42. Incroci

da qui

Ti viene da piangere. Volevi fare il medico, curare i corpi e magari anche le anime; ma era troppo difficile ricordare i muscoli, i nervi, imparare – osso per osso, vena per vena, cellula per cellula, – la mappa intricata e piena d’incroci, discese e risalite; non ce l’hai fatta e hai scelto un’altra mappa, le strade che conducono da città a città, o all’interno del reticolo infinito di palazzi ed esercizi commerciali, il negozio di frutta in Avenue du Maine, il rivenditore Horizon di BMW, il riparatore di finestre, il ristorante franco italiano Raffaello, e ti chiedi se sia meglio affondare il bisturi tra i diverticoli o domare le signore assatanate al café Rubis di Rue Gassendi, costringerle al silenzio nella Bibliotheque George Brassens, rispondere a domande difficili come il menu e la qualità di Chataigne e Cassis all’angolo di Rue Liancourt. Ti chiedi anche cosa c’entri questo con Futura, le scorribande sempre più rischiose, le rapine e gli scippi che prima o poi la prendono e la sbattono dentro e tu dovrai inventare una svolta credibile per continuare a scrivere di lei: che romanzo sarebbe, rinchiuso nei cinque metri quadrati di una cella? E’ il motivo per cui prendi tempo, le fai riuscire tutti i colpi, perfino quelli organizzati nei parchi cittadini, dove basterebbero due ragazzi distratti, un assistente fallito e lo strizzacervelli perditempo a fermare la combriccola, avvertendo l’agente dietro l’angolo o avvinghiandosi a Futura, l’unica donna, bella come il sole, che ti chiedi perché non si decida a fare l’attrice o la modella, perché non incanti un magnate del petrolio coi suoi occhi dal colore incerto, capaci di stregare anche l’uomo più insensibile del mondo. Ti domandi questo e altro davanti alla libreria dalla facciata in legno tutta consumata dove c’è scritto papeterie e cadeaux, e pensi a quando le righe che stai mettendo in fila saranno lette da qualcuno, forse una donna in carcere che non sa come passare il tempo e legge romanzi su romanzi finché non trova la sua storia, perché è così che succede: ogni libro che apri vuoi trovarci la vita che non riesci più a capire e nessuno è capace di spiegarti: solo una guida turistica fallita che voleva fare il medico, un bel giorno, te la mette davanti, quando ormai non ci speravi, e dimentichi la cella, le bestemmie dei detenuti confinanti e ti immedesimi a tal punto che ti pare di vivere per la prima volta e comprendi che finora avevi solo scippato la vita a qualcun altro e adesso, solo adesso – troppo tardi? –  ti accorgi che puoi viverla anche tu, e ti viene da piangere, e volti le pagine come gireresti l’angolo tra Rue Gassendi e Rue Daguerre, fissando la fine della strada come se oltre i ristoranti, i negozi di frutta e le tabaccherie dovessi incontrarti finalmente con te stessa, appena dopo il semaforo, il bar, l’insegna verde della farmacia.

30 pensieri su “42. Incroci

  1. ogni libro che apri vuoi trovarci la vita che non riesci più a capire e che nessuno è capace di spiegarti
    […]  ti accorgi che puoi viverla anche tu, e ti viene da piangere, e volti le pagine come gireresti l’angolo

    La scrittura, la lettura come mappe che un esploratore traccia con precisione metocolosa per qualcuno che, dopo di lui, vorrà attraversare territori fino a quel momento sconosciuti, perché altri abbiano il coraggio di esplorarli e magari scoprire cose nuove.

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  2. “ti accorgi che puoi viverla anche tu,e ti viene da piangere”-e a che ti aiuta a piangere?!
    Vivi e basta!
    Piu di 2o anni fa tutti dottori mi hanno datto massimo 10 anni di vita e soltanto se non mi strsso,non mi stanco.E’ impossibile con me.Non mi è piaciuta questa diagnosi, volevo vivere al modo mio,comunque.Come sono dispettosa,vivo già 15 anni di piu dalla data della mia morte e sto bene.Posso vivere anche io! “Puoi se pensi che puoi” ha detto Norman Vincent Peal

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  3. “..un bel giorno, te la mette davanti, quando ormai non ci speravi..
    e ti immedesimi a tal punto che ti pare di vivere per la prima volta ”

    Chi scrive per Amore ha la capacità, straordinaria, di restituire luce, dignità, una strada da percorrere a qualsiasi esistenza, anche a chi pensa di avere sbagliato tutto e di non avere più vie di uscita.

