Intervista ad Angelo Ricci

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

Da Postpopuli.it

Angelo Ricci è un avvocato pavese che scrive per diletto, con un’ottima penna. Promotore di eventi letterari nella sua città, è autore di Notte di nebbia in pianura (ed. Manni) e ha partecipato all’antologia Nero Lombardia (ed. Perrone Lab). È da poco uscito, per la casa editrice digitale Errant Editions, L’ossessione per le parole, un suo libro che esplora i meandri e le sottili connessioni tra letteratura, cinema, musica e internet. Il suo blog si chiama anch’esso “Notte di nebbia in pianura“.

– Parlaci della tua attività di scrittore, dei tuoi modelli e del significato di quest’ultima opera.

Cerco di guardare alla mia attività di scrittore con molto distacco, al punto che non credo nemmeno di esserlo. “Scrittore” è parola che evoca esotismi e avventure mitiche nonché appartenenze a consorterie letterarie. Per quanto mi concerne rifuggo sia dagli esotismi che dai miti e soprattutto dalle consorterie letterarie, siano esse cartacee o digitali.
Per quanto riguarda i modelli letterari ne ho avuti certamente, almeno fino a qualche anno fa. E sarei stato anche in grado di citarli. Oggi vedo la letteratura come un mare. Ogni tanto lo guardo e scorgo all’orizzonte il profilo di qualche nave lontana e quella nave batte la bandiera di qualche autore russo o francese dell’Ottocento.
Non ho alcuna remora nel definire L’ossessione per le parole come un gioco. Credo nella letteratura come gioco. Mi piace giocare mischiando autori, generi, musica e cinema, creando collegamenti e cercando punti di contatto. L’ossessione per le parole è un libro fatto di libri, di autori, di svisamenti, di interpretazioni anche scellerate. E in quella scelleratezza, da cane sciolto quale sono, mi ci sono trovato benissimo.

– Che cosa rappresenta, oggi, il web? Siamo entrati in una fase in cui, più che un rischio, rappresenta un’opportunità culturale e umana, o c’è ancora del “marcio”? 

Il web non è un certamente un pericolo e non è nemmeno la terra promessa. È uno strumento, come il telefono o come lo sono stati il telegrafo o le gazzette del Settecento. Non concordo né con quelli che ne paventano i mali né con quelli che se ne stanno genuflessi in sua perpetua adorazione come futuristi fuori dal tempo.

– I blog che ruolo svolgono oggi nel “fare cultura”?

Credo che i blog, e in special modo i blog letterari, svolgano un ruolo molto importante. Vado in cerca soprattutto dei blog sconosciuti, quelli che i loro autori scrivono con fatica e con vera e propria abnegazione, magari senza alcun seguito. È lì che trovo le cose che mi interessano. Perché nascono dalla sola passione per la letteratura e la cultura. Senza alchimie, senza compromessi e in una solitudine che ha qualcosa di eroico.

– Come vedi il ristagno culturale e la crescente nuova ondata di analfabetismo, di cui parlava recentemente Tullio De Mauro?

Scandalizzo se affermo che non ne sono per niente scandalizzato? Se qualcuno pensava che la situazione potesse essere diversa probabilmente ha passato gli ultimi vent’anni in un’altra galassia.

– Da studente laureato in Legge, che poi ha scelto una strada diversa, ti faccio una domanda personale: come concili la tua attività di avvocato con la tua passione per la letteratura?

Non la concilio e la tengo rigorosamente separata dalla passione per la letteratura.

2 pensieri su “Intervista ad Angelo Ricci

  1. Mi piace l’immagine della letteratura come un mare, dove ogni tanto si scorge all’orizzonte il profilo di qualche nave lontana.
    Lasciando in giusta ombra certi titanici scontri, è di un’antica eleganza.
    Grazie e un saluto,
    Roberto

    "Mi piace"

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