99. L’inizio

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Sì, sta per finire. Si fatica a dire addio a una storia: ci hai messo una parte di te stesso, ti resta appiccicata come nebbia al mattino o i fili rossi del cellophane che devi farci a botte per staccartene. Come farai senza più Dalia, che ora guarda con occhi spalancati i corpi ricomposti di Ester e Fawzi, o l’eterna indecisione di Fausto, ritto in piedi con la faccia pallida, che sembra svenire da un momento all’altro, o gli occhi dolci e neri di Rigel, che indovini dietro l’angolo, come se uno sguardo pietoso si posasse su ogni fallimento umano. Ma è proprio un fallimento? Ester è ancora bella: pare finalmente soddisfatta; i bambini della classe si stanno chiedendo perché la maestra non arrivi, stamattina. C’è qualcuno che aspetta, sempre, e non è detto che le attese siano quelle giuste. Fawzi, per esempio, convinto di far saltare un pezzo del sistema: avrà avuto ragione? Per instaurare un mondo nuovo bisogna abbattere violentemente quello vecchio? Qual è il segreto della rivoluzione? La passione più pura non nasconde un’ombra di cinismo che rischia sempre di macchiarla? E la rivoluzione dell’amore? Che armi utilizzare per la riconquista dell’uomo o della donna su cui si è puntato tutto il patrimonio? Ha fatto bene Dalia a passare sopra a tutto, a mettere l’orgoglio sotto i piedi, a rinunciare all’ultimo barlume rimasto di una necessaria dignità? E cosa ha spinto Gilda a prendere di petto le paure, a sfidare la morte, a umiliarsi con la busta di giocattoli pur di far colpo sul suo Arturo? Bisogna morire per rinascere? E’ vero quello che diceva il Nazareno, che non esiste successo che non passi per le forche caudine del dolore? E Rigel, Aldebaran, non sono destinati a esplodere nella catastrofe delle supernovae, nonostante la pazienza e l’attenzione all’altro? A che serve rinunciare a tutto se la fine è comunque bruciare in una luce che non è più il reciproco richiamo dell’amore ma la violenza cieca della morte? E Faust? Che ne sarà del vizio di rubare la felicità, di godere dell’altrui rovina? E Giorgio, Arturo, ancora s’illudono che il romanzo metta ordine nella babele infinita dei pensieri e delle azioni? Ancora si ostinano a cavare una goccia di sangue dalla rapa secca della storia? E Marius? Solo lui ha capito qualcosa del rebus astruso che è la vita? E se il simbolo della condizione universale fossero i due corpi stesi a terra, coperti da un lenzuolo bianco come dal telo prezioso dell’altare, vittime sacrificali di un meccanismo che schiaccia tutti i sogni e abortisce anche l’ultima utopia? Dalia ha le mani sulla bocca, una lacrima attraversa la guancia e finisce sull’asfalto insanguinato. Avverte una mano che si posa sulla spalla, un alito caldo che le sfiora il collo. Non riesce a voltarsi, pietrificata dallo sguardo vitreo di Medusa, che la fissa dal bianco del lenzuolo.
Dalia.
Chi ti chiama? Sarà l’inseguitore? O l’uomo dal soprabito scuro e la sciarpa chiusa nell’interno? Sei una statua in pietra incapace di parlare e forse di pensare; tocca a qualcun altro pronunciare una parola, spezzare l’incantesimo durato troppo a lungo.
Ti amo.
Il suo respiro è come l’alito di Dio sul fango delle origini, l’adamà intrisa nel nulla dei millenni. Senti che qualcosa si muove, dentro te: un guizzo, una scintilla, è la luce dei lampioni aggrappati agli argini dell’Arno, mentre il fiume si allunga come un serpente d’acqua fino all’orizzonte. Non sai da dove venga la forza che ti spinge a girarti lentamente, a incrociare il suo sguardo lucido di lacrime, di stelle: Sirio, Antares, Rastabàn.

