69. Idee

da qui

Ti avrà chiamato veramente? In fondo lo speri: chi è il cantante che ogni tanto appare sulla scena lasciandola pericolosamente in bilico, facendo balenare novità, squarci nella monotonia del tuo lavoro? Non sarà un appello a scuoterti, a prendere in mano la tua vita, perché è vero che sei il presidente ma, alla fine, sei felice? Che ti manca? Prova a pensarci seriamente, no, è la serietà che fuggi: ti pare che la musica ti porti in un mondo che avrebbe potuto – ahimè – essere il tuo, sensazioni che non ha mai provato, immagini che si accavallano e impediscono di rigirarsi in testa pensieri insopportabili, vuoi ridere, basta coi rimpianti del passato, lo senti che ti chiama, non era pazza, Dalia, forse è il fumo che si alza da terra e scende nei polmoni, respira, fatti largo, dove crede di andare? al palco; è fuori di testa? sì, posso permettermelo, una volta nella vita, sei preso da una forza, la forza della musica? Più che l’editore sei tagliato per fare il discografico? E se saltasse in aria la tua sede? L’assicurazione pagherebbe un patrimonio, mica male: ripartire, non subire i compromessi che ti hanno umiliato fino a oggi, scegliere quello che ti piace, acquistando i diritti del cantante che continua a gridare il nome tanto caro, Fausto! Fausto! Ti vedi già sulle riviste patinate, l’uomo che ha portato la musica al centro del mercato, ha risolto il problema dei pirati, ti cercano le stelle del rock, le catene di eventi e di concerti, dove crede di andare? al palco, al palco, i polmoni intasati, ma ti senti libero, stai ricucendo i pezzi della storia, come si potrebbe organizzare? Un fanatico islamico, un’esplosione di quelle che è impossibile scordare, fuori orario, senza vittime innocenti, ricominciare con un’altra architettura, altri colori, un passato da dimenticare, tornare a rifugiarsi nella pineta di corbezzoli e lentisco, quando ti chiedeva se l’amavi e tu dicevi smettila, non ti porto più, vivilo uno straccio di presente, e la baciavi e non le davi retta se piagnucolava ancora, e se qualcuno, e se vengono e ci arrestano, le chiudevi la bocca con la lingua, sbottonavi la camicetta rosa, sentivi la sua pelle morbida che cedeva all’improvviso, il respiro affannoso, dimenticare tutto, e se e se, attento, mi fai male, altro che libri, musica ci vuole, un botto coi fiocchi che poi ne parlano su tv e giornali per un mese, sì, così! e se e se, perché non c’hai pensato prima, chi posso trovare, una persona folle ma fidata, di quelli che pregano in piazza, dove lui tendeva la mascella e spezzava le reni e inchiodava al bagnasciuga, ecco, ti è piaciuto? mi ami? basta, non ti ci porto più.

24 pensieri su “69. Idee

  1. Per rimanere in tema “videogame”, Fausto vorrebbe poter schiacciare il bottone “reset” e ricominciare tutto da capo, cambiare lavoro e riprendere in mano la sua vita.
    Ma anche così, alla fine, sarebbe veramente felice?
    Se non ama, se non si lascia amare, non potrà mai esserlo.

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  2. “E se saltasse in aria la tua sede? ….come si potrebbe organizzare? Un fanatico islamico, un’esplosione di quelle che è impossibile scordare”

    Con i se e con i ma la storia non si fa!

    Certo una bella esplosione risolverebbe, non lo saprebbe nessuno, tranne te Fausto…e questo basterebbe a renderti infelice per il resto dei tuoi giorni perchè ancora una volta non sarai stato capace di decidere.

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  3. perché è vero che sei il presidente ma, alla fine, sei felice? Che ti manca?

    Non si può essere felici se non si è in grado di amare,questo succede a chi non si sente amato e di conseguenza non può capire che cos’è l’amore vero.

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  4. “Ti avrà chiamato veramente?”

    “Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze. ”

    Norberto Bobbio

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  5. – Ti vedi già sulle riviste patinate…

    Fino a quando Fausto continuerà a desiderare successo e potere, non potrà salvarsi.

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  6. “ti pare che la musica ti porti in un mondo che avrebbe potuto – ahimè – essere il tuo, sensazioni che non ha mai provato”

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  7. lo senti che ti chiama, non era pazza, Dalia,

    Ma chi ti chiama Fausto? Forse, è la voce della tua coscienza, che cerca d risvegliare in te quell’amore di cui hai tanto bisogno,per ritrovare te stesso e le aspirazioni che hai soffocato da tanto tempo.Ma c’è un errore che commetti sempre, quello di rincorrere la strada del potere,perchè pensi che lungo questa strada ci sia la felicità tanto desiderata.La felicità caro Fausto, non la trovi nelle cose che possiedi,la felicità è un’emozione che provi nel tuo cuore e che aspetta di essere trovata.Se solo ti lasciassi conquistare da quella forza d’attrazione che si chiama :Amore, potresti finalmente dir:Di essere felice!

