54. Altre stelle

da qui

Mi chiamo Peter.
Ha qualcosa di strano, te ne accorgi adesso.
Lo vediamo insieme?
Non posso sedere accanto a una donna sconosciuta.
Perché mai?
Potevi risparmiarti di bere quelle birre.
Il mio credo non me lo permette.
Quale credo?
Guardalo bene: come ti è saltato in mente di parlarci?
Conosce Allah?
Allah? Dalia, in che guaio ti sei ficcata?
Non lo conosco.
Questo è il problema.
Problemi? La birra non è il criterio migliore per risolverli. Ne sentirà l’odore, se ti avvicini troppo. Ti porti una mano sulla bocca.
Ecco, un altro problema.
Quale?
L’alcol.
Ti ha beccata.
Lei non beve mai?
No.
Non le sembra esagerato?
Sono domande che si fanno?
Non è affatto esagerato. Semmai la musica: ecco una cosa esagerata.
Ti allontani un po’, per evitare che ti senta l’alito.
Allora perché è qui?
Per dovere: sono un giornalista.
Vattene, Dalia. Pensi sia maleducato salutarlo?
Non le piace la musica?
C’è musica e musica.
Perché è così severo? Perché ti senti a disagio, all’improvviso? E’ l’unica cosa che riusciva a confortarti: venire qui, seguire le luci delle stelle, Pulcherrima, Denebola, Alkaid.
A me piace: è l’unico posto in cui mi trovo bene.
Entrate nello stadio, dimentichi di stare a pochi centimetri da lui. I bagliori ti accecano, i fari ammiccanti di Alphecca, di Nekkar, lo sguardo stralunato di una stella che si chiama Arturo.

28 pensieri su “54. Altre stelle

  1. La più bella dichiarazione d’amore del mondo è quando dinanzi alla bellezza di un cielo stellato riusciamo ad ammettere:”Tu c’eri”

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  2. E quando miro in cielo arder le stelle; / Dico fra me pensando: / A che tante facelle? / Che fa l’aria infinita, e quel profondo / Infinito seren? Che vuol dir questa / Solitudine immensa? Ed io che sono?.

    G.Leopardi

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  3. “Vattene, Dalia.”

    Rimani davanti ai miei occhi

    Rimani davanti ai miei occhi, e lascia
    che il tuo sguardo infiammi i miei canti.
    Resta fra le tue stelle, e alla loro luce
    lascia ch’io accenda la mia adorazione.
    La terra rimane in attesa
    sul ciglio della strada del mondo;
    Rimani in piedi sul verde mantello
    ch’essa ha steso sul tuo cammino;
    e fa ch’io senta nei fiori di campo
    il prolungamento del mio saluto.
    Resta nella mia sera solitaria
    dove il mio cuore veglia da solo;
    e colma la coppa della sua solitudine,
    che sente in me l’infinità del tuo amore.

    Rabindranath Tagore

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  4. O.K tocca a me.Allora Dalia ti insegno io:
    1) non si beve mai con i sconosciuti (da sola)
    2) se hai bisogno di umbriacarsi vai da una amica di fiducia
    3) per non umbriacarsi,prima di iniziare devi mangiare quolcosa di grasso(prosciutto)
    4) per non far sentire odore mio padre mangiava semi di girasole
    5) birra fa ingrassare
    6) ma ogni tanto riposa,al mondo si può guardare anche sorbio,non fa male.
    Buona fortuna!

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  5. – Allora perché è qui?
    – Per dovere: sono un giornalista.
    – A me piace: è l’unico posto in cui mi trovo bene.

    Voglio e non devo. Voglio significa vivere la propria vita da protagonisti, vuol dire scegliere, inseguire ciò che è importante per se stessi. Devo significa che accetto le cose anche se non mi stanno bene, faccio quello che gli altri mi dicono di fare. Ci sono delle persone che vivono per piacere agli altri ma non è possibile realizzarsi se non si dà spazio a ciò che si è, a ciò che si vuole. Volere o dovere possiamo scegliere di vivere felici o tristi.

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  6. E’ l’unica cosa che riusciva a confortarti: venire qui, seguire le luci delle stelle, Pulcherrima, Denebola, Alkaid.

