16. Tapis roulant

da qui

Che hai fatto, Romolo? Per la mania dei segnalibri te ne sei andato un’altra volta. Che penserà di te? Cosa ti ha spinto a fuggire di nascosto, mentre dormiva senza sospettare nulla? Il pensiero della bambina che ti aveva detto di voler fare la commessa? Hai sovrapposto i visi, per capire se in qualche punto coincidessero: gli stessi colori, la conformazione degli zigomi, il naso, gli occhi cesellati come mandorle: basta per pensare che Veronica e la bimba senza nome siano la stessa persona? E anche se fosse? Non sarà per l’ombra della madeleine che hai sentito l’apparizione in libreria come un oltraggio, il furto del tuo mondo, la gelosia del bambino capriccioso che difende con le unghie il cavalluccio a dondolo? Quanti segnalibri pensi ancora d’infilare tra le pagine della tua vita? Quante volte potrai blindare il cuore? Confidale che ti sei sbagliato, che tenti di forzare un blocco e non riesci, che il tuo destino è interrompere le storie sul più bello perché qualcuno, qualcosa, dice no, non ce la fai, sei nato così, non avrai mai un futuro tutto tuo. Affronta finalmente il mostro in agguato ogni volta che sei chiamato a scegliere.
Lasci la macchina al parcheggio, percorri come un automa programmato la struttura tubolare che collega il piazzale con la pista, ti lasci condurre dal tapis roulant come dal flusso di un fiume tutto grigio; stai affondando, l’acqua ti entra in bocca e non puoi più respirare, un attacco di panico? Ci mancherebbe questo; chiudi gli occhi: insegui la bambina bionda, fermati, ti prego, dimmi il tuo nome, ma è veloce, s’infila nei vialetti come un gatto, un gatto che ti fa paura, come fosse di ghiaccio, come se a guardarlo si potesse arrestare il battito del cuore, il corpo e la mente si pietrificassero, per questo la chiami, ma speri che lei non ti risponda, gridi, dimmi il tuo nome, dimmelo, ti prego, ti chiami Veronica, lo so, voli sul tapis roulant, ti porti le mani sulla faccia, ricomponiti, adesso, la donna in uniforme ti sta allungando un biglietto per Parigi: lo infili nella tasca della giacca come un segno nel libro che devi ancora cominciare ma non sai se riuscirai mai a leggere.

21 pensieri su “16. Tapis roulant

  1. “Chi non ha paura dei mostri?
    Ognuno ha il suo, tant’è che non ci mostriamo mai realmente per quello che siamo… ci limitiamo a recitiamo una parte, a di-mostrare qualcosa, senza mai essere totalmente noi stessi…. Mostrarsi significa far vedere il mostro… e abbiamo paura di far vedere gli altri questa parte di noi e molto spesso anche a noi stessi. Lo teniamo nascosto, celato nel profondo… ne abbiamo Paura e non ci “mostriamo” mai completamente….
    Quanto siamo disposti ad accettare i mostri perchè vorremmo che accettassero il nostro?
    Per riuscire a mostrare il proprio mostro ci si deve essere arresi o accettati, quando si è convinti di non aver più nulla da perdere allora il mostro non ha più bisogno di mascherarsi. Ora la domanda è come si arriva ad arrendersi?
    Come smetterla di essere terrorizzati dal giudizio degli altri, dalla paura di non essere accettati, dal dolore che si prova nel vedersi scansati come appestati perchè diversi? L’uomo ha la tendenza distruggere e vivisezionare tutto ciò che gli appare mostruoso, diverso, lo scansa lo ripudia. Ripudiando con lui anche se stesso ed il proprio mostro.
    Ricordo persone mostruose con tanto bisogno di amore e comprensione di affetto incattivite proprio dall’esser stati etichettati mostri.
    Arrendersi: riflessivo di arrendere, ad-rendere… a (con lo scopo di) restituire.
    Restituire a se stessi ciò (il mostro) che ci appartiene e che cerchiamo di dare via. Smettere di opporsi a se stessi… mollare (smettere di tenere)…”

    Arrendersi, ammettere a se stesso ed agli altri di aver bisogno di amore e chiederlo, con umiltà superando il proprio orgoglio, è il primo passo da fare per liberarsi dal mostro interiore che ci impedisce di vivere.
    Ma se non chiediamo mai aiuto sinceramente, nessuno potrà mai ad aiutarci.

