15. Pillole

da qui

La guardi di traverso, mentre dorme: hai paura che si svegli e ti sorprenda. E’ scivolata sul sedile in modo innaturale. A cosa stai pensando? Com’era difficile alzarlo dal letto e metterlo dritto sulla sedia; senti ancora il dolore dei polsi, della schiena. E poi le medicine, gli orari, la paura di sbagliare. Una lacrima scende lentamente, va a cadere sulla mano di lei, abbandonata sulla coscia: si sveglierà? Hai fatto male a partire? L’hai lasciato nelle mani giuste? E se dimenticasse di fare l’insulina, di prendere le pillole? Piangi a dirotto, non riesci a trattenerti. La donna anziana del sedile di fronte si volta perplessa verso te: ha bisogno di qualcosa? Non hai bisogno di niente, anzi, di tutto. A quante cose hai rinunciato: alle uscite, ai fuochi sulla spiaggia, agli occhi innamorati delle donne che cercavano il tuo sguardo di zaffiro; quelli li hai fuggiti sempre, ma quasi ti mancavano mentre mettevi in fila le pasticche, gli arrotolavi la camicia, brontolavi perché non voleva fare mai le analisi. La tua vita è cambiata, ma non avevi smesso. Ti facevi e appariva Mattea, veniva a trovarti di nascosto, passando per le porte chiuse, col cappello di lana e la sciarpa color latte, in qualsiasi stagione, anche adesso che è arrivata primavera, perché i sogni funzionano così, soprattutto quelli raccontati da pillole e pasticche o dal fumo che vedi salire in anelli regolari, come se vivere fosse incolonnare scene indipendenti, non comunicanti, l’unico modo per riuscire a non soffrire, a non vedere il fallimento dei tuoi progetti di felicità, le accuse dei maligni, la sua faccia delusa, e tu che ti affatichi a dire non è vero, non è vero, e lei che sparisce col cappello di lana e la sciarpa color latte, anche ora che il sole riscalda la lacrima precipitata sulla mano immobile di Marika: ha un sussulto e tu le dici dormi, non è niente, e pensi alle pasticche che lui dovrebbe prendere, è già ora, al tovagliolo per proteggere la maglietta bianca, altrimenti si unge di sugo e ricomincia con la storia della cannuccia smacchiatrice e tu non ci credi e lui dice hai visto è andata via, è andata via, col cappello di traverso e il gesto di lanciare la sciarpa sulla schiena.

40 pensieri su “15. Pillole

  1. Pillole di luce pura …una pagina di assoluta poesia frutto di vita vissuta, pregata e amata;

    si può accostare ad una poesia frutto di un’altra vita pienamente vissuta pregata e amata.

    PIETRA DI LUCE

    Comincia il colloquio con me stesso
    Questo significa forse che arrivo in pieno quanto il consenso delle genti
    proclama grande e importante – nel vicendevole annunzio?
    Questo significa forse che concordo nel conto degli anni con Thietmar,
    il cronista di Merseburg, e vedo il passato
    con gli occhi di Maestro Vincenzo, cercando armonia
    con questo passato?
    (o forse antepongo la mia visione delle vie del passato come le appresi dalle cronache
    alla visione del buio degli scavi di Wilica?
    Significa che arrivo alle radici dello stesso albero,
    e mi addentro nel segreto della sua crescita,
    che anche in me si propaga, che da me prende corpo.
    Io mi sento nell’albero e sento l’albero in me.

    L’albero è un corpo fisico.
    La storia degli uomini, dei miei simili, cerca un suo Corpo.

    Papa Giovanni Paolo II, 1966

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  2. “senti ancora il dolore dei polsi, della schiena. E poi le medicine, gli orari, la paura di sbagliare.”

    Dalle crepe, che noi spesso rifiutiamo, da lì entra la luce.

    Leonard Cohen

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  3. Ausencia

    Se va de ti mi cuerpo gota a gota.
    Se va mi cara en un óleo sordo;
    se van mis manos en azogue suelto;
    se van mis pies en dos tiempos de polvo.

    ¡Se te va todo, se nos va todo!