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  8. lo senti che ti chiama, non era pazza, Dalia..

    Dalia è anche capace di guardare e seguire la luce delle stelle, che in questo post mancano..

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  9. “e se qualcuno, e se vengono e ci arrestano, le chiudevi la bocca con la lingua, sbottonavi la camicetta rosa, sentivi la sua pelle morbida che cedeva all’improvviso, il respiro affannoso, dimenticare tutto, e se e se,”

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  10. “quando ti chiedeva se l’amavi e tu dicevi smettila”

    Che mi ami tu lo dici, ma con una voce
    Più casta di quella d’una suora
    Che per sé sola i dolci vespri canta,
    Quando la campana risuona –
    Su, amami davvero!

    Che mi ami tu lo dici, ma con un sorriso
    Freddo come un’alba di penitenza,
    Suora crudele di San Cupido
    Devota ai giorni d’astinenza –
    Su, amami davvero!

    Che mi ami tu lo dici, ma le tue labbra
    Tinte di corallo insegnano meno gioia
    Dei coralli del mare –
    Mai che s’imbroncino di baci –
    Su, amami davvero!

    Che mi ami tu lo dici, ma la tua mano
    Non stringe chi teneramente la stringe;
    È morta come quella d’una statua
    Mentre la mia brucia di passione –
    Su, amami davvero!

    Su, incendiamoci di parole
    E bruciandomi sorridimi – stringimi
    Come devono gli amanti – su, baciami,
    E l’urna, poi, delle mie ceneri seppelliscila nel tuo cuore –
    Su, amami davvero!
    John keats

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  11. Viene una prima volta; viene e se ne va. Prendo il meglio, prendo ciò che posso. Prendo ciò che posso e più non voglio star. E nell’andar via guardo indietro ancor; e già rivedo me, confuso più che mai.
    A volte siamo noi a produrre il caos che ci vive attorno, che si agita ed evolve come un sapiente e cattivo maestro. Abbiamo cercato con mille stratagemmi il nostro benessere, le nostre soluzioni. Poi, d’un tratto, magari a metà via, ci accorgiamo che non vanno più bene, che i pantaloni sono diventati corti, che quella vernice lucida sarebbe stata più elegante se opaca, che quelle scorciatoie sono in realtà affilate tagliole. Ecco, l’energia che produciamo per mettere a posto, per rimediare a queste cose ormai strette, è l’energia del cosmo, è sempre quella. E’ la stessa che abbiamo prelevato a suo tempo per mettere in piedi ciò che oggi vogliamo distruggere o cambiare per ricominciare. E’ un fuoco santo, liberatore, che purifica con amore e forza, che rende le nuove idee vive e annacqua e svuota le precedenti. Voglio pensare che questo processo prima o poi accada a tutti, posto che è assai difficile che qualcuno riesca al primo tentativo a realizzarsi con le sue idee. Ecco, voglio immaginare che questo processo di revisione personale sia un atto di vita, di amore, di passione, di generosità, che a volte impatta anche sulla vita degli altri, per il bene proprio e degli altri. Cambiare e capire il cambiamento è un miracolo, e più lo senti e più lo vivi, e più ci entri dentro.
    Ecco, voglio immaginare – con la mia mente semplice da uomo di fede – che una mano forte è sempre presente in questi momenti, che il messaggio di quella mano, di quel dito che indica la verità, s’insinua nella mente e fa breccia e alligna come erba buona, e cresce e fa intravvedere la meta e muove il mondo interiore di ciascuno di noi, capovolgendo se necessario i credo e le virtù e riallineando le priorità. Io credo che il mondo si muova verso la libertà e la bellezza se anche solo una persona comprende l’urgenza del proprio cambiamento. Quando le persone sono molte, allora avvertiamo il cambiamento sul viso del prossimo, sui nostri passi, nelle mani della gente quando le stringiamo, negli occhi di chi ci sorride. Perché si sorride con gli occhi, prima che con la bocca.
    Fausto, stai suonando la stessa musica che senti? Fausto, puoi suonare la stessa musica che senti e a cui vuoi ispirarti. Se lo vuoi, puoi.

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  12. “Considerando attentamente un uomo o una donna, si poteva sempre cominciare a provarne pietà… Era una qualità insita nell’immagine di Dio… Quando si sono vedute le rughe agli angoli degli occhi, la forma della bocca, il modo in cui crescevano i capelli, era impossibile odiare. L’odio era semplicemente una mancanza di immaginazione.”

