11. Lo stesso

da qui

E’ uscito dalla chiesa con la luce della vetrata ancora dentro gli occhi. Non gli bastano più le parole del prete: c’è qualcosa da fare urgentemente; magari è la delusione d’amore che fa nascere rivoluzionari in ogni angolo del mondo. Ma che ne sa, del mondo? Vuole solo cambiarlo, non gli piace com’è adesso. Lo fa anche per Mattea, per mostrarle che la verità è più forte di tutte le menzogne; si accorgerà di che cosa è capace. Altro che chiesa, altro che omelie della domenica. Continua a leggere

10. Luce azzurra

da qui

Ha tutti i soldi della gita: non c’è problema, quindi. Questo gli sembra troppo, in ogni caso. Non ha mai visto un hotel così lussuoso: letti sospesi in aria, luci soffuse che gli pare di stare in discoteca: quanto costerà una notte? Chiama la portineria: mi serve un computer con urgenza. Due minuti e arriva l’inserviente con un Mac, ultimo modello. Accende, entra nella posta, clicca su scrivi. Futura@gmail.com. Continua a leggere

9. Una goccia

da qui

A che stai pensando?
Non è possibile. Non si può stare un minuto con se stessi. Non bastano i bambini difficili, Mario con gli occhioni neri e la bocca sempre chiusa, la tua incapacità a risolvere i problemi, il mondo che gira dalla parte opposta a quella del cuore.
Chi è lei, scusi?
Ha un sorriso di sbieco, come la sapesse lunga. La camicia azzurra è aperta sul petto, abbastanza da far sbucare qualche pelo.
Anch’io mi fermo spesso, qui. Continua a leggere

8. Velocemente

da qui

E’ una stanza originale: il letto è incassato tra due ante di armadio; una coppia di abat-jour, uno a destra e uno a sinistra, come se il punto non fosse far l’amore o addormentarsi, ma soltanto leggere. Sullo sfondo, due quadri: una colomba e un gufo, in stile moderno, quasi astratto; più in alto, una mensola con libri e cartelle piene di fogli, un ombrello e una specie di salvadanaio. Che ci fanno qui, Romolo e Veronica? Continua a leggere

“La moglie del colonnello”, di Carlos Alberto Montaner

di Giovanni Agnoloni

da Postpopuli.it

Con La moglie del colonnello, del celebre scrittore cubano Carlos Alberto Montaner, parte una nuova e interessantissima collana di narrativa latinoamericana delle Edizioni Anordest, a cura di Gordiano Lupi: Célebres Inéditos.

Per la traduzione di Marino Magliani, questo romanzo, scritto da un autore di fama internazionale, che vive tra la Spagna e la Florida perché esiliato dal regime castrista, è un’analisi intima delle dinamiche di lacerazione e solitudine indotte dal pensiero unico e totalitario, sia pur poggiato su un ideale in origine genuino.

È fondamentalmente la storia di una donna, Nuria, sposata a un colonnello dell’esercito, Arturo Gómez, impegnato in missioni internazionaliste in Africa. Viene fuori che Nuria ha tradito suo marito. Una colpa imperdonabile, in un orizzonte mentale profondamente segnato dal machismo. Nuria è una docente universitaria di psicologia, e nella sua vita ha amato moltissimo il suo uomo, ma è anche stata marchiata da un grande dolore: la perdita di una figlia, malata di leucemia. E allora lui non c’era, perché era impegnato a combattere per gli ideali rivoluzionari nel mondo. Continua a leggere

Tonino GUERRA (1920 – 2012)

La féin de’ mond

Al ròdi mi carètt

a ‘l s’è farmè,

a ‘l pépi ad tèra còta

a ‘l s’è brusé la saira

a fè la vegia tra i paier;

i méur i è vecc

al crépi al vén d’in zò

com’è di fòlmin.

E’ ciòd dla méridiéna

l’è caschè.

