98. La mano

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I nodi vengono al pettine, i grumi si sciolgono, le attese raggiungono il culmine della tensione e trovano uno sbocco: insomma, ognuno lo chiami come vuole, è il punto in cui i fili della storia convergono per dare senso al tutto. Forse qualcuno aveva già intravisto Ester di fronte alla sede dell’azienda, gomito a gomito con Fawzi, intento a compulsare carte piene di sgorbi dove ormai è impossibile distinguere qualcosa, eppure tutto è chiaro: a che è servito perdere il sonno e la salute per coprire il paio di centinaia di metri che lo dividono dal portone da forzare per raggiungere la Presidenza? Il romanzo corre verso una frattura, la deflagrazione che farà saltare le sfumature troppo tenui, lo sforzo di sondare gli esiti possibili, la scelta tra una donna e l’altra, due lavori, due beni, un bene o un male, un finale comico o drammatico, perché la vita è sempre avanti a un bivio e il compito è sciogliere gli enigmi, dipanare il bandolo della matassa, il labirinto di cui s’ignora il senso, ma tant’è, sta lì, e chi ce l’abbia messo, alla fine, conta poco. Fawzi è convinto di aver risolto tutto, la scelta l’ha fatta: dimostrerà all’Occidente che i valori su cui poggia sono inconsistenti, sabbia che il vento porta via, acqua che scorre senza riuscire a comporsi in una forma. Che gliene importa dei libri distrutti, del lavoro certosino per cesellare incipit, finali, le svolte inaspettate delle storie che stupiscono il lettore dalle mille facce: l’impiegata che non vede l’ora di staccare, il pensionato che trova il tempo di sedersi in poltrona e stendere le gambe, il ragazzo introverso che invece di uscire a caccia di coetanee si sprofonda nel letto e gira pagine su pagine finché non si addormenta? Per lui sono il segno della decadenza destinata a bruciare in una notte, come l’inferno, la passione del peccato, perché c’è un solo libro, uno è il messaggio a cui occorre dare ascolto,  le altre sono voci di sirene che vogliono traviarti. Al massimo, concepisce carte con segni e scarabocchi, mappe di manovre silenziose, passi felpati, occhiate diffidenti, il conteggio dei metri che ancora lo dividono dalla giustizia che sta per rivelarsi, centottanta, centoventi, cento, ormai è nel mezzo della strada, un’aria di trionfo si disegna nello sguardo affilato, sicuro del traguardo, conscio dell’importanza del momento, e tutto si aspetta tranne che Ester gli si avvinghi, cercando le fettuccia da tirare perché l’ordigno esploda, per imprimere al romanzo la svolta che nessun lettore avrebbe immaginato e per questo è l’unica possibile, perché l’autore è chiamato a sorprendere e una storia non corrisponde mai alle attese più banali e, a costo che ci scappi il morto, il libro non è altro che un pugno nello stomaco quando meno te lo aspetti, ti costringe a seguire con il groppo in gola il sacrificio di Ester che riscatta il racconto sghembo della vita, sua, di Fausto e Dalia, di coloro che l’hanno infilata in questo impiccio da cui non sa più uscire. L’uomo dal soprabito scuro non sarà d’accordo, anzi, ha cercato di fermarla all’ultimo momento, ma la mano gli è sfuggita un’altra volta e non può che contemplare le fiamme e i corpi ancora avvinghiati nell’abbraccio, con gli occhi dolci e neri da cui spunta una lacrima in cui si specchia l’ombra accecante della fine.

