Il Foglio Letterario al Premio Strega

IL FOGLIO LETTERARIO EDIZIONI
Associazione Culturale
Editoria di qualità dal 1999
Sito internet: www.ilfoglioletterario.it

Il Foglio Letterario, casa editrice di Gordiano Lupi, raggiunge un nuovo successo, partecipando per la terza volta al Premio Strega dopo la presentazione nelle passate edizioni di Wilson Saba (Sole e baleno, adesso Bompiani) e Boris Virani (Mangia la zucca amore). Altri successi della Casa Editrice piombinese: la scoperta di Lorenza Ghinelli (Il divoratore, adesso Newtopn & Compton, 20.000 copie, tradotto in tutto il mondo), Sacha Naspini (Elliott), Gianfranco Franchi (Castelvecchi, Arcana), Marco Ballestracci (Instar), Alejandro Torreguitart Ruiz (Stampa Alternativa), Yoani Sanchez (Rizzoli)…
Molti giovani under 30 si sono affacciati al mondo editoriale partendo dalla nostra piccola realtà non profit, nata per contrastare l’editoria a pagamento, che si è data come manifesto il mio libro Quasi quasi faccio anch’io un corso di scrittura (Stampa Alternativa) e i successivi Nemici miei e Velina o calciatore, altro che scrittore! (Historica).

romanzo
di CLAUDIO VOLPE

PRESENTATO AL PREMIO STREGA 2012

Il ventunenne Claudio Volpe, giovanissimo e talentuoso esordiente de Il Foglio letterario è stato presentato al Premio Strega di quest’anno da Dacia Maraini e Paolo Ruffilli. I due Amici della Domenica sono rimasti affascinati dal romanzo di Volpe, romanzo che narra in modo viscerale e con incredibile capacità narrativa una storia universale di dolore e di sofferenza, una storia di lotta interiore per cercare il proprio posto nel mondo e costruire a mani nude e a cuore spiegato la propria felicità. “Il vuoto intorno” è una spina che ti entra nell’anima e vi semina speranza e amore per l’essere umano in tutte le sue sfaccettature, è la ricerca di una felicità che non sia solo assenza di dolore ma gioia che ci circonda e ci abbraccia.