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  7. “… e in tutto quel chiarore sterminato, dove ogni lontananza si disperde,
    guardando quel silenzio smisurato l’ uomo… si perde”

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  8. Dalia,credi davvero che la scia delle stelle possa rivelarti il mistero dell’amore,che disegnino davvero la traccia del destino? magari è soltanto un’illusione,la ricerca dello sguardo stralunato di una stella che si chiama Arturo…

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  9. – Entrate nello stadio, dimentichi di stare a pochi centimetri da lui. I bagliori ti accecano, i fari ammiccanti di Alphecca, di Nekkar, lo sguardo stralunato di una stella che si chiama Arturo.

    “Arturo è la stella più luminosa della costellazione di Boote…. è anche la terza stella più brillante dell’intera volta celeste, dopo Sirio e Canopo”

    Se hai davanti una stella tanto luminosa, non puoi che rimanerne abbagliata, tanto da non riuscire più a vedere altro; una luce così bella e potente, fa dimenticare ogni oscurità e negatività che ti circonda.

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  10. Perché è così severo? Perché ti senti a disagio, all’improvviso? E’ l’unica cosa che riusciva a confortarti: venire qui, seguire le luci delle stelle, Pulcherrima, Denebola, Alkaid.

    Ci si sente “confortati” quando si è accolti dal bagliore avvolgente delle stelle, perchè emanano una luce che ti riscalda il cuore:la luce dell’Amore.

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  11. Non possiamo lasciarci impressionare da certe questioni, specie quando vogliamo entrarci prepotentemente.

    Sentire l’odore del mondo con l’umore dei suoi fiumi, la sua polvere, i suoi barlumi
    la lucentezza, la gente che corre con le fiamme della vita ben alte in testa, la tristezza
    le corone di spine, le virtù, le finte bambine
    il suo latte ed il suo miele, la sporcizia, il volere
    il dolore, l’ingiustizia, il traffico del cuore
    la neve, il sole, lei che beve
    la fantasia, la corsa, la shari’a
    un’abrasione, una foto, uno che fa il pigmalione
    un bicchiere, un poliziotto, un doganiere,
    uno che vende scarpe, un apostata, uno che campa d’arte
    e poi ancora tanto, tanto da riempire lo spazio infinito che resta da vivere a miliardi e miliardi di persone che attendono pazienti un sorriso, un avviso, una chiamata, un amore, la morte, la vita, un pasto, una cura.
    Ecco, nessuno è più importante di loro. E noi siamo li in mezzo a tutti quelli, ma spesso lo dimentichiamo.

    Ecco, sentire quell’odore del mondo con le sue storture, le sue bravure, la sua ignominia, la sua vita fresca che ti solletica le piante dei piedi, deve solo renderci felici, anche quando non sappiamo bene in cosa ci siamo infilati.
    Che le persone ci facciano domande, ci rifiutino, ci accolgano, deve lasciarci sempre pensare, deve fornirci una chiave di lettura. E quella chiave è una di quelle con cui apriamo le porte del mondo, tra rugiada, strilli, odori, bellezze al vento, amori sgretolati e finti fustigatori di piazza. Il mondo è questo e molto altro. Non aprirsi, non interrogare, non bussare. non guardare, non osservare, non interagire equivale a entrare affamati in rosticceria e non assaggiare niente. Si può fare, ma non ha senso.

    Dalia, bene hai fatto a parlare con questo sconosciuto: qualsiasi cosa accadrà, la situazione ti aprirà l’ennesima porta e potrai ricevere una ulteriore carta da giocare. Dalia, forza, forse sei a un passo dal tuo obiettivo: la conoscenza, la tua rinascita, l’amore per te stessa, la comprensione del mondo, la scoperta dei tuoi perché.
    Marcosic

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  12. Perché è così severo? Perché ti senti a disagio, all’improvviso?

    Non so se sia la cosa più giusta da fare , ma a volte essere severi è necessario se non si vuole che l’altro si impadronisca della tua personalità ,fino ad annullarla.

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  13. Perché è così severo? Perché ti senti a disagio, all’improvviso? E’ l’unica cosa che riusciva a confortarti: venire qui, seguire le luci delle stelle, Pulcherrima, Denebola, Alkaid.

