in cui si riflette il desiderio più profondo. Il letto è sfatto: Fausto ha gli occhi semichiusi. A cosa stai pensando, Dalia? A quando hai attraversato la strada e per poco l’auto non ti ha preso? Eppure sarebbe così semplice: dimenticare tutto; perché, in fondo, essere gelosi? Continua a leggere

Ivano Mugnaini, L’algebra della vita

Prefazione di Luigi Grazioli

Già dal titolo, L’algebra della vita, questo libro di Ivano Mugnaini dichiara non solo le sue ambizioni, ma lascia anche trasparire alcune delle principali caratteristiche.

Procediamo con ordine: l’algebra, e non l’aritmetica o la trigonometria; quindi qualcosa di complesso, senza essere astruso o specialistico, che tende alla generalizzazione, all’universalità, come peraltro esplicita il complemento successivo: della vita. Si tratta insomma di capire qualcosa della vita: non dell’esistenza di questa o quella persona o delle consuetudini di questo o quel gruppo sociale in questo o quel tempo, ma della vita in generale; capire le sue operazioni fondamentali applicando delle regole certe. Continua a leggere