44. Fiches

da qui

Sei sicuro che funzioni, Marius?
Non sbaglio mai.
E com’è che sei in bolletta?
Spendo troppo.
Non me la conti giusta.
Fidati.
Devo essermi bevuto il cervello: possibile che per scrivere due righe debba rischiare la vita e la reputazione? Eppure mi affascina l’idea di mettermi alla prova; l’eccitazione arriva alla punta della dita: una rapina! chi l’avrebbe detto? Magari sono meno sedentario di quanto pensi. Per conoscersi bisogna lanciarsi, sondare l’ignoto, solo così il romanzo prende forma: se decidi di uscire da te stesso.
Fidarsi: una parola. E se qualcosa andasse storto?
Si vede che sei un signorino di città: non leggerei mai un tuo libro.
Ecco, ha ragione: che potrei raccontare continuando a stare chiuso nella stanza? Ormai sono qui, sarei ridicolo se rinunciassi all’ultimo momento. E poi, come reagirebbe? Potrebbe ammazzarmi.
Come fai a giudicare, se non li hai mai letti?
I libri li leggo guardando in faccia lo scrittore: se non mi piace, non mi piace neanche il libro.
Sistemi strani: valgono anche per i furti?
E’ un primitivo: avrà pensato agli intoppi possibili? Sarà stato previsto un numero sufficiente di evenienze, in quella testa pelata? Ricordo quando, con mio fratello, facemmo una sortita al negozio di alimentari sotto casa: papà ci corse dietro fino alla porta della stanza, ma riuscimmo a barricarci e a rimanere lì finché non fu stanco di aspettare. Con la polizia sarà diverso.
Valgono per tutto: vengo sempre a studiare le facce, per vedere come andrà.
Sei un tipo originale. Quando si comincia?
La giustizia non perdona. Quanti anni si rischiano per un reato come questo? Reato? In che pasticcio sono andato a cacciarmi?
Adesso.
Potresti tenermi più aggiornato.
Non sono mai entrato in un posto come questo: gente che gioca ai tavoli, impila le fiches, si guarda intorno come per leggere il futuro nella faccia degli altri (anche loro: è un metodo diffuso). Controllori e inservienti sono attenti a ciò che accade nella sala: avrà pensato a come eludere la loro sorveglianza? Qualcuno parla al telefono: che abbiano fiutato il pericolo e stiano già chiamando i poliziotti?
Vieni!
E’ veloce: s’infila tra la folla e si dirige verso l’atrio. La gente, a gruppi, si alza in piedi: che sta succedendo? Quelli delle fiches si girano, senza riuscire a staccare le mani dalle pile; chissà che puntate hanno fatto: il denaro vince la paura.
Sbrigati, stammi vicino, deficiente!
Il caos è totale; giocatori e spettatori corrono qua e là cercando il posto più sicuro. Penso a una gita in montagna in cui dovevo stare attento ai passi falsi, alle voragini nascoste dalla nebbia. Era bello sentirsi così in alto, vicino al paradiso.
Ti ho detto di sbrigarti!
Ora è una gara da ballo: la pista è invasa da concorrenti scatenati, lanciati in passi inediti, dettati dal terrore, o da un’eccitazione simile a quando la pallina gira, gira, in senso contrario al piatto vorticante.
L’atrio è gigantesco; Marius raggiunge il tavolo della reception, afferra i registri e li scaglia contro gli impiegati. Urla: fuori i soldi! Quelli si affrettano a consegnare una borsa di colore scuro.
Fai casino anche tu!
Mi metto a gridare, non so cosa. La sua mole enorme caracolla come una frana in direzione dell’uscita, continuando a lanciare oggetti contro i commessi spaventati.
Via, andiamo via!
Berlino è un rimbombare di passi affannati, un respiro che scoppia nei polmoni, una ragazza dagli occhi sgranati che ci fissa chiedendosi qualcosa.

36 pensieri su “44. Fiches

  1. Vivere una situazione come questa per chi non e’abituato deve essere sconcertante,ma da al romanzo quel che di avvincente…..

