64. Il padre dei racconti

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Quanto tempo è passato da quando Marius ha esploso il colpo di pistola? Basta un centesimo di secondo per rivedere la vita da un’altra angolazione, quella della morte, o della perdita di una persona cara, o di chi assiste, semplicemente, a un omicidio. Vorresti trovarti dalla parte opposta del mondo, pensare che sia un sogno, quando ti svegli e tiri un sospiro di sollievo: se fosse, davvero, solo il sogno di uno che vive nella notte le avventure da cui il giorno fuggirebbe con terrore? Hai cercato nei romanzi le possibilità negate dal tuo stato, dal carattere, dall’incapacità di lanciarti nella vita senza più riserve. Ora non sapresti dire di cosa trattassero: grumi di desideri e di timori, l’ansia di vincere i complessi nei confronti di tuo padre, sempre perfetto, sempre inattaccabile. Quando tornava dal lavoro, ti trovava al tavolo con la penna in mano; vi guardavate a lungo, senza dire nulla. Infine chiedeva, celebrando un rito patetico e ridicolo: che cosa stai scrivendo? Che ne sapeva lui dei tuoi tormenti, della linea sottile che deve congiungere le pagine, del filo sempre sul punto di spezzarsi tra una puntata e l’altra, nello scontro quotidiano con le idee che non vogliono venire, le parole che s’impigliano in pensieri senza senso, s’ingarbugliano ogni volta di più, finché nemmeno tu potresti dire a quale storia stai cercando di dare disperatamente forma? Sembra facile tessere riga dopo riga la complicità con chi ti legge, il quale a sua volta segue percorsi tutti suoi, collega a ciascuna delle frasi un ricordo, un trauma, una risata, perché tutti pendiamo dalle labbra del padre dei racconti, l’unico che ha in mano il bandolo della matassa inestricabile, per noi, il solo a sapere da sempre se il proiettile colpirà Gilda in pieno petto, spingendola verso il bancone dei formaggi, scatenando la rabbia di Arturo, indeciso come sempre, aggredito dal dilemma se sia meglio soccorrere la giovane o gettarsi contro Marius, strappargli la pistola e sparargli nello stomaco, bestemmiando al destino che ha il vizio di rubargli tutto, la fortuna, la donna, il successo nel mestiere, per cui se lo vede ancora lì davanti, suo padre, tornato dal lavoro, che lo fissa e prima o poi domanderà di nuovo: che cosa stai scrivendo? Oppure se, all’ultimo momento, Marius punterà la pistola contro la luce al neon per sprofondare nel buio la scena insostenibile, lo smacco di fallire per la prima volta in vita sua, il disprezzo per lo scrittorucolo che come al solito gli è d’impaccio e basta. Chi decide che il proiettile della Smith & Wesson debba fischiare vicinissimo ai ricci rossi di Gilda, che lei, con uno scatto imprevedibile, si diriga verso Arturo, lo trascini per la mano e senza che nessuno possa fare o dire nulla raggiungano la strada ingombra di gente e in pochissimi istanti dei due non rimanga alcuna traccia? Oltre la vetrina sembra di vedere due occhi dolci e neri, un uomo stretto in un soprabito scuro, con una sciarpa chiusa nell’interno.

29 pensieri su “64. Il padre dei racconti

  1. Basta un centesimo di secondo per rivedere la vita da un’altra angolazione, quella della morte.

    Sulla Morte

    Voi vorreste conoscere il segreto della morte,

    ma come potrete scoprirlo se non cercandolo

    nel cuore della vita?

    Il gufo, i cui occhi notturni sono ciechi al giorno,

    non può svelare il mistero della luce.

    Se davvero volete conoscere lo spirito della morte,

    spalancate il vostro cuore al corpo della vita.

    poiché la vita e la morte sono una cosa sola,

    come una sola cosa sono il fiume e il mare.

    Nella profondità dei vostri desideri e speranze,

    sta la vostra muta conoscenza di ciò che è oltre la vita;

    e come i semi sognano sotto la neve,

    il vostro cuore sogna la primavera.

    Confidate nei sogni, poiché in essi

    si cela la porta dell’eternità.

    La vostra paura della morte non è che

    il tremito del pastore davanti al re che posa

    la mano su di lui in segno di onore.

    In questo suo fremere, il pastore non è forse pieno

    di gioia poiché porterà l’impronta regale?

    E tuttavia non è forse maggiormente

    assillato dal suo tremito?

    Che cos’è morire, se non stare nudi nel vento

    e disciogliersi al sole?

