44. Cos’è che può

da qui

Solo adesso ti decidi a guardare quello che c’è intorno: una specie di salotto in legno, con sedie-poltrone aerodinamiche su cui potresti addormentarti. I tavolini ellittici contengono tutto l’essenziale: birra, pistacchi, noccioline salate e patatine, un bicchiere d’argento coi tovaglioli di carta e un posacenere.
Si può fumare?
No.
Perché è così scorbutico? Qualcosa sarà andato storto? Starà inseguendo pure lui una donna che non vuole dirgli il nome? Eppure ti aggrappi a lui come all’ultima chance di trovare una soluzione alla tua vita, ai tuoi viaggi interrotti. Potrai mai diventare un uomo libero? Hai cominciato ad annotare i sogni, quando ti svegli la mattina. Nell’ultimo ti trovavi in un palazzo antico, con reperti archeologici di inestimabile valore. C’era qualcuno che ti guardava con disprezzo, perché la tua casa era stata preferita alla sua dimora principesca per non sai che cosa. Che vorrà dire? Devi accontentarti di quello che la vita ti riserva? O è la prova che quello che invidiamo vale meno di ciò che abbiamo e siamo?
Avevo visto il posacenere.
Starà qui per bellezza.
Come puoi convincerlo ad ascoltare la tua storia? Cerca di capire che cosa potrebbe interessarlo. E’ uno scrittore: ci vuole uno spunto, un’idea da trasformare in un romanzo. Come continuava il sogno? Davi un passaggio in macchina a un malato, un amico caro, che ti ringraziava.
Secondo lei è normale iniziare a leggere un libro e non riuscire mai a finirlo?
E’ il bar ideale per uno scrittore. Assomiglia alla cabina di una nave: oltre la finestra con le tende mezze chiuse c’è il mare della vita, le onde montano con la schiuma salata dei ricordi.
Come ha detto che si chiama?
Romolo.
Io mi chiamo Amerigo.
Ce l’hai fatta? Magari l’ha colpito l’incubo dei segnalibri. C’è un paio di corna d’alce, attaccato alla parete: che sia il locale dove dicono che Hemingway si fermasse a bere?
La prego, mi aiuti: ho bisogno di sapere perché quando comincio a leggere sono sempre costretto a rinunciare.
Te lo immagini con la barba bianca, le rughe sulle fronte e l’eterno timore di essere pedinato dagli agenti. Ti chiedi perché uno scrittore si suicidi, cosa lo spinga a interrompere una volta per tutte le sue storie.
Riferisca dall’inizio, lentamente: devo avere il tempo di appuntare.
Cos’è che può spezzare tanto, nella vita, da spezzare anche lei, con una corda al collo o un colpo di fucile?
Sì, ricordo una bambina: correva sulla bicicletta e le gridavo di dirmi come si chiamasse.
Forse hai trovato chi ti dà il passaggio; o lo dai tu, e vedrai che alla fine ti ringrazia, come l’amico caro del sogno.

23 pensieri su “44. Cos’è che può

  1. Cos’è che può spezzare tanto, nella vita, da spezzare anche lei, con una corda al collo o un colpo di fucile?

    Il senso di inutilità, il vuoto che assale alla gola come un serpente a soffocare i sogni, la solitudine, il dolore che provoca l’idea che nessuno sia in grado di capire, l’incomunicabilità di ciò che ci abita il cuore, ma soprattutto quel dolore che si prova quando è la vita che continuamente ti dice no.

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  2. Che vorrà dire? Devi accontentarti di quello che la vita ti riserva? O è la prova che quello che invidiamo vale meno di ciò che abbiamo e siamo?

    Nella vita conta solo ciò “che siamo” possiamo avere tutto e non essere nessuno perchè oltre ciò che abbiamo , non abbiamo praticamente nulla.Possiamo non avere niente ed essere qualcuno , perchè abbiamo una richezza che nessuno può toccare ,ma che molti possono vedere : la capacità d’Amare e di saper donare!

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  3. Hai cominciato ad annotare i sogni, quando ti svegli la mattina.

    “I sogni sono illustrazioni dal libro che la tua anima sta scrivendo su di te.”

    Alan Drew

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  4. – Potrai mai diventare un uomo libero?

    Solo liberando l’amore e la verità si diventa liberi.

    “L’uomo non trionfa mai del tutto, ma anche quando la sconfitta è totale quello che importa è lo sforzo per affrontare il destino e soltanto nella misura di questo sforzo si può raggiungere la vittoria nella sconfitta.”
    (Ernest Hemingway – “Il vecchio e il mare”)

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  5. – Ti chiedi perché uno scrittore si suicidi, cosa lo spinga a interrompere una volta per tutte le sue storie.

    Tante persone soffrono di depressione, anche più di quanto si pensi.
    Queste sentono di non avere più le energie e le risorse per affrontare la vita, vivono passivamente e senza interessi. Si sentono oppresse, sono tristi, malinconiche ed a volte anche rabbiose; sono spesso tormentate anche da grandi sensi di di colpa.
    Per loro il presente è un macigno impossibile da sostenete, il passato ancor più pesante ed opprimente e sono incapaci di guardare al futuro con serenità e speranza.
    È molto difficile aiutarle, anche perchè spesso rifiutano l’aiuto.
    Forse l’unica cosa da fare è ascoltare, quando se ne ha l’occasione, e far sentire loro più amore possibile.

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  6. Cos’è che può spezzare tanto, nella vita, da spezzare anche lei, con una corda al collo o un colpo di fucile?
     
    Penso che la percezione di una profonda solitudine e della totale mancanza d’amore possa portare alla disperazione, la salvezza e’ nel ricordo un’esperienza di amore.
     
    Pensieri d’amore dimenticati risorgono e mi portano di nuovo alla vita (O. Fallaci)

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  7. VITA

    Giorno difficile, in cui il sole
    e le nuvole combattono
    – a tratti aperto, fiore,
    a volte chiuso, frutto – ,
    per confondersi nella notte!
    Vita!
    Veglia in cui gli occhi
    si aprono e si chiudono,
    in un gioco stanco
    di verità e menzogna,
    per confondersi nel sogno!
    Vita!

    Juan Ramon Jiménez

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  8. “Cos’è che può spezzare tanto”

    Le parole che non hanno voce, il bacio non dato, i gesti d’amore che aspettano solo noi per essere compiuti.

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  9. ”Eppure ti aggrappi a lui come all’ultima chance di trovare una soluzione alla tua vita