32 pensieri su “98. La mano

  1. ti costringe a seguire con il groppo in gola il sacrificio di Ester che riscatta il racconto sghembo della vita, sua, di Fausto e Dalia, di coloro che l’hanno infilata in questo impiccio da cui non sa più uscire

    Ester, supernova di questo romanzo, stella incompresa, prima di tutto da se stessa
    Ester che, forse milioni di volte ha pensato:
    “Vi meravigliate come questa materia mescolata alla rinfusa, in balia del caso, può aver costituito un uomo, visto che c’erano tante cose necessarie alla costruzione del suo essere, ma non sapete che cento milioni di volte questa materia, mentre era sul punto di produrre un uomo, si è fermata a formare ora una pietra, ora del piombo, ora del corallo, ora un fiore, ora una cometa, per le troppe o le troppo poche figure che occorrevano o non occorrevano per progettare un uomo[…] E’ pertanto impossibile che da questo lieve movimento non si faccia qualcosa, e questa cosa sarà sempre fonte di stupore per uno sventato che non pensa quanto poco è mancato perché non fosse fatta. (Voyage dans la lune)

    tanto poco è mancato perché non fosse donna ma imperturbabile stella; manca sempre così poco perché sia possibile la felicità.

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  2. “ma la mano gli è sfuggita un’altra volta ”

    Tienimi per mano al tramonto,
    quando la luce del giorno si spegne e l’oscurità fa scivolare il suo drappo di stelle…
    Tienila stretta quando non riesco a viverlo questo mondo imperfetto…
    Tienimi per mano… portami dove il tempo non esiste…
    Tienila stretta nel difficile vivere.

    Tienimi per mano… nei giorni in cui mi sento disorientata…
    cantami la canzone delle stelle dolce cantilena di voci respirate…
    Tienimi la mano, e stringila forte prima che l’insolente fato possa portarmi via da te…
    Tienimi per mano e non lasciarmi andare… mai…

    -Herman Hesse-

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  3. – perché l’autore è chiamato a sorprendere e una storia non corrisponde mai alle attese più banali e, a costo che ci scappi il morto, il libro non è altro che un pugno nello stomaco…

    Sono proprio sorpresa, è la svolta che nessun lettore avrebbe immaginato”, almeno io non immaginavo un finale così “esplosivo”: ma, conoscendo l’autore, in effetti questa “è l’unica possibile”!
    Ester così non muore invano, il suo sacrificio non è inutile: muore per amore, sacrifica la sua vita per salvare quella dell’uomo che ama.
    Direi che Ester ha capito i suoi errori, perchè non è mai troppo tardi per farlo, ha finalmente accolto il Bene che l’ha portata ad agire: un atto disperato ed assurdo, ma pur sempre un atto di Bene verso l’altro, non per se stessa e per soddisfare il suo egoismo.

    Adesso cosa succederà agli altri personaggi?
    Non mi aspetto niente di intuibile e non vedo l’ora di sapere…

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  4. Ci sono stelle e stelle, più luminose del sole, quattordicesima stella più luminosa del cielo come Aldebaran e destinata a inseguire oppure settima più luminosa, un supergigante blu, come Rigel destinata a far da guida, oppure stelle meno importanti ma che sanno comunque illuminare anche il piccolo cielo di ognuno di noi, a volte così piccolo che è solo nostro. Ma che tu sia portatrice di ricchezza e onori, o la più luminosa della costellazione, poco importa se dal tuo angolo di cielo rimani spettatrice e la tua mano tesa non viene afferrata. E poi ci sono stelle che navigano il cielo in lungo e in largo, ne conoscono i meandri più bui alla ricerca del sole e muoiono scoppiando in una luce folgorante che tutti non possono fare a meno di vedere, come Ester, che in ebraico vuol dire stella. Ma le stelle sono stelle, che formino un carro, orione, il toro e via di seguito, e spesso stelle grandi e piccole viaggiano insieme formando la carta di un cielo da decifrare come l’amore che ti sorprende in un istante, quello in cui prendi il filo rosso della storia e lo tiri forte per far scoppiare un bagliore accecante che non passa inosservato come fu il tuo cuore in cerca di pace in un viaggio che si chiama vita.
    Sì, il finale di un romanzo, o l’approssimarsi dello stesso, è spesso un pugno allo stomaco che non ti aspetti, non ti aspetti perchè siamo diversi e ognuno ne avrebbe uno tutto suo che insieme agli altri forma una carta dei finali come un cielo stellato. Ma in una notte di luna piena o buia c’è una sola stella che brilla per prima, come l’autore ha solo un modo tutto suo per scrivere la fine. E che importa se sta messo lì a caso o è frutto di un lungo pensare, gettar fogli, scrivere e cancellare, è la sua stella, ed è la più luminosa perchè tutti la possono vedere nello stesso istante brillare, ad annunciare la fine di un libro che con quel chiarore annuncia la “morte” di una storia e le ceneri da cui, il giorno dopo, ne nascerà un’altra.

