27. Parlare

da qui

Le hai raccontato tutto, almeno credi, alla stazione di Parigi, tra la selva dei pali che reggono il soffitto, le vetrate ad arco che gettano luce sui binari, la gente che passa con la fretta dei rappresentanti, il fiato grosso dei vecchi, i bambini che fuggono ridendo dalle madri in ansia. Le hai detto dei viaggi in treno per raggranellare qualche offerta, dei quattrocentomila chilometri in macchina in un’Italia tutta da scoprire, del viaggio nella città assolata in cui cercavate un uomo di cui si sapeva solo il nome. Sicuramente non gliene importa nulla, serve a te per ricordare la tua storia, ora che le hai dato uno strappo, che gli hai detto vado via, mentre lui sussurrava ci pensi? un mondo tutto grigio, ma tu vuoi fare esperienza, ti sei preso la parte del patrimonio che ti spetta e l’hai lasciato a scrutare l’orizzonte, come quando arrivavi di notte e gettavi sassolini alla finestra, perché l’angoscia era tornata, a tradimento, e lui ti diceva parole che riportavano la calma, o bastava sentire l’odore delle Marlboro, vedere il fumo che saliva in anelli tutti uguali e all’improvviso ti sentivi al sicuro, non avevi più paura e adesso ti chiedi cosa avesse di speciale, quale fosse il segreto, e perché quando stavi con lui dimenticavi tutto, o tutto acquistava il senso giusto, persino la severità austera di tuo padre, il moralismo di tua madre, la solitudine dei giochi da bambino, le partite coi soldatini sotto il tavolo, le uova colorate della maestra Spina, la penna a inchiostro del compagno di banco che avresti voluto avere tu: possibile che il sogno di un bambino sia una Pelikan verde che macchia mani e fogli e quello che capita a tiro? Perché le racconti tutto questo? Serve a te rievocare le ferite delle liti in famiglia, la rivalità con tuo fratello che voleva essere il più bravo, la ragazza con gli occhi azzurri della colonia a Peveragno, come si chiamava? Fiammetta, che ti fissava in silenzio, alla stazione: il treno si metteva in moto, ma la linea che univa il vostro sguardo era immobile come una statua di pietra nel mezzo di una piazza, le colonne in cemento alla stazione di Parigi dove la vita si racconta senza alcun motivo, e non sai se hai fatto bene a lasciarlo alla finestra, a scrutare la strada deserta sulla quale ti ha visto scomparire, come Fiammetta, le sue lacrime che scendevano lente mentre il treno ripartiva. Ti sorprendevi ancora del destino di far innamorare senza corrispondere, perché c’era un intoppo sempre nuovo, un viaggio da affrontare, per esempio, in cerca di qualcuno perduto nella città assolata, forse sepolto nel carcere di estrema sicurezza, abbandonato dalla moglie, perseguitato da una banda di strozzini e voi che giravate in lungo e in largo, trovandolo soltanto al ritorno, sotto casa, come si fosse accorto, o avesse saputo che eravate partiti all’avventura per lui solo, senza sapere a chi chiedere o come rintracciarlo, perché la sorte ha bisogno di una spinta e ed era giusto prendere il pullman per scoprire che esiste una donna di nome Marika, a cui hai potuto raccontare la vita e che ora ti fissa come Fiammetta alla stazione, con una lacrima che scende lentamente, mentre guarda la strada deserta e qualcuno gli chiede, un po’ distrattamente, don, hai fatto l’insulina?

30 pensieri su “27. Parlare

  1. Perché le racconti tutto questo?

    In quella lacrima che scende lentamente leggi la risposta: “io ci sono” e capisci che c’è un abbraccio pronto ad accoglierti, sempre e comunque

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  2. Immagine con la musica è bellissimo,mi siè ricordato il mio paese. Adoro il bosco nel inverno,però io ho gusti strani.Era bellissimo, grazie.

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  3. C’e’ un momento in cui ti devi raccontare, e’ inevitabile, devi farlo perché ti esplode dentro come un vulcano a lungo represso, devi parlare per ripercorrere la tua vita come quando uno scrittore a un certo capitolo del romanzo ha bisogno di fare il punto perché la storia vada avanti, e’ un fuoco che ti brucia dentro come un roveto ardente. Parleresti anche al vento, poi la incontri, la persona che e’ pronta a ricevere, e le parole vengono fuori una dietro l’altro, irruente come lava che attendeva di scorrere, fuoco che si autoalimenta e ad ogni frase compiuta, a ogni ricordo riaffiorato senti la vita che scorre nelle vene e ti vedi riflesso in ogni attimo del racconto nel volto di chi ascolta, perché per parlare c’ e’ bisogno di un buon ascoltatore che sappia partecipare, in silenzio e pathos, a ciò che narri, sappia comprendere anche se le tue frasi sono frammiste di senso e ricordi diversi, le parole si affastellano e confondono nella fretta di ripercorrere una vita intera ma non hai bisogno di una lingua diversa perché colei che ti sta davanti sa decifrare ogni riga, cogliere ogni virgola, ascoltare ciò che non dici o e’ nascosto fra le parole e vive con te ogni ricordo come fosse suo, intensamente, partecipando di ogni sorriso e fino all’ultima lacrima. Un viaggio nel tempo da ripercorrere in due scoprendo che ciò che per uno e’ vecchio e’ nuovo per entrambi, accade quando si e’ compagni di viaggio di uno stesso pensiero, ci si ritrova alla stessa stazione, si sale sullo stesso treno, si scende alla stessa fermata, anime gemelle o semplicemente compagni di viaggio.