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  2. che potrei raccontare continuando a stare chiuso nella stanza?

    la vita è fuori, per la strada, fra la gente
    è l’incontro che ti dà l’ energia per andare avanti
    è davanti all’altro che ti leggi dentro e inizi a conoscerti

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  3. ‘Penso a una gita in montagna in cui dovevo stare attento ai passi falsi, alle voragini nascoste dalla nebbia. Era bello sentirsi così in alto, vicino al paradiso.’

    ”La regola secondo me è: quando sei a un bivio e trovi una strada che va in su e una che va in giù, piglia quella che va in su.
    È più facile andare in discesa, ma alla fine ti trovi in un buco.
    A salire c’è più speranza. È difficile, è un altro modo di vedere le cose, è una sfida, ti tiene all’erta.”

    (Tiziano Terzani, da “La fine è il mio inizio“)

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  4. I libri li leggo guardando in faccia lo scrittore: se non mi piace, non mi piace neanche il libro

    In effetti, criterio originale, come dice Arturo!
    ma molte volte gli occhi dicono più delle parole

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  5. ‘un’eccitazione simile a quando la pallina gira, gira in senso contrario al piatto vorticante.’

    D’istinto, il pensiero va alla Germania de ‘Il giocatore’ di Dostoevskij..

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  6. che potrei raccontare continuando a stare chiuso nella stanza?

    Per scrivere un romanzo bisogna avere qualcosa da dire, aver vissuto.
    (Non superare le dosi consigliate – F. Centofanti)

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  7. I libri li leggo guardando in faccia lo scrittore: se non mi piace, non mi piace neanche il libro.

    Non si può giudicare una persona solo guardandola in faccia,questo è un atto di presunzione nei confronti dell’altro ,e succede quando le persone sono troppo sicure di se,ma come si fa capire una presona solo dalla faccia,se a volte non conosciamo nemmeno noi stessi?
    Le persone non si finiscono mai di conoscere nemmeno con il tempo,ma puoi imparare a comprenderle se ti mostrano il loro animo senza riserve ,rendendoti partecipe della loro vita.

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  8. .Eppure mi affascina l’idea di mettermi alla prova;

    “Mettersi alla prova” è un’ottima sfida ,per chi vuole conoscersi a fondo e comprendere i propri limiti,ma tutto dipende dalla prova che decidi di affrontare:Ci sono sfide nella vita che ti gratifiicano fino a farti diventare una persona migliore,e sfide come una “rapina” che ti portano a vivere da solo,perchè non ti fidi più di nessuno.

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  9. “I sogni sono fatti di tanta fatica.
    Forse, se cerchiamo di prendere delle scorciatoie,
    perdiamo di vista la ragione
    per cui abbiamo cominciato a sognare
    e alla fine scopriamo
    che il sogno non ci appartiene più. ”

    Sergio Bambarén

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  10. “una ragazza dagli occhi sgranati che ci fissa chiedendosi qualcosa.”

    Le nostre azioni si realizzano sulla scena del mondo violente e frettolose, sotto gli occhi di persone delle quali ignoriamo perfino l’esistenza.

    “chiedimi se conosco il tuo nome”

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  11. Mettersi alla prova: in fin dei conti lo facciamo spesso. C’è chi ama la sua cuccia e rare volte mette la testa fuori e chi la testa fuori la mette in continuazione. Però mettersi alla prova è un gioco affascinante, è un metro della nostra identità, è il pedigree del nostro carattere, delle nostre capacità d’interazione con il mondo, con gli altri. Ritengo maturo colui che decide di “lanciarsi” ed “uscire da se stesso per un po’”, specie quando capisce che è arrivato il momento di farlo: capirà com’è cambiata la vita rispetto a se stesso, misurerà se stesso rispetto alla vita. Non ho molta stima (rispetto si) di coloro che, in modo illogico, resistono “stoicamente” al cambiamento, impedendo al nuovo di farsi spazio al proprio interno, impedendo in fin dei conti anche agli altri di godere di quel cambiamento. Ecco, chi rifiuta il cambiamento anche quando è ovvio, mi ricorda, nella parabola dei talenti, quel servo che non investì assolutamente il denaro affidatogli per paura di perderlo tutto. E perse completamente la stima del suo padrone, perdendo, a quel punto, miseramente tutto.
    Ecco, e poi torna il romanzo, e non è un caso: grazie Don per ricordarcelo spesso. Uscendo da se stessi il romanzo, il proprio romanzo, si arricchirà ed evolverà, si miscelerà con il respiro del mondo e ne guadagnerà, anche se intervenisse qualche inevitabile incidente di percorso.
    Ecco, la conclusione credo sia che è necessario osare (a parte fare le rapine per finalità sceniche:-)): chi osa sarà ripagato con ugual se non migliore moneta, chi osa, contribuirà al miglioramento del mondo ma soprattutto avrà aderito al messaggio di Gesù: vedere oltre, abbracciare il mondo, tutto il mondo, senza compromessi, senza filtri.