    Dalia ancora non riesce ad accorgersi che tutti questi atteggiamenti e pensieri non la aiutano per niente, l’alcol, la musica, le luci abbaglianti, lo sguardo stralunato di una stella che si chiama Arturo, la fanno solo agitare e confondere, senza raggiungere un vero ascolto interiore per riconoscere le cose essenziali e soddisfacenti che la aiutino ad affrontare le provocazioni che la vita le pone davanti.

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  14. Luci e musica sul palcoscenico della vita: l’abbaglio delle stelle, per vedere meglio o confondere una realtà tutta da inventare

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  15. – Conosce Allah?
    -Non lo conosco
    – Questo è il problema.

    Il problema non è non conoscere, lo si supera dialogando, raccontandosi, ognuno a suo modo. Il problema sorge quando si fa pesare all’altro le proprie posizioni, perché significa non essere disponibili a comprendere.

    L’altro non è solamente un carattere o una storia personale, è anche una mentalità, una tradizione culturale ed educativa differente dalla propria. Un particolare, banale, personalissimo, e che magari può far sorridere: quello che mi colpisce incontrandoVi, o comunque scendendo a Roma, è come davvero, fra nord e centro Italia ci siano differenze, da voi c’è più facilità all’apertura e all’immediatezza, mentre in buona parte del nord Italia si è più riservati e un po’ più lenti nell’aprirsi.

    La società di oggi è complessa, sempre più multiculturale e multietnica. Il nostro vicino di casa magari non parla la nostra lingua, il collega di cantiere a mezzogiorno smette ogni attività per pregare. Il partner commerciale ad un pranzo di lavoro non beve birra e non mangia carne di maiale, ma quando le differenze dialogano, si raccontano reciprocamente e sorridono, magari in segno di fraternità la birra non la ordini neanche tu. E, soprattutto, si fanno progressi nel vivere insieme.

    Concordo con l’ottimo commento di Marco, Dalia ha fatto benissimo a presentarsi, ha teso una mano che è stata rifiutata: per questa volta le andata così, però è sulla strada giusta.

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  16. “Arturo é la stella più luminosa della costellazione di Boote….é anche la terza stella più brillante dell’intera volta celeste….”

    Ora ho capito perché il protagonista principale del romanzo, si chiama Arturo!

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  17. Voglio… devo.
    Fare solo le cose che ci fanno piacere, che ci fanno comodo, senza pensare se quello che stiamo facendo potrebbe rendere infelice qualcun altro, a me non piace.
    Ho sempre fatto quello che sentivo di dover fare, per scelta ho preferito dare benessere agli altri, non in vista di una gratificazione, ma perché mi sembrava giusto.
    Senz’altro avrei vissuto meglio, sarei stata forse più felice, rilassata e appagata, ma mi é sembrato più importante sentirmi in pace com me stessa per aver fatto del mio meglio, anche se questo molte volte non é apprezzato, non gratifica perché diventa quasi un diritto acquisito per gli altri.

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  18. Volere il bene per se stessi e per gli altri deve essere un scelta e non un dovere dettato da ruoli e costumi altrimenti si rischia di diventare dei ragionieri dell’amore e ahime’ se il bilancio non quadra…

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  19. @ Roberta Z (n. 24)

    Roberta, inutile dirti che concordo. Io a questa considerazione (che di fatto è una verità per chi crede veramente) ci sono arrivato nella mia maturità e, come dire, ne sono nuovo :-)). Però sento, comprendo nella mia mente, nella mia anima, il bene che produce questo tipo di azione: scegliere il benessere degli altri, non per una gratificazione, ma solo per il bene in sè, che è un valore supremo che a sua volta produce altro bene. Ecco, vorrei con le parole spiegare esattamente ciò che provo, ma è complesso (anche perchè mi trovo al lavoro). Quando mettio in pratica questo tipo di agire, avverto un calore infinito in me ed in quelli su cui la mia azione impatta. Ed eventualmente il non vedere una reazione negli altri mi fa comunque stare in pace con me stesso: so per certo che quell’Amore costruirà nel tempo qualcosa di nuovo o migliorerà qualcosa di esistente. Questo è il vero bene prioritario. Grazie per i pensieri positivi che ci doni in modo così semplice ed aperto parlando di te.

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