80. Da qui

da qui

Che t’importa dei poliziotti che vagano per il locale? Del gestore che continua a sorridere di sbieco? C’è lei che bussa alla porta, con la busta di giocattoli.  Non le hai chiesto di cosa si trattasse, magari era stata a un sexy shop, di Amsterdam o Londra, se provassi a domandare? Il gestore è gesso immobile, il sorriso imbalsamato, i poliziotti ostentano sicurezza e indifferenza scrutando le facce dei clienti, e tu che quasi speri ti diano una lezione.
Cosa c’era nella busta?
Lei diventa rossa, forse hai indovinato! Era stata così audace? Provi a studiare lo sguardo dolce e malinconico, la traiettoria dal basso verso l’alto che ti ha folgorato all’improvviso: è la scena di un film? Qualcuno ha comprato il tuo soggetto e questa è la scena decisiva, dove rinunci a tutto pur di portarla fuori, tornare a casa, ripetere il momento dell’offerta, sì, venga, venga pure, si accomodi, che cos’ha con lei? Una busta di giocattoli, che tipo di giocattoli? E’ ancora più rossa, non saranno mica, be’, sì, e dove li ha trovati? Sono stata in giro per l’Europa, e ha pensato, sì, ho pensato, venga, venga di sopra, i poliziotti sono a tre tavoli più in là, il gestore è una statua di sale che potresti girarla di qua e di là senza reazioni.
Vuoi proprio saperlo?
Certo, te lo chiede? Sì, li porti sopra, no, li porto io. Dovresti ricominciare a scrivere da qui, lasciare da parte Marius e le rapine, Berlino, i supermarket: chi te lo fa fare d’imbarcarti in un’avventura come quella? Tanto più che gli agenti sono ormai a due tavoli, dài, descrivila mentre ti guarda imbarazzata e le dici che non deve preoccuparsi; ma sei tu che ti preoccupi, non sai come partire: sbottonarle la camicia? Aprire la busta da cui spuntano oggetti innominabili? Che coraggio ha avuto, e non si vergognava? Era un altro paese, è vero; a un tavolo più in là controllano le facce ma nessuno se ne accorge,tracannano Guinness come niente fosse, perché non fai lo stesso, chi può averti visto? E poi era Marius che faceva più paura, tu ti defilavi, non vedevi l’ora che finisse, senta, anzi senti, che ci facciamo con roba come questa? Le sbottoni la camicetta morbida, t’impigli nei bottoni come nella Smith & Wesson che non hai mai saputo usare, non eri Marius, sono al vostro tavolo, sei bella, diventa ancora rossa, forse dovresti ricominciare a scrivere. Da qui.

28 pensieri su “80. Da qui

  1. Si, forse dovresti ricominciare da qui. Lasciare da parte avventure improbabili per uno che nella vita è tutt’altro, chiudere la parentesi, illegale e illecita, invece che la porta all’amore, come facesti quel giorno quando acidamente la liquidasti con “non ho nè figli nè nipoti”. Un amore che ti cerca fino in capo al mondo è la più grande ispirazione, l’avventura più importante ed eccitante, un brivido che scuote e ti fa sentire veramente vivo, anche se nella busta di giocattoli tu trovassi un mazzo di tarocchi, o un mazzo di carte francesi per giocare a burraco. Essere amati è sentirsi invincibili, padroni del mondo, meglio di un nobel per la letteratura, che te ne fai di un nobel se non hai l’amore? ma riusciresti a prenderlo se non ci fosse qualcuno che ti da la forza che da nessun altro può venire?

    Io ricomincerei, magari da una camicetta blu:-)))) il rosa per noi donne è un amore di bambina, poi di rosa ci sono i romanzi, quando poi la vita ti bastona, il rosa sbiadisce e riesci a continua a vederlo solo se ami profondamente negli occhi di chi ti ama altrimenti e new age e presto cambia colore

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  2. INDIZI

    Come spostando pietre:
    geme ogni giuntura!
    Riconosco
    l’amore dal dolore
    lungo tutto il corpo.

    Come un immenso campo
    aperto alle bufere.
    Riconosco
    l’amore dal lontano
    di chi mi è accanto.