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  12. Camminata di vita. Non è quello che siamo chiamati a fare nella nostra semplice, complessa, meravigliosa, esaltante, strana esistenza? Farla insieme e non da liberi professionisti, condividendo gli elementi a nostra disposizione, credo sia una cosa straordinaria. E’ forse uno dei messaggi più grandi che ci ha lasciato Gesù.

    Dire Straits – Walk of Life (live in Paris)

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  13. Uscire dalla stanza, lasciarsi andare mettendo la propria vita in gioco anche rischiando. Osare con chi ti ispira fiducia e poter dire di aver vissuto.

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  14. “La vita è un gioco, giocalo” così diceva Madre Teresa di Calcutta. Chi nella propria vita non rischia nulla, non è nulla e non diviene nulla, eviterà certamente la sofferenza e l’angoscia ma non riuscirà a sentire il sapore della vita, non conoscerà cosa vuol dire cambiare, progredire, amare, sentirsi libero.

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  15. “Le scorciatoie per riuscire nella vita sono come dei boomerang: tornano indietro quando meno te lo aspetti e ti colpiscono ferendoti a morte”

    “è la strada più lunga ma è anche la più breve qualche volta si può qualche volta si deve è la strada della pace e della libertà”

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  16. mi affascina l’idea di mettermi alla prova;

    Uscire allo scoperto, mostrarsi così come si è, compromettersi, a costo di risultare impopolare; una scelta di vita, necessaria per aprirsi all’amore

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  17. “…si guarda intorno come per leggere il futuro nella faccia degli altri…E’ veloce: s’infila tra la folla e si dirige verso l’atrio. La gente, a gruppi, si alza in piedi: che sta succedendo?…Ora sembra una gara da ballo…”

    Difficile guardare in faccia le persone quando indossano maschere, frutto di una “educazione” che bada alla forma piu’ che alla vera sostanza.
    Marius, dal suo canto, vive sopra le righe, in un modo ancora diverso: va al sodo=fiches !
    La sua irruzione nel salone del casino’ mi ha ricordato l’ingresso inaspettato durante il gran ballo da parte del Fantasma dell’Opera.
    Buona visione!

    Masquerade
    Mascheriamo la realtà
    Maschera, quante facce di te ci stai celando
    Maschera, anche tu lo saprai chi sei davvero?
    Maschera, tra colori e vanita’
    Maschera, la magia che ci avvolge col suo manto
    Maschera, anche tu sei celato li’ nell’ombra

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  18. “Baciami,dammi la pace che ho cercato cosi a lungo”-cioe stai zitta e seguilo(sto scherzando)
    “rinuncio a tutto,ai sogni di gloria coltivati fino a oggi,che la felicità dello stare qui con te non abbia mai una fine”-una bellissima declarazione d’amore che ho mai sentito. Bellissima,ma queste parole dice uomo che ha annalizato tutta la sua vita e questo è la concluzione,o uomo depresso,deluso che sta cercando una fuga,che in realta é rischio che sarà una illusione.Io prima di prendere le decisioni penso ad altre alternative,o se esiste modo di tornare indietro in momento di fallimento.Fausto, sei deluso dalla vita,ma almeno lo sai precisamente di cosa?

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  19. Invece sull questa pagina:
    “Fidati”-è una parola grande,che ormài perde senso e diventata una parola comune come dire:buongiorno.Ma,fidarsi-rinunciare se stesso e farsi guidare,mi sa che non esiste piu,perche è difficile a fidarsi dopo le delusioni che prendiamo nella vita.