    E che cos’è emettere l’estremo respiro

    se non liberarlo dal suo incessante fluire,

    così che possa risorgere

    e spaziare libero alla ricerca di Dio?

    Solo se berrete al fiume del silenzio, potrete davvero cantare.

    E quando avrete raggiunto la vetta del monte,

    allora incomincerete a salire.

    E quando la terra esigerà il vostro corpo,

    allora danzerete realmente.

    poesie di Gibran

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  2. – Basta un centesimo di secondo per rivedere la vita da un’altra angolazione…

    È la nostra umana fragilità: è sufficiente un dolore improvviso, una delusione, un fallimento, come anche un successo imprevisto, un evento positivo che non pensavo potesse sorprenderci, per capovolgere tutte le nostre sicurezze e sconvolgere le nostre certezze, scoraggiarci o montarci la testa.
    Ma non era umano anche Gesù? Non aveva anche lui le stesse nostre difficoltà, pur essendo figlio di Dio, di questo “padre dei racconti” che è il Solo che conosce come tutto finirà? Allora l’angolazione prende il verso giusto, sembra meno difficile andare avanti nella direzione corretta; appare tutto più accessibile, più vero che da ogni male può nascere un bene più grande, e la Speranza non muore.

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  3. Arturo, indeciso come sempre

    Quando sei indeciso si sprecano inutilmente delle energie ,perchè ti senti soffocare dai troppi se, ma e però senza mai arrivare alla conclusione e a centrare il problema che hai davanti,qui l’unica decisa che prende in mano la situazione è Gilda! Che prende Arturo per la mano portandolo via con se..

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  4. Un centesimo di secondo. Quanto è “rapido” questo tempo; la stessa parola pronunciata, dà l’idea di rapidità. In base alla mia esperienza (faccino sorridente, visto che sul blog non viene…), un centesimo di secondo è sufficiente per concepire una vita. O appunto, come nel racconto, per eliminarla. Arturo alle prese con il padre possiamo essere noi alle prese con i fatti della vita. Del resto abbiamo sempre detto che la nostra vita è il romanzo, che noi scriviamo il romanzo della nostra vita. Un padre poco sensibile, che non ascolta il cuore e i desideri del proprio figlio, non fa il paio con colleghi, conoscenti, parenti, persone che non hanno la minima intenzione di ascoltare? Il non ascolto da parte di qualcuno cui forse teniamo, plasma in parte la nostra personalità, fa di noi ciò che noi oggi siamo, in bene o in male; o meglio, fa di noi oggi ciò che avremmo potuto essere. Il Padre dei Racconti è sempre dietro di noi, a guardare, a supportarci, a indicarci forse in parte ciò che accadrà. Ma è vero, è ovvio: lui sa, non noi. Noi possiamo solo immaginare; e se usiamo l’amore, la forza dello spirito e aiutati magari un po’ dalla fortuna, forse possiamo prevedere (prevenire?). Sta a noi realizzarci, capire quando prendere in mano la nostra vita. Se una situazione ci opprime, se un padre non ci ascolta, dobbiamo (dovremmo) agire di conseguenza. Parla uno il cui padre non lo ha quasi mai ascoltato, se non verso la fine, forse indocilito dall’imminente e improvvisa morte che in parte avvertiva, forse stupito con se stesso per essersi perso così tanti dialoghi con il figlio. Una volta siamo figlio/figlia e poi forse padre/madre: quel centesimo di secondo è il passaporto che ci serve nella vita per capire, per procedere, pur tra tante difficoltà, tra mancati dialoghi o pallottole micidiali.

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  5. “Anelo all’eternità perché lì troverò i miei quadri non dipinti e le mie poesie non scritte.”
    (Kahlil Gibran)

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  6. perché tutti pendiamo dalle labbra del padre dei racconti, l’unico che ha in mano il bandolo della matassa inestricabile per noi,

    E’ bello! Ascoltare o leggere quello che ha da dire “il padre dei racconti”,perchè ogni volta ti porta a sognare o a vivere situazioni sempre diverse ed i colpi di scena non mancano mai.

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  7. L’altra angolazione (della vita / romanzo) quella positiva, che ti salva, oppure quella che ti delude, che cerca le parole per dare forma e sostanza alla storia, che non va come vorresti, perché la vita non la scegli, ma la vivi, e l’accetti così com’è, senza forzarla, perché solo il padre dei racconti può deviare la traccia in corsa per regalarti un altro sogno o un’altra realtà

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  8. “Quanto tempo è passato da quando Marius ha esploso il colpo di pistola?”

