56. Buono a nulla

da qui

Non ti senti tranquillo, è naturale. Quanti errori avrai fatto nella vita? Ti riesce difficile affondare lo sguardo nella nebbia degli anni. Quando è scattata la molla del potere? Cos’ha innescato il meccanismo perverso che ti ha ridotto a questo punto? Dovresti fermarti, concentrarti. Tuo padre non ti ha mai stimato, diceva che eri solo un fannullone, un buono a nulla. E’ il motivo per cui cercavi rifugio nella musica, ti chiudevi nella mansarda col tuo amico a scrivere canzoni, per strappare un surrogato di felicità dall’esistenza grigia che ti scavava un vuoto in fondo al cuore. Studiavi, ma sentivi la voce di tuo padre: è inutile, dove credi di andare, lavora, piuttosto, porta qualche soldo a casa. Saltavi la cena e sparivi sulle scale. All’arrivo dell’amico, guardava male anche lui: un altro perdigiorno, ma quando la smetterete di sognare? Prendevi la chitarra, lui il quaderno; vi capivate al volo, come se un filo vi legasse insieme , il bandolo della matassa ingarbugliata di emozioni represse, orgoglio ferito, desideri di rivalsa. Vi conosceste in colonia, un paese sconosciuto del Piemonte – come si chiamava? Peveragno -, giocavate nella stessa squadra del torneo, eravate innamorati delle stesse ragazzine. La voce del padre piombava fin lì: non farti illusioni, un incapace è incapace dappertutto. Fammi vedere cosa scrivi. Sei sempre innamorato! Perché, tu no? Ce la faremo a sfondare? Vai a lavorare, te l’ho detto mille volte. Papà, mi sto per laureare, abbi pazienza. Deficiente. Sì, sono innamorato: è come un fuoco che si accende ogni volta che prendo una penna e scrivo tutto quello che mi viene. Come s’intitola? Prima finiamola: che musica ci metti? Forse lo hai fatto per tuo padre, per dimostrargli che valevi qualcosa; notti insonni, fino al giorno della tesi, nemmeno glielo hai detto, ed eri già dottore! Via della felicità. Non farà troppo De André? Eccola, papà. Pensi che la laurea risolva ogni problema? Trovati un lavoro, scapestrato. A me piace così. Potremmo inciderla, depositarla alla Siae. Rifacciamola da capo. Cosa dovrei fare per guadagnare la tua stima? Sì, questa è più bella delle altre, ce la potrebbero rubare. Suda, pedala, portami un risultato, una volta nella vita. Fu così che cominciasti a correre da un ufficio all’altro, da un politico all’altro, finché diventasti direttore generale. Magari la cantiamo nei locali, per vedere l’effetto sulla gente. Si sarebbe ricreduto? Mi abbraccerebbe, finalmente? E se andassi a cercare l’amico di mansarda? Come si chiamava? Ecco, Arturo: così glielo dico che ora sono il Presidente.

27 pensieri su “56. Buono a nulla

  1. “Suda, pedala, portami un risultato, una volta nella vita.”

    Il tempo non è un risultato

    Non so se un dolore somiglia a una chiesa in restauro
    o ad un vecchio polipo avvinghiato ad un braccio,
    di certo non viene da te che avvicini il mio altare al tuo campo
    e inganni la sete sussurrandomi d’acqua ogni dubbio.
    Il tempo non è un risultato
    ma solo l’insieme delle cose che fuggono
    ed io ti amo perché ho camminato
    e il pensiero mi ha dato ragione..

    Mango (Cantante)

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  2. Alcune musiche, come quella associata al post di oggi, sembrano collocarsi fuori dalla spazio e dal tempo e vivono un dimensione fuori dalla storia e dal tempo, come alcune persone che si pongono in una dimensione assoluta al di fuori degli schemi comprensibili dalle persone cosiddette “normali”.

    Allora l’assoluto è incapace di dialogare?

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  3. “E se andassi a cercare l’amico di mansarda? Come si chiamava? Ecco, Arturo: così glielo dico che ora che sono il Presidente.”