FINE

35 pensieri su “99. L’inizio

  1. Chi è amato non conosce morte,
    perchè l’amore è immortalità,
    o meglio, è sostanza divina.

    Chi ama non conosce morte,
    perchè l’amore fa rinascere la vita
    nella divinità.

    Emily Dickinson

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  2. Si, ci mancheranno questi amici, che ci hanno accompagnato in questo meraviglioso viaggio stellare, fatto di intrighi, passioni, colpi di testa, momenti di dolcezza alternati ad altri di rabbia, paura e solitudine, tutto nel grande abbraccio dell’amore
    Grazie don, perché attraverso il romanzo ci dai sempre uno spunto per apprezzare le gioie della vita e riflettere sui momenti più difficili che la stessa ci riserva

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  3. Bisogna morire per rinascere? E’ vero quello che diceva il Nazareno, che non esiste successo che non passi per le forche caudine del dolore?

    Dove finisce una storia ce n’è sempre un’altra che inizia.
    Dove muore una pianta rinasce sempre un fiore.
    Purtroppo non c’è altra soluzione per poter rinascere e diventare una persona nuova , siamo costretti a passare attraverso le vie del dolore, solo così possiamo comprendere il vero significato della Vita!

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  4. Una FINE che é anche un nuovo INIZIO: come nella vita, quando finisce qualcosa, un’altra nuova sta già iniziando.
    Il romanzo é finito, ma continua a farci sognare, a lasciare spazio alla fantasia del lettore che puó aggiungere ancora del suo ed immaginare, ad esempio, Ester morta ma traformata in stella che vive in eterno vicino al suo angelo/stella, finalmente felice ed immersa nell’amore vero!
    Perché non é l’amore l’unica cosa che rimane, alla fine di tutto?

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  5. – Dalia.
    – Ti amo.

    L’amore , quello puro non ti brucia, ma ti riscalda eternamente il cuore perchè in esso non viene scritta la parola fine!

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  6. Non a caso l’ultima pagina si intitola “L’inizio”. Non a caso chi ti chiama dice : ” ti amo”. La provocazione della parola FINE è l’inizio di un cammino da affrontare insieme facendo morire il nostro orgoglio, il nostro egoismo per iniziare a costruire la nostra risurrezione con quella speranza nel cuore che tutto cura.

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  7. Faccio fatica a dire addio a questo romanzo, ai personaggi così reali, con le loro debolezze, affannati nella costante ricerca della felicità e del senso della vita.
    Alla fine abbiamo compreso che la cura per ogni cosa è dentro di noi, è in quell’alito d’amore ricevuto all’inizio dei tempi e che ogni giorno siamo chiamati a risvegliare e ridonare.

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  8. Con buona pace di tutti, stanotte, in una stanza, si è effettivamente tenuta una lunga trattativa attorno ad un tavolo per decidere la fine.
    All’alba, ne è uscito Italo Calvino, un po’ provato, al quale ho provato a strappare qualche anticipazione. Mi ha risposto: “Lei crede che ogni storia debba avere un principio e una fine? Anticamente un racconto aveva solo due modi per finire: passate tutte le prove, l’eroe e l’eroina si sposavano oppure morivano. Il senso ultimo a cui rimandano tutti i racconti ha due facce: la continuità della vita, l’inevitabilità della morte.”
    Così ho capito quanto duro e serrato sia stato quel dibattito notturno. Perché ieri si era giunti ad un senso, immobili a contemplare la MORTE.
    Ma bisognava saper attendere, per scoprire invece l’altra faccia della storia e il vero significato della sua parola fine: “INIZIO”.

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  9. E cosa ha spinto Gilda a prendere di petto le paure, a sfidare la morte, a umiliarsi con la busta di giocattoli pur di far colpo sul suo Arturo?

    La forza dell’amore per Arturo e la voglia di essere finalmente libera di vivere la sua vita,solo quando si rischia il tutto e per tutto , per raggiungere il proprio obiettivo , si riesce a realizzare il proprio sogno , perchè c’hai creduto fino in fondo.