    Se va mi voz, que te hacía campana
    cerrada a cuanto no somos nosotros.
    Se van mis gestos, que se devanaban,
    en lanzaderas, delante tus ojos.
    Y se te va la mirada que entrega,
    cuando te mira, el enebro y el olmo.

    Me voy de ti con tus mismos alientos:
    como humedad de tu cuerpo evaporo.
    Me voy de ti con vigilia y con sueño,
    y en tu recuerdo más fiel ya me borro.
    Y en tu memoria me vuelvo como esos
    que no nacieron ni en llanos ni en sotos.

    Sangre sería y me fuese en las palmas
    de tu labor y en tu boca de mosto.
    Tu entraña fuese y sería quemada
    en marchas tuyas que nunca más oigo,
    ¡y en tu pasión que retumba en la noche,
    como demencia de mares solos!

    ¡Se nos va todo, se nos va todo!

    Gabriela Mistral

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  4. è andata via, col cappello di traverso e il gesto di lanciare la sciarpa sulla schiena.

    Lettera a May Ziadeh

    New York, 11 giugno 1919

    Un amico lontano
    è a volte più vicino

    di qualcuno a portata di mano.
    E’ vero o no
    che la montagna ispira più reverenza
    e appare più chiara al viandante della valle
    che non all’abitante delle sue pendici ?

    Kahlil Gibran

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  5. Chi viaggia nei paradisi artificiali non sa quanto è più bello drogarsi di se stessi .
    Liberare le endorfine spontaneamente per raggiungere gli stadi più elevati di felicità. Non capiscono che lo sballo non è contenuto nella sostanza ma è già dentro di noi. Devi solo capire come farlo esondare perchè invada tutta la tua anima riempiendola di piacere e di gioia. Solo allora tutto diventa “stupefaciente”. un’ape che ronza sui fiori è il volo di Korsakov un bimbo che sfugge alla mamma un pezzo di Bach il sole che cade nel mare al tramoto è un bagno nell’oro, e il volto di quelli che ami è il volto di Dio.

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  6. Chi sta al capezzale di un uomo che soffre , soffre con lui, non come lui.
    Al dolore però si aggiungono rabbia, frustrante impotenza e un senso di amaro che non ti aspettavi ti desse la vita sin lì così dolce per te così rosea. Vorresti svegliarti da quel sogno brutto col caffellate che lui ti potava dicendo “buongiorno. è ora di andare fai tardi alla scuola.
    Invece sei desto su quella tragedia e devi vedere la fine dell’ultimo atto.
    Le pillole rosse ti sembrano a un tratto i grani vermigli di un vecchio rosario che stringi nei pugni e sgrani pian piano pregando coloro che ti daran pace.

    Il capitolo di oggi estremamente toccante mi sembra per lo meno “semiautobiografico”. Ringrazio l’autore che con esso infonde in noi nuova forza nelle tribolazioni della vita.

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  7. “Il mondo, qualunque cosa noi ne pensiamo, spaventati dalla sua immensità e dalla nostra impotenza di fronte a esso, amareggiati dalla sua indifferenza alle sofferenze individuali ( di uomini, animali, e forse piante, perché chi ci dà la certezza che le piante siano esenti dalla sofferenza?), qualunque cosa noi pensiamo dei suoi spazi trapassati dalle radiazioni delle stelle, stelle intorno a cui si sono già cominciati a scoprire pianeti ( già morti? Ancora morti?), qualunque cosa pensiamo di questo smisurato teatro, per cui abbiamo sì il biglietto d’ingresso, ma con una validità ridicolmente breve, limitata dalle due date categoriche, qualunque cosa ancora noi pensassimo di questo mondo – esso è STUPEFACENTE.”
    (Wislawa Szymborska)

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  8. Abbiamo tutti bisogno di un amico che si prenda cura di noi, che ci dia sostegno, che sappia sempre farci strada quando ci siamo smarriti o facciamo fatica a percorrere la nostra. Un amico che quando lo pensi, senti il cuore attraversato da un’immensa dolcezza. Tutti abbiamo bisogno di trovare chi ci vuole bene.

