81. Quella voce

da qui

Hai saputo che ogni tanto viene. Potrebbe darti una dritta? Hai la nausea di tutto.
Desidera?
La ragazza è giovane e grassoccia, un sorriso aperto che scioglierebbe il marmo.
Una birra.
Dove l’hai vista? Cominci a invecchiare, soffri di amnesie.
Ascolti
Mi dica.
E’ vero che il cantante passa qui?
Ti senti stupido, forse lo sei davvero.
A quest’ora, circa.
Dove ci siamo visti?
Sì, stupido: sei riuscito a imbarazzarla.
Visti?
Eccolo: ha un cappello bianco. Si siede al tavolo vicino a una sella appesa alla ringhiera. Ma certo, al maneggio! L’avevi notata, chissà come. Forse per il sorriso irresistibile.
Posso sedermi qui?
Prego.
Eri incantato, mentre saliva sul cavallo.
Mi chiamo Fausto.
Il marito di Dalia.
Avresti voluto avvicinarla, chiederle qual era il segreto di un sorriso così bello.
Già.
La segui mentre vortica fra i tavoli, come nella danza metodica del palio.
A che punto siete?
Se fosse lei a possedere il segreto che stai cercando invano?
Già sapete tutto, no?
Potresti saltare su un cavallo e sparire tra i corbezzoli della pineta.
E’ la luce che porta conoscenza.
T’immagini con la ragazza sotto i pini. Sì, sei veramente stupido.
Anche lei fissato con le stelle?
La luna guarda spazientita: ancora pensi a queste cose? Le offriresti una rosa: dove la trovi una rosa tra i cespugli della macchia?
E lei ricomincia con le rose.
Mi aiuti, visto che è bravo a indovinare.
La ragazza ti scruta: forse ricorda pure lei. A che pensi? Penso che siamo pazzi.
Devi deciderti, Fausto, prima che sia tardi.
Perché non sorridi? Non dovevamo farlo. La luna: guarda la faccia della luna, prima di ficcarti in qualche guaio.
Perché Dalia mi parla delle stelle? E’ vero che lei la chiama, quando canta?
Cavalcare nudi nella notte, che idea! La ragazza si volta, ogni tanto, con le birre in mano.
Riesci a sentirla quella voce?
I gufi borbottano qualcosa. Se ce l’avesse lei, il segreto della vita?

29 pensieri su “81. Quella voce

  1. E’ lecito anche tradire per un sorriso così, irresistibile, ti incanta e ti ghermisce.
    C’è tradimento e tradimento.
    Per una causa giusta, si può si deve.
    Quel sorriso ti parla,la sua voce ti rapisce, ti fa conoscere l’estasi .
    La segui sin nella macchia, a cavalcare nudo degli orpelli e dei peccati.
    Ti lasci trascinare in quel luogo perchè sai che lì capirai qual’era il segreto.

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  2. -… qual era il segreto di un sorriso così bello.

    “Un sorriso
    é quella cosa che nasce
    quando qualcuno ti tocca dolcemente il cuore”

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  3. – Potresti saltare su un cavallo e sparire tra i corbezzoli della pineta.

    AL CORBEZZOLO (G. Pascoli)

    O tu che, quando a un alito del cielo
    i pruni e i bronchi aprono il boccio tutti,
    tu no, già porti, dalla neve e il gelo
    salvi, i tuoi frutti;

    e ti dà gioia e ti dà forza al volo
    verso la vita ciò che altrui le toglie,
    ché metti i fiori quando ogni altro al suolo
    getta le foglie;

    i bianchi fiori metti quando rosse
    hai già le bacche, e ricominci eterno,
    quasi per gli altri ma per te non fosse
    l’ozio del verno;

    o verde albero italico, il tuo maggio
    è nella bruma: s’anche tutto muora,
    tu il giovanile gonfalon selvaggio
    spieghi alla bora…

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  4. “T’immagini con la ragazza sotto i pini.”