La fine del mondo. Le ruote dei carri/si sono fermate,/alla sera le pipe di cotto/si sono spente/durante la veglia nei pagliai,/ i muri sono vecchi/le crepe scendono/come i fulmini./Il chiodo della meridiana è cascato. (Traduzione di Roberto Roversi) Continua a leggere

7. Grigio

da qui

Non fare sciocchezze, Filippo, lascia perdere.
Ormai ho deciso don, non cambio idea nemmeno se mi ammazzi.
Ti ammazzo?
Sorride, come sa sorridere lui solo. La chiesa è un uovo gigante da cui entra una giostra di colori, come se il grigio dei mattoni ci fosse per vincerlo col caleidoscopio che esplode soprattutto il pomeriggio, quando si entra e si rimane folgorati, senza fiato.
Scherzo, comunque non ritorno indietro. Vado da Mattea. Continua a leggere

STORIA CONTEMPORANEA n.97: Michelangelo, Leonardo, Machiavelli e Fracastoro contro il Male. Bruno Vitiello, “I delitti dell’anatomista”

Michelangelo, Leonardo, Machiavelli e Fracastoro contro il Male. Bruno Vitiello, I delitti dell’anatomista, Milano, Edizioni Della Vigna, 2010

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di Giuseppe Panella*

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Che la Firenze rinascimentale del 1504 vedesse all’interno delle mura della sua Repubblica da poco restaurata una concentrazione inusitata di grandi artisti e di personaggi destinati a trasformare in profondità la storia materiale e la cultura intellettuale dell’Occidente modernizzato è ben noto a tutti. Meno conosciuta è la natura dei rapporti reciproci tra di essi e la qualità della loro esistenza di esseri umani al di fuori della produzione sterminata e mirabile delle loro opere artistiche (soprattutto di quelle oggi più famose e presenti alla mente di tutti e non solo dei turisti che gremiscono i luoghi deputati della città medicea). In questo romanzo noir di Bruno Vitiello i quattro protagonisti dell’inchiesta che riguarda gli spaventosi delitti perpetrati da un misterioso assassino che, oltre a uccidere le proprie vittime, le fa a pezzi con abilità consumata ed è in possesso di conoscenze anatomiche precise e raffinate del tutto inusuali, sono quattro esponenti fondamentali della cultura rinascimentale fiorentina: Michelangelo Buonarroti[1], Leonardo da Vinci, Niccolò Machiavelli e Girolamo Fracastoro da Verona, medico celebre al tempo suo soprattutto per una poema sulla sifilide, le sue cause e i suoi effetti, il De Morbo gallico, che all’epoca dell’indagine, tuttavia, non è ancora stato pubblicato (fu scritto nel 1521 ma stampato solo nel 1530) e i suoi studi sul contagio da parte di germi portatori di determinate malattie (anche se lui li chiamava “corpiciattoli”).

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“Il Cristo zen” – Intervista a Raul Montanari

Recensione e intervista di Giovanni Agnoloni

Il Cristo zen è un saggio di Raul Montanari edito da Indiana, di grande profondità e originalità. Segue qui la mia recensione, precedentemente uscita su La Poesia e lo Spirito, unita poi, per Postpopuli.it, a un’intervista all’autore, che ringrazio per la disponibilità.

Certi libri sono perle di saggezza, e ti fanno chiedere se l’autore, che si professa ateo, non abbia invece scoperto l’essenza stessa della fede. Penso a Il Cristo zen, di Raul Montanari (Indiana Editore, 2011), opera che accosta temi e passi della tradizione cristiana e di quella del buddhismo zen, dopo un’illuminante introduzione sulle varie scuole della spiritualità orientale. Continua a leggere

6. Winston blu

da qui

Una traccia ce l’ha, Amerigo: Futura è pazza di Vasco. E’ convinto di poterla incontrare in un concerto, perché la musica è un filo dove ci si trova, prima o poi. Basta seguire le note, le voci che s’intrecciano, il fumo delle canne, l’odore dei fiaschi, i frammenti di emozioni che scavano solchi in cui viaggiare, fuggire dai manuali di anatomia patologica: è la musica che guarisce dal male che ci portiamo dentro, nella trappola del corpo. Continua a leggere