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  4. “far innamorare senza corrispondere”

    L’amore è l’unica cosa che si possa regalare anche senza possederla.
    Il valore glie lo da chi riceve questo dono.
    E’ l'”oggetto” dell’amore che determina la stima.
    Solamente chi l’ha avuto lo conserverà per sempre.

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  5. Alla fine, cosa resta della tua vita, di questa vita che non ti dà un momento di tregua, in cui ogni soddisfazione, ogni piccola gioia la paghi con il triplo di ansie, di dolori, di fatiche.
    Quando ti fermi anche un momento a pensare, cosa ti viene in mente? Il periodo, anzi gli anni più faticosi, più dolorosi, che avresti voluto che passassero, ma pregavi che non finissero mai, gli anni in cui sei venuto in contatto diretto con la Fede, la Speranza, la Carità personificati.
    Anni difficili, che però sono stati i “tuoi” anni, quelli che ti hanno provato, che ti hanno forgiato, che fanno parte di te così profondamente che non ne potranno esistere altri minimamente confrontabili.
    Sono mille i ricordi impressi nella tua mente, potresti raccontarli momento per momento, parola per parola. Tu eri indispensabile per lui quanto lui per te: bastava un suo sguardo, un piccolo gesto, un sorriso, una parola e le tue ansie, le tue perplessità, i tuoi dubbi svanivano, magari in una risata liberatoria. E’ una grazia grande che hai avuto don, tu lo sai.
    E senti il bisogno di parlarne, hai timore di dimenticare qualche particolare. Anche noi abbiamo bisogno di sentirtene parlare e di commuoverci insieme a te.

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  6. Parlare perché è bello sapere che dall’altra parte c’è qualcuno disposto ad ascoltare; raccontarsi è donare qualcosa di sé molto prezioso, qualcosa che diventa parte dell’altro e con il quale si fonde per diventarne materia unica, come in un romanzo quando il lettore prova le stesse emozioni del protagonista, le fa sue e le rivive nella propria vita

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  7. ora ti fissa come Fiammetta alla stazione, con una lacrima che scende lentamente, mentre guarda la strada deserta e qualcuno gli chiede, un po’ distrattamente, don, hai fatto l’insulina?

    Parlare con l’altro, come parlare di fronte ad uno specchio, quando lo sguardo ti rimanda l’immagine della tua vita e del mondo del tuo cuore.

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  8. Se incontri la persona giusta, viene naturale parlare e raccontargli tutto, perchè solo con lei ti senti capito fino in fondo, in una sintonia che è melodia, e tutto acquista finalmente il “senso giusto”.

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  9. L’esperienze d’amore valgono ben una fuga.
    Da chi ti protegge da chi ti rassicura ma anche da chi ti apetterà scrutando l’orizzonte e quando ti vedrà apparire verserà lacrime di gioia e ti accoglierà quasi fossi figliol prodigo, perchè il tuo è stato un viaggio nell’anima a cercare il “senso giusto” della vita a togliere il velo che appannava la verità a trovare qualcun’altro ch’era dentro di te.

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  10. Si, a volte la sorte ha bisogno di una spinta. La possiamo dare noi, con un senso di sacrificio, con una forza di volontà, con una visione di ciò che è giusto da fare. Raccontare ad un altro è guarire le ferite, anche se in quel momento può sembrare che esse si riaprano. Un altro, una persona preziosa, speciale, può salvarci durante una tempesta, rasserenarci inspiegabilmente, darci la calma di cui abbiamo bisogno per condurre in porto la barca della vita o un capitolo importante di essa. Quanti ricordi, Don, che ti rendono ricco agli occhi di chi ti legge, di chi ti ascolta.

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  11. Parti perché hai bisogno di seguire quella voce del cuore, quell’amore che non è più grande di quello che vivi ma diverso, una forza cui non puoi sottrarti. Te ne vai ma se c’è una porta che resta aperta per colui di cui si conosce a mala pena il nome è certo che ci sarà ancora quello sguardo ad aspettarti perché certi fili non si spezzano mai. Molto bello questo post, a volte la vita degli altri anche se solo a tratti sembra somigli un po’ alla nostra. Grazie Filippo per aver raccontato tutto.

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  12. quale fosse il segreto,

    Il segreto stà nella capacità di ascoltare , perchè chi sà ascoltare rappresenta un porto sicuro per chi ha voglia di raccontare e di raccontarsi.