    LA PIOGGIA NEL PINETO

    Taci. Su le soglie
    del bosco non odo
    parole che dici
    umane; ma odo
    parole più nuove
    che parlano gocciole e foglie
    lontane.
    Ascolta. Piove
    dalle nuvole sparse.
    Piove su le tamerici
    salmastre ed arse,
    piove su i pini
    scagliosi ed irti,
    piove su i mirti
    divini,
    su le ginestre fulgenti
    di fiori accolti,
    su i ginepri folti
    di coccole aulenti,
    piove su i nostri volti
    silvani,
    piove su le nostre mani
    ignude,
    su i nostri vestimenti
    leggieri,
    su i freschi pensieri
    che l’anima schiude
    novella,
    su la favola bella
    che ieri
    t’illuse, che oggi m’illude,
    o Ermione.

    Odi? La pioggia cade
    su la solitaria
    verdura
    con un crepitío che dura
    e varia nell’aria
    secondo le fronde
    più rade, men rade.
    Ascolta. Risponde
    al pianto il canto
    delle cicale
    che il pianto australe
    non impaura,
    nè il ciel cinerino.
    E il pino
    ha un suono, e il mirto
    altro suono, e il ginepro
    altro ancóra, stromenti
    diversi
    sotto innumerevoli dita.
    E immersi
    noi siam nello spirto
    silvestre,
    d’arborea vita viventi;
    e il tuo volto ebro
    è molle di pioggia
    come una foglia,
    e le tue chiome
    auliscono come
    le chiare ginestre,
    o creatura terrestre
    che hai nome
    Ermione.

    Ascolta, ascolta. L’accordo
    delle aeree cicale
    a poco a poco
    più sordo
    si fa sotto il pianto
    che cresce;
    ma un canto vi si mesce
    più roco
    che di laggiù sale,
    dall’umida ombra remota.
    Più sordo e più fioco
    s’allenta, si spegne.
    Sola una nota
    ancor trema, si spegne,
    risorge, trema, si spegne.
    Non s’ode voce del mare.
    Or s’ode su tutta la fronda
    crosciare
    l’argentea pioggia
    che monda,
    il croscio che varia
    secondo la fronda
    più folta, men folta.
    Ascolta.
    La figlia dell’aria
    è muta; ma la figlia
    del limo lontana,
    la rana,
    canta nell’ombra più fonda,
    chi sa dove, chi sa dove!
    E piove su le tue ciglia,
    Ermione.

    Piove su le tue ciglia nere
    sìche par tu pianga
    ma di piacere; non bianca
    ma quasi fatta virente,
    par da scorza tu esca.
    E tutta la vita è in noi fresca
    aulente,
    il cuor nel petto è come pesca
    intatta,
    tra le pàlpebre gli occhi
    son come polle tra l’erbe,
    i denti negli alvèoli
    con come mandorle acerbe.
    E andiam di fratta in fratta,
    or congiunti or disciolti
    (e il verde vigor rude
    ci allaccia i mallèoli
    c’intrica i ginocchi)
    chi sa dove, chi sa dove!
    E piove su i nostri vólti
    silvani,
    piove su le nostre mani
    ignude,
    su i nostri vestimenti
    leggieri,
    su i freschi pensieri
    che l’anima schiude
    novella,
    su la favola bella
    che ieri
    m’illuse, che oggi t’illude,
    o Ermione.

    G.D’Annunzio

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  5. A volte ci sembra di conoscere la vita, chi siamo, cosa vogliamo esattamente. Ma quante volte non è così. Siamo particelle, carbonio, ossido, pelle, strati, carne. Siamo sorrisi e rabbia, amore e distacco, passione e raziocinio. Dobbiamo indirizzare quelle particelle queste sensazioni.
    Spesso ci arrendiamo, ma quel mondo è qui, secondo me. E’ a portata di mano, è disponibile. “Devi deciderti, Fausto, prima che sia tardi”. Non sta per caso a lui, non sta a noi fare la mossa? Non sta a noi strappare con forza quegli strati che ci coprono gli occhi e c’impediscono di vedere luce e bellezza? Non è nostro dovere aprire cuore e mente e rendere grazie a chi ci ha dato libero arbitrio, intelligenza, sapere e possibilità di perderci? Non siamo in debito verso l’orizzonte, il mondo, gli altri? Non dobbiamo prendere a piene mani i miracoli che ci circondano e impararli a memoria? Amare l’amore dobbiamo. Anche questo, in modo infinitesimale, ci avvicina al Padre.