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  10. L’Amore ridà la vita.
    Come nella genesi del mondo.
    L’afflato che anima la statua che piange è lo stesso che scalda il creato e suoi cieli.
    Personaggi di carta nell’oblio delle loro passioni Persino le decisioni estreme non incidono più sulle alte dinamiche. Gli umani affanni, la paura il dolore la morte, si sganciano come zavorre di sabbia liberate dalla mongolfiera gassosa e li vedi andar giù velocissimi dissolvendosi come stelle cadenti: l’avvenenza di Ester,il dubbio di Fausto,la pazienza di Rigel, l’attenzione di Aldebaran,la perfidia di Faust, l’illusione di Giorgio e Arturo, l’enigma di Marius.
    Ognuno va a ricomporsi in un unico complesso marmoreo e un raggio bianchissimo filtra da quell’alabastro plasmato in figure di perfetta bellezza, sulla torre che parla in un solo linguaggio e s’innalza a perforare il cosmo dove l’aria è più che rarefatta e il cuore è il nucleo pulsante della perpetua centrale immobile di felicità.

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  11. Avverte una mano che si posa sulla spalla, un alito caldo che le sfiora il collo.

    Bello questo momento dove se comprende che c’e qualcosa di grande che attira l’uno verso l’altro e si corrono incontro l’uno di fronte all’altro.
    Persepiscono appieno il amore che vivrà e troverà il suo senso, là dove non esiste il come e il perchè.
    l’inizio di un amore che comincia in terra e si coronarà nell cielo lucido di stelle: Sirio, Antares, Rastabàn.

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  12. Ci sono due vie per affrontare la vita: la via della natura e la via della grazia. Sta a te scegliere quale delle due seguire.

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  13. Quando finisce qualcosa che amiamo, finiamo un po’ anche noi? No, diventiamo più vigili e consci di prima, più ricchi. E’ questa l’esperienza vera che arde dentro di noi, il motivo inconscio che ci spinge a leggere. Quante volte abbiamo instaurato un mondo nuovo nel nostro microcosmo? E quante volte abbiamo fallito? Siamo stelle che bruciano vivendo, che amano bruciando, che vivono morendo. Sta a noi, solo a noi, capire quando morire per far nascere qualcosa. E’ lì il vero valore aggiunto della nostra anima, il dividendo pieno di amore che possiamo spendere senza timore di perdere alcunché. Immaginare di cambiare qualcosa e di amare senza soffrire, è pura fantasia. Del resto non abbiamo sempre detto che l’eternità, la resurrezione, il morire a noi stessi, si verificano tutti i giorni in chi ama? E non mi riferisco a questioni religiose, ma all’accento della vita che avanza imperioso e chiede: “A che gioco sai giocare? Sai rinunciare? Sai morire? Sai chinarti?”. Rinunciare a tutto serve, eccome. Non ci si può vestire di panni nuovi se non si dismettono i vecchi. Non si può pretendere amore se non si dà amore. Non si può pretendere di vivere nel bene se non si opera per il bene. Ecco, quando accadono queste ed altre meraviglie – che puntualmente si dimenticano i torti quando ci accolgono – allora e solo allora voglio pensare che il respiro di nostro figlio, di chi amiamo, dell’amico in cui ci perdiamo, dell’altro che è un noi al negativo con cui incastrarci, è l’alito di Dio sul fango delle origini, come una dolce brezza che ci carezza e ci ama, figlia di un Padre infinito sempre pronto ad accettarci senza compromessi.
    Grazie Fabrizio: è come se questo romanzo mi avesse accompagnato ad una festa.

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  14. A domani allora, stesso posto, stessa ora, per un nuovo viaggio nella scrittura, nel romanzo, nella vita vista con i tuoi occhi e da noi interpretata e come dice il grande Battisti “no, non sarà un’avventura questo amore fatto di poesia tu…” di mio e di tuo, di nostro, c’ e’ un’emozione che nascerà aspettando il domani senza paura come dice un altro grande Lucio. Buonanotte allora, godiamoci il sogno di poter essere protagonisti di un’altra storia che ci illuderà di scrivere a 4 mani ciò che scrivi solo tu e alla fine “tornar a rivedere le stelle”.