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  9. Un dolore forte che ti abbraccia, quasi ti conduce, un dolore che ti porti dietro. E’ dolce, in un certo senso, pensare ad una persona che è in difficoltà, che hai dovuto momentaneamente lasciare: ti aiuta a processare il dolore, a raccogliere i ricordi dispersi in mille schede, in mille anelli azzurri che vedi muoversi sopra la testa, agitarsi per insegnarti chi sei, cosa hai fatto e dove sei diretto. Non che dobbiamo ad arte creare una situazione simile; ma capita, come nel racconto, che qualcuno, giocoforza, si artefice di una situazione dubbia, dolorosa, di possibile pericolo in uno che da quello dipende. Ti si parano innanzi, come angeli d’acciaio, le ganasce del dubbio, i se e i ma, le preoccupazioni. Una vita nuova, alla ricerca di sé, di un destino forse sempre allontanato o evitato, conduce a momenti di costrizione e dolore, che – per trasformarsi in frutto vero – devono condurre ad un momento di crescita, di confronto con la coscienza, con la storia di se stessi, con i sogni che ci tormentano e disilludono. Se poi una lacrima scende, allora quel terreno è come se fosse stato irrigato d’amore.
    Filippo, come capita a molti, ti stai trovando nel romanzo della tua vita ad un bivio, ad una scelta, ad un momento forse alto di crescita. Se questa sofferenza ti porterà ad un miglioramento, non importa quando, ben venga quel frutto.

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  10. L’amore non smette mai di sorriderci, lo ripeto sempre a me stesso quando i pensieri s’infittiscono in testa; l’abbraccio di Dio avviene anche e soprattutto nelle cose semplici, nel morire a noi stessi, nelle cose dure e sconvolgenti. Capire quando una situazione angosciante è l’anticamera di una crescita è già un atto di maturità, di amore verso la vita che ci parla e ci tende le mani attendendo i nostri passi. Di nuovo, ogni giorno.

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  11. le accuse dei maligni, la sua faccia delusa, e tu che ti affatichi a dire non è vero, non è vero,

    Se Mattea ha creduto alle “accuse dei maligni” e non alle parole di Filippo , sicuramente non aveva piena fiducia in lui o non lo amava poi così abbastanza.

    Quando ami veramente una persona sei disposto a tutto pur di non perderla : Anche a perdonarla ! Altrimenti non è vero amore se l’amore ha ceduto il posto al proprio orgoglio.

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  12. A quante cose hai rinunciato

    DONO

    Dai poco quando doni cio’ che hai.
    Quando doni te stesso, solo allora dai veramente.

    Kahlil Gibran “Il profeta”

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  13. ricomincia con la storia della cannuccia smacchiatrice e tu non ci credi e lui dice hai visto è andata via

    Forse mi sbaglio, ” la storia della cannuccia smacchiatrice” mi fa pensare al modo in cui si affrontano i problemi.

    A volte anche una macchia di “sugo”, ai nostri occhi, può sembrare sangue se vissuta con ansia, ma se si affronta la macchia con tutta serenità , essa rimane pur sempre una macchia di “sugo” che con “la cannuccia smacchiatrice….è andata via”.

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  14. ‘Una lacrima scende lentamente’,

    ‘Un pensiero gli attraversò la mente, all’improvviso, e non seppe spiegarne la ragione: ”C’è un solo modo per essere felici”. Una lacrima scese lentamente sulla guancia e precipitò in silenzio sul pavimento rossastro.’
    (F. Centofanti, Ecco l’Uomo)

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  15. ‘A cosa stai pensando?’

    Osservare un’immagine di tenerezza, ascoltare una parola, un racconto, ed entrare nel proprio cuore: l’amore passa davvero attraverso ogni porta, spazio, e tempo, ed è lì, sempre presente, non si perde mai.

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  16. “l’unico modo per riuscire a non soffrire, a non vedere ogni momento il fallimento dei tuoi progetti di felicità, le accuse dei maligni, la sua faccia delusa”

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  17. Hai fatto male a partire?

    A volte è necessario partire , se il viaggio serve a ritrovare la strada del ritorno.