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  5. Questo finale è davvero un pugno allo stomaco ma è anche bellissimo. Ester ha vissuto una vita nell’ombra ma a lei l’autore ha riservato un’uscita di scena spettacolare, una luce che tutti possono vedere. Scegliere di morire non può mai essere una meta, un valore, il morire può essere accettato solo per un motivo più grande, più alto. Hester ha compiuto un gesto di estremo bene per tutti e per questo resterà nel cuore di noi lettori a riprova che un gesto d’amore cancella ogni male.

    “Sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato.”

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  6. Dalia, Fausto ed Ester forse sono sistemati: ma chissà se Ester muore veramente e se la bomba esplode o fa cilecca?
    Gilda, Arturo e Marius dovrebbero essere a posto così, ma non si sa mai…
    Giorgio sembrerebbe scrivere romanzi d’amore e potrebbe anche avere successo.
    E l’angelo/stella, l’uomo con il soprabito e la sciarpa, che fine farà? Con o senza Ester?

    Aspetto domani…

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  7. Nel suo immolarsi Ester unica vittima sacrificale paga per tutto l’Occidente emendandolo da i suoi palingenetici errori che lo hanno condotto all’occaso della sua civiltà e delle sue culture.
    Nella consapovelezza del suo gesto ella compie un’alto atto di amore per la remissione di quell’ immortale peccato di superbia compiuto dal popolo del vecchio mondo che non ha voluto giudicare tutti in egual modo, ma soprattutto che non ha amato Dio come doveva,sfidando la Sua potenza e ingrassando idoli che ora lo stavano fagocitando e nell’offrire se stessa al fuoco della purificazione e del perdono si ricongiunge senza morire con l’elemento che l’ha generata quando era una stella.

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  8. Bello! Questo post .
    Non c’è gesto d’amore più grande che sacrificare la propria vita per salvare quella degli altri!

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  9. ma la mano gli è sfuggita un’altra volta e non può che contemplare le fiamme e i corpi ancora avvinghiati

    La tempesta è capace di disperdere i fiori
    ma non è in grado di danneggiare i semi.

    Kahlil Gibran “Self-Portrait”

    In un gesto d’amore come questo non riesco a leggerci la parola fine, almeno per ora!

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  10. Che gliene importa dei libri distrutti (….) il segno della decadenza destinata a bruciare in una notte, come l’inferno.

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  11. La vita di Ester era diventata intollerabile per complire questo gesto, non posso vederlo come un atto di amore , tutto lo contrario ,una povera stella sensa fede, sensa speranza e sensa amore.
    Uno è il messaggio a cui occorre dare ascolto nonostante tutto; ” Ama la vita e darai lode a Dio”

