68. Vetrine

da qui

Verso dove state correndo disperati? La gente, ai tavolini, vi guarda come foste marziani. Lanci occhiate rapide alle vetrine dei negozi, ti soffermi per un attimo su una pizzeria dalla tenda tutta rossa, come i ricci di cui sei andata sempre fiera, ma che razza di pizze fanno qui? Sembrano crostate. Arturo ha ancora il casco sulla testa, s’immagina inseguito da un elicottero della polizia tedesca, per questo devia di scatto trascinando per la mano la giovane che si lascia sfuggire un grido soffocato, nella piazza piena di cabine telefoniche, due ragazze con il passeggino si fermano impaurite, togliti il casco! è vero, devo essere scemo, Marius mi ha fatto perdere ogni logica. S’infilano in un marciapiede  adiacente a un palazzo d’altri tempi – l’anagrafe, l’università? -, dove andiamo? corri, risparmiamo il fiato, sì, ma dobbiamo pur decidere, Gilda legge le insegne degli esercizi commerciali, non sa nulla di tedesco, un semaforo, le strisce, fermati, è rosso! pensa di trovarsi dentro un videogioco: e se fosse così, se qualcuno li avesse costretti a esserne i protagonisti sempre in pericolo di vita? Sarebbe tutto chiaro: i tentativi goffi, la busta dei giocattoli, le rapine di Arturo, l’uomo dal soprabito e la sciarpa, la ricerca di un altro personaggio, il mendicante – scrittore, un videogioco sul romanzo, per mostrare come si formi a poco a poco, quali trucchi spingano il lettore in direzioni sempre nuove, fino a perdersi e chiedersi se ciò che legge non sia che il canovaccio di un prodotto dei colossi informatici mondiali o se Gilda e Arturo stiano realmente correndo nella strada berlinese che s’impiglia in parcheggi per bici, in sottopassi della metro, in aiuole abbandonate da cui spuntano cespugli spelacchiati di margherite bianche, insomma, dove andiamo? non so, proviamo a infilarci in un negozio, ecco, quel bar dalle tende blumarino, no, c’è un uomo che sembra un vigilante, il rivenditore di Tv! potrebbero riprenderci, a Gilda pare d’impazzire, il giocatore spinge sui pulsanti, col sorriso sulle labbra, gli occhi che inseguono vetrine, marciapiedi, un bambino che esce dal portone nel momento in cui accelerano per sparire in un pub con la bandiera irlandese sulla porta.

29 pensieri su “68. Vetrine

  1. In amore vince chi fugge; se poi si fugge insieme, come qui Arturo e Gilda, siamo decisamente sulla buona strada…

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  2. “e se fosse così, se qualcuno li avesse costretti a esserne i protagonisti sempre in pericolo di vita?”

    SALA D’ASPETTO

    L’intero spazio della mia vita
    fu una sala d’aspetto da soglia a soglia,
    racchiusa da vetri con aria in cornici d’acciaio
    sotto le picche incrociate
    di lancette d’orologio.

    Stare in ascolto. Sussurrare. Trattenere il respiro.
    Attendere un qualche segnale.
    Ritardo. E di nuovo.
    Ancora un poco. Già domani. Ancora
    un attimo di pazienza infinita.

    Se sbattevo l’ala contro l’aria vitrea,
    invece di infrangerla,
    era l’aria a spezzare la mia ala.

    Sono già trascorsi i miei secondi.

    Non saprò aspettare. Ma confuso
    come in un sogno apparve
    attraverso i vetri sporchi,
    quasi in uno specchio nella nebbia,
    il mio volto riflesso.

    Era il volto stesso dell’attesa,
    giunto al punto di pietrificazione.

    E ho capito, all’improvviso:
    c’è sempre un’ultima scadenza
    per infrangerlo col naso –
    per smuovere quest’aria inchiodata.

    Non arriverà più un treno da altri luoghi.
    Non più.

    Dovrò io stessa diventare
    il fischio di un treno lontano,
    e un ritmo affannoso
    sempre più veloce, sempre più vicino,
    sempre più qui!

    Blaga Dimitrova

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  3. “Non sappiamo di andare quando andiamo
    Noi scherziamo nel chiudere la porta
    Dietro, il destino, mette il catenaccio
    E non entriamo più. ”

    E.Dickinson

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  4. “Verso dove state correndo disperati?…il giocatore spinge sui pulsanti, col sorriso sulle labbra”

    Quando la vita diventa una corsa disperata si perde il controllo e la padronanza delle proprie azioni e subito qualcun’altro prende il comando.

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  5. insomma, dove andiamo? non so,

    Gilda e Arturo non sanno dove andare ,perchè tutto è successo troppo in fretta,hanno bisogno di fermarsi un attimo,di fare mente locale su quanto è accaduto ,per poter capire quale sia la strada giusta ,per poter ricominciare a vivere di nuovo.

