Francesco MAROTTA – ESILIO DI VOCE

così la grazia delle immagini

rovesciate nel palmo venute via dall’ombra

che ora ricordi accampata da sempre

alla tua soglia ma

si trattava di attese esercizi

privi di simboli come adornare sbrinati

specchi col battito salino

di una pupilla naufragata

*

sarà parola solo l’incompiuto legame

che irrompe dalla cruna delle labbra

e allarma gli specchi del risveglio

indossa l’arte di contarsi ferita

e di affidarsi al flusso interminato

che spazza il sangue in refoli di nebbia

parvenze animate a farsi voce

*

cammina pensando una deriva

la corrente paziente delle ombre

il suono che trascorre

inascoltato

alle tue spalle immagina

con quale lingua il deserto

racconta la piaga dove premeva

la lama della luce il varco

dove precipita il respiro

di una terra libera dal dolore

del nome

*

è acqua che si acquieta

quando smette memorie di sorgente

al richiamo di un varco veloce

sopra mappe di sete è lingua

che si oscura votata nel segreto

a immaginari spiragli di luce

un astro che perde peso

risvegliando sensi agli amanti

è questo corpo che insiste

e nell’urto nebbioso dei giorni

libera sangue dagli argini

dalle dita qualche piuma invernale

il sigillo infranto di un nido

*

nessuna necessità

nessuna figura a fare ombra

a luci di radura alla pagina

vuota che brama un disegno

il bilancio di un tempo

non ancora scaduto

solo una lingua che aspira

angoli di notte mentre il cielo

sgrava coralli verbali

orazioni dall’iride diaccia

di stelle appassite di specchi

increspati apparenti di vita

*

ci vuole la luce violenta di un rogo

per accostare l’abisso di volti che migrano

immaginare una sosta tra fioriture di imbarchi

liberare le tue labbra dal gelo

madre che parli l’infanzia dei giorni

*

sorprendersi nel novero delle ombre

nell’eco che ci volge

al discorrere quieto delle siepi

in tutto quanto va a morte

tra sostanze destinate oscure

e nel folto intuire la traccia

di ciò che ci precede senza parole

di ciò che si mostra senza lasciare

traccia

*

restituire l’immagine

al vuoto che precede alla pronuncia

perduta dove suono e colore

si congiungono indifesi

in ciò che arde senza pensiero

nel bianco che annotta inconsapevole

lungo il filo reclinato della luce

solo l’ombra che resiste intatta

al congedo della sua dimora

conserva legame e distanza

l’eco del sentiero inaugurato

dal passo oscuro della lingua

*

Francesco MAROTTA

ESILIO DI VOCE

Edizioni Smasher  (Barcellona Pozzo di Gotto, 2011)

Prefazione di Marco Ercolani

28 pensieri su “Francesco MAROTTA – ESILIO DI VOCE

  1. il decomporsi in nebbia – che non è mai pioggia o rugiada ma più limbo – alla rottura dei sigilli e la cronaca dello strecciarsi – velocissimo – del nido a cui l’ uomo s’ aggrappa fiondatovi senza iniziazione [perché l’ iniziazione è in fine]… per poi acquisire la consapevolezza del ritorno attraverso il dolore potente del cammino verso il “ritorno” e smettere la sua deriva opaca a volta trasandata di alato multiplo ma solo e senza mai stormo alla volta “di ciò che si mostra senza lasciare traccia”
    versi in sapienza e in umiltà che comprendono della profonda essenza umana l’ essere parte e parte dell’ essere – parte in chiaro e parte invisibile non accessoria ma prosieguo e intero di direzione unica del tutto nel tutto. versi che non dovrebbero mai essere lasciati al buio. questo il sentire in mia personale lettura.
    grazie a Francesco e a Giovanni Nuscis.
    approfitto nel mio passaggio qui dopo molto scorrere per lasciare caro saluto a Fabrizio.
    paola

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  2. …………….
    il bilancio di un tempo
    non ancora scaduto
    solo una lingua che aspira
    angoli di notte mentre il cielo
    sgrava coralli verbali
    orazioni dall’iride diaccia
    di stelle appassite
    ……………

    Una voce che non consente distrazioni
    da qualsiasi parte arrivi
    una grande voce.