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  4. “troppo tardi?”

    Forse un mattino andando in un’aria di vetro,
    arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
    il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
    di me, con un terrore di ubriaco.

    Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto
    Alberi case colli per l’inganno consueto.
    Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto
    Tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

    E.Montale

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  5. Volevi fare il medico

    Scrittore e lettore sono spesso animati dagli stessi intenti, allargare i propri orizzonti, colmare un vuoto, chiarire fino a comprendere qualcosa d’irrisolto, fino a cambiare e ridare un senso alla propria vita. Scrivere come leggere a volte è la cura giusta.

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  6. Nei riguardi di Colui che ha creato il tempo saremo sempre in ritardo ma si può rimediare ….proprio restituendo il tempo.

    “Se è tardi a trovarmi, insisti, se non ci sono in un posto, cerca in un altro, perché io son fermo da qualche parte ad aspettare te.”

    Walt Whitman

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  7. “prima o poi la prendono e la sbattono dentro e tu dovrai inventare una svolta credibile per continuare a scrivere di lei: ”

    Scrivere è il modo più intenso ed intimo per entrare in relazione con una persona e per restarle accanto.

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  8. – e ti immedesimi a tal punto che ti pare di vivere per la prima volta…

    Il lettore incrocia la sua vita con quelle dei personaggi del romanzo, che si incrociano tra loro, come nella realtà le vite di tutti si incrociano con quelle degli altri.

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  9. “I lettori sono i miei vampiri. (…)
    Le cose che il romanzo non dice sono necessariamente più di quelle che dice, e solo un particolare riverbero di ciò che è scritto può dare l’illusione di stare leggendo anche il non scritto.”

    (I. Calvino)

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  10. ogni libro che apri vuoi trovarci la vita che non riesci più a capire e che nessuno è capace di spiegarti:

    Se leggendo un romanzo ci trovi “la vita che non riesci più a capire e che nessuno è capace di spiegarti…” allora quel romanzo non è uno specchio comune in grado di riflettere solo ciò che appare in una persona, ma è uno specchio speciale nel quale si riflette l’anima di chi lo legge .

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  11. …ogni libro che apri vuoi trovarci la vita che non riesci più a capire e che nessuno è capace di spiegarti

    La nostra storia si intreccia con altre storie formando un cerchio che è la vita ma che non riesci a capire se non hai il coraggio di affrontarla.

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  12. “la mappa intricata e piena d’incroci…costringerle al silenzio nella Bibliotheque George Brassens”

    L’Universo (che altri chiama la Biblioteca) si compone d’un
    numero indefinito, e forse infinito, di gallerie esagonali, con
    vasti pozzi di ventilazione nel mezzo, bordati di basse ringhiere.

    Qui

    Tutti gli uomini si sentirono padroni di un tesoro intatto e
    segreto. Non v’era problema personale o mondiale la cui
    eloquente soluzione non esistesse: in un qualche esagono.
    L’universo era giustificato, l’universo attingeva bruscamente le
    dimensioni illimitate della speranza. […] Anche si sperò, a quel
    tempo, nella spiegazione dei misteri fondamentali dell’umanità:
    l’origine della Biblioteca e del tempo. […] La certezza che
    un qualche scaffale d’un qualche esagono celava libri preziosi
    e che questi libri preziosi erano inaccessibili, parve quasi
    intollerabile. […] In un certo scaffale d’un certo esagono
    (ragionarono gli uomini) deve esistere un libro che sia la chiave
    ed il compendio perfetto di tutti gli altri […] Non mi sembra
    inverosimile che in un certo scaffale dell’universo esista un libro
    totale; prego gli dèi ignoti che un uomo – uno solo, e sia pure
    da migliaia d’anni! – l’abbia trovato e l’abbia letto. Se l’onore
    e la sapienza e la felicità non sono per me, che siano per altri.
    Che il cielo esista, anche se il mio posto è all’inferno. Ch’io sia
    oltraggiato e annientato, ma che per un istante, in un essere, la
    Tua enorme Biblioteca si giustifichi.

