Piet Mondrian: l’arte come specchio dell’essenza

di Pietro Ruggieri

dal blog di Galaad Edizioni

La mostra monografica dedicata al pittore olandese Piet Mondrian (1872-1944), che si è tenuta al Complesso del Vittoriano a Roma, ha avuto per titolo “L’armonia perfetta”. Significativo, perché tenta di riassumere lo scopo che Mondrian perseguì nel corso della sua vita artistica. La mostra presentava solo alcune delle opere più conosciute, messe a raffronto con quelle dei pittori che più lo influenzarono nelle varie tappe della sua ricerca.

L’esperienza pittorica di Mondrian si avvia con la rappresentazione naturalistica e realistica dei soggetti: prevalgono i paesaggi di campagna, i percorsi di lungofiume, gli alberi. È straordinario scoprire già in queste prime opere del periodo giovanile i segni della futura evoluzione di Mondrian; i tratti delle pennellate sono decisi, i contorni delle figure sono evidenziati da linee dritte, quasi a intuire un senso nascosto nelle cose rappresentabile geometricamente (Casa colonica con corda del bucato, ca 1897; Boschetto di salici, 1902-1904). L’albero è l’elemento fondante della sua ricerca pittorica, lo strumento con il quale Mondrian indaga le forme della natura e la struttura della realtà, astraendone le linee che ne costituiscono l’essenza. A partire dal 1903, gli studi spirituali e teosofici e la condivisione di esperienze artistiche con i pittori simbolisti imprimono una prima accelerazione al processo che condurrà Mondrian all’astrattismo della fase matura. I suoi dipinti iniziano a mostrare un’evidenza marcata di linee orizzontali e verticali (Grande paesaggio, 1907-1908; Paesaggio con dune, 1911; Il campanile della chiesa a Domburg, 1911).

Dopo essere rimasto fortemente impressionato dalla pittura cubista, tra il 1912 e il 1913 si trasferisce a Parigi, dove dipinge adottando la tecnica cubista. L’incontro con il cubismo determina una svolta nelle modalità di rappresentazione della realtà. Mondrian, attraverso un processo di eliminazione del superfluo, asciuga e schematizza le forme, sottrae il ridondante per giungere all’essenziale, abolisce la tridimensionalità delle scene cancellando la distinzione tra soggetto in primo piano e sfondo.

L’arte è espressione della vita, è un mezzo per comprendere il movimento vitale universale e rappresentare l’armonia del mondo che ci circonda. La realtà appare complessa ma le sue basi sono semplici e lineari, ed è sempre possibile rintracciarle. L’arte ha dunque lo scopo di far emergere dalla complessità la semplicità dell’essenza delle cose.

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Mondrian è costretto a rientrare nei Paesi Bassi; quasi in isolamento, prosegue in modo inarrestabile e ossessivo il suo percorso di evoluzione artistica. Alla fine della guerra rientra a Parigi e nel suo atelier produce le opere più note, che inaugurano la fase del neo-plasticismo. Gli elementi della rappresentazione pittorica si riducono a linee rette, i colori utilizzati si limitano a quelli primari e il ritmo delle composizioni è espresso unicamente dalla disposizione dei colori sulla tela (Composizione in ovale con piani di colore 2, 1914; Composizione con rosso, nero, giallo, blu e grigio, 1921; Composizione a losanga con quattro linee gialle, 1933; Composizione n.12, 1936-1942).

Mondrian intende ricercare una nuova forma d’arte funzionale alla conoscenza della realtà e al contempo adeguata a una società che muta velocemente sotto la spinta del progresso tecnologico e dei traumi provocati dalle tensioni politiche mondiali. L’ascesa del nazismo spinge l’artista ad allontanarsi dall’Europa e a trasferirsi oltreoceano. Per una combinazione del destino, Mondrian trascorre gli ultimi anni della sua vita a New York, città simbolo della modernità e concretizzazione, con i suoi incroci perpendicolari di strade e le forme pulite e monolitiche dei grattacieli, di quelle geometrie lineari da lui tanto amate.

Piet Mondrian
Roma, Complesso del Vittoriano
dal 7/10/2011 al 29/01/2012

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