Ghe pensi mi

di Mauro Baldrati

Mezzaluna, provincia di Riccianegra, 3 febbraio 2012. Il sindaco Fioravanti riceve nel suo ufficio l’assessore ai lavori pubblici Rambelli.
“Allora, Rambo, come sono le previsioni?” chiede, senza alzare gli occhi dallo schermo del computer. L’assessore, che è suo amico d’infanzia, si siede a gambe larghe su una delle due poltroncine di fronte alla scrivania, dopo averla girata al contrario.
“Pessime” dice. “La neve aumenterà da stanotte e avremo un paio di settimane di quelle da morsa del gelo.”
Il sindaco sbuffa. Ci mancava solo “la morsa”, con tutti i telegiornali a martellare sui disagi, a diffondere l’allarme e a indugiare sulla disorganizzazione dei comuni ecc ecc.
“Hai preparato il bando per gli spalatori avventizi?”
Rambelli risponde dopo circa tre secondi, stupito da quella domanda. “Non si può fare, e lo sai. Il ragioniere dice che il bilancio non lo permette”.
Il sindaco sbotta. “E ti pareva! Ma perché quel rompiscatole del dottor Fiorini non viene qui, si siede a questo tavolo e si mette lui a fare il sindaco? Poi se ne accorge che aria tira!”
Il sindaco Fioravanti è furioso. I rapporti col ragioniere generale sono pessimi. Lo considera un uomo tetro, noioso, insensibile ai problemi dell’amministrazione, sempre pronto a mettersi di traverso. Era contrario all’incarico dell’addetto stampa, il suo vecchio amico Ronconi, perché, diceva, tra i dipendenti del comune c’era un giornalista pubblicista, che era anche uno scrittore abbastanza affermato, assunto come sportellista all’anagrafe. Perché non metterlo in prova invece di spendere 54.000 euro annui per Ronconi? E che ne sapeva lui dello sportellista, uno sconosciuto? Ronconi era affidabile, e ampiamente testato. Aveva già lavorato nell’ufficio stampa del partito, DS (Democrazia Socialista), era l’uomo giusto. Sapeva cosa e quando scrivere, come e perché. E non solo: Fiorini aveva pure bloccato la delibera per il suo adeguamento di stipendio. Sempre la stessa storia: “il bi-lancio-non-lo-permet-te” diceva, con quella sua vocina secca e sottile, da “sotuttoio”. Perdio, quel defotronco del sindaco Lusetti del comune confinante di Ancilla, stessa estensione, stessi abitanti, guadagnava 14.000 euro mensili, perché lui doveva essere fermo a 12.500? Gliel’aveva detto a muso duro, quel giorno: “Dottore, le cedo il posto. Provi lei a fare il mio lavoro”. Ma quello non aveva fatto una piega. Praticamente ogni giorno il sindaco pensava a come avrebbe potuto liberarsi di lui.
“Va bene Rambo, allora come siamo messi coi mezzi?”
“Abbiamo i soliti due Same Ariete, tre Iveco Thunderbird e due bobcat.”
“Solo due bobcat? Cristo, non possiamo noleggiarne almeno altri due?”
L’assessore Rambelli alzò una mano. “Veramente…”
“Ho capito” l’interruppe Fioravanti, “il bilancio non lo permette. All’inferno. Vabbeh, fammi vedere il piano di lavoro.”
L’assessore aprì la cartellina che aveva con sé. Prese un foglio e lo posò sul tavolo. Fioravanti iniziò a leggere. Di nuovo sbuffò.
“Non va bene.”
Anche Rambelli sbuffò. Il suo amico d’infanzia col tempo peggiorava. Era sempre più pesante, impiccione, prepotente e maleducato. E poi sempre quella battuta: prova tu a fare il sindaco. In realtà era lui che si intrometteva nel lavoro degli altri.
“Gli Ariete sui tratti di provinciali, la circonvallazione e gli assi del centro città. Poi due Thunderbird nei quartieri est e ovest, coi bobcat, e l’altro Thunderbird sulla fascia collinare. Stai scherzando? Quelli della collina rimarranno bloccati. Non ce la fa un solo trattore, sono più di cento chilometri di strade e stradette.”
“E’ probabile che tu abbia ragione” obiettò l’assessore, “ma dobbiamo lavorare coi mezzi che abbiamo. Le due aree est e ovest sono a rischio, se si bloccano significa paralizzare Mezzaluna.”