Provocazione in forma d’apologo 216

Quando sei ancora giovane il pessimismo cosmico si scontra buffamente con le grandi aspettative che tuttavia conservi intorno alle tue riuscite. Così se sei un ipocondriaco, cioè se le tue contraddizioni, allo scopo di tenerti occupato, hanno scelto l’ipocondria per svelarsi un attimo e subito nuovamente velarsi, non puoi che imbatterti in un medico come quello in cui s’imbatté un mio compagno di scuola.
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5. Fofner

da qui

Dante si è fatto un’idea strana sulla fuga improvvisa di Eleonora. Le idee strane, a volte, sono le più vere. Si affaccia dal pontile: la balaustra in marmo è piena di scritte antiche e nuove. Gli viene una specie di vertigine; pensa alla gente che è passata di qui, ai sentimenti, le speranze, le disperazioni. Il mare è una schiuma bianca in concorrenza con l’ovatta delle nuvole. Continua a leggere

I paradossi dell’amore. Aa. Vv. “Love Out”, a cura di M. Baldrati

I paradossi dell’amore. Aa. Vv. Love Out, a cura di M. Baldrati, Massa, Transeuropa, 2012

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di Giuseppe Panella

L’amore – dice il poeta – “ move il sole e l’altre stelle” (Paradiso, canto XXXIII, v. 145). Ma è altrettanto noto che “ognuno uccide ciò che ama” (Oscar Wilde, Ballata del carcere di Reading). L’antologia progettata e promossa da Mauro Baldrati si muove tra questi due poli (l’amore, l’odio) e cerca di comprendere all’interno di questo perimetro tutte le possibili sfumature, tutti i probabili aspetti e momenti, tutte le imprescindibili angosce ed esaltazioni che il sentimento d’amore potrebbe produrre, indurre, suscitare. L’amore porta alla felicità (momentanea) degli amanti e, allo stesso modo, li conduce alla soglia della morte. Ma amare non vuol dire soltanto “non dire mi dispiace” (Erich Segal, Love Story) ma può rendere il sentimento che costringe ineluttabilmente a prendere in considerazione come necessario e inevitabile uno spietato meccanismo che stritola e polverizza chi ama (o, vicendevolmente, anche chi non prova un’analoga passione).

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Vivalascuola. Bellezza tra parole non perfette

“Insegno in un carcere, tra detenuti che hanno alle spalle storie diverse, ma che sono buoni ascoltatori di poesia. In carcere la buona novella si diffonde meglio che nei rumorosi licei milanesi dove tutto si fa tranne che ascoltare. E’ un luogo di estrema libertà, dove non ci sono ingerenze ministeriali e c’è un rapporto frontale, personale con l’essere umano e con la sua voglia di redenzione. Naturalmente in prigione ci sono anche gli inguaribili, non bisogna idealizzare i carcerati. Ma per quelli che sono incamminati verso l’espiazione e la purificazione di sé la poesia è uno strumento” (Milo De Angelis, qui)

La poesia in carcere
Intervista a Maddalena Capalbi di Nadia Agustoni

Maddalena Capalbi tiene da cinque anni un laboratorio di poesia nella Seconda Casa di Reclusione di Bollate. Un laboratorio che vede ogni anno aumentare la presenza dei detenuti e il loro interesse verso la scrittura poetica. Continua a leggere

19 marzo

da qui

Quante volte m’hai fatto soffrire, padre mio,
e quante sere ho scoperto che non ce la facevo
a diventare perfetto come te, tutto d’un pezzo.
Se potessi vederti un giorno ancora, in barba al tempo,
se non fosse che il cielo è almeno tanto lontano
quanto il vestito grigio e la cravatta annodata dalla mamma
in ansia per l’aereo, per il solito squillo che tardava;
se non fosse che rimane solo il buio, la notte, invano
come tramite del nostro estremo appello, direi
proviamo un’altra volta,  diciamoci le cose
che non abbiamo avuto il modo, no, il coraggio
di dirci: lasciamo che il messaggio sia soltanto
il cielo, a riflettere lontano il nostro pianto nel raggio
della luna, nell’aiuola, già piena di rose.