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  6. “Riesci a sentirla quella voce?”

    Non cantare più!
    Voglio il silenzio
    per dormire
    qualsiasi ricordo
    della voce udita
    incompresa
    che fu perduta
    perché l’ho udita.

    F.Pessoa

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  7. “Cavalcare nudi nella notte, che idea!”

    TORNA

    Ritorna ancora e prendimi,
    amata sensazione, ritorna e prendimi,
    quando si ridesta viva la memoria
    del corpo, e l’antico desiderio di nuovo si versa nel sangue,
    quando le labbra e la pelle ricordano, e la carne,
    e le mani come se ancora toccassero.
    Ritorna ancora e prendimi, la notte,
    quando le labbra ricordano, e la carne…

    Costantino Kavafis

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  8. Nuda sei semplice

    Nuda sei semplice come una delle tue mani,
    liscia, terrestre, minima, rotonda, trasparente,
    hai linee di luna, strade di mela,
    nuda sei sottile come il grano nudo.
    Nuda sei azzurra come la notte a Cuba,
    hai rampicanti e stelle nei tuoi capelli,
    nuda sei enorme e gialla
    come l’estate in una chiesa d’oro.
    Nuda sei piccola come una delle tue unghie,
    curva, sottile, rosea finché nasce il giorno
    e t’addentri nel sotterraneo del mondo.
    come in una lunga galleria di vestiti e di lavori:
    la tua chiarezza si spegne, si veste, si sfoglia
    e di nuovo torna a essere una mano nuda.

    P. Neruda

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  9. Riesci a sentirla quella voce?

    La voce della vita in me non può raggiungere l’orecchio della vita in te; parliamoci, tuttavia: per non sentirci soli (Kahlil Gibran)

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  10. La luna: guarda la faccia della luna,

    G. Leopardi, Alla Luna (l8l9)

    O graziosa luna, io mi rammento

    che, or volge l’anno, sovra questo colle

    io venia pien d’angoscia a rimirarti:

    e tu pendevi allor su quella selva

    siccome or fai, che tutta la rischiari.

    Ma nebuloso e tremulo dal pianto

    che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci

    il tuo volto apparia, che travagliosa

    era mia vita: ed è, né cangia stile,

    o mia diletta luna. E pur mi giova

    la ricordanza, e il noverar l’etate

    del mio dolore. Oh come grato occorre

    nel tempo giovanil, quando ancor lungo

    la speme e breve ha la memoria il corso,

    il rimembrar delle passate cose,

    ancor che triste, e che l’affanno duri!

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  11. “L’avevi notata, chissà come. Forse per il sorriso irresistibile.”

    “Incrociare lo sguardo”

    Incrociare lo sguardo –

    questo tremolio di raggio,

    che ti trafigge

    fino a baratri ignoti

    dentro di te,

    affogati nell’attesa.

    L’esistenza si dischiude

    nell’attimo in cui incroci lo sguardo:

    senza limite di frontiere,

    senza ombra di dipendenza,

    senza scopo, senza paura,

    senza determinazione alcuna.

    In un attimo il tocco leggero
    dell’indivisibile completezza
    del mondo creato.

    Incrociare lo sguardo,

    sentire la musica

    della luce stessa.

    Un sublime attimo di libertà.

    In un baleno si

    incontrano due raggi

    di due contrapposti universi:

    il raggio ardente del corpo

    e il raggio fresco dello spirito.

    Una domanda che è un lampo.

    E il segreto negli abissi profondi

    ti chiama per essere svelato

    e tuttavia rimanere segreto.

    È ciò a cui sei votato

    in questo strano mondo –

    incrociare lo sguardo.

    Blaga Dimitrova

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  12. “cominci a invecchiare,soffri di amnesie” – io,a me stessa mi spiego che dimentico “le cose” perche sono stanca e ho troppi problemi,ho bisogno di riposare. Non mi permetto a contare miei anni,perchè dovrei mettermi in depresione!?

