Una questione di calibri

“lo sconquasso sociale e politico sarà intenso se non si arriverà ad un compromesso: potrebbe cadere il governo Monti, potrebbe sfasciarsi il Partito democratico e la sinistra italiana finirebbe in soffitta, lo “spread” potrebbe tornare a livelli intollerabili con conseguenze nefaste per tutta l’Europa”.

Questo è un passo dell’editoriale di Eugenio Scalfari su Repubblica di ieri, dedicato all’art. 18. Non fanno che ripeterlo, o con Monti o sarà l’apocalisse. E’ una sorta di urlo cavernoso rifratto da migliaia di eco che provengono da tutte le parti: è il Pensiero Unico, veicolato da giornali e televisioni che ha come obiettivo un lavaggio del cervello di massa . Questo governo con le sue scelte è l’unica soluzione possibile, lavora bene, è in linea con le direttive europee, impone sacrifici pesanti ma lo fa per il bene comune, il PD deve appoggiarlo perché non c’è alternativa, al di là di Monti c’è la barbarie. Quando passa il segno, come nel caso dell’art. 18, occorre un “compromesso”: cioè se spara col cannone da 80 millimetri bisogna fare in modo che usi almeno il mitra M15. Chi ha opinioni diverse, chi cerca un’alternativa non trova spazio nelle sedi del Pensiero Unico, è bollato come ingenuo, come relitto del passato, come chi bada unicamente ai propri “interessi di bottega” (Scalfari), oppure è “un estremista” tipo la FIOM (Bonanni). Purtroppo dobbiamo anche abituarci all’estinzione del giornalismo mainstream. La missione non è più informare, fare discutere, ma accusare gli oppositori, metterli in ridicolo senza contraddittorio. A questo proposito è esemplare il programma televisivo In Onda (La7), con Caselli come ospite, dove in un contesto simil-parcondicio (Luca Telese che esalta la sentenza di reintegro dei tre operai FIAT seguito dal vicedirettore del Giornale Nicola Porro che esalta quella della Corte di Cassazione che ha annullato la sentenza di condanna di Marcello dell’Utri) l’intervista a un ragazzo del movimento No-TAV viene definita “paranoica” da Telese con ovvia condivisione di Porro. Questo il metodo, si intervista qualcuno che è in disaccordo radicale (in questo caso con l’azione di Caselli) e lo si qualifica in studio con un epiteto. E’ il nuovo giornalismo, il nuovo stile?

Sulla vicenda dell’art. 18 pubblichiamo il corsivo di Alessandro Robecchi dal manifesto di ieri. Ricordiamo che questo giornale è a rischio chiusura per motivi economici. (MB)

Se vi piacciono i testacoda, se avete una passione per gli autogol e provate ammirazione per l’autolesionismo, le argomentazioni degli smantellatori dell’articolo 18 vi suoneranno divertenti.
Impagabile il professor Monti: fare una legge e dire mentre la si fa “Vigileremo sugli abusi”, significa sapere che ci saranno abusi. E’ come se il chirurgo che opera un paziente dicesse al suo staff: “Mi raccomando, delicatezza poi quando dite ai parenti che è morto.”
Il presidente della Repubblica, da primo sostenitore del governo Monti (più di certi ministri, a dar retta alle cronache), difende a spada tratta la riforma, e nel contempo dice che il problema non è l’art. 18 (stessa osservazione di Scalfari nell’editoriale citato, ndr), ma “il crollo di determinate attività produttive”. Che crollano perché le amministrazioni non pagano le imprese, perché i picciotti ti taglieggiano, perché i politici chiedono le mazzette, perché le sentenze si aspettano per anni. Di leggi su queste cose non se ne vedono, e sull’articolo 18 invece sì. Saranno anche professori, ma non di logica.
Ferruccio De Bortoli sul Corriere rimprovera (proprio a noi del manifesto) “una ripetizione logora di schemi mentali del passato, il tentativo di creare un solco ideologico”. E perché? Perché pensiamo e scriviamo che con una legge che rende facili i licenziamenti gli imprenditori licenzieranno più facilmente. Siamo proprio scemi: pensiamo che con una legge che abolisce le strisce pedonali ci saranno più pedoni investiti. Ma come ci viene in mente! Ideologici, eh. Nel frattempo il Corriere, che è poco ideologico, mette a pagina 53 la sentenza sugli operai FIOM della FIAT di Melfi, reintegrati dalla magistratura, che con la nuova legge sarebbero disoccupati “legali”.
Insomma: cari imprenditori, vi facciamo una legge per licenziare, ma voi, mi raccomando, non usatela troppo, Ci appelliamo al vostro buon cuore. Parafrasando Jessica Rabbit, quello schianto di cartoon: “I padroni non sono cattivi, è che quelli del manifesto li disegnano così.”

7 pensieri su “Una questione di calibri

  1. Grazie Mauro per questo post, che condivido appieno.

    E’ una tragedia immane quella che si preannuncia, ma anche quella in corso, con l’estromissione pressochè definitiva (vista l’età avanzata e la crisi spaventosa) di centinaia di migliaia di persone dal mondo del lavoro.