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  20. @ Agnese detto

    Fidarsi, é fidarti di te prima di tutto.

    Io mi sono sempre” fidata” nel bene e nel male.
    In tutte e due i casi ho sempre provato amore, sono una inguaribile ottimista
    Ma vivo tutto con una passione travolgente.
    Rileggiti l’Esodo vedrai che ci sono tante risposte al cammino nell’amore.

    Un caro saluto.

    Ernestina.

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  21. Sono una persona insicura, sempre pronta a denigrarmi e a sopravvalutare gli altri, mi sento sempre fuori posto, impacciata. Una come me non avrebbe mai rischiato niente nella vita. Invece, sin dai miei quindici anni e anche prima, i miei genitori mi hanno fatto fare esperienze in molti campi, non so perché proprio a me,visto che avevano altri figli, a me che ho cercato sempre di nascondermi.

    Tutto quello che mi portava fuori di casa mi spaventava, mi faceva sentire inadeguata, ma vincevo sempre lo sgomento e in tutto quello che facevo ce la mettevo tutta. Se io mi racconto tutto quello che ho sperimentato, mi chiedo come abbia fatto. .Certo erano tutte cose positive, che mi avrebbero poi permesso di scegliere l’indirizzo da dare alla mia vita.

    Nei tanti anni vissuti da adulta tutto quello che avevo fatto mi è servito, mi ha fatto capire che bisogna rischiare, anche se il mio carattere ogni volta mi tratteneva dal farlo, ma rischiare quel tanto che mi permettesse di tornare indietro.

    Ora posso dire che i miei hanno agito nel verso giusto, forse però io ero la persona sbagliata. Oppure no, io mi sento quella di prima, ma forse ancora non mi conosco bene, chissà a quanti anni si deve arrivare per conoscere veramente se stessi. Ormai ho rinunciato perché penso che sia più importante cercare di capire chi ti trovi vicino.

    Penso che la vita di ognuno di noi sia un romanzo che, se fossimo capaci, scriveremmo. Si può passare anche tutta la vita in una stanza e scrivere cose bellissime. Certo ci vuole una grande fantasia e capacità di osservazione e di introspezione. La scrittura è un bellissimo dono da coltivare, ma non può arrivare all’ossessione di trovare un editore fino al punto di compiere una rapina.

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  22. Cara Roberta ,
    ti voglio solo far sapere che ti voglio bene, la mia mano è aperta, se hai bisogno, te la stringo volentieri.

    Hai mai provato a ricordare la manina di un bimbo che ti guarda e senza nemmeno sapere chi sei prende la tua mano e te la stringe così forte che ti dimentichi per un attimo tutto.

    Io ci provavo ogni tanto quando stavo come te.

    Ringrazio chi ci permette di metterci in contatto così velocemente, qui.

    Ciao cara a presto peché sarà presto vedrai!

    Ernestina.

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  23. “Ecco, ha ragione: che potrei raccontare continuando a stare chiuso nella stanza?”

    Cercando nel web notizie di Gaston Leroux, autore del Fantasma dell’Opera, ho appreso che “quando inizio’ a scrivere si accorse di aver visto fuori dalla finestra una donna che lo ispirerà per tutte le sue opere”.
    Mi sembra un accostamento con l’Arturo sedentario, pre-rapina, che ‘alla Leopardi’ dalla sua finestra scrutava la vita e ne scriveva.
    Del resto, per scrivere di qualcosa serve documentarsi, ma non e’ detto che bisogna farne per forza esperienza diretta (ad esempio, se un personaggio del proprio romanzo e’ un tossicodipendente, non per questo l’autore deve arrivare a drogarsi!)
    Anche scrisse minuziosamente di paesi lontani senza averli mai visitati. Eppure quanto erano vive le sue pagine…

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  24. per Ernesta
    ti ringrazio,ma con tutto ottimismo che ho,sono anche realista.Ho smesso di pronunciare la frase:”io mai…”,perche poi la vita mi metteva in situazione che mio:”io mai…” diventava:”io si…”
    Mi fido di me,di altri…con un po di spazio vuoto,con una porta alle spalle per poter ritirarmi. Purtroppo non ci riesco piu fidarmi tutta,ho paura di dolore.

    "Mi piace"

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