    Come se mi avessero scavato dentro
    fino al midollo.
    Riconosco
    l’amore dal pianto delle vene
    lungo tutto il corpo.

    Vandalo in un’aureola
    di vento!
    Riconosco
    l’amore dallo strappo
    delle più fedeli corde vocali:
    ruggine, crudo sale
    nella strettoia della gola.

    Riconosco l’amore dal boato
    – dal trillo beato –
    lungo tutto il corpo!

    (Marina Ivanovna Cvetaeva)

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  3. – questa è la scena decisiva, dove rinunci a tutto pur di portarla fuori, tornare a casa, ripetere il momento dell’offerta…

    Quando la vita ti concede una seconda possibilità devi procedere con decisione: non puoi più permetterti di sbagliare, devi cogliere al volo l’ulteriore occasione e prendere al volo il treno che passa, altrimenti rischi di rimanere per sempre fermo alla stazione.

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  4. Caro,Arturo.
    Non lo sapevi che ogni lasciata è persa?
    Hai la possibilità di recuperare,ricomincia daccàpo,ricomincia da qui.

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  5. Sarebbe bello se si potasse tornare indietro nel tempo, fare scelte che non abbiamo avuto il coraggio di fare. Sarebbe comodo rimediare agli errori che ancora pesano come sassi.
    Purtroppo questo può succedere solo nei sogni, nei film, nei romanzi.
    Dato che non mi ricordo mai i sogni, forse mi converrebbe mettermi a scrivere, sarebbe l’unico modo per poter vivere senza vincoli di alcun genere: potrei fare delle rapine, buttarmi dal tetto di un edificio, volare, anche innamorarmi di un uomo bellissimo, intelligentissimo, buono, altruista e, visto che ci siamo, ricchissimo. Insomma un uomo che non esiste.

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  6. I ragazzi che si amano

    I ragazzi che si amano si baciano in piedi
    Contro le porte della notte
    E i passanti che passano li segnano a dito
    Ma i ragazzi che si amano
    Non ci sono per nessuno
    Ed è la loro ombra soltanto
    Che trema nella notte
    Stimolando la rabbia dei passanti
    La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia
    I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
    Essi sono altrove molto più lontano della notte
    Molto più in alto del giorno
    Nell’abbagliante splendore del loro primo amore

    J.Prevert

    Sfogliare le pagine del diario dell’adolescenza e rivivere le emozioni perdute come un dono inaspettato.
    Si, forse dovresti ricominciare a scrivere. Da qui.

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  7. A volte perdiamo l’ispirazione e entriamo in una spirale di illogicità e dispersione, che blocca la creatività, gli affetti, i rapporti con gli altri, la nostra vita. Poi ci accorgiamo di un dettaglio, poi l’essere usciti fuori dalla routine per un periodo ci fa capire, ci fa vedere qualcosa che non vedevamo, che non comprendevamo. Ci fa capire da dove dobbiamo ricominciare per riprendere a respirare, a gestire con normalità la nostra vita. A volte non ci accorgiamo che è una fortuna inciampare, bloccarsi, perché se uno ne ha coscienza, significa ricevere la spinta per ripartire con il piede giusto, recuperare fiducia in noi, riprendere in mano le nostre capacità, la fiducia negli altri, la creatività insita nel nostro vivere e perché no, se siamo artisti, riprendere a produrre le nostre opere.
    Arturo, è una fortuna che tu abbia avuto questo diversivo così lontano da quel che sei; è una fortuna che una donna ti cerchi così insistentemente: è innamorata, è lei l’amore che bussa, non solo quello dell’anima e fisico, ma quello di tutto il mondo che ti sta cercando tramite una donna. Non perderlo, non consentirgli di andare via. Riscopri te stesso, apri il cuore, vivi secondo lo spirito: non potrai che stare bene e far stare bene chi ti sta accanto.

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  8. @ Roberta Z

    Roberta, si scrivere è gradevole, è un esercizio importante, mette alla prova. Si scrivere, credo che potrebbe essere bello. Puoi scrivere qualsiasi cosa. Ma ricorda: nessuno è più importante di te. Forse sei molto più speciale, per alcuni, di quanto tu non creda.