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  13. Fausto,ma tu non smetti mai cercare a risolvere tuoi problemi attraverso di altri? Fai la pace con te stesso! Per migliorare la tua vita devi cominciare da te stesso,senza accusare altri. Tua vita è nelle tue mani,sei tu a decidere cosa ti può dare la felicità! Almeno lo sai che cosa stai cercando?
    Scusate dalla digressione:”cavalcare nudi nella notte,che idea!” – ma in quale senso? perche dopo la pagina precedente ho i luci rossi nel occhi!

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  14. Forse sono rimasta indietro: è scoppiata la bomba? Che ci fa Fausto seduto al pub? Forse si è messo a debita distanza dall’editoria, così può tranquillamente ricominciare la sua nuova vita.

    Ma ti pare che con la tua azienda che sta per crollare te ne vai al pub? Per cercare Dalia? Ma se già cominci a fare il provolone con la ragazza che serve ai tavoli!

    Con la scusa dei cattivi rapporti con tuo padre, puoi ancora permetterti di tutto? Ma non stai agendo peggio di lui?

    Non c’è niente da fare, Fausto non cambia, non può cambiare, fa proprio pena. Può parlare anche con un angelo, ma è Faust che occupa il suo cuore: è n’ommo ‘e niente!

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  15. ‘il segreto di un sorriso così bello’

    IL TUO SORRISO

    Toglimi il pane, se vuoi,
    toglimi l’aria, ma
    non togliermi il tuo sorriso.

    Non togliermi la rosa,
    la lancia che sgrani,
    l’acqua che d’improvviso
    scoppia nella tua gioia,
    la repentina onda
    d’argento che ti nasce.

    Dura è la mia lotta e torno
    con gli occhi stanchi,
    a volte, d’aver visto
    la terra che non cambia,
    ma entrando il tuo sorriso
    sale al cielo cercandomi
    ed apre per me tutte
    le porte della vita.

    Amor mio, nell’ora
    più oscura sgrana
    il tuo sorriso, e se d’improvviso
    vedi che il mio sangue macchia
    le pietre della strada,
    ridi, perché il tuo riso
    sarà per le mie mani
    come una spada fresca.

    Vicino al mare, d’autunno,
    il tuo riso deve innalzare
    la sua cascata di spuma,
    e in primavera, amore,
    voglio il tuo riso come
    il fiore che attendevo,
    il fiore azzurro, la rosa
    della mia patria sonora.

    Riditela della notte,
    del giorno, della luna,
    riditela delle strade
    contorte dell’isola,
    riditela di questo rozzo
    ragazzo che ti ama,
    ma quando apro gli occhi
    e quando li richiudo,
    quando i miei passi vanno,
    quando tornano i miei passi,
    negami il pane, l’aria,
    la luce, la primavera,
    ma il tuo sorriso mai,
    perché io ne morrei.

    (Pablo Neruda)

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  16. Nessuno rinuncia, forse cerca di pensare bene prima di fare delle scelte che per lei sono molto costose.
    Si può anche cambiare ma se non lo si vuole, beh! quello che ti sta vicino ha almeno il diritto di avere la “sua vita”.
    La scelta di andare per una strada piena di emozioni belle e anche brutte ma che almeno ha deciso lei, è sacrosanta, accidenti!
    Il segreto della vita è capirsi, e capire che chi ti ha donato la vita ti ama tanto.
    Semplice messa così, ma almeno uno ci prova anche se il carattere forte e un po’ spigoloso non sempre è disposto ad essere domato!
    Domato? Gli uomini sono grandi domatori ma devono stare attenti perché nessuno sta accucciato per amore. Nessuno.

    Ernestina

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  17. Per Amore uno sta piegato con le mani strette allo stomaco, talmente strette che quando puoi lasciare quella stretta… mamma mia!Dimmi dove sono? è passato anche questa volta!
    “Ecco l’agnello di Dio che toglie il male dal mondo”.

    Poi ti chiedi: a quando la prossima volta?

    Per fortuna poi passa perché sei abituato.
    Che forza bisogna avere per non mollare tutto, ma arriva una persona e io la saluto e lei che mi trova con le braccia aperte: mi racconta…..

    Cosa dire grazie Dio che ho solo questo, poi il mio angelo custode col violino fra le mani inizia a suonare solo per me!
    E la vita continua.

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