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  15. Si,si fatica a dire addio a una storia,a ognuna di queste storie,che in qualche modo riguardano anche noi,ecco perchè ci hanno appassionato,commosso,spinto a riflettere sulla vita,su noi stessi,verso l’unica via che conta,quella del cuore..Finisce cosi’ il romanzo,ma c’è sempre un nuovo,sorprendente inizio..

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  16. e ancora “puro e disposto a riveder le stelle” fino a “L’amor che muove il sole e l’altre stelle”;-)

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  17. Se una notte d’inverno un viaggiatore si trovasse fra le mani questo romanzo, penserebbe al salto di Calvalcanti e al suo voi mi potete dire ciò che vi pare a casa vostra, e a Perseo, al suo rapporto con la Medusa, la cui testa posa delicatamente su foglie e ramoscelli perché non si sciupi, al sangue del mostro da cui nasce Pegaso, a Sherazade che non muore perché capace di cominciare sempre una nuova storia… Ma no! Non perderebbe tempo in elucubrazioni più o meno dotte, invece si rilasserebbe, si raccoglierebbe, allontanerebbe ogni pensiero, lascerebbe il mondo scivolare nell’indistinto, chiuderebbe la porta, griderebbe non voglio essere disturbato! si metterebbe comodo per sprofondare, felice, in una splendida lettura, dall’inizio alla fine… e ringrazierebbe Dio, o il cielo, o qualche stella che, nonostante qualcuno abbia pensato che little is left to tell, per esaurite che siano, per poco che sia rimasto da raccontare, si continui a raccontare ancora… perché tutto al mondo esiste per mettere a capo un libro… e Fabry è un meraviglioso faber di storie

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  18. Il suo respiro è come l’alito di Dio

    Far morire la fragilità e la sofferenza è un percorso doloroso, ma una morte che libera e consegna a nuova vita, dove il respiro è un alito di amore.

    Grazie, Don!

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  19. e ci siamo…”qualcosa si finisce,qualcosa si comincia…”(una fraze di qualche canzone)
    Cosa ho imparato con questo libro?Da parte che ho tirato fuori miei emozioni, ho imparato un po’ italiano(ricorderò per tutta la vita che “ubriaco” si scrive senza”m”), tante volte mi sono divertita leggendo libro e scrivendo miei commenti,grazie che mi avete sopportato(tanto non lo smetto,ho prezo vizio).
    Per anni cercavo di essere vuota di qualsiasi tipo di emozioni,volevo essere per me “timone,navigatore,nave” (se ricordo bene ha scritto Hemingway). Don Fabrizio mi ha insegnato che questo che conta di piu nella vita è l’amore.Anche se prendo gli schiaffi dalla vita,amo è sono felice.Che mi ha dato questo libro? La conferma che comunque,nonostante tutto “conviene”amare,questo è la nostra forza,la nostra cura! Amare,perdonare,sperare,amare è la cura!

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  20. Lascio qui una poesia che ci ha cantato una amica russa, soprano veramente eccezionale, e per me amica d’avventura nel riscoprire la lingua russa che è melodica quanto questa amica quando canta l’opera.
    La dedico a voi tutti e allo scrittore che ci ha lasciato essere protagonisti del suo romanzo d’Amore.

    Amore.

    Fuoco? Uragano? Terremoto?
    Andiamoci più piano….

    Dolore noto come gli occhi il palmo
    della mano, e alle labbra
    il nome del proprio bambino…

    1 dicembre 1924 Marina Cvetaeva

    Ernestina.