Le teorie selvagge di Pola Oloixarac

di Guido Michelone

Questo romanzo, uscito in Italia nel febbraio scorso, arriva in Argentina nel 2008 quando l’autrice – laureata in filosofia, studiosa dei rapporti arte/tecnologia, curatrice di un blog seguitissimo – ha da poco trentun anni: è un esordio clamoroso, che fa gridare al capolavoro e che, per molti critici di letterature ispaniche, risulta fin da subito un capolavoro tout court, non solo della giovane narrativa latinoamericana, al punto che viene prontamente tradotto in francese, olandese, finlandese, portoghese.
In effetti, letto anche in italiano, nella puntuale raffinata traduzione di Anita Taroni, si conferma un testo stupefacente per la maturità già presente su vari fronti, primo su tutti quello della consapevolezza e della scrittura nel padroneggiare una trama complessa e una prosa fantasmagorica, che a sua volta denota immense conoscenze ed erudizioni quasi maniacali. Il tutto è poi condito da citazioni dottissime, esercizi funambolici, riflessioni metatestuali, in un turbinio espressivo che riprende le migliori radici surreali della tradizione argentina novecentesca (Jorge Luis Borges in primis, non a caso evocato anche in copertina).
Le teorie selvagge è impossibile da riassumere per quanto riguarda i contenuti nello sviluppo tra fabula e intreccio, perché il punto di vista oscilla tra la weltanschauung dell’autrice e la visione dell’alter ego, la studentessa universitaria Kamtchowsky, detta K con esplicito richiamo a Franz Kafka, così come l’amico Pablo detto Pabst evoca il grande regista espressionista). Continua a leggere

4. Segnalibri

da qui

La lingua è importante: capirsi, poter comunicare. Per questo Romolo legge libri in quantità industriale. La casa è invivibile; pile di volumi in bilico in ogni angolo possibile, perfino nel bagno dalle mattonelle grigioverdi: le copertine sono inumidite, corrose dal vapore che ci si abbarbica in una morsa senza scampo. Ogni copia ha un segnalino inserito in qualche punto; dopo dieci pagine, a metà o a poco dalla fine. In cartoleria sono stupiti del numero di segnalibri che Romolo accumula di settimana in settimana. Qualcuno pensa che sia pazzo. Una volta, la commessa carina si è azzardata a chiederne il motivo, ma lui ha reagito con violenza: parolacce, escandescenze, a momenti la picchiava. Continua a leggere

Impronte di follia

di Elisabetta Bordieri

Presi il treno al volo e, in una vita incessantemente in ritardo fin dalla nascita postmatura, non potevo fare altrimenti. Ero una trenista convinta, riuscivo a salire su un treno anche per un tratto di pochissimi chilometri. Non ero una pendolare né una appassionata di paesaggi e panorami, piuttosto era solo un’esigenza congenita di vedere immagini schizzare via in sequenza senza avere il tempo materiale di memorizzarle. Un modo devastante di allenare la mia mente a far tornare a galla ricordi persi, uno stillicidio a cui non potevo e non volevo sottrarmi, un sistema tutto mio di affrontare il passato per poter vivere il presente. Continua a leggere

3. La strada

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Lo chiamano il bello, ma a lui non fa piacere. Dovunque vada, sente gli occhi delle donne cadergli addosso come coriandoli del sabato grasso o riso lanciato nel finale delle nozze. Nasconde gli occhi, pietre di zaffiro che mandano bagliori; fuma per guardare in basso la cenere che brucia. Non sa se lo cerchino per la sua bellezza o perché è lui, Filippo, un nome che non ha ancora digerito, come i libri di storia, le gesta di un re che prese a schiaffi il papa: vorrebbe prendersi a schiaffi pure lui, scuotersi dall’incantesimo di una condizione minerale, chiusa in un involucro dorato da cui non può più uscire. Continua a leggere

La società dell’economia e il paradosso della scuola

di Marina Torossi Tevini

Merce. Magari raffinata, magari di pregio, ma solo merce. Questo siamo nella società dell’economia selvaggia, del libero mercato, del consumo a oltranza. Quello che sfugge alla logica della quantificazione, – e cioè il valore, la qualità, che sono elementi imponderabili e difficilmente misurabili, o quanto meno opinabili, – hanno perso credito a favore di altri elementi che si prestino a una valutazione obiettiva (nei limiti esigui del termine). Prendiamo ad esempio la scuola, punto dolente di una società che si regge su equilibri precari e che costruisce sulla sabbia il suo domani, la scuola, grande malata da trent’anni, che mille riforme sempre abortite avrebbero dovuto riformare e che infine il ministro più improbabile del mondo stranamente ha avviato. Continua a leggere