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  2. Quanti segnalibri pensi ancora d’infilare tra le pagine della tua vita? Quante volte potrai blindare il cuore?

    Un segnalibro in un punto del libro è solo una fine anticipata, quel non saper sopportare l’ansia della fine al punto che si preferisce anticiparla, perché tanto, prima o poi, tutto finisce, bene che vada con la morte, così c’è chi si allena a morire perché proprio non riesce a vivere… forse il cuore rimane, forse il cuore, ma bisogna ricordarsene, liberarlo, lasciargli battere il tempo della propria musica…

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  3. “ti lasci condurre dal tapis roulant come dal flusso di un fiume tutto grigio”

    Meglio camminare o fare le scale…lasciano meglio esprimere la volontà.

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  4. Superare un blocco che ci manda in cortocircuito è un po’ come morire, fare un gran salto. Però è essenziale da compiere, è una medicina giusta che prima o poi va presa. Altrimenti resteremo degli incompiuti, con i nostri loop, le nostre paturnie, il nostro infinito pensiero circolare. Penseremo di avere sempre ragione. Prima o poi questa bestia che abbiamo nel cuore, in testa, va affrontata. Altrimenti sarà lei a portarci a fondo, a distruggere sentimenti, piccole gioie, amore. A farci allontanare da tutti. Ma quel tarlo è potente, si autoalimenta, fornisce benzina per il nostro ego. Ecco, penso ancora – e lo penserò sempre – che l’amore è la medicina più forte, abbandonarsi all’altro, a se stesso e farsi invadere. Combattere contro se stessi ed i desideri distruttivi che sorgono spontanei. Usare volontà e amore. Fermarsi ed ascoltare la voce di Dio che in silenzio, da una vita, ci indica cosa fare.

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  5. “Vi è una terra dei vivi e una terra dei morti e il ponte è l’amore, l’unica sopravvivenza, l’unico significato”.

    Il ponte per Romolo potrebbe essere quel tapis roulant che lo porta verso la città dell’amore per eccellenza, perciò niente segnalibro ma vediamo come finirà.

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  6. Perché non lo prendi di petto, il mostro che si presenta ogni volta che sei chiamato a scegliere?

    Non è facile combattere il mostro,quello che non ti fa vivere come vorresti,che ti blocca,che ti fa nascondere rendendoti apprensivo,insicuro…e allora appari per quello che non sei ma è solo paura,la sensazione di essere sempre appeso a un filo…
    bisognerebbe capire allora,che c’è una strada,ed è quella del cuore,per ritrovare l’amore per se stessi,e di conseguenza anche per tutte le persone che ci vivono accanto e che magari hanno bisogno di noi,cosi’ come siamo.

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  7. Non si può essere sempre scelti da una scelta. Una buona volta bisogna pur decidersi e scegliere noi.
    Il procrastinare sine die le prese di coscienza, è come comporre una canzone su una sola nota.
    Fuggire da un mostro, una bestia feroce sia tigre da cavalcare o toro da afferrare per le corna non ci fa scampare il pericolo di poterli di nuovo incontrare. E’ inutile frammettere segnali di sosta dei nostri doveri pensando così di scampare al verdetto finale.
    Allora scriviamola tutta d’un fiato la storia reale della nostra vita che senza fermate scorrendo diretta come un tapis roulant ci porti veloci alla meta prefissa.

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  8. “ATE (dal greco antico τη, «rovina, inganno, dissennatezza») è una figura della mitologia greca. Frequentemente induce al peccato di βρις (hýbris), la tracotanza che nasce dalla mancanza di senso della misura. Ate non tocca il suolo: cammina leggera sul capo dei mortali e degli stessi dei, inducendoli in errore. [1] La seguono, senza riuscire mai a raggiungerla, le Litai, le rugose Preghiere, che si prendono cura di coloro cui Ate ha nuociuto nel suo cammino.”

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  9. come un gatto, un gatto che ti fa paura, come fosse di ghiaccio, come se a guardarlo si potesse arrestare il battito del cuore, il corpo e la mente si pietrificassero,

    Il gatto di per se è un animale bellissimo, e al tempo stesso misterioso, quando ti guarda con quegli occhi lucenti sembra che ti scruta in fondo all’animo.
    Si rimane pietrificati solo se lo guardi dritto negli occhi, perchè in essi si riflette l’immagine del “mostro” che Romolo non è in grado d’affrontare.