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  9. Tornare a casa. Uscire dall’equivoco. Gettare la maschera. Com’è appagante.
    Una vita a recitare John Rambo, quando non avevi il physique du role.
    Hai fatto carte false,pur di ottenere la parte.Hai accettato le tentazioni e i compromessi di quel lurido e losco mondo di celluloide. Volevi l’Oscar da protagonista? Non hai ottenuto neppure la nomination. E’ stato il tuo fiasco più colossale. Sei sulle ali del tramonto, toi unici spettatori saranno alcool droga e depressione.
    Ti si presenta l’occasione di dirgli addio per sempre.
    Prenditi l’amore e portalo con te in una vera casa, che non sia solo cinematografica.

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  10. forse dovresti ricominciare a scrivere. Da qui.

    Nella nostra vita le ore sono come le virgole, i giorni come i puntini e dopo i punti si va a capo per ricominciare a scrivere..

    dino di girolamo

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  11. (Ornella/Gilda))
    Meglio avere dei rimorsi o dei rimpianti è un dubbio mio, ma ti dico che alla fine tutto quanto rifarei

    (Eros/Arturo)
    Se la vita è solo un volo che passa e va,
    so che l’ho vissuta almeno, so che l’ho vissuta in pieno.

    (Ornella/Gilda)
    Poi non so se in fondo capita pure a te
    che ti manchi ancor qualcosa anche se non sai cos’è

    (Ornella e Eros / Gilda e Arturo)
    Forse un sogno che è rimasto la dov’è
    e comunque sia altro cielo c’è

    Solo un Volo
    Ornella Vanoni, Eros Ramazzotti

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  12. “dài, descrivila mentre ti guarda imbarazzata e le dici che non deve preoccuparsi”

    Come cambiano le cose quando cambia il punto di vista del narratore!

    La busta di giocattoli nella scena precedente non era causa di grande imbarazzo e forse lui non l’avrebbe mai notata se lei non fosse stata imbarazzata e preoccupata…

    Come cambierebbero le cose se fossimo disposti a cambiare il nostro punto di vista!

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  13. “voleva giocare, se provassi a domandare?”

    “Non aveva bisogno di domandare perché egli fosse lì. Lo sapeva con la stessa sicurezza che se egli le avesse detto che era lì per essere dov’era lei.”

    Leone Lev Nikolaevic Tolstoj
    dal libro “Anna Karenina”

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  14. “chi te lo fa fare d’imbarcarti in un’avventura come quella? Tanto più che gli agenti sono ormai a due tavoli”

    …comunque vada la terrà con sè, ormai è entrata nel romanzo.

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  15. Spesso siamo noi che, troppo ripiegati su noi stessi, non riusciamo a vedere questa secondo possibilità che la vita ci dona.
    Una seconda possibilità che si può rivelare in persone, luoghi o situazioni inaspettate o, addirittura, che diamo per scontate.
    Vedere con gli occhi dell’amore è l’unica cosa che ci aiuta a non essere ciechi.

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  16. Cosa c’era in quella busta?

    Una scusa per poterlo incontrare,una scusa per potergli parlare,una scusa per potergli dire :Ti amo! Per la prima volta,ed entrare così nella sua vita per sempre.

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  17. Difficile commentare questa volta.
    Ci provo.
    Per Arturo: ti hanno detto “ogni lasciata è persa” non te la prendere nella vita c’è sempre qualcuno che si ricorda come è stato brutto perdere l’occasione della vita, ti darò la seconda possibilità.
    Compralo quel biglietto per il treno dell’amore dell’altro che semplicemente ti chiede di essere aiutato, chissà forse aiuterà anche te?
    Chi diventa rosso in faccia è bianco latte nella vita, trasparente come il suo volto, difficile trovarne qualcuna ai nostri tempi.
    Le donne spesso ti appaiono come tu le vuoi vedere sai?
    Attento Arturo, pensa con la tua testa, se la possiedi, qualche volta chi consiglia e adula non è un buon amico.
    Io ho avuto una grande amica, quando stavo in Sardegna, eravamo compagne all’università, lei era veramente capace di essere critica nei miei confronti, quanto la rimpiango.
    Mi ha aiutata a chiedere “scusa” col cuore e non con la bocca che spesso apriamo solo per dar fiato alle trombe, poi c’è il perdono :quello per gli altri lo conosco bene ci sono nata,quello per me lo devo ancora elaborare.