SINOSSI

Achille ha un tic inspiegabile: sente il bisogno di respirare nelle cose, di fissare un oggetto che gli trasmetta tranquillità come il cielo, un prato, un volto solare, e di respirare concentrandosi su di esso, chiudendo le labbra a cannuccia. Questo tic si fa più insistente quando capisce di essere sul punto di morire ancora. Achille muore e risorge innumerevoli volte. Per l’esattezza tre: la prima quando muore sua madre, una donna alcolizzata e brutalmente distrutta per i continui tradimenti di un marito cinico e assente, la seconda quando scopre di avere un figlio affetto dalla sindrome di Down, la terza quando muore la donna che ama, una zingara che vive nel quartiere melmoso e abbandonato degli zingari nel paese campano di Agropoli e madre di suo figlio. Achille è terrorizzato dal vuoto. Il vuoto lo atterrisce, lo paralizza, lo gambizza. Teme il vuoto delle cose, il vuoto dei sentimenti, il vuoto delle persone. Considera la sua vita come un percorso sconnesso stracolmo di buchi, buchi nei quali lui è puntualmente affondato. Una vita fatta di nulla, una vita fatta di merda, come sostiene lui. Questo romanzo narra la storia maledettamente comune ma paradigmatica di un ragazzo padre che racconta al proprio figlio la storia della sua vita, partendo dall’infanzia sospesa tra un padre che sfoga i suoi istinti brutali con prostitute raccattate per strada e una madre fragile, autolesionista e infine suicida. La storia di un amore nato per caso con una zingara dei nostri giorni in fuga dall’amore pedofilo e incestuoso di suo padre, la storia di una, dieci, infinite fughe dal passato, dalla realtà, dal male della vita, dal vuoto. La storia di un padre alle prese con un figlio Down, la storia di un uomo che decide di calarsi nel male, nella perversione per autodistruggersi. Un uomo che inizia a prostituirsi in una casa d’appuntamenti improvvisata insieme ad un amico perché sente il bisogno di peccare, di scendere nel male lasciando che questi lo ricopra, gli entri dentro, lo inquini e gli faccia dimenticare se stesso e la sua vita. È la storia degli ultimi, delle cose peggiori possedute da un male invisibile e innato. Inevitabile. La storia di uomini torturati dall’esistenza come fossero pezzi di carne da macello, uomini prosciugati di ogni linfa vitale e di ogni energia. Ma è anche la storia di una speranza che si insinua sottile tra le pieghe della mente, una storia di vita nonostante tutto e nonostante tutti. La storia di un amore che inibisce il male, fa tremare il vuoto, riempie i buchi che ostacolano il cammino. La storia di una rinascita, la storia di due piedi che toccano il fondo delle cose e da lì spingono per risalire, per riemergere alla vita, per riconquistarsi un posto nel mondo. Achille, dopo due anni trascorsi negli inferi della prostituzione, dopo aver venduto se stesso, il proprio corpo e la propria anima vuota a ogni tipi di persona (donne, giovani e anziane, uomini frustrati, malati di cancro), trova la forza di rialzarsi e tornare alla conquista di sé, di quello che ha perduto, di suo figlio. “Il vuoto intorno” è la storia di un ragazzo che esorcizza il male che gli è piombato addosso dal nulla, un ragazzo comune che impara a scalare la vita e a non lasciarsi schiacciare dall’insostenibile peso del vuoto. La storia di come si può morire, morire nell’anima, infinite volte e puntualmente risorgere. Una storia che getta il male addosso al lettore, all’uomo di oggi, ragazzo o adulto che sia, per poi riprenderselo e farlo morire nel nulla. La storia di come si può ancora saper amare nonostante tutto il male del mondo.

UN ESTRATTO DEL ROMANZO

Avevo pensato all’insignificanza dell’uomo. A quanto siamo patetici. Agli uomini che nella vita si incontrano, si scontrano, si azzannano sulla scacchiera delle cose prive di senso. Quanti uomini nel mondo? Quanti esseri umani? Uomini che piangono, uomini che soffrono il dolore che fa parte di loro come fosse un pezzo del loro corpo. Uomini che sbagliano, uomini che non sanno perdere, uomini che non sanno vincere, uomini che sanno tutto e uomini che non sanno niente. Uomini che costruiscono e uomini che distruggono, uomini che giudicano e uomini che vengono giudicati. Uomini che muoiono uccisi senza pietà e uomini che sbattono la pietra per cavarne fuori una statua. Uomini che amano e uomini che odiano, uomini che sono soddisfatti di sé e uomini che se stessi è il loro peggior nemico. Uomini che sono uomini e si sentono donne, uomini che sono donne e si sentono uomini, uomini che amano uomini che vorrebbero essere donne, uomini che fabbricano speranze e uomini che distruggono quelle speranze. Uomini che fanno vestiti e uomini che indossano quei vestiti. Uomini che vorrebbero fuggire, via, lontano verso il mai più e uomini che sono fuggiti e non possono tornare. La nostra vita è fatta di uomini nati nella terra e uomini nati nell’oro, uomini che sono uguali e uomini che sono diversi, uomini che sono cittadini e uomini che sono stranieri, uomini che sono puliti e uomini che sono sporchi. Uomini che vogliono cambiare le cose e uomini che le cose le vogliono sempre uguali. Uomini che non sanno pregare e uomini che hanno dovuto imparare a farlo. Uomini che non riescono a ricordare e uomini che non riescono a dimenticare. Uomini. Semplicemente uomini. Patetici. Meravigliosi.

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