Stazione della memoria (Shoah)

da qui

Una scritta sbilenca, come un gioco
per bambini a cui servono favole
per crescere felici.
Un albero stecchito a ricordare
che se hai qualcosa di tuo,
se t’illudi d’essere qualcuno,
questa è la prospettiva che smentisce,
è l’indice di tutte le sconfitte,
anche quella finale con te stesso.
Ma saranno le facce,
gli occhi stupiti di chi non capisce,
l’attesa opaca dentro le garitte
gelide della sua disperazione,
sarà il binario che avete orientato
verso la porta dell’inferno a strisce,
saranno quelle tracce
dentro le fosse senza paragone
a dirvi chi vi aspetta,
all’ultima stazione.

19 pensieri su “Stazione della memoria (Shoah)

  1. grazie. un gran bel modo per commemorare una parte di storia di cui di certo non si può andar fieri ma la macchina del tempo non c’è per cancellare le cose sbagliate, il treno procede solo in avanti e non c’è possibilità di ritorno.

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  2. Bellissima. Non possiamo cancellare il passato ma dobbiamo lottare contro la possibilità che si ripeta qualcosa di simile per questo ricordare è necessario soprattutto per coloro che ancora oggi sono privati di tutti i diritti fino a renderli degli invisibili.

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  3. Non è la memoria di un male storico, è la memoria di un male assoluto, di un abisso, del fondo del fondo che gli uomini hanno toccato. Diversi anni fa visitai il campo di Mauthausen: nonostante tutto l’inimmaginabile, la sensazione provata nel vedere le fosse trasformate in monumenti di fratellanza, completamente ricoperte di targhe, iscrizioni, è stata di speranza, che un progetto di bene per l’uomo esiste e prevale su tutto.
    La poesia è bellissima e ci ricorda il senso di ciò che è importante nel nostro vivere. Grazie Fabrizio.

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  4. Ecco, quelle facce, quegli occhi stupiti, l’attesa opaca, il binario inesorabile… sono l’essenza dell’angoscia, l’urlo al mondo di tutto il male coagulatosi, la fotografia impietosa e indelebile dell’uomo che diventa Male, del Male che nutre l’Uomo, in una unione orrenda e disperata, mostruosa e già morta. Ecco, quelle facce ci guardano e possiamo vederli uno ad uno per provare unicamente ad accostarci a loro. I loro occhi già sembrano indicare ai carnefici il destino che li attende, nonostante lo strazio sia solo iniziato.

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  5. Grazie, perché é necessario ricordare sempre, per non ripetere più gli stessi tragici errori, per non assistere ancora a simili orrori.
    Perché il male che ancora sopravvive e persevera possa finalmente scomparire, un giorno non lontano.
    Per tutti i bambini del mondo,
    perché possano sempre ed ancora ascoltare e credere alle favole.

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  6. Ogni volta che vedo o sento qualcosa che ci riporta a quello che è successo provo vergogna. Vergogna di appartenere a un genere umano che riesce a pensare tutto quel male, vergogna per quegli uomini che per obbedire hanno rinunciato alla loro anima, vergogna per coloro che non hanno avuto la forza di uscire dal coro, vergogna per me perché giudico senza sapere se, in quella circostanza, avrei avuto il coraggio di ascoltare il pianto sordo di tutti quella gente.

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  7. Un gioco crudele nel quale si perde tutti, vittime, carnefici, spettatori, persino la natura e con essa l’universo intero.
    La mente stenta a credere che tutto sia realmente accaduto tanto è paradossale.
    Da sempre si fa fatica a capire la morte fisica … ancor più questa contagiosa morte dell’anima.
    Gli occhi di chi non capisce sono l’unica cosa sincera perchè non c’è proprio niente da capire…sinceri come questi versi bellissimi che, in quanto poesia, non si arrendono alla disperazione ed alla solitudine ma promettono qualcuno che aspetta al di la della densa coltre di fumo nero.

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  8. “Gesù è ebreo e lo è per sempre”.

    È un’affermazione ufficiale uscita dal Vaticano nel 1985; la firma di questo documento è del cardinale Willebrands presidente, di mons. Duprey vicepresidente e di mons. Mettia segretario.

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  9. ” SE QUESTO E’ UN UOMO”

    Voi che vivete sicuri
    Nelle vostre tiepide case;
    Voi che trovate tornando a sera
    Il cibo caldo e visi amici:

    Considerate se questo è un uomo
    Che lavora nel fango
    Che non conosce la pace
    Che lotta per mezzo pane
    Che muore per un sì o per un no
    Considerate se questa è una donna
    Senza capelli e senza nome
    Senza più forza di ricordare
    Vuoti gli occhi e freddo il grembo
    Come una rana d’inverno.

    Meditate che questo è stato:
    Vi comando queste parole:
    Scolpitele nel vostro cuore
    Stando in casa andando per via,
    Coricandovi alzandovi;
    Ripetete ai vostri figli:

    O vi si sfaccia la casa,
    La malattia ve lo impedisca,
    I vostri nati torcano il viso da voi.

    (Primo Levi)

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  10. Nessuno di noi è il padrone della vita dell’altro e nessuno di noi può privare a delle anime innocenti il diritto di vivere la propria vita.
    Fatti come questi non si devono più ripetere,per questo devono rimanere impressi nella nostra memoria ,per non dimenticare!

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  11. Anche solo immaginare un momento cosi’ doloroso per la storia dell’umanità,impresso nella nostra memoria,ci induce ad una attenta riflessione…Le verità,descritte in questi versi meravigliosi,poi,ci riportano ad una sola speranza: che adesso e nel futuro si possa avere a cuore il diritto di ogni uomo alla vita,e quello di ogni bambino di credere alle favole..

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  12. Il passato degli orrori non si può e non si deve cancellare, deve essere colto ogni frammento della sofferenza vissuta da quella “carne da macello” perché il ricordo assista ogni coscienza a non ripetere gli stessi errori verso nuove vittime

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