    HO BEVUTO UN SOLO SORSO DI VITA

    Ho bevuto un solo sorso di vita.
    Ti dirò quanto l’ho pagato:
    – esattamente un’esistenza –
    il normale prezzo di mercato,
    mi è stato detto.

    Emily Dickinson

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  9. “Sembra facile tessere riga dopo riga la complicità con chi ti legge, il quale a sua volta segue percorsi tutti suoi”

    “Ciò che c’è di pericoloso nell’amore è il fatto che è delitto nel quale non si può fare a meno di un complice.”
    Charles Baudelaire

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  10. serrande abbassate

    pioggia sulle insegne delle notti andate

    …devo pensarci su… pensarci su…

    ma dipenderà… dipenderà…

    …quale storia tu vuoi che io racconti?…

    …ah!… non so dir di no, no, no… no… no…

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  11. “con le idee che non vogliono venire, le parole che s’impigliano in pensieri senza senso, s’ingarbugliano ogni volta di più, finché nemmeno tu potresti dire a quale storia stai cercando di dare disperatamente forma”

    “Nel rotolo del libro su di me è scritto

    di fare la tua volontà:

    mio Dio, questo io desidero;

    la tua legge è nel mio intimo”.

    Salmo 39

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  12. La morte è angosciante, vorremmo che non esistesse ma morte e vita sono due aspetti della stessa medaglia. La morte pone fine a tutto quello che non abbiamo fatto ma non la possiamo evitare, è importante allora vivere una vita piena di senso.

    La morte è con tutta probabilità la più grande invenzione della vita.
    Ricordarsi che si muore presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per prendere le grandi scelte della vita. Siete già nudi. Non c’è ragione per non seguire il vostro cuore.
    Steve Jobs

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  13. “Chi decide che il proiettile della Smith & Wesson debba fischiare vicinissimo ai ricci rossi di Gilda, che lei, con uno scatto imprevedibile, si diriga verso Arturo, lo trascini per la mano e senza che nessuno possa fare o dire nulla raggiungano la strada ingombra di gente e in pochissimi istanti dei due non rimanga alcuna traccia?”

    Chi decide sei soltanto tu.

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  14. Perché tutti pendiamo dalle labbra del padre dei racconti..

    E’ proprio il “padre dei racconti” che deciderà il proseguire della storia..ma..

    ..con i nostri sogni,le nostre sconfitte,i nostri dolori..ma poi basta un centesimo di secondo,e impari a guardare la tua vita da un’altra angolazione.

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  15. – Quando tornava dal lavoro, ti trovava al tavolo con la penna in mano; vi guardavate a lungo, senza dire nulla. Infine chiedeva, celebrando un rito patetico e ridicolo: che cosa stai scrivendo? Che ne sapeva lui…

    Non è facile per tutti dimostrare l’amore, anche se è un amore forte come quello di un padre per un figlio perchè un padre non può fare a meno di amare il figlio, anche se questo è diverso da come lo avrebbe voluto, anche se lo ha deluso perchè aveva per lui progetti diversi.

    Anche un padre può essere frenato da un’educazione troppo rigida ricevuta da bambino; o forse da un pesante senso del dovere e dell’apparire che gli è stato inculcato; o perchè gli è stato insegnato che le manifestazioni di affetto sono sintomo di debolezza; o, semplicemente, anche lui non si è sentito amato quanto avrebbe desiderato e, di conseguenza, non è capace ad amare.

    E’ difficile essere un padre giusto ed un bravo genitore in generale, anche amando profondamente, perchè le ferite subite da bambini rimangono impresse nella carne e nello spirito e riaffiorano da adulti, facendoci fare gli stessi identici errori dei nostri genitori, nonostante la volontà e l’intenzione di fare esattamente il contrario.