    E’ doveroso rifletterci. Anch’io interverrò a breve.

    Giovanni

    "Mi piace"

  2. Caro Mauro,
    alcuni di quelli che in questo periodo non stanno soffrendo di cose peggiori soffrono comunque molto di solitudine. Non di crisi di identità, perché sanno benissimo chi sono; ma di solitudine, perché non sanno più chi hanno di fronte e specialmente di fianco; o forse gli manca semplicemente il coraggio di chiamare costoro, magari gli amici e compagni di una vita, con i nomi che si meritano.
    Grazie dunque per far sentire meno soli gli schifatori del pensiero unico (senza maiuscole).
    Un abbraccio,
    Roberto

    "Mi piace"

  3. Secondo me andremo incontro a scenari apocalittici. Eppure le nostre illuminate classi dirigenti avevano fatto tutte le mosse giuste: istituzioni internazionali, società multurazziale, femminismo, estinzione della famiglia…

    Doveva essere il paradiso in terra, invece sembra che la nostra società assomigli sempre di più all’inferno…

    "Mi piace"

  4. Grazie a voi, e Roberto, condivido in pieno quello che edici sulla solitudine pubblica. Il Pensiero Unico (a me piace usare la maiuscola perché rende meglio il concetto di mostro) è così assordante, vischioso, malato, che scava dentro, incrina le idee, prospera sul dubbio, che lui stesso insinua. Non solo bisogna combattere questa politica reazionaria truccata da tecnica, è fondamentale uscire dall’isolamento politico, unire le voci.

    "Mi piace"

  5. Odio essere banale, ma condivido molto di quanto scritto. Non desidero essere tacciato di euro complottismo. Questi primi ministri (parlo del francese, del tedesco e dell’italiano, i maggiori Paesi) i cittadini sono convinti di sceglierli (nel caso nostro non è stato così) ma in realtà vengono identificati prima delle urne da una serie di lobby interessate che scelgono ora uno di sinistra ora uno di destra a secondo del sentiment (si, sentiment, come si usa in gergo finanziario) prevalente nelle nazione in quel momento. Tutto lì, il gioco è questo. Queste lobby hanno una serie di obiettivi (armi, petrolio, finanza, guerre di religione ecc) e identificano il candidato cui far implementare quegli obiettivi: l’arte è far credere al popolo che li ha scelti lui. L’Europa è stata scientificamente mandata vicino al default. Si è iniziato con l’euro (ci hanno detto che era indispensabile, ma io rimpiango le mie lirette, mi sentivo un po’ più ricco di adesso), poi hanno iniziato a far indebitare tutte le nazioni ad arte, poi hanno iniziato a costruire case dappertutto dicendo alla gente: comprate, teniamo i tassi bassi. Adesso quelle case non valgono più niente e devi rivenderle alla metà del prezzo per non andare fallito. E’ stata creata ad arte una situazione di panico generalizzato. In questi frangenti ci vogliono delle persone imposte dall’alto che gestiscano le situazioni ma soprattutto in nome dell’emergenza, abbiano mano libera per fare riforme lesive della libertà se non addirittura oppressive. Cosa è successo all’indomani del’11 settembre in USA (attentato dal mio punto di vista organizzato, che è stato una manna per il governo Bush Junior)? Hanno varato il Patriot Act con cui il governo è autorizzato ad intercettarti, sapere i fatti tuoi ecc. E il popolo era tutto contento e ha detto: “beh, è necessario!”. Hanno fatto due guerre, hanno lucrato sul petrolio e sulla borsa. Ecco, qui sta accadendo la stessa cosa: è stata creata una situazione di panico controllato in cui ci hanno detto che era la fine del mondo (tutti, ma proprio tutti lo hanno detto), la gente se ne è convinta (cosa diceva Goebbels: ripeti una bugia un milione di volte e diventa una verità) e adesso accetta qualsiasi cosa. Qualsiasi riforma, strumento, limitazione. Siamo in mano alla troika che ha seviziato la Grecia. Hanno già deciso il futuro assetto geopolitico e quali nazioni diventeranno vassalle di altre. L’Italia diventerà un Paese a sovranità fortemente limitata (già lo è), a buon mercato, dove i cinesi verranno a produrre tra un po’. L’art. 18 è, purtroppo, un importante ma piccolo aspetto di questo che è un piano ben più grande di quanto possiamo immaginare, un piano che aleggia sopra le nostre teste ma che ormai si è confuso con il cielo e non vediamo quasi più, o forse non abbiamo mai visto neanche arrivare. Marco Sicurezza

    "Mi piace"

  6. I gruppi finanziari mangiano la carne cruda dei lavoratori solo quando hanno finito la ciccia vera, ed è la fine di quella ciccia a preparare l’ecatombe. Allora, cosa c’è ancora di veramente divorabile in Italia? Cosa fa del nostro Paese ancora una realtà capace di forza economica e soprattutto geopolitica, lasciandogli ancora alcune carte da giocare sullo scacchiere globale dove si decidono le sorti di interi popoli?

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.