    Tornare a casa, bella cosa grande cammino, lungo e faticoso ma ci arriverà, vedrai di cosa sono capaci le donne che non si lamentano mai.
    Non scordarlo mai Arturo noi siamo nate madri, sai Quelle col Bambino fra le mani, Lei sa bene come aiutarci ha lasciato che il Figlio morisse, che coraggio che Madre grande.

    “Dobbiamo” solo guardare Lei e poi tutto sembrerà più dolce e meno faticoso, speriamo di trovare quel coraggio, ecco questa è l’unica cosa della quale mi lamento….proprio come una balena quando emette i suoni attraverso le onde marine, le avete mai sentite? Io sì e mi hanno ricordato uno dei più brutti momenti della mia vita mi lamentavo anche io nello stesso modo in quel corridoio lungo dove accucciata per terra aspettavo solo di sentirlo parlare e ridere…

    Ernestina

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  18. A mio figlio.

    Ti voglio bene, spero di non dovermi mai più accucciare in quel corridoio perché non so se avrei il coraggio di Maria.

    Spero anche che nessuno mi dica più- carino tuo figlio- oppure- ma allora è bravo!- io non sono una persona che ama osannare nessuno neanche me!

    Da un uomo grande ho imparato che chi è grande si deve fare piccolo per imparare ed io ci provo con la mia solita passione e urgenza, che spesso è fraintesa.
    Non fa niente la mia strada è questa e devo dire che mi da tante soddisfazioni.

    La passione coinvolge la vita dell’altro la invade la travolge la stravolge, bene io sono solo questa.

    Un saluto a tutti.

    Scusate se ho approfittato di questo blog per parlare di mio figlio.

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  19. @ Ernestina

    Non sono proprio la persona adatta a convincerti che non hai nulla da perdonarti, visto che anche io non ci riesco. Da quanto io possa conoscerti attraverso i commenti, é la tua stessa sofferenza ad assolverti. Permetti a questo perdono di arrivarti nel cuore e nella mente.
    Un abbraccio.

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  20. @ Roberta Z detto
    Cara Roberta, uso cara perché ne sai il” significato”, sono contenta che tu mi abbia scritto.
    Non certo perché mi assolvi, anche se devo dirti che detto da te ha messo ,finalmente, un po’ di pace in quell’angolo che è sempre buio.
    Potrei dirti tante cose, ma grazie per avermi sorriso, spero ti renda ciò che tu hai dato a me.
    Invece una parola sì questa la spendo davvero molto volentieri per dirti che tra balene l’intesa è “subito”
    e ripeto ciò che tu hai detto a me- non sono proprio la persona adatta a convincerti che non hai nulla da perdonarti, visto che anche io non ci riesco.-

    Ti abbraccio forte forte e ti accarezzo, io l’affetto lo so solo così in modo totalmente fisico, spero di non essere troppo invadente, purtroppo io sono assolutamente così sempre appassionata e travolgente, ma tu mi capirai sicuramente.

    Ernestina.

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  21. Don Fabrizio,sei impossibile,unico!Stamattina mi sono svegliata con mal di testa e adesso mi sta passando,mi hai fatto ridere.Allora hai deciso cosi risolvere problema?! “non sai come partire:sbottonarle camicia?Aprire la busta da cui spuntano oggetti innominabili?” Io dirrei,cominciare da vedere che cosa sta dentro la busta,cosi puoi decidere come giocare.Se parti da sbottonarla camicia-dimenticerai dalla busta “preziosa”.Gilda, tutto nelle tue mani, chiudi la porta a chiave e non lo fai uscire fino al mattino(forse non avra piu la voglia di uscire!)

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  22. @ Ernestina

    Allora abbiamo un’altra cosa in comune: in famiglia mi chiamavano “la pasionaria”.

    Un grande abbraccio
    roberta

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