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  16. Comprendi i tuoi genitori veramente, solo quando anche tu lo diventi e non intendo solo geneticamente. Fino a quel momento il padre in modo particolare e’ una specie di nemico, un fallito che non ha saputo cambiare il mondo e vuole tarparti le ali. Un matusalemme senza sensibilità che non comprende i tuoi drammi, le tue difficoltà. Sei convinto che dove lui manca tu ci sei e che puoi essere migliore. Ti guarda e non comprendi che sta rinunciando spesso ai suoi sogni perché i tuoi si realizzino. Vorrebbe penetrarti per capire quando il bambino e’ diventato uomo, quando il dialogo si e’ interrotto, comprendere se sei forte per affrontare la crudeltà e durezza di essere grande e se può aiutarti ma tu questo non sei in grado di capirlo troppo preso dall’egoismo di essere giovane e da un senso spesso cieco e sordo di sfida che fa di te un cucciolo che ruggisce ma tale rimane. A volte bisognerebbe fermarsi e parlare, superare quel fatto costituzionale che e’ il conflitto generazionale e tendersi la mano perché nessuno ha la ricetta giusta, se non l’Autore, per far si che un personaggio sia vincente o meno e la tua vita un Best seller oppure un libretto da scoprire per caso al mercato delle pulci. Nessuno ha il manuale del perfetto genitore come non esiste quello del figlio modello ma c’ e’ un rapporto aperto come una pagina bianca che attende di essere scritta da due persone che rappresentano il presente e sono il passato e il futuro di questo tempo, l’uno, l’arco che si tende per scagliare la freccia, l’altro, la freccia che viene scagliata in avanti per costruire una storia che nell’alternarsi delle vicende non ha mai fine, se non quando l’Autore deciderà che l’opera omnia e’ compiuta.

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  17. A volte il romanzo e’ davvero quel che vorremmo vivere ma non ne siamo capaci, la trasposizione di un progetto che non ha i “fondi” per essere realizzato. La realizzazione di noi stessi almeno su una carta bianca il nostro io che avremmo voluto far conoscere e diversamente non riusciamo, e solo noi possiamo decidere le sorti dei protagonisti, decidere come vorremmo che fossero gli altri senza pensare che gli altri sono diversi e sono belli per quel che sono. E c’ e’ un altro modo: in un romanzo possiamo fare ciò che vogliamo e rendere i personaggi figli del nostro bisogno di dominare gli eventi e le persone come nella vita non sarebbe possibile, non mostrare noi ma il nostro voler manipolare la storia come più ci piace. Ma un romanzo e’ un romanzo e più importante del motivo per cui nasce e’ l’emozione che genera nel lettore, l’unico vero protagonista oltre le righe e fra le righe, l’uomo con gli occhi neri e la sciarpa infilata nel soprabito scuro.

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  18. bestemmiando al destino che ha il vizio di rubargli tutto, la fortuna, la donna, il successo nel mestiere

    Non credo che ci sia un destino già segnato per ognuno di noi che ti toglie o ti dona tutto a suo gusto e piacere, ma penso che il destino,lo costruiamo noi: con le scelte che facciamo lungo il corso della nostra vita. A volte capita,però, di trovarsi di fronte a delle occasioni o a delle situazioni che possono cambiare in positivo lo stato attuale delle cose,e se noi siamo in grado di cogliere al volo questi segnali,allora possiamo dire di aver avuto la possibilità di cambiare il nostro destino.

    Sono convinto che anche nell’ultimo istante della nostra vita abbiamo la possibilità di cambiare il nostro destino.
    Giacomo Leopardi

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  19. Gilda,una volta mi sono trovata con le pistole puntate sul di me,ti dico sinceramente, non puoi prendersi dal panico,non perdere la testa,devi reagire con “la sangue fredda”,solo cosi si puoi salvare,se lo vuoi.
    Marius e Arturo-una bella copia-la coscienza vi bussa al cervello?

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  20. “finché nemmeno tu potresti dire a quale storia stai cercando di dare disperatamente forma?”
    Forse scrivendo e leggendo storie, quella alla quale cerchiamo di dare forma non è altro che la nostra. La scrittura e la lettura sono degli specchi attraverso i quali cerchiamo risposte a noi stessi e al mondo, purtroppo siamo destinati a restare insoddisfatti perché qualcosa ci sfuggirà sempre, restando inafferrabile.
    “Dio ha fatto bella ogni cosa nel suo tempo. Nel cuore umano ha posto anche il senso dell’eterno, senza però che l’uomo possa comprendere dal principio alla fine l’opera di Dio” (Qhoélet)

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  21. ”finché nemmeno tu potresti dire a quale storia stai cercando di dare disperatamente forma”

    Il libro vero non è da inventare, c’è già, è in ognuno di noi… ma dobbiamo tradurlo.

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  22. Da anni ricorre un sogno, in cui compare un uomo avvolto in una mantella nera e con in testa un cappello a falda larga, anche esso nero. Capisco che è mio padre, anche se non gli vedo il viso. Ogni volta mi rivolgo a lui chiedendogli se è tornato , ma lui non mi risponde e scompare subito. Non sono riuscita mai a dare un senso a questo sogno nel quale non vedo gli occhi di mio padre, ma il mio ricordo di lui è che aveva occhi dolcissimi.
    Questo romanzo ha riportato alla luce quel sogno e chissà se alla fine riuscirò ad avere una risposta.

