“Il crocifisso”, di Leonardo Marini

Recensione di Giovanni Agnoloni

Ho maturato da qualche tempo il convincimento che Dio non sia qualcuno in cui si crede o non si crede. Lo si è o non lo si è. O meglio: lo si riconosce o non lo si riconosce come presenza/Fonte energetico-spirituale, dentro di sé.

Lo dico perché c’entra con questo romanzo di Leonardo Marini, intitolato emblematicamente Il crocifisso (Galaad Edizioni, 2011). È un libro molto particolare, il terzo romanzo di questo brillante sceneggiatore, tra gli autori dell’adattamento televisivo dei romanzi di Andrea Camilleri della serie del Commissario Montalbano.

Il suo romanzo, però, non è la storia di un’indagine, per lo meno non in senso immediato. In realtà, indaga eccome. Il protagonista è Alessio Parisi, un maestro elementare un tempo “credente”, ma poi serenamente riconosciutosi “ateo”, sposato a una donna (Giovanna) anche lei priva di fede, e padre di due bambine non battezzate.

La scuola decreta che debbano essere tolti i crocifissi dalle pareti dalle aule, e lui si appresta a eseguire la disposizione senza particolari patemi. Sennonché, sorge il problema di dove mettere il crocifisso staccato dal muro. Di buttarlo via non se la sente, ma in casa la moglie non lo vuole. Inizia così una serie di sotterfugi che hanno per protagonista anche un suo collega, Andrea. Tutti e due, in modi leggermente diversi, entrano in crisi, perché i rispettivi crocifissi gli scavano dentro, risvegliando in loro un senso di calma consuetudine religiosa, che evoca i tempi e gli ambienti dell’infanzia. In realtà c’è anche di più: la percezione di un’energia che scioglie il cuore, che però loro (e soprattutto Alessio) tendono a far confluire in forme di devozione alquanto bigotte e perfino teatrali. Si avvicinano al punto, ma subito lo fraintendono e lo “bloccano”.
Ricominciano anche a servir messa, di nascosto, mentre la pantomima con la famiglia si spinge all’estremo, finché Alessio prova il desiderio di prendere i voti.

Non vado oltre, sennò rivelerei troppo. Dico solo che il tema di fondo dell’opera di Leonardo Marini è l’altalenanza, la mancanza di un centro. Firenze, la Firenze borghesotta e gretta di tanta parte della società relativamente benestante e acculturata, fa da perfetto scenario a questo saliscendi di attaccamenti e distacchi. È il luogo dell’assenza, del non-amore, in fondo dell’indifferenza. Mi viene spontaneo accostarlo a certe canzoni di Federico Fiumani, leader dei Diaframma, che parlano di una città calda e vuota, e non solo di persone e movimento.

In questo vuoto, “credere” o essere “atei” è esattamente la stessa cosa. Perché è dire “Dio” o “non-Dio”, inteso come qualcosa che è fuori, in alto, che governa e impone delle regole. Lo capisce bene (e lo dice a Giovanna) un personaggio che, non a caso, è una scheggia impazzita in questo universo: Gregorio Ariatti, un filologo e uomo di profonda fede, che ha rinunciato a una luminosa carriera universitaria per restare vicino alla madre, ma che, con la malattia di lei, vive una stagione di grande dolore. Guarda caso è l’unico che mette con chiarezza Giovanna davanti al suo perbenismo, che è la vera sostanza del suo “ateismo” (e, in fondo, della stessa “religiosità” di Alessio). Gregorio è il solo a toccare quella cosa, quella presenza-Fonte che è nell’intimo dell’identità, nel Sé, e che spesso (ma non necessariamente) è la sofferenza a risvegliare.

Firenze, rispetto a questa tormentata eccezione, è la regola della scissione da tale Fonte. La gente non capisce, vive perennemente separata dal Tutto che è la vita, e taglia i panni addosso, a se stessa come agli altri. Si fa condizionare, perché teme l’abbraccio totalizzante dell’Unità che è l’unico possibile modo di esistere del divino.
Il retrogusto di questa lettura, ma anche della sua poesia, è perciò quello di un’occasione mancata, di un vano tendere a, perché qualcuno (gli altri, la società, forse la Chiesa stessa) ci ha dato l’indicazione sbagliata.
L’equivoco era che non serviva che nessuno ce la dicesse, perché era già dentro di noi. Era noi.

Anticipo fin d’ora (ma poi ricorderò) che Il crocifisso sarà presentato da me, con la presenza di Leonardo Marini, sabato 25 febbraio alle 0re 17 presso la BiblioteCaNova dell’Isolotto, a Firenze.

3 pensieri su ““Il crocifisso”, di Leonardo Marini

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