Lavoratori…

Abbiamo capito che sulla questione dei licenziamenti si gioca una partita strategica di valenza nazionale e internazionale, tra oligarchie politico-economiche. Non solo, dunque, una questione di bilancio nazionale e di politica del lavoro. Per creare nuove attività produttive e investimenti, insistono i sostenitori del Governo, ci vuole flessibilità nel mercato del lavoro, con forme contrattuali che incoraggino le imprese e gli investitori, anche stranieri, ad avviare o sviluppare progetti economici senza condizionamenti normativi, nella gestione delle risorse umane: soprattutto nel momento di liberarsene, aggiungiamo.
Ma ben al di sopra dei patti “imposti” dalla situazione contingente, e senza nemmeno entrare nel merito di chi ne siano i reali contraenti, e della loro rappresentanza e legittimazione, c’è un patto sociale, storico e giuridico suggellato nella nostra Costituzione, sulla cui osservanza giurano da oltre sessant’anni i nostri vertici istituzionali, compresi quelli attuali. L’art. 18 dello Statuto dei lavoratori è chiara estrinsecazione dell’art. 35 della Costituzione (“La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni”), e non può essere perciò abolito. Tanto più se la tutela di cui al successivo all’art. 38, 2° co. (“I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria”) non è mai stata assicurata pienamente. Gli ammortizzatori sociali, giusti e imprescindibili, sono infatti a termine, vale a dire che non se ne può fruire oltre un certo tempo.

La scelta, ora, di non prevedere più la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro, in caso di licenziamento economico, sarebbe un colpo di grazia per lui, che perderebbe così ogni forma di tutela a dispregio di un diritto sancito sulla Carta. Non sarebbe certo, infatti, l’indennità risarcitoria prevista (per un massimo di ventisette mensilità) ad evitare la rovina economica del lavoratore, in una crisi occupazionale come questa. Il lavoratore, è bene rimarcarlo, sarebbe abbandonato a sé stesso, alla sua disperazione senza rimedio.
La domanda da porsi, dunque, è questa: potrebbe ritenersi legittimo un provvedimento che contrasti palesemente col patto sociale recepito nella nostra Costituzione? O questa, ormai, è solo carta straccia da interpretare e far valere solo a beneficio di pochi? Se è possibile tagliare via una tutela di questa rilevanza, ciò deve essere possibile anche in altri casi, sopprimendo o contenendo per ragioni sociali altri diritti. Come ad esempio il diritto di proprietà. “La proprietà privata” dice la Costituzione all’art. 42, 2° comma “è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurare la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.”
Se la tutela del lavoratore viene meno, dovrebbe allo stesso modo poter venire meno anche quella garantita, da sempre, al proprietario di innumerevoli unità immobiliari, o di cospicui patrimoni, o al beneficiario di un trattamento pensionistico esageratamente alto (40, 30 mila euro al mese). Continuare a ripetere che questo Governo sta facendo ciò che non sono riusciti a fare i Governi precedenti, in questo e in altri casi, lungi da esimerlo da responsabilità, ci inquieta. gn

9 pensieri su “Lavoratori…

  1. Caro Giovanni,
    cresce la sensazione che si voglia far coincidere nell’immaginario collettivo la possibile bancarotta di una parte della società con la sicura bancarotta generale, e che per scongiurare quest’ultima non si possa che offrire l’altra parte della società come vittima sacrificale. Forse non si tratta nemmeno più di una semplice sensazione, e comunque non è piacevole.
    Grazie e un abbraccio,
    Roberto

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  2. Sì, condivido il richiamo alla costituzione. Diciamo che non si considera la persona, chi lavora, con dei diritti, una vita privata, ma unicamente “la forza lavoro”. C’è un processo pesante, brutale l’ha definitio Cremaschi, di distruzione della persona, che viene sostituita dalla quantità di pluslavoro che deve essere aumentata a dismisura (vedi la cosiddetta riforma Marchionne), distruggendo al contempo le tutele. Questa è la natura del capitalismo, intendiamoci, che non è affatto estinto, come alcuni sostengono, ma solo mutato in alcune forme. Quella piacevole signora che ricopre il ruolo di ministro del lavoro forse non si rende conto del male sociale che causa con questa riforma: un uomo, una donna di cinquant’anni possono essere licenziati con motivazioni false (perché quando il giudice ritiene il motivio economico non valido significa che il padrone ha operato una falsificazione) e non reintegrati (oppure, con le modifiche proposte dal PD e sottoscritte da Bonanni, il giudice “può decidere” se reintegrarlo oppure optare per la liquidazione, dopo anni di causa legale), possono ammalarsi gravemente di nervi, entrare in una depressione acuta perché sentono il peso dei figli e del loro futuro. Ma questo non interessa a nessuno, c’è un tale accanimento che danno l’impressione di agire per conto di qualcuno, di avere ordini superiori, altrimenti non riesco a spiegarmi una tale ostinazione.