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  23. Quante volte sogniamo di avere una vita diversa, di fare qualcosa che, per il nostro vissuto, anche se volessimo, con i paletti che ci hanno costruito intorno, non potremmo mai fare. E’ vero noi siamo il risultato del nostro passato.

    I miei genitori si volevano e ci volevano un gran bene, ma non ci hanno mai chiesto niente, non abbiamo mai avuto confidenza con loro, almeno per quanto mi riguarda non ho mai raccontato i miei pensieri, forse credendo che non avrebbero capito.

    Poi è capitato anche a me: i miei figli mi rimproverano di non aver avuto un dialogo con loro, ma se io continuamente chiedevo, imploravo di dirmi cosa avevano dentro, ma loro pensavano che non sarebbe stato possibile che il padre o la madre fossero in grado di capirli.

    Quando i figli diventano adulti è ancora peggio, è ancora più difficile per loro aprirsi, e noi stiamo lì che vorremmo ascoltarli, che vorremmo che si appoggiassero a noi, che si fidassero di noi che gli vogliamo bene. Ci si comincia a sentire vecchi proprio perché veniamo tenuti fuori dalle loro preoccupazioni, timori, non so se per non preoccuparci o perché un dialogo sincero e aperto tra genitori e figli non è proprio possibile.

    E allora siamo fatti così, vorremmo cambiare, essere diversi, ma è molto difficile e allora non possiamo che sognare di essere quello che non siamo, che non riusciremo mai ad essere.

    Molte volte ho avuto l’impressione che tutto il romanzo fosse un sogno, anche un incubo, perché anche nel sogno ci sentiamo a disagio fuori dal nostro personaggio. Una delle cose strane che ho notato – a parte il personaggio pallido, Marius, il cantautore, il musulmano – è stato il fatto che Gilda si presentasse da Arturo con dei giocattoli da vendere. Mi sono detta, ma che cretina, non è possibile, inventati qualcosa di più plausibile! La cosa meno reale è stata la rapina, anzi le rapine. Non si può cambiare così tanto anche avendo voglia di avventura, di cambiamento, bisognerebbe violentarsi per fare cose del genere.

    Magari ciò che sto scrivendo non è il vero fine del romanzo: resto in attesa, visto che l’autore ha tanta fantasia , di un finale ancora più inaspettato.

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  24. Scusate ma io mi condiziono dal libro che leggo,qui sta un altro problema-materialismo,sul di quale “ho allergia”e divento antipatica.Disposti a tutto per avere di piu.Non sono andati per rubare un pezzo di pane perche avevano fame,vogliono soldi e possono anche uccidere se qualcuno si mette sulla loro strada.Ma non puoi vivere con questo che hai?Devi guardare a chi ha di piu e tu con tutti modi devi avere lo stesso e anche di piu?!Soltanto questo ti rende felice?!Avere tutto…rubare,uccidere per avere.Ma questo è la felicità?Lo so che per tanti si e per questo mi viene la rabbia.Sono discorsi inutili.Secondo me(sono antipatica) materialismo è la malatia di cervello.

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  25. @ Roberta Z

    Roberta, è vero: il rapporto con i figli è complesso, incredibilmente complesso. Altri hanno detto che si capisce cosa significhi essere genitori solo quando lo si diventa nel vero senso della parola: e sono d’accordo, perché lo provo sulla mia pelle. Siamo esseri umani – noi e loro -con le nostre imperfezioni, i nostri slanci, le nostre paranoie. Vorremmo far capire loro il nostro amore, tutto il nostro amore; ma vogliamo anche indirizzarli, guidarli, perché i pericoli sono molti, le possibilità di perdersi nel cammino della crescita anche. Basta un capello, basta un’inezia, per far saltare la Santabarbara dei sentimenti: poi è necessario ricominciare, ma del resto con i figli non ci si ferma mai. Sono essere umani e soffrono, vivono e pensano come noi; sbagliano, si agitano e dicono cose giuste come noi, che spesso ci devono far riflettere. Amarli, rispettarli, guidarli, proteggerli è questione complessa, per la quale è necessario essere dediti e presenti, desiderosi di ascoltare ed ingegnarsi con loro e per loro. Quando poi saranno cresciuti, sarà un po’ più complicato interagire. Ciò che si riesce a fare prima, come dire, è tutto “fieno in cascina”.

    Ti ringrazio, come sempre, per avere la forza e la serenità di portare tra i commenti la tua esperienza personale, miscelandola con semplicità ai meccanismi del romanzo e alle tue personali considerazioni.

    Un bacio, Marco

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