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  12. L’arte è magia liberata dalla menzogna di essere verità (Theodor Adorno, Minima moralia, 1951)
    Come l’autore vede il profilarsi della fine di un romanzo, è questione sua. E come la vedano coloro che lo seguono è questione che può, in teoria, anche non riguardarlo. Poiché l’autore vive per la sua storia e può renderla ciò che è giorno dopo giorno in questa condivisione che è anche – ma non solo – lo spazio di un blog, attenendosi alla sua linea artistica. Ciò che pensano gli altri è però il buon frutto seminato dall’autore. Alla fine, quindi, i nostri pensieri e supposizioni sono un dono all’autore; sono il suo dividendo mentale, che lui incassa felice. Ma questo “inizio di fine” qui descritto, anzi direi l’intelaiatura che lo regge mirabilmente, non somiglia alla nostra vita, alla vita di molti? Non andiamo anche noi, in certe fasi, verso una frattura; non convergono per caso i nostri fili per dare un senso che ci sfugge? Si, la fine di un libro è come un pugno nello stomaco, ed è giusto che sia così. Del resto quando decidiamo di leggere un’opera, autorizziamo l’autore ad entrarci in testa; pertanto viaggiamo nel modo che lui ha reputato essere il migliore. Essere il migliore per lui, non per noi. E deve essere così, altrimenti è come andare al ristorante e pretendere di entrare in cucina a dare consigli allo chef. La stella brilla e danza, hanno detto gli altri: non posso che riconoscere con gioia che è vero. Che brilli di luce riflessa – perché nella storia ha avuto un ruolo quasi sempre illuminato dagli altri – o di luce propria – perché possiede dentro l’amore che le deriva dal tenere quel filo d’oro in mano – conta poco. L’importante è che quel brillare liberi l’energia e l’amore che l’autore intendeva e che il lettore, forse a modo suo, immaginava. L’importante è che il lettore possa apprezzare, godere quel frutto denso che una volta era una nebulosa nella testa dell’autore e che ora è divenuto stella che brilla della luce più forte che può, la luce che l’autore ha saputo cucirle addosso, pronto a donare un’altra storia, un’altra stella.

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  13. insomma, ognuno lo chiami come vuole, è il punto in cui i fili della storia convergono per dare senso al tutto.

    Non si può mai parlare di fine poichè anche dalle macerie può nascere una nuova vita.

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  14. @ Ema 10
    ma la mano gli è sfuggita un’altra volta e non può che contemplare le fiamme e i corpi ancora avvinghiati nell’abbraccio, con gli occhi dolci e neri da cui spunta una lacrima in cui specchia l’ombra accecante della fine.

    magari non è scritta così: FINE, ma la parolina c’è… :-)))

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  15. “L’uomo dal soprabito scuro non sarà d’accordo, anzi, ha cercato di fermarla all’ultimo momento, ma la mano gli è sfuggita un’altra volta e non può che contemplare le fiamme e i corpi ancora avvinghiati nell’abbraccio”

    Pur rispettando il libero arbitrio dello scrittore, mi piacerebbe che Ester, lo scrittore e l’uomo con il soprabito si sedessero intorno ad un tavolo per cercare insieme la fine del romanzo.

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  16. Certo i pugni nello stomaco fanno male, anche quelli letterari, ma il lieto fine, per quanto rilassante, è troppo lontano dalla realtà (che finisce sempre/spesso male) per essere credibile, o verosimile… letterario.

    ma magari mi sbaglio e l’autore ci sorprenderà con fiori d’arancio per Ester e l’uomo dal soprabito scuro, o Ester e Fawzi salvi per miracolo, o con Ester pentita per il tentato suicidio, che entra in convento per passare la vita a lodare Dio che l’ha salvata dall’esplosione, inneggiando al vero amore che non tradisce, o che si sveglia e scopre che era tutto un sogno proprio un istante prima di vedere se stessa sbranata dall’onda d’urto dell’esplosione…ma preferisco fare il mio mestiere di lettrice e mi limito ad essere curiosa di sapere come andrà a finire se non è stata scritta,ancora, qui, la parola FINE.
    (E poi, oggi, di tavoli di trattative c’è n’è abbastanza fra articoli 18 e crisi economica, davvero ne vogliamo uno anche qui? 🙂

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  17. Avrei preferito la fine accecante di una mano alla riscoperta di tenere ed esperte carezze fate nell momento giusto, della durata opportuna, che a volte possono “mandare in orbita” i sentimenti che transitano e nascono dal cuore, carte che rivelano le mappe delle carezze per provare e scambiare gioie travolgenti.
    “Una fine tropo banale per Ester”