    ( Il potere e la gloria – Graham Greene)

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  13. Ecco, ne hai trovata un’altra delle tue…Sei felice? sembra proprio di no; continui a cercare la felicità attraverso l’unico modo che conosci, il protagonismo, la voglia sfrenata di apparire in primo piano. Sei il presidente, ma non ti basta più; ti accorgi che in fondo la tua passione la musica, lo è sempre stata, dai tempi della mansarda , quando eri davvero te stesso, felice a tirar tardi, insieme al tuo amico e una chitarra. – E ora che ti resta di tutto quell’entusiasmo? – Massì un’esplosione, è proprio quello che ci vuole, di nuovo in prima pagina, di nuovo a capo di una società, discografica stavolta, di nuovo tu a spezzare le reni e a inchiodare al bagnasciuga, perché è il potere l’unica cosa che conta per te, viene prima di ogni altra cosa, di un bacio rubato in pineta o di una voce fraintesa che vorrebbe salvarti

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  14. Fausto,fai soffrire le persone che ti amano.Sei un po’ egoista.Non ti importa niente di altri.Vuoi essere amato e desiderato,voui essere QUALCUNO,non ti importa niente di nessuno,solo tu e tuoi desideri.”ecco,ti è piacuto?”
    “ma,alla fine,sei felice?”-solo quando raggiungi nuovo obiettivo
    “Che ti manca?”,che cosa vuoi distruggere adesso?!

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  15. Fausto ha trascorso la sua vita a coltivare ambizioni, affermazioni, predominio, molte volte senza neppure essere disposto a lottare o sacrificarsi. Oggi si rende conto di non essere felice, si vede precipitare nella fossa che la sua stessa arroganza e i compromessi hanno scavato attorno a lui. Ci vorrebbe un cambiamento, un’esplosione che cancelli tutto e lo faccia ripartire ma purtroppo ripartire dagli stessi errori si illude che la propria realizzazione passi attraverso una posizione altolocata o un ruolo di prestigio e invece se un’esplosione ci deve essere sarebbe bello che fosse un’esplosione di luce da lasciar entrare nel cuore.

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  16. Per Fausto, come per tanti uomini, la felicità si raggiunge solo con il potere che dà il denaro. Altri doni come la bontà, l’intelligenza, l’onestà, la capacità di rapportarsi con gli altri, la sensibilità e altre virtù, non sono importanti per loro; anzi la sensibilità, per esempio, non è da veri uomini. E in questo posso essere d’accordo anche io: una persona sensibile non sarà mai una persona di potere. Potrà avere soddisfazioni anche materiali, ma non arriverà mai a diventare multimilionario né potente, perché per queste cose bisogna avere, come si dice, il pelo sullo stomaco. Questi senz’altro Fausto li ha, se può pensare di distruggere la sua azienda, che per un imprenditore di solito è come un figlio, per riscuotere l’assicurazione.
    Questi uomini non capiscono che la gente non si inchina davanti a loro, non li stima, ma sorride al potere, al denaro, per paura o per accaparrarsi il loro favore. Le donne purtroppo fanno la fila sempre per lo stesso motivo, conviene essere le donne del Presidente.
    Evidentemente, caro Presidente, non hai ancora realizzato che come persona non vali quasi niente…..
    Non capisco poi che differenza faccia per Fausto essere il presidente di una casa editrice o quello di una casa discografica. Se ne accorge ora che la sua azienda è in crisi del suo amore per la musica? E la passione per i libri valeva solo quando le cose andavano bene? E’ il potere che non ha più che gli manca e non ha l’intelligenza di capire che non si raggiunge la felicità con il denaro o cambiando ambiente, è lui che dovrebbe cambiare, ma non riesce a mettersi in discussione. Di gloria qui non se ne parla nemmeno.
    Anche con Dalia, Fausto ha sempre voluto essere “il Presidente”, non aveva bisogno di capire cosa lei desiderasse , non aveva neanche capito quanto lei lo avesse amato e che sacrificio fosse stato per lei lasciarlo libero. Però ora gli manca, in fondo che gusto c’è avere altre donne con il permesso della moglie?
    Per favore, Fabrizio, non chiamarmi più “Presidente”.

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  17. La Tua è solo una tappa, caro Fausto, caro campione, ma il Giro è lungo. Salite dure, rilassanti discese e poi ancora scalate e pendenze da brivido a 100 all’ora, cadute, fermate ,bivacchi.tirate,volate. Fatichi, ti stremi ,sei ” morto”
    Poi vedi il traguardo. Lo taglierai? Ancora non lo sai.

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