    La trama si infittisce….Ma allora Fausto, il Presidente dell’importante casa editrice in cerca di nuovi talenti (come Giorgio il mendicante) conosce gia’ Arturo e adesso vuole andarlo a cercare?
    Anche Gilda si e’ rimessa sulle tracce di Arturo, sfidando persino la paura del volo per raggiungerlo a Berlino.
    Quindi tutto gira attorno allo scrittore, da cui del resto il romanzo ha preso inizio. Come ne “Il Castello dei destini incrociati” di Italo Calvino, anche qui c’e’ bisogno che si incrocino le varie strade per raccontare la storia di ogni personaggio.

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  4. Non siamo tutti uguali, omologati e fatti in serie; i talenti di ognuno vanno scoperti ed alimentati con amore.
    Ne può uscire fuori una grande ricchezza:

    -Maurizio Mastrini, meglio noto al mondo come “il pianista che suona al contrario”…
    La sua particolarità è che suona pagine di musica classica al contrario, partendo dall’ultima nota…
    ma non crede di fare «nulla di trascendentale». Per lui, non è un «miracolo», ma solo questione di studio, e comunque, aggiunge, «la musica suona bene in entrambe le direzioni»-

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  5. Non ti senti tranquillo, è naturale. Quanti errori avrai fatto nella vita? Ti riesce difficile affondare lo sguardo nella nebbia degli anni. Quando è scattata la molla del potere? Cos’ha innescato il meccanismo perverso che ti ha ridotto a questo punto? Dovresti fermarti, concentrarti. Tuo padre non ti ha mai stimato, diceva che eri solo un fannullone, un buono a nulla. E’ il motivo per cui cercavi rifugio………..

    Rifugio…. in chi, quando allora non sapevi chi poteva aiutarti veramente. Il cercare ha reso la vita solo un affanno, conclusione….. nulla, solo molti rimpianti di voler tornare indietro e rimediare, si…. rimediare andare nel solo rifugio che possa coccolarti, stringerti, amarti, capire, perdonare, ascoltare, sorridere, gioiere insieme a te, il rifugio sei TU.

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  6. Forse lo hai fatto per tuo padre, per dimostrargli che valevi qualcosa..

    ..spiegagli come si fa,a sperare,insegnagli tu ad avere cuore,non sarà colpa sua,se ignora,che dal letame un bocciolo,prima o poi,affiora..

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  7. “Forse lo hai fatto per tuo padre, per dimostrargli che valevi qualcosa”

    “Tutto quello che faccio lo faccio per te”;per fortuna esiste un Padre che sa sempre rivolgere queste stesse parole al figlio…

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  8. sentivi la voce di tuo padre: è inutile, dove credi di andare, lavora, piuttosto, porta qualche soldo a casa.

    “Così ora sarete povera per il resto dei vostri giorni…”
    “No, un artista non è mai povero.” (dal film “Il Pranzo di Babette”)

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  9. Comincia il pianto
    della chitarra.
    Si spezzano le coppe
    dell’alba.
    Comincia il pianto
    della chitarra.
    È inutile farla tacere.
    È impossibile
    farla tacere.
    Piange monotona
    come piange l’acqua.
    Come piange il vento
    sulla montagna.

    Federico Garcia Lorca

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  10. “E se andassi a cercare l’amico di mansarda? Come si chiamava?”

    E’ difficile dimenticare le persone con le quali si è riuscito a dare un senso ad ogni istante; prima o poi si ritorna a casa perchè dare senso ad ogni istante è l’unico modo di vivere.

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  11. Forse lo hai fatto per tuo padre, per dimostrargli che valevi qualcosa

    Non è agli altri che devi dimostrare quanto vali,credi nelle tue capacità,fidati di te stesso e vedrai che alla fine anche gli altri ti comprenderanno,e capiranno che questa è la tua vita,il tuo sogno!

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  12. I genitori tante volte sono “duri” con noi perche vogliono far crescere noi duri,forti,che non si perdiamo nella vita,che diventiamo”qualcuno” per noi stessi e anche per il loro ambizioni.”Quanti errori avrai fatto nella vita?”-dipende dal punto di vista,perche “errori” per altri sono la nostra “crescita”,qualsiasi cosa avrai fatto,hai fatto con buoni motivi o per curiosita,questo non è un errore ma esperienza,hai imparato quolcosa di nuovo.