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  18. “e lui dice hai visto è andata via, è andata via”

    La casa dei doganieri

    Tu non ricordi la casa dei doganieri
    sul rialzo a strapiombo sulla scogliera:
    desolata t’attende dalla sera
    in cui v’entrò lo sciame dei tuoi pensieri
    e vi sostò irrequieto.
    Libeccio sferza da anni le vecchie mura
    e il suono del tuo riso non è più lieto:
    la bussola va impazzita all’avventura
    e il calcolo dei dadi più non torna.
    Tu non ricordi; altro tempo frastorna
    la tua memoria; un filo s’addipana.

    Ne tengo ancora un capo; ma s’allontana
    la casa e in cima al tetto la banderuola
    affumicata gira senza pietà.
    Ne tengo un capo; ma tu resti sola
    né qui respiri nell’oscurità.

    Oh l’orizzonte in fuga, dove s’accende
    rara la luce della petroliera!
    Il varco è qui? (Ripullula il frangente
    ancora sulla balza che scoscende …)
    Tu non ricordi la casa di questa
    mia sera. Ed io non so chi va e chi resta.

    Eugenio Montale

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  19. “Non v’è arte più difficile del vivere.Per le altre arti e scienze,si possono trovare ovunque numerosi maestri.Anche i giovani credono di poterle apprendere in qualche modo e di poterle insegnare agli altri.A vivere si deve imparare attraverso l’intera vita;e,ma questo vi stupirà ancor più,attraverso la vita si deve imparare a morire”
    SENECA

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  20. A cosa stai pensando?
    Hai fatto male a partire?

    Un conflitto interiore, quello che gratta con le unghie affilate nel bel mezzo della coscienza, quando, assorto nel vortice irreversibile dell’assistenza, hai bisogno di una boccata d’aria fresca per riacquisire un po’ di energie, e ti chiedi: ma sono egoista a guardare un po’ fuori dal finestrino?

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  21. @ Robysda

    No , non si è egoisti se ogni tanto “guardiamo fuori dal finestrino”, ognuno di noi ha bisogno di ricaricarsi respirando un pò di ossigeno , per poter affrontare la vita di tutti i giorni ,con tutti i suoi problemi (piccoli o grandi che siano). E se stiamo bene noi , sta bene anche chi ci stà vicino.

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  22. Come si dice:” partire e un po’ come morire”.
    Non so davvero quante volte, nella mia benedetta vita, ho fatto e disfatto la mia valigia, la lascio sempre aperta in una camera, non si sa mai!
    La mia vita di viaggiatrice mi ha dato tanto e mi ha chiesto tanto, per questo ho dovuto preservarmi da quel senso di colpa che rimane quando lasci una persona che dipende da te in tutto.
    Lasci comunque un parte di te proprio a loro ed è tutto quello che puoi fare, è “un mettersi d’accordo”
    con la propria anima: lo devo fare per poter avere la forza sufficiente di ritornare a donarmi.
    Siamo un po’ tutti zingari nei sentimenti che ci fanno soffrire e questo è giusto! ce lo ha insegnato uno Zingaro per antonomasia: Gesù, quando ha detto” lasciate tutto e seguitemi” se non lo avesse fatto e se non lo avessero seguito? non avrebbe potuto guarirci e guarire.

    Ernestina.

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  23. C’è un amore che ama e uno che è amato. L’amore che ama è quello che non si vede, che sembra non esserci, che sa accettare, perdonare, accogliere, comprendere, quello che si ricorda l’orario delle pasticche, il dolore ai polsi, la storia dell’acqua e la cannuccia. E c’è l’amore che è amato, quello che si vede, che si dice, che si mostra, che si nutre di sé, pretende di essere capito e valorizzato. Difficile dire se l’amore che ama è lo stesso che è amato, se convivono in uno stesso amore, il confine è così sottile che se non si scende nel profondo si scambia l’uno con l’altro. L’amore che ama è silenzioso, previene prima di curare…, fa la valigia e se ne va prendendo il primo treno, lanciando la sciarpa sulla schiena quasi a mandar via, buttar dietro ciò che è stato dato senza chieder ricompensa, senza esser pesato. Perché l’amore che si spoglia, si inaridisce perché depauperato, calpestato, usato, non può che generare rabbia, rancore, e allora meglio andar via in un gesto estremo, che viene compreso come amore solo se si decide di uscire dallo specchio, invece che dare all’altro il ritratto dietro la tenda, generando odio e incomprensione. L’amore indissolubile…

    “…quante volte ho sentito che il ferito
    è chi ferisce, che il morto sulla strada
    è chi è stato investito da se stesso,
    chi alla fine di un giorno senza senso
    sale su un treno che non è partito.”