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  3. Stanno facendo cose brutali che mettono fine alle ultime illusioni in caso qualcuno le avesse ancora, ovvero è evidente l’accordo generale su chi deve essere sacrificato.

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  4. Ho sentito dire che il ministro Fornero a Report avrebbe definito “caramelle” che il governo non è tenuto a regalare quelli che per tutti noi sono sacrosanti diritti costituzionali. E’ proprio vero che questo Governo sta facendo ciò che non sono riusciti a fare i Governi precedenti, Giovanni: naturalmente in peggio.

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  5. Roberto, Mauro, Giorgio, Nadia, Gigi, grazie per i vostri commenti.

    Non c’è mai stato equilibrio, da parte di questo Governo, nell’imporre i sacrifici pur necessari.
    Siamo in un paese dove un capo della polizia (uno dei tanti dirigenti dello Stato) guadagna il doppio del presidente degli Stati uniti. Dove troppe, troppe persone guadagnano cifre sbalorditive, ricevono liquidazioni e trattamenti pensionistici favolosi, come se fosse la cosa più ovvia di questo mondo.
    Era necessario intervenire pesantemente sulle spese pubbliche, ma in modo equanime.

    E’ sbalorditiva la mancanza di empatia di questo Governo di fronte alla miseria e alla disperazione dilagante.

    Le imprese vanno incoraggiate, certo, a nascere e sviluppare, ma senza togliere ai lavoratori l’unica tutela che da loro la possibilità di costruirsi un futuro, una famiglia, di realizzare quei sogni finanche minimi che danno senso all’esistenza. Solo lo Stato può e deve farsi garante del benessere di ogni persona, a qualunque costo, e non il carnefice. Ogni posto di lavoro a tempo indeterminato è una porzione di stabilità dell’intero Paese, ed una garanzia non solo per la famiglia che ne beneficia, ma per le stesse aziende, e gli artigiani e i professionisti che riescono così anche loro a lavorare perché c’è chi acquista i loro prodotti o servizi.
    Il lavoro stabile è il vero grande obiettivo, con la serenità e la fiducia che ne deriva, mentre la politica, la buona amministrazione dovrebbero esserne lo strumento, umile e fattivo.
    Ma le democrazie, con le loro costituzioni, sono ridotte a scatole vuote, a cavalli di troia mossi da interessi di parte; non certo espressivi degli interessi e del sentire della generalità dei cittadini. Non è dunque un caso che i rappresentanti di dette democrazie plaudano ad interventi governativi, come quello in parola, così smaccatamente devastante e contrario al bene ultimo dei cittadini.

    Giovanni

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  6. La Fornero a Report ha detto che loro sono stati chiamati per fare il “lavoro sporco” e non per dare caramelle…perchè se si trattava di elargire caramelle sarebbero rimasti i politici a farlo…
    Ora il lavoro sporco è iniziato e a conferma di quanto detto dalla fornero c’è l’atteggiamento da comparsa di tutta la classe politica…sentire dire anche da Bersani: ragazzi qui se si toccano i lavoratori ci siam noi, intesi?…cosa aspetti che ti si presentino in fiamme davanti ai tuoi piedi per intervenire?
    È tutto già scritto e ben definito, si voltano dall’altra parte a dirci che loro stanno vigilando, di stare tranquilli…i killer agiscono.
    E la cosa più terribile, caro Giovanni, che non delinea prospettive, è che all’idea del ritorno di questa classe dirigente, di questi politici del cazzo, ti viene un’angoscia da preferire questo fuoco a quell’abisso!

    Un saluto a tutti

    mm

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  7. Ha ragione Maurizio Manzo, è tutto scritto perciò non resta più niente da dire. Più niente, da dire.
    Saluto gli amici,
    Roberto

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  8. Come non condividere, Maurizio e Roberto.
    Non saremo mai un Paese normale, vale a dire, coerente coi principi che si è dato.
    Mi chiedo se fare scelte complessive e unitarie in un Paese così disomogeo, per realtà economica, per cultura, per vocazione sia la cosa preferibile; se non si dovrebbe invece partire da ogni singola realtà regionale, valorizzando le risorse (poche o molte che siano) disponibili – convogliando studi, idee, proposte ai massimi livelli, concentrando e investendo in ogni singola realtà le risorse nazionali, premiando e incoraggiando percorsi virtuosi di cambiamento, la creazione di nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato, il salvataggio delle aziende in crisi con nuovi patti col territorio, con forme di coogestione che diano serenità e stabilità a per tutti, pur negli inevitabili e incessanti cambiamenti propri del nostro tempo. Nessun Governo può risolvere da solo, e per sempre, e per tutto il territorio un problema di questa complessità. Si ha la chiara percezione che tante professionalità e competenze non siano mai state coinvolte in un tentativo radicale di cambiamento, che l’attuale struttura del potere abbia tagliato via tutto ciò che poteva invece comportare una forma alta di compartecipazione democratica. Il nostro destino, in parole povere, non può solo dipendere dai quei signori che compiaiono ad ogni ora sui nostri schermi.
    Giovanni

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