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  18. @ Fides 23
    Fides concordo, semplicemente :-)) Che bello non dover intavolare trattative, fare negoziati, scervellarsi, fare di tutto per dover indovinare, essere costretti a dire la propria… Provo più gusto a lasciarmi andare, a farmi travolgere dalle nuvole color zucchero, attendo il momento della scoperta, attendo quella scintilla quell’eccitazione, quell’adrenalina, che poi e’ simbolo d’amore e di passione. Si, che bello attendere fiduciosi, ciò che accadrà. Scopriremo serenamente ognun per se’ i fatti; e risponderemo, ognuno con la propria voce, ma alla fine come se fossimo tutti insieme, tanto ci siamo confrontati in questo viaggio. Notte!

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  19. @ Stella
    Bellissima la danza del cigno che io ho visto con occhi increduli per tanta grazia e bellezza al Bolshoi di Mosca, una cosa veramente irripetibile, esci e rimani senza un senso della vita per almeno 1 ora, poi ti rendi conto di essere veramente viva come in questo bel romanzo che ci ha lasciati tutti senza fiato per noi stessi.
    La stessa grazia che mettiamo nel raggiungerci attraverso i nostri commenti che abbiamo imparato ad amare senza condizioni.

    Anche io aspetto domani,un abbraccio a te e a tutti
    Ernestina.

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  20. Povera Ester, una vita a rincorrere l’amore: amore sbagliato che spesso le ha reglato solitudine e diffidenza alla vita davanti alla quale ha provato ad arrendersi, un ennesimo errore, entrando nel vortice di un piano di distruzione assurdo, un appuntamento che si è trasformato in un sacrificio che la vede ancora una volta una donna che ha voluto amare fino in fondo

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  21. Se ci fosse una sola stella nel firmamento
    e un solo fiore per sempre bianco,
    se un solo albero si innalzasse nella valle
    e la neve cadesse
    una volta sola ogni cent’anni,
    anche allora sapremmo
    la generosità dell’infinito.

    Citate da Barbara Young

    Si potrebbe dire che Ester con il “suo sacrificio ” è l’unica stella che brilla di luce propria ,dove si legge “la generosità dell’infinito”

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  22. Quando mi dai la tua piccola mano
    Che tante cose mai dette esprime
    Ti ho forse chiesto una sola volta
    Se mi vuoi bene?

    Non è il tuo amore che voglio
    Voglio soltanto saperti vicina
    E che muta e silenziosa
    Di tanto in tanto, mi tenda la tua mano.

    (Ti prego – Hermann Hesse)

    L’amore è volere il bene dell’altro, è non pensare più a sé.
    La mano tesa verso l’amato/a è quella dolce ed importante presenza che rassicura e rafforza il sentimento, più di tante parole.

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  23. Non ho ancora letto il finale, non vorrei rovinarmi la sorpresa. Per me questi sono stati giorni di lavoro estenuante, non ho avuto il tempo di leggere i post e neanche di sentire l’intervista di Fabrizio, che mi sono riservata per il weekend.

    Ester, con il suo gesto, ha dimostrato di non essere soltanto una donna che passa da un uomo all’altro per trovare una sicurezza, ma una persona capace di prendere una decisione estrema, sacrificando la sua vita per il bene dell’altro. L’uomo dal soprabito scuro non ha voluto fermarla, le ha permesso un atto di amore che la riscatta dai suoi errori.

    In base agli ultimi accadimenti, mi ero resa conto che Ester era l’unica che rimaneva sola, ma non sapevo come l’autore l’avrebbe inserita nel puzzle del racconto. Oltre a Fausto e Arturo, il mondo è pieno di uomini ricchi e potenti che avrebbero potuto interessare Ester, ma questo sarebbe stato un finale negativo per il suo personaggio, mentre con questo colpo di genio Ester esce di scena da vera eroina.

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