    Mattea, un’immagine evocata da un paradiso artificiale, un balsamo per le ferite e la stanchezza, che svanisce come l’amore amato lasciando tutto esattamente com’era, senza cura. Mattea, chi ama e va via per non arrivare a non amare. L’amore amato è l’immagine dell’amore, come lo specchio che riflette una figura statica, esteriore, di superficie, un gatto immobile da cui partire o ripartire. L’amore che ama è lo scendere nella profondità di sé e dell’altro, andare oltre e per andare oltre basta seguire la strada che porta alla dimora dell’amore, un libro dove tutto viene scritto attimo per attimo, unico testimone e giudice di chi siamo, un libro che si può leggere andando oltre, scendendo dove le cose sono diverse da come appaiono, si può leggerle fra le righe, sotto il significato che per primo appare, quelle che devi cercare ma che esistono e resistono, un libro speciale che si intitola…. Cuore. Come andare oltre il cattivo gusto di un piatto che non ti aspetti ma che se lo assapori fino in fondo elimina l’amaro per lasciar posto all’essenza di sé, quell’ingrediente segreto da scoprire, celato come l’amore che ama e che viene dal libro… Cuore. Un distillato speciale come quello di mille fiori macerati per una goccia di essenza che sopravvive eterna al fiore che muore, conservandone il ricordo, la presenza, una lacrima che finalmente scende.

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  24. È vero, la cannuccia dimostra la capacità, che oserei definire goliardica, e l’intelligenza del saper affrontare e risolvere i piccoli problemi quotidiani, del saper distinguere i problemi veri dalle piccole scocciature di tutti i giorni e dai fastidiosi, ma banali contrattempi con i quali tutti dobbiamo fare continuamente i conti.
    Dimostra, direi, la capacità di vivere la vita nel modo giusto: con gioia e cercando di vedere sempre il lato positivo di ogni cosa.

    “L’intelligenza non sta soltanto nella capacità di risolvere problemi, ma anche nella capacità di individuarli, il che implica, tra l’altro, la capacità di distinguere i veri dai falsi problemi.”
    (Giovanni Soriano)

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  25. @ Ernesta.

    Ti ringrazio, in fondo questo è il modo migliore per poter affrontare le difficoltà che la vita ci propone ogni giorno.

    Sono contenta di trovarmi in sintonia con te.

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  26. 15.
    “La vita continua”… Questa è una frase che, detta appena successo, ti dà molto fastidio. Continua, sì, ma come?
    E’ terribile veder soffrire chi ami sapendo che non c’è niente da fare, sarà così fino alla fine dei suoi giorni, forse anche peggio di così. Ma come può continuare a vivere, cosciente della gravità del suo stato, ma sempre con gli occhi che sorridono, che ti dicono: la vita è bella, quando quella vita la vivi anche tu, e non è per niente bella. Cosa si può fare di più se non rendergliela più comoda e meno pesante possibile, fare le cose che gli fanno piacere, dimostrargli il tuo amore, che non è soltanto curarlo, fargli le iniezioni, medicarlo, le medicine ad orario, il timore che un semplice raffreddore potrebbe essere letale, il vivere sempre con l’ansia, con l’orologio in mano. Hai imparato a misurargli la pressione, il diabete, ne sai di più di un medico, sai che, nonostante la buona volontà di tutti, lui non può fare a meno di te, la sua vita dipende da te.
    Poi succede. E’ vero, la vita continua, ma tu ora ti senti inutile, continui per abitudine a guardare l’orologio, é l’ora della pillola, ma che sto dicendo, prima di pranzo la glicemia, se è alta è meglio che stia a letto, forse sarebbe meglio fare più insulina, speriamo che non gli venga la febbre, è possibile vivere continuamente in ansia?
    Non puoi fare a meno di piangere, lui ora starà bene, cosa volevi, che continuasse a soffrire così? E ti rendi conto che non eri tu ad occuparti di lui, era lui che si stava occupando di te.

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