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  21. C’è una frase meravigliosa in questo finale: “Dalia ha le mani sulla bocca, una lacrima attraversa la guancia e finisce sull’asfalto insanguinato.” Una frase che mi ha lasciata turbata e che ha dovuto decantare nel mio cuore come un buon vino perchè fosse radice di un pensiero.
    Dalia che sa amare, amare come il Nazareno ha insegnato, passando per le forche caudine del dolore, perdonando anche la ferita più profonda, capace di farsi da parte per dare libertà all’altro, quell’amore che da fisico diventa filia e agape. Dalia che vorrebbe tradire ma che non ha il coraggio di farlo per non ferire, Dalia che sa aspettare e che spera in una felicità futura senza aver paura di soffrire ancora. Dalia che piange di fronte al sacrificio della rivale perchè comprende l’amore che l’ha spinta a ciò. Solo una gran donna, ma preferirei dire una grande anima, fedele a un io che è l’altro, è capace di tanto, di spogliarsi del suo dolore per abbracciare quello di un altro ed è l’unica in questa scena che piange insieme al suo “angelo/stella” che sa che senza le altre stelle la costellazione non esiste, non brillerebbe, non farebbe da guida a nessuno, tanto meno inseguirebbe, se non ci fosse un’energia più grande che ci lega ognuno all’altro indissolubilmente. Io credo che anche il Nazareno lascia scivolare una lacrima quando incontra qualcuno che lo ha capito.
    Cara Dalia,
    molti post fa, mentre uscivi dall’albergo di Firenze dopo aver “liberato” il tuo Fausto, ti chiesi dov’eri per passarti a prendere e accompagnarti a casa, quella casa che stavi lasciando, ora ti chiedo ancora dove sei, perchè un’amica come te è una maestra da cui imparare che il vangelo non è solo un libro scritto tanti anni fa, Gesù un uomo che non ho conosciuto, ma che quella Parola è reale come il sangue che bagna l’asfalto. E poichè un amore così grande non può che essere ricambiato, credo bene che un angelo/stella si sia innamorato contravvenendo alle regole dell’universo e sono certa che Dio perdonerà l’eccezione.

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  22. Anche questa volta mi dispiace. Quando finisco un libro mi dispiace sempre, ma questo è come se lo avessimo partorito tutti insieme.

    E’ un finale che non lascia l’amaro in bocca, nonostante il sacrificio di Ester, una morte violenta resa accettabile, se si potrebbe dire anche bella, perché scelta per amore. Sarebbe bello che gli atti di terrorismo finissero sempre in questo modo, punendo chi li compie per qualsiasi ragione. Purtroppo succede quasi sempre il contrario.

    L’amore di Dalia per Fausto è più forte del suo orgoglio, lo accetta così com’è, sapendo che la vita con lui non sarà semplice.

    E’ Gilda a salvare Arturo, tirandolo fuori dagli atti criminosi in cui si era incoscientemente cacciato, in cerca di emozioni che gli permettessero di scrivere “il” suo romanzo.

    Beh! Le donne in questo romanzo sono tutte figure positive. Non si può dire questo per gli uomini, che non ci fanno una bella figura. I personaggi maschili principali: Arturo, Fausto, Giorgio sono tutti presi ad inseguire sogni nel modo più sbagliato, spesso fuori della realtà. Fortunatamente ci sono le donne: l’amore per loro è la cosa più importante e per questo sono disposte a lottare e a soffrire fino in fondo.

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  23. Ma non è l’unico tarlo!
    Solo negli occhi di una stella possono specchiarsi le altre 3: Antares, è nella stessa costellazione del Toro. Rastàban è una delle 4 stelle che formano la testa del Dragone la cui costellazione è fra l’Orsa minore e l’Orsa maggiore, una delle più luminose e importanti della stessa costellazione. Insieme a Sirio, sulla Via Lattea, la stella bianca della costellazione del Cane minore, una a un capo e una all’altro, sono l’inizio e la fine della cintura di Orione. Aldebaran!
    In questo modo un finale che sembra semplice e aperto, guardato con “telescopio” diventa unico e potrei dire geniale, ero sicura che ci sarebbe stata una sorpresa!! o erro?
    Insomma in attesa del nuovo, continuo a fare la vivisezione del primo:-)

    Per onestà, la mia fonte è Wikipedia:-)

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  24. “L’amore è sempre santo, perché le sue vampe partono dall’unico incendio di Dio”
    (Don Tonino Bello)

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