    Borges ( Biblioteca di Babele,)

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  13. Futura, l’unica donna, bella come il sole, che ti chiedi perché non si decida a fare l’attrice o la modella, perché non incanti un magnate del petrolio coi suoi occhi dal colore incerto, capaci di stregare anche l’uomo più insensibile del mondo.

    Il mondo dello spettacolo, come il mondo della moda o la possibilità di vivere nel lusso sono tutte cose apparentemente molto affascinanti , e una volta che entri a far parte di questo modo rischi di diventare schiavo ,perchè stai rincorrendo un ‘illusione che non ti lascia niente se non l’amara solitudine di sentirsi vuoti dentro, una volta che le luci dei riflettori si sono spenti su di te. E Futura tutto questo lo sa, perchè se è una donna capace “di stregare anche l’uomo più insensibile del mondo”, significa che “i suoi occhi dal colore incerto” sanno parlare e al tempo stesso ascoltare disarmando l’animo di chi la stà fissando!

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  14. Incontrare se stesso è una cosa difficile e coraggiosa , perchè significherebbe osservare la realtà per quella che è. E non è detto che questa realtà ci possa piacere a volte fa paura ,perchè rispecchia il nostro lato oscuro che non vogliamo ammettere di avere, ma che purtroppo esiste e che dobbiamo guardarlo dritto negli occhi con coraggio se non vogliamo che lui ci pietrifichi per primo ,intrappolandoci per sempre nella prigione del nostro ego.

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  15. e adesso, solo adesso – troppo tardi? – ti accorgi che puoi viverla anche tu,

    Non è mai “troppo tardi” per aprire gli occhi e capire che la vita “puoi viverla anche tu”!

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  16. Futura un desiderio di redenzione o di riscatto.
    Amerigo ha una vita che non gli piace, un lavoro che sopporta perché gli da da mangiare e un sogno infranto per una memoria fragile.
    Il desiderio e’ poter ricominciare da li, quella spiaggia fatta di sogni con una bella ragazza che lo ama e non ha ancora deciso di lasciarlo per un altro.
    Ricominciare e riscattare il presente che provoca insoddisfazione e dolore, trovare una via d’uscita nello scrivere, scrivere della donna della spiaggia immaginando che anche lei abbia sbagliato tanto e paghi i suoi errori chiusa in un carcere dove la salvezza arriva dai romanzi letti. Il desiderio di salvare qualcuno per sentirsi utili e nello stesso tempo essere salvati da una vita deludente, il cui sapore e’ oggi quello della sconfitta, del non aver saputo osare, insistere, lottare per un amore o per una professione, per un futuro migliore.
    Ma a voler uscire dalla cella e’ anche il romanzo, un genere letterario che ha perso il suo fascino, come se non dovesse più vivere di se’ e dell’ispirazione dell’artista, bistrattato, mortificato e reso illegale dal bisogno di rubare l’estro a chi lo ha ma  non ha un nome che conta, che fa notizia, e ci si arricchisce prendendo ad altri ciò che non si ha. Un genere ingabbiato dalle scuole di scrittura che si salva per mezzo di chi vuole riscattare lo stesso fallimento, si e’ guardato in uno specchio e ha visto riflesso l’uomo di dentro e non solo un’immagine costruita artificiosamente, un’ identità propria e non usurpata a qualcun altro.