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  6. Il giocatore spinge i tasti. O yes! abbiamo sempre un giocatore che spinge i tasti più velocemente di quanto in genere ci piaccia. Fa lui, decide lui, magari ci accodiamo, anche se mettiamo del nostro in tutto, anche se la partita è la nostra. Correre, sparire tra le righe, ricomparire, sgomitare: è la nostra vita, che ci piaccia o no. La corsa dei due attori molto vi somiglia; e poco possono fare loro (e noi) per evitarla così come si presenta.
    Quindi siamo pronti! Ecco, non sempre lo siamo. Allora annaspiamo, facciamo fatica tra i “tavolini della vita”, tra le gente, fatichiamo a farci capire, a muoverci con agilità, vediamo problemi, veniamo bloccati ogni metro.
    Ecco, credo dipenda tutto da quanto crediamo in ciò che facciamo di volta in volta. Se amiamo la vita, se amiamo noi stessi, se vediamo in ciò che facciamo un destino che desideriamo indossare, le cose dovrebbero, pur con le normali complicazioni, scorrere “liete” (o quasi). E accade anche quando ci siamo resi conto di un errore e vogliamo rimediare (come Arturo, del resto). Se invece non è così, è come se cercassimo d’indossare il pigiama sopra un pesante tuta da neve: servirà a niente.

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  7. Verso dove state correndo disperati?

    …ovunque stiate andando,insieme,tra un cespuglio e una vetrina,chissà…magari troverete la via giusta..

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  8. Siamo in un videogioco? Il Matrix di Hollywood si è forse ispirato al casareccio e geniale Nirvana di Salvatores.

    nirvana film soundtrack

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  9. Un videogioco sul romanzo, per mostrare come si formi a poco a poco, quali trucchi spingano il lettore in direzioni sempre nuove.

    I videogiochi, come passatempo non portano alla vera soddisfazione, a meno che ci possano mostrare qualcosa che edifichera o che mostrerà come amare il prossimo, per esempio.
    I videogiochi sono una spazzatura ideata al fine di guadagnare.
    Il migliore passatempo sta in tutte le cose vere, le cose giuste in cui ci sia qualche virtù e qualche lode, dove tutte queste cose buone siano oggetto dei nostri pensieri.

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  10. Non sapevo cosa scrivere, ho cercato “Videogame” e ho trovato una cosa curiosa (che però non c’entra niente con il romanzo, ma é un incubo ancora maggiore:
    “La crisi economico-finanziaria é come un videogame, solo che in questo caso non può essere spenta. Mancano ancora 3 mostri per arrivare al livello successivo:
    – le carte di debito;
    – le possibili bancarotte societarie;
    – e poi il mostro dei mostri: i derivati in cui si presenta un rischio dagli effetti incalcolabili, non gestibili se non con il dominio dell’economia e l’antica sapienza dell’anno sabbatico (Giulio Tremonti)”.

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  11. @ Roberta Z

    Roberta, ahimè, ciò che l’ex ministro ha evocato, sta già in parte e lentamente, accadendo sotto i nostri occhi.
    Ci auguriamo solo che tutto questo non sia un piano per far fallire l’Europa e poi farla ripartire, come è accaduto dopo la prima e la seconda guerra mondiale. Notte.

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  12. @ Roberta, Marco e … Tremonti.

    Ci sono anche videogiochi divertenti, a lieto fine, futili e sbarazzini come quelli dello shopping, peccato però che la vita vera non sia un videogioco, e il signor Tremonti lo sa bene, usare un parallelo di questo tipo non rende giustizia alla sua cultura economica. Questo più che un videogioco e una roulette russa e non è vero che non si può smettere o spegnere, basta volerlo ma fa più comodo acceso soprattutto per certi interessi…. e il controllo delle masse. Finchè c’è indebitamento si possono controllare le persone, dominarle, tenerle in pugno anche questa è una forma di strategia del terrore e controllo delle menti, l’indebitamento crea dipendenza ma ad ogni dipendenza ci si può ribellare basta tagliare il filo ….

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  13. Ci sono persone che pur camminando lentamente non vedono l’asfalto su cui camminano e altri che corrono inseguiti da se stessi e dalle proprie paure e speranze, che invece notano ogni particolare. Ci sono scrittori che non scrivono e altri che lo sanno fare perfettamente,in ogni caso sono coloro a cui non sfugge nulla della vita, leggono fra le righe, pongono in primo piano i particolari, ascoltano le parole non dette, sanno andare oltre il velo di uno sguardo, arrivare, attraverso una lacrima o un sorriso, a una storia vera. Così costruiscono un romanzo, partendo da qualcosa di piccolo, un accenno di idea che prende forma passo passo e si confonde con la vita di tutti i giorni perchè spesso non c’è confine fra ciò che è reale e ciò che è immaginario se lo sguardo è attento, a volte miope, a volte presbite ma per mettere a fuoco anche l’astigmatismo non c’è altro rimedio che prendere una penna, un foglio, o meglio una tastiera e uno schermo bianco e incrociare i destini sperando di aprire gli occhi al lettore distratto dai suoi “se” e dai suoi “ma” e incapace di distinguere il rosso di una vetrina dal blu dell’altra esattamente come distrattamente sfoglia le pagine della sua storia, capitolo per capitolo.