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  13. o bastava sentire l’odore delle Marlboro, vedere il fumo che saliva in anelli tutti uguali e all’improvviso ti sentivi al sicuro,

    A volte, è raro ma succede, si può parlare ed ascoltare anche tacendo.
    (Romano Battaglia)

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  14. La passione confessandola s’esalta e s’attenua. In nessun’altra cosa sarebbe forse più da desiderare la via di mezzo, che nel confidarsi e nel tacere con coloro che amiamo.

    Johann Wolfgang Goethe, Le affinità elettive

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  15. Serve a te rievocare le ferite

    Rabrindranath Tagore – inserito il 15 settembre 2007

    Non nascondere
    il segreto del tuo cuore,
    amico mio!
    Dillo a me, solo a me,
    in confidenza.
    Tu che sorridi così gentilmente,
    dimmelo piano,
    il mio cuore lo ascolterà,
    non le mie orecchie.
    La notte è profonda,
    la casa silenziosa,
    i nidi degli uccelli
    tacciono nel sonno.
    Rivelami tra le lacrime esitanti,
    tra sorrisi tremanti,
    tra dolore e dolce vergogna,
    il segreto del tuo cuore.

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  16. e non sai se hai fatto bene a lasciarlo alla finestra, a scrutare la strada deserta sulla quale ti ha visto scomparire, come Fiammetta, le sue lacrime che scendevano lente mentre il treno ripartiva. Ti sorprendevi ancora del destino di far innamorare senza corrispondere, perché c’era un intoppo sempre nuovo,

    Ascoltare e corrispondere, perché la vita non sia una lacrima che cade nella pioggia

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  17. Quando la sua preghiera
    diventò sempre più devota e interiore,
    egli aveva da dire sempre meno.
    Alla fine tacque completamente.
    Diventò
    ciò che possibilmente è un opposto
    ancora più grande al parlare,
    diventò un ascoltatore.
    Prima pensava che pregare
    fosse parlare,
    ma poi imparò
    che pregare non è solo tacere
    ma anche ascoltare.
    Ed è così:
    pregare non significa ascoltare
    noi stessi mentre parliamo.

    (Soren Kierkegaard)

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  18. “un mondo tutto grigio,ma tu vuoi fare esperienza”
    Chi aveva detto:”la vita è in colore della tua immaginazione”?
    Vedi un mondo tutto grigio?Hai 3 possibilità:
    1)lo lasci le cose come stanno dicendo-purtroppo la vita è cosi
    2)cominci a vedere lato positivo di questo che fai,cosi anche la tua vita prende i colori
    3)cambia questo che non ti piace
    Comunque,i cambiamenti si comincia sempre da se stessi.Inutile è
    cambiare tutto mentre tu hai sempre lo stesso sguardo malcontento.
    Vuoi fare esperienza?E’ giusto,fai,la strada è libera.Ogni uno di
    noi ha indiritto di ritrovare se stessi,anzi,è giusto.Ogni uno deve trovare la sua strada di vita.

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  19. “Ci sono viaggi straordinari che sono stati compiuti da grandi nomi della storia come Marco Polo o Cristoforo Colombo, della scienza come Charls Darwin, dell’arte come Gauguin- solo per citarne davvero pochissimi- che hanno portato l’uomo a scoprire e conoscere ciò che lo rende ora testimone del suo essere “Creatura straordinariamente appassionata della vita e dei luoghi in cui essa si compie”.

    “Ecco l’uomo” è stato per me uno di questi viaggi straordinari che ho letto tutto d’un fiato, non potevo fermarmi! quante cose belle, dolci, sofferte, incredibilmente raccontate tanto da sentirti anche tu compagno di quel viaggio, l’autore ci ha voluto regalare le note preziose che ha sentito in quella melodia che si chiama” Amore”.

    “Non si capiva se stesse avvicinandosi oppure perdendosi ancora più lontano, fino a sparire come dentro due occhi azzurri che scrutavano il futuro”

    Fabrizio Centofanti

    Ecco l’uomo
    C’è un solo modo per essere felici.

    Tu caro Fabrizio sei questo: un navigatore straordinario che ci fa sperare di trovare la riva! e con essa il nostro futuro.

    Ernestina.

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  20. Per sempre

    il golfo di Sirolo è il paradiso
    l’ho capito seduto nel terrazzo
    a picco sul campeggio
    cosparso di conifere e bambini.
    una ferita graffia la ringhiera:
    l’assenza dei tuoi occhi,
    lo scatto luminoso della sedia.
    il vaporetto schiuma la sua rabbia,
    una canoa ricorda la pochezza
    di chi non oltrepassa
    la linea della boa,
    il limite alle grandi aspirazioni
    di guardare il largo,
    di capire se il Regno è la bellezza
    della costa o il mare o gli occhi chiusi
    che cercano i tuoi occhi, senza sosta.

    (Fabrizio Centofanti)

    Una pagina che è un inno alla vita, una preghiera, come questa tua poesia, come tutto quello che ci ricorda e fa che sempre sia presente, colui che abbiamo tanto amato e che mai smetteremo di amare.

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  21. Pardon , imperdonabile :-((( forse la troppa emozione o forse il desiderio di non fermarsi e di “guardare oltre” e ” guadagnare il largo”

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