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  17. Forse quella donna in carcere siamo noi, è gran parte dell’umanità, bloccata nella vita che le appartiene e che spesso non sa come far funzionare nel modo migliore. A tal punto ciò può accadere che un libro riesce a salvarci la vita, a donarci le informazioni che mancano, oltre al fiato e allo spirito che ci servono per combattere e amare senza riserve. La potenza di certi libri, come dell’arte, è unica: tocca i gangli vitali e rivitalizza l’anima, senza alcun conflitto o secondo fine. E’ forza pura, pronta a servire al suo scopo. E’ libera e gratuita, disinteressata e aperta all’altro. E proprio perché possiede tutte queste caratteristiche, voglio pensare che assomigli all’azione liberatrice di Cristo. E’ quindi in grado di aprirci gli occhi sul dono più grande che abbiamo ricevuto. E ridarci speranza, o almeno sogno e novità di vita.

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  18. Cari tutti (compreso l’autore),

    Eccomi di nuovo dopo diversi giorni che non rispondo ai post. Non lo faccio neanche oggi, perché voglio condividere con voi una cosa bellissima: un gesto di amore vero, grande, che non vuole nulla in cambio se non la tranquillità dell’altro.
    Mia sorella Vittoria in questi giorni è stata ricoverata al Gemelli per un intervento, il terzo, che avrebbe potuto significare la fine di quattro anni di chemio quasi continuate. Appena riportata nella sua stanza dalla sala operatoria, ancora non del tutto sveglia, ma cosciente , aveva chiesto di parlare con un medico , così le era stato comunicato di non aver potuto portare a termine l’ operazione perché il tumore era ormai troppo esteso.

    Il marito ottantaduenne era rimasto a Firenze e telefonava continuamente per avere notizie. Noi non sapevamo cosa dirgli, così Vittoria ci ha fatto cenno che voleva parlargli lei. E’ stata un quarto d’ora al telefono per tranquillizzarlo, ha risposto a tutte le sue innumerevoli domande con voce ferma, anche prendendolo in giro, gli ha raccontato un sacco di frottole abbastanza credibili, finché non è stata sicura di averlo convinto. Poi , dopo averci detto che lei è sicura di ricevere un miracolo, si è riaddormentata.

    Eravamo presenti alla telefonata una delle figlie ed io e ci guardavamo in faccia chiedendoci come facesse ad avere tanta forza, alla fine Silvia ha detto: “Soltanto ora ho capito cosa vuol dire amare veramente e solo ora purtroppo riesco ad apprezzare il coraggio e l’altruismo di mia madre”.

    Quella di mia sorella al marito è stata una dichiarazione d’amore unica, bellissima, commovente. Avevo tanta voglia di abbracciarla, di piangere con lei, ma le sue difese immunitarie sono bassissime e non ce lo hanno permesso. Forse è stato meglio, perché lei aveva faticato molto a mantenere la calma per non preoccupare la figlia. Piangeremo insieme ognuna per conto suo. Ti voglio bene, Vittoria, hai ragione, “siamo uomini o caporali?”.

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  19. E tu dovrai inventare una svolta credibile per continuare a scrivere di lei

    Storie che si intrecciano,personaggi in cui ci si ritrova…perche’,inconsapevolmente,speri di trovarci la vita che non riesci più a capire..che si è perduta tra i suoi incroci…ecco,scoprire se stessi si può,grazie allo scrittore,alla sua “anima grande”,che,fra le righe,ti offre la possibilità riflettere sulla tua vita,di non perderti..non più.

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  20. coi suoi occhi dal colore incerto, capaci di stregare anche l’uomo più insensibile del mondo

    Gli occhi molto belli sono insostenibili, bisogna guardarli sempre, ci si affoga dentro, ci si perde, non si sa più dove si è.

    Elias Canetti, La provincia dell’uomo, 1973

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  21. Strana la vita, a volte ci porta a camminare su strade che mai avremmo immaginato di percorrere, una serie di incroci che generano incontri o creano solitudine; una svolta qualunque per perdersi e un’altra per ritrovarsi, perché in fondo la vita è un continuo cambiamento, inchiostro che scorre sul foglio a regalarci continue sorprese

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  22. vi ringrazio!
    uscire dalla gabbia, con un gesto d’amore, come quello di Vittoria, un romanzo, una preghiera, una voglia di vivere come quella di Agnese.
    ogni giorno un capitolo, per dire no a chi vorrebbe toglierci la vita.