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  14. La corsa di Gilda è la corsa di tutti, che spesso facciamo per seguire qualcuno, per amare qualcuno, se lo vogliamo. Ci sembra eccitante, avventurosa, affannosa a volte disperata, comunque dinamica; ma no, non è un videogame, è solo un cristallo di eternità.

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  15. Dopo aver superato innumerevoli ostacoli, quando finalmente sembra che si stiano avverando progetti, sogni , tutto quello in cui abbiamo sperato, ecco che ogni cosa intorno a noi sembra messa lì per intralciare il nostro cammino, anzi la nostra corsa verso la pace, la felicità, o ciò che consideriamo felicità.
    Tutto sembra andarci contro, ma non possiamo farci sfuggire un’ opportunità che stiamo rincorrendo da tempo con tutti noi stessi. Può anche cambiare l’oggetto dei nostri sogni, ma non fa niente, l’importante e che comunque si arrivi a qualcosa che renda migliore la nostra vita.
    – Arturo spiava dalla finestra Ester;
    – Gilda spiava dalla finestra Arturo;
    Finalente, con questo freddo, Arturo e Gilda potranno chiudere la finestra.
    Oppure no?

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  16. a Stella

    Io sono prespite, astigmatica e ipermetrope. Che dici, ho qualche speranza che lo scrittore possa farmi vedere chiaramente in me?

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  17. Verso dove state correndo disperati?

    Non lo so se la vita è un videogame, se c’è qualcuno che spinge i tasti e ci fa trovare nelle situazioni più improbabili per vedere come reagiamo. Posso dire che a me piace Gilda perché si fida della vita e di chi sta progettando il suo videogioco. E’ vero qualcuno la mette in situazioni difficili ma lei non le vive passivamente, apparentemente timida e fragile, lei agisce. Ha scelto di amare e per amare ci vuole coraggio e così ha superato le sue paure, ha escogitato la storia dei giocattoli e ha suonato al campanello, ha preso un aereo senza sapere se e come avrebbe rintracciato Arturo ritrovandosi addirittura a schivare il proiettile di Marius. Un post di qualche giorno fa’ terminava con la domanda su cosa si è disposti a dare in cambio della felicità la risposta di Gilda è tutto il suo coraggio e tutto il suo fiato anche se non sa dove questa corsa disperata la porterà lei continua a correre.

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  18. @ Roberta Z n. 20

    Roberta, ciò che hai detto è proprio vero: sarà capitato a te, è di sicuro capitato a me, credo sia capitato a tutti. Appena sei a un passo dalla meta, qualcosa si frappone. E’ parecchio fastidioso e spesso può provocare danni seri, ma alla fine trovo che sia normale che ciò accada. E’ la vita con i suoi tentacoli, le sue stelline filanti, i suoi progetti mal divisi, la gente tutto attorno che preme, il destino, le cose che s’incasellano secondo un ordine invisibile. E’ tutto questo che poi crea gli ostacoli improvvisi. E tanto per cambiare, sta a noi risolvere e superare. Se veramente quell’obiettivo cui tanto teniamo è per noi essenziale, rimuoveremo l’ostacolo che ce ne separa. A volte credo che la nostra personalità sia anche funzione degli ostacoli che abbiamo incontrato nella vita.
    Per quanto riguarda Arturo e Gilda… beh, credo che il momento sia ormai giunto. Lo scopriremo solo vivendo. Ti abbraccio!

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  19. Gilda, Arturo, Marius…eroi di un videogioco, nel quale passi al prossimo quadro solo quando hai raggiunto punti necessari a quello precedente, altrimenti ti fermi, non hai vinto, ma il gioco ricomincia. Ma no, queste sono storie vere, di una vita sempre uguale, alla ricerca disperata di emozioni, di sogni, nuove tracce per conquistare il lettore, per dare la svolta ad un’esistenza sempre ai margini, il riscatto di un amore rincorso e cercato con ogni mezzo; storie di vita che tenta il tutto per tutto, con un coraggio che spesso rasenta la follia, dove ognuno cerca nell’altro qualcosa per sopravvivere alla propria routine, addirittura accettando il rischio di di perdere la partita con la vita, perché non sempre il giorno dopo riparte da START

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  20. trascinando per la mano la giovane..

    E’ forse il primo gesto davvero bello di Arturo..finalmente iniziare a tenersi stretto qualcuno, qualcosa di importante..

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