“Macché! Dobbiamo tenere pulita la collina, è il gioiello paesaggistico di questa città!”
Sulla collina c’erano le grandi ville dei signori, il direttore e il proprietario del giornale cittadino, che l’avrebbero crocifisso se le strade non fossero state pulite con solerzia. E la sua villetta, anche se era un dettaglio secondario, abbinata a quella dei suoi genitori. E cento metri più in là la villa dei suoi suoceri, i Dronini, proprietari del Caffè Dronini, l’azienda che aveva contribuito all’eccellenza di Mezzaluna.
“Rambo, non si discute, metti i Thunderbird sulla collina, e i bobcat nelle due periferie.”
L’assessore Rambelli lo fissò con le sopracciglia sollevate. “Fiore, cazzo, tre Thunderbird sulla collina? Ma è assurdo. In tutta la fascia collinare ci sono solo 265 residenti! E i bobcat sono troppo piccoli, anche se lavorano giorno e notte le strade diventeranno fiumi ghiacciati. Sarà un disastro.”
“Cazzate” esclamò il sindaco, battendo il palmo della mano sul tavolo. “Non drammatizzare sempre, Rambo! Gli abitanti delle aree est e ovest sono dei compagni solidi e volonterosi, gente che lavora sodo, con spirito di iniziativa. Quelli tirano fuori le pale, puliscono meglio dei Thunderbird. Ci manderanno qualche accidente, ma devono capire che i tagli del governo ci obbligano a tagliare i servizi. Non è colpa nostra perdio. D’altra parte il partito lo dice e lo ripete che bisogna fare pesanti sacrifici, per il bene di tutti. Lo ascoltano, il partito. Procedi così. Non possiamo abbandonare la collina a se stessa.”
L’assessore sospirò. Recuperò il foglio, lo inserì nella cartellina, ma restò seduto.
“Fiore, nell’area est c’è un problema con gli anziani…”
Il sindaco tamburellò sul tavolo. Aveva già capito la preoccupazione del suo assessore. In Via Forlì abitava la madre, in un appartamento del comune. Ogni mattina usciva e andava al supermercato Esselunga in fondo alla strada per fare la spesa.
“Certo, Rambo. Allora distogli una delle squadre di cantonieri e mettile a spalare la neve sul marciapiede di via Forlì. Per il resto ci penso io, parlo col direttore dell’Esselunga. Ci sta tampinando da mesi per acquistare quel relitto di strada a fondo cieco adiacente al piazzale. Gli chiederò che i loro bobcat puliscano anche Via Forlì.”
Rambelli si alzò, lentamente. Sembrava stanco, più vecchio della sua età, 42 anni. Se ne andò con la schiena curva, come chi ha un peso troppo grande da portare.
Un peso. Ma che peso? pensò il sindaco, guardando i fiocchi di neve che sfilavano nel riquadro della finestra, sempre più grossi e fitti. Non tutti erano adatti a sostenere gli incarichi di potere, perché non tutti erano in grado di comunicare. La comunicazione era importante. Nella sua personale analisi dei fatti la comunicazione incideva per l’80%. Il restante 20% erano i fatti stessi, la materia del contendere. E lui era un ottimo comunicatore, lo sapeva, lo sentiva. Era anche una questione di tecnica. Sorrideva, ma non rideva se non era necessario. Era accattivante, ma mai zelante. Ma soprattutto sapeva quando tacere, perché l’onda prima o poi passava. Tutto passava. Come quella nevicata. Al primo spuntare del sole i malumori si sarebbero sciolti come la neve.
Bastava solo avere un po’ di pazienza.

5 pensieri su “Ghe pensi mi

  1. Caro Mauro,
    a parte il fatto che due politici nel retrobottega non sono nemmeno così forbiti, il pezzo è così vero che sembra scritto dall’interno, magari da quello sportellista dell’anagrafe.
    Grazie e un abbraccio,
    Roberto

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  2. Grazie Roberto. Dall’interno, è vero, perché conosco i meccanismi, i procedimenti. Va detto però che non lavoro all’anagrafe, ma all’Urbanistica 🙂

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