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  13. Un padre che non ci stima, un amico fedele, un rifugio: sono gli ingredienti della nostra vita. Mi pare di vedere un pezzo della mia vita, o di quella di qualche mio buon amico. Queste oscillazioni spesso introducono una cantilena nella nostra esistenza, un andirivieni di emozioni, un molla e prendi, un sogno infranto, una cocciutaggine di ritorno. Un continuo marasma che intacca lucidità e sentire e potrebbe spingerci ad adottare comportamenti autodistruttivi, a blindare la nostra volontà, a farci commettere errori su errori.
    Ecco, cercare una radice, l’origine, la fonte del benessere di un tempo: questa è una cura. Un amico, due strade che si sono divise, gli amori, le passioni, le nottate, i sogni di gloria, l’arte al lavoro, l’animo e i sentimenti. E poi ancora l’amore infinito per ciò che si desidera, per le proprie passioni, per il proprio istinto che fin qui ci ha condotto sani e salvi, tutto sommato.
    Forza Fausto, cerca Arturo: lui è la tua salvezza, lui può farti rivivere, farti tornare a respirare come una volta. Mostrarti il mondo come è e non come pensi che sia, adesso che hai una posizione importante. Tutto ciò può essere di nuovo. Le immagini scollate della tua esistenza, le emozioni infrante, l’animo riottoso, il dolore sordo che provi quando inizi ad abbaiare contro gli altri: tutto ciò può forse cambiare se torni sui tuoi passi, quando non avevi niente da perdere, ed eri un ragazzo che suonava la chitarra e componeva canzoni con un amico caro.

    La nostra mente mai si ferma, mai si stanca: incamera le emozioni, i dolori; ragiona su ciò che è stato e su ciò che potrebbe essere. Ritrovarsi è certo per coloro che sono amici. Anche se è passato tempo.

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  14. Come in un romanzo la vita ha risvolti inaspettati.
    Sembra che ci sia un disegno prestabilito, quando entrano a far parte del nostro cammino persone che alcune volte neanche si conoscono o che abbiamo perso di vista. Come se gli spazi mancanti di un puzzle potessero essere riempiti solo da loro perché il disegno risulti armonico.

    L’amico più caro, con cui hai condiviso esperienze, speranze, segreti, amori e passioni, l’amico che non potevi fare a meno di vedere o di sentire neanche per un giorno, ad un certo punto sparisce silenziosamente dalla tua vita e poco a poco anche dai tuoi pensieri. Fino a quando, nei momenti in cui vorresti scappare dal tuo quotidiano, ecco che riaffiorano nella tua mente le immagini di un tempo. Anche le sofferenze che hanno segnato la tua vita e che ancora ti fanno male. Rivedi la sua immagine, quasi riesci a sentire la sua voce. La mente, il cuore non dimenticano niente, inconsapevolmente tutto il nostro vissuto rimane indelebile dentro di noi.

    E senti una grande nostalgia per gli anni dietro di te, scopri di avere ancora bisogno del tuo unico vero amico, con cui condividere ancora un po’ di vita con chi ti capiva, con chi potevi confidarti e ti aiutava a lenire tanti dolori. Hai una gran voglia di rivederlo, di parlargli, di coinvolgerlo nella tua storia e essere parte della sua, senti il bisogno della naturalezza e della trasparenza di quell’affetto esclusivo.

    Niente si dimentica, ma niente può essere come una volta. Si cresce, si matura, si cambia, si hanno interessi diversi e rivedendosi forse tutto finisce in un grande abbraccio e in una chiacchierata liberatoria sulle cose belle o meno che abbiamo vissuto insieme.

    Allora scopri con sgomento che è vero che hai bisogno degli altri per avere una vita ricca e soddisfacente, ma che nessuno può darti ciò di cui hai veramente bisogno. Solo in te puoi trovare l’equilibrio e allora “…potrai raccontare la tua storia non in modo pressante perché vedi nelle tue sofferenze presenti il risultato delle tue esperienze passate, ma raccontarla dal luogo dove essa non ti domina più. Puoi parlarne con un certo distacco e vederla come la via verso la tua presente libertà. Così il tuo passato non incombe più su di te e puoi ricordarlo come il modo diEDio per renderti più misericordioso e comprensivo verso gli altri” (H.J.M.Nouwen “La voce dell’amore”).

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  15. Apprezzare, a volte è così difficile, vorremmo che tutto viaggiasse secondo i nostri canoni, ma non è così; riconoscere come preziosi altri aspetti della vita, accettare punti di vista diversi dai nostri, condividere modi e pensieri che esulano dai nostri punti fermi, ecco, è soltanto arricchirsi, un’opportunità da non perdere; importante è considerare tutto ciò che classifichiamo come “diverso” quale nuovo dono della vita, imparando soprattutto a non giudicare o puntare il dito contro.