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  23. “Ti viene da piangere.Volevi fare medico…”
    O.K oggi la pagina piangente,vero,non sempre si può solo ridere,ogni tanto bisogno di riflettere sulla propria vita,posizione giusta.Non so se ha un senso piangere dal passato “potevo fare…”,”volevo fare,ma…” E’ cosi come è, succeso questo che si è succeso,punto e basta.Adesso esiste presente e futuro.Volevi fare medico,lo vuoi ancora?Vedi un po’ che si può fare.Tutto è possibile!

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  24. Vi abbraccio tutti cari amici, stasera mi avete davvero commossa in modo speciale, sono contenta di essere venuta a cercarvi così ho potuto anche io essere un piccolo incrocio che senza paura si può attraversare mano nella mano con tutti voi come facciamo nella nostra chiesa quando recitiamo il Padre Nostro.

    A presto, specialmente a Roberta.

    Ernestina.

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  25. “Ti vine da piangere”.

    Piangere spesso è liberatorio. Non tutti riescono a farlo. C’è invece chi ha le lacrime in tasca.
    Raramente la metto sul personale, ma stavolta devo dire in tutta sincerità e ne è la riprova il fatto che mi sono accinto a scrivere il post a un’ora tarda rispetto alla norma che anch’io ho vissuto questa giornata molto amaramente. Non mi è capitata proprio oggi una tremenda disgrazia bensì è stata un pò la summa di tante sventure e peripezie che da un po’ contraddistinguono la mia esistenza. Sentivo un nodo che cominciava a stringersi nella mia gola e proprio durante la lettura delle vostre apprezzabilissime chiose di oggi stavo per rompere la diga che sin’ora aveva sempre arginato il bacino del mio pianto cosa che fino a quel momento un po il mio temperamento ironico un pò il mio forte orgoglio e soprattutto la mia fede hanno sempre impedito. Certo ho avuto altri momenti di commozione, come mi accade durante i funerali dei miei cari o di conoscenti ai quali ho partecipato ma difficilmente mi sono sorpreso a piangere sul latte versato.
    Oggi la pagina era densa di spunti per introspettare le vicende dei protagonisti, avevo però voglia soltanto di bagnare la tastiera del PC per dare sfogo al mio dolore.
    Nello scorrere i commenti mi sono imbattuto su quelli di Roberta e Agnese, piuttosto carichi di pathos per quanto riferito. Giunto all’immancabile compendio finale della nostra preziosissima guida già sentivo la mia laringe rilassarsi tornando alla sua dilatazione abituale e i muscoli massillo facciali passare da un tipo di contrazione a quella opposta avvertendo con mia grande sorpresa che cio che si preparava a diventare uno scoppio incomprimibile di liquido salato si era d’un tratt mutato in un inebriante sorriso e il mio immenso sconforto si era trasformato in gioia profonda. Ho capito allora che in quel giorno l’amore non si era
    ancora fatto vivo finchè due angeli non me lo hanno riportato.

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  26. @ Roberta Z.

    Grazie come sempre, Roberta, per la bellezza e la schiettezza delle tue parole. le amo in modo particolare, perché non sono minimamente filtrate, sono pure e vere, dirette al cuore di coloro che vogliono ascoltare. Hanno la forza di quelle di nostro Signore, mi sembra. Sono così vere, che io, che non conosco tua sorella, mi sembra di vederla, sofferente eppure piena di amore, in quel letto. Grazie ancora per le tue parole e per aver condiviso con serenità quanto ti sta accadendo. Tua sorella, per il tuo tramite, ci sta mandando un grande messaggio di amore e di speranza. E anche di carità dell’anima. E’ una grande lezione. Grazie ancora. Un bacio, Marco

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  27. La sirena sembra il simbolo di ciò che vuole ingannarci e divorare la nostra vita, attraendoci con le false promesse di un canto seducente ed irresistibile.
    Per non restare inermi, cadere nella trappola e gettarci nel mare, simbolo appunto della morte, affogando nel tentativo di raggiungerla, possiamo ascoltare un altro suono ancora più dolce, quello di un Orfeo che canta, magari scrivendo, per noi proprio con questo scopo.

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