    un caro saluto a Francesco e Giovanni

    mm

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  3. con quale lingua il deserto

    racconta la piaga dove premeva

    la lama della luce il varco

    dove precipita il respiro

    di una terra libera dal dolore

    del nome

    nell’esilio e dall’esilio, la voce
    sa il rischio, assume il dolore
    del pro-nunziare

    Un caro saluto a Francesco e a Giovanni

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  4. Davvero molto lieto di proporre qui Esilio di voce, Francesco.
    Tra le raccolte più belle uscite in questi ultimi anni.
    Poesia, la tua, dal segno forte e inconfondibile, come poche.
    Un saluto caro.
    Giovanni

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  5. arrivo in ritardo ma arrivo! ieri ero in montagna e questa meraviglia mi era sfuggita 🙂
    quando leggo le poesie di Francesco mi si aprono i polmoni, il respiro diventa un tutt’uno con ciò che si definisce *Pneuma*
    è un’eco, quieto, scorrere delle siepi…

    è un’immagine che torna
    la casa che ti accoglie, mai vuota
    la mano che accarezza

    la sua è una poesia che che si posa sull’organo primo
    *la Pelle*…

    Abbraccio grande!
    a presto

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  6. Ombre incombono sugli elementi che chiedono un riscatto ignorato.
    Acqua proibita dall’alveo come lacrima chiusa, goccia di sangue raffermo, saliva strozzata.
    Fuoco sottratto alle stelle contende col ghiaccio ibernante la solitudine antica.
    Su tutto l’aer della parola presenza astratta nel tempo di speranza.

    Così entra nel mio sistema il verso rorido e ialino di un autore indispensabile.

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  7. @ Gum

    Un lettore attento, indipendentemente dal giudizio che esprime, è già di per sé un “privilegio” che ripaga più che abbondantemente chi scrive.

    Ti ringrazio due volte, allora, per la tua attenzione e gentilezza.

    Un caro saluto.

    fm

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  8. Ringrazio Giovanni Nuscis per avere riproposto ai lettori di LPELS questi versi di Francesco Marotta, autore autenticamente libero da condizionamenti e da cliché, controcorrente per scelta e per inclinazione naturale, non in ossequio a mode o stilemi artefatti. Sono d’accordo con chi mi ha preceduto nei commenti: leggere questi versi restituisce il gusto della parola attenta, calibrata, in grado di aprire ferite e squarci di luce su questo tempo incerto e frammentato. La poesia di Francesco aiuta a dare voce al dolore e alla ricerca del suo contrario. Un caro saluto a Francesco e ai lettori di LPELS. im

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  9. si inciampa in un grido
    che si dissangua in luce
    ogni volta che guardiamo le stelle
    nessuna soglia ci separa dall’assenza
    nessuna parola così profonda
    da poterla tacere
    *
    annotatelo: questo non è un esilio di voce. é parola che si accampa nelle fibre. e sedimenta. lievita, in senso e in est-etica. diventerà eco incancellabile. vedrete: ne riparleremo qui tra dieci anni e poi ancora…

    grazie a Giovanni e a Fabrizio per dilatarela poesia di Francesco, cui auguro tempo fertile di altra intensa voce,
    annamaria ferramosca

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  10. Grazie Gum, e grazie Ivano e Annamaria per i vostri commenti da condividere appieno.
    Aggiungo che non è certo un caso che questo post sia ancora tra i più cliccati.
    Un caro saluto a voi, a Francesco e a tutti gli intervenuti.
    Giovanni

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  11. E’ come la marea che cresce gradualmente eppure senza tregua … una sorgente di parole. La forza di questa poesia è nel filtrato, continuo superarsi, appare lieve, ma lascia il segno, come un evento irripetibile. Belli i versi, non ce n’è uno di troppo. Avverto la tensione a ricercare, esplorare un regno di luci e ombre che trascendono l’umano senza renderlo irrilevante. Ogni attimo così sembra prezioso ed è consumato nel dono di se stesso attraverso le parole mediatrici, un dono di poesia all’altro, interlocutore amato e prediletto di tanta scrittura. Marotta ha un’attenzione particolare al lettore, non ne trascura l’importanza e le sue opere possiedono un respiro che ammette la meditazione, il confronto, la pausa creatrice d’atmosfera e di significato. E intanto la marea cresce, sviluppa un’altra luce, si distende sulla pagina bianca con bellezza e serenità. Marzia Alunni

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