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  10. “Quanti segnalibri pensi ancora d’infilare tra le pagine della tua vita?”-ho voglia di rispondere: tutti qesti che mi pare.Però lo so che è sbagliato. Comincio capirla,comincio vedere la mia vita. Segnalibri infilate tra le pagine sono come ci forse feermarsi per un po’ nella vita,lasciare segnalibro pensando che forse un giorno ritorno per finire questo episodio e cominciare un altra avventura di vita,lasciare segnalibro e cercare altro…Comincio capirla.

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  11. “un gatto che ti fa paura,come forse di ghiaccio,come se a guardarlo si potesse arrestari il battito del cuore,il corpo e la mente si pietrifissero”-carino. “un gatto che ti fa paura” ma lo segui lo stesso,e poi?Fino qua ci stiamo. Lo segui anche se ti fa paura,lo vuoi affrontare. Bravo! Dai che c’è la fai! Io in questi casi mi faccio la domanda:chi è piu forte,io o le mie paure?
    Da parte,don Fabrizio ti sei fissato in questo libro ai gatti. A me piaccono gatti.

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  12. @Fides
    Si, con il telefono faccio spesso pasticci, soprattutto con il copia e incolla …. e poi l’ora inoltrata non aiuta la concentrazione!!!
    Un caro saluto.
    Cri

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  13. @M&C
    si, succede anche a me…

    però continuo a non capire il nesso… ma forse non è importante 🙂

    Buona giornata!

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  14. Il tapis roulant non porta a niente, continua la sua monotona corsa rincorrendo se stesso. Si, fortifica i muscoli, ma non quello del cuore che invece ha bisogno di essere liberato per battere allegro senza chiudersi in se stesso come il nastro di un tapis roulant.

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  15. Quando sovrapponi delle immagini diapositive rischi di non vederne chiara più neanche una. Magari proprio la più importante.
    Ti appare invece un mostro con tante teste braccia e occhi spaventosi. Meglio un’istantanea ben stampata su carta che puoi far ingiallire in un tempo infinito ed usare come segnalibro dei giorni memorabilii sul tuo diario non cambiandola mai, passandola solo di pagina in pagina per fissare i momenti di vita vissuti col soggettio di quella fotografia.

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  16. Bello il tapis roulant, immagine di bimbi che giocano festosi con l’incoscienza meravigliosa di quella età!
    Puoi cadere farti anche male! ma facendo un po’ di attenzione, come in tutte le cose, è un un bel modo di vedere quello che hai lasciato del tuo passato e, guardare al futuro, con un po’ di leggerezza che non guasta mai.
    Anche sognare le cose che vorresti fare e che forse non farai…..
    Pensare a nuovi amici che incontrerai, a quelli che non lascerai mai andare via, a quelli che non ti lasceranno mai andare via.
    Libero sfogo alla tua infinita fantasia, ai sogni che anche di prima mattina ti accorgi che invece sono realtà.

    E’ primavera, concediamola anche un po’ alla nostra Anima.

    Ernestina.

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  17. Hai paura di vivere. Hai paura di aprire il tuo cuore, di mostrare te stesso per come sei, di scoprirti, di rivelare te stesso agli altri, come se gli altri fossero dei nemici, dei mostri che possono toglierti qualcosa di tuo o possano costringerti a dare qualcosa di tuo .
    Vivi così…. ma è vivere questo? Non riesci neanche a scegliere di finire un libro, chissà, forse il finale non è quello che vuoi tu o non sai quale vorresti che fosse. E’ meglio non continuare, metterci un segno e iniziare un altro libro.
    E’ la poca fiducia che hai in te, o quella che non hai negli altri? Hai vissuto l’abbandono, ma chi di noi non è mai stato abbandonato da qualcuno? E per paura di essere di nuovo abbandonato, scappi prima tu?
    Ce la farai a capire che è facile mettere un segno e ricominciare un altro libro, ma se vuoi usare i tuoi segnalibri per non rischiare, per proteggere il tuo io da ogni persona che potrebbe rivelarsi una delusione, per evitare ogni sofferenza, come puoi pensare di non rimanere da solo?
    Lo sai che l’unica cosa sicura della vita è la morte?

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  18. @ Roberta Z.
    Cara Roberta, sappiamo bene quante persone agiscono così nella vita: quel comportamento è molto diffuso, direi quasi che è contemporaneo. Un abbraccio!

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