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  16. ‘Quanti errori avrai fatto nella vita?’

    E’ vero che tutti disponiamo del libero arbitrio, ma non sempre la nostra capacità di scegliere e di agire è stata la medesima nel tempo. Per il diritto l’inizio della capacità di agire coincide con la maggiore età, ma la vita di ognuno di noi ha altri termini. Quando sono proprio le persone che vorremmo vedere fiere di noi, quelle cui teniamo di più, a legarci le ali, le cose diventano complicate.
    Ci vuole maturità personale e una grande fede in quel Padre che crede in noi e ci accetta per come siamo, e magari qualcuno che ci dia fiducia, per esercitare al pieno la nostra libertà di scelta.
    Errori? Piuttosto un passaggio della vita, della nostra crescita – sono d’accordo con Agnese -; il tempo per riprendere in mano i nostri sogni c’è sempre.

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  17. Quanti casi nella vita, quante cose ci legano e ci separano. Quanti spiccioli di tempo intervengono fastidiosi ed opprimenti nelle nostre esistenze. Quante volte la nostra esistenza sembra appartenere in tutto al caso. Ma è il caso che fa parte del tutto e mai viceversa.
    “Il curioso caso di Benjamin Button”, tratto da un breve racconto del 1922 di Francis Scott Fitzgerald. Nel 2008, l’opera è stata trasposta per il grande schermo da David Fincher. Per me, un capolavoro.

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  18. Monologo tratto da “Il curioso caso di Benjamin Button”.

    Per quello che vale, non è mai troppo tardi, o nel mio caso troppo presto, per essere quello che vuoi essere.
    Non c’è limite di tempo, comincia quando vuoi, puoi cambiare o rimanere come sei, non esiste una regola in questo. Possiamo vivere ogni cosa al meglio o al peggio, spero che tu viva tutto al meglio, spero che tu possa vedere cose sorprendenti, spero che tu possa avere emozioni sempre nuove, spero che tu possa incontrare gente con punti di vista diversi, spero che tu possa essere orgogliosa della tua vita e se ti accorgi di non esserlo, spero che tu trovi la forza di ricominciare da zero.

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  19. Anselm Grun è monaco benedettino e psicoterapeuta di formazione Junghiana. Il testo è tratto da: “L’anno liturgico come terapia” (Edizioni Paoline 2007)

    Spesso non siamo capaci di vivere, di essere presenti, perché portiamo in noi le ferite del passsato, perché ce ne occupiamo troppo e ci offuuscano lo sguardo per il momento presente. Simiili ferite richiedono spesso molto tempo per guarire, ma dovremmo chiederci quali sono le feerite per le quali continuiamo a soffrire impedenndo che si rimarginino. Delusioni, insuccessi, figuuracce, fallimenti personali, offese da parte di altri, paure? Cosa affiora se scruto nel mio passato? Dove spuntano rabbia e rancore, dove monnta l’aggressività, perché improvvisamente mi renndo conto che mi è stato fatto del male, che sono stato preso in giro, che altri sono stati preferiti a me, che i miei desideri più profondi di tenerezza e amore, di sicurezza e comprensione non si soono realizzati, perché i miei genitori erano troppo presi da se stessi? Cosa mi ha ferito da bambino, a cosa penso ancora oggi con furore e rabbia?
    Dovremmo semplicemente ripercorrere tutta la storia della nostra vita alla ricerca delle esperienze che ci hanno fatto male, delle offese, delle ferite che gli altri ci hanno inferto, e chieederci come abbiamo reagito. Forse non volevaamo percepirle in tutta la loro dolorosità, perché facevano troppo male. Così abbiamo stretto i denti, ci siamo chiusi in quel punto per non proovare troppo dolore. Ma così facendo tutti quei punti sono morti e adesso ci mancano, ce li porrtiamo appresso come parti rigide e morte, che non ci appartengono davvero.

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  20. Dovremmo deporre tutto questo nella tomba e lasciarcelo, permettere che Cristo lo guarisca, lui che nella risurrezione è stato guarito dalla morte, la ferita più dolorosa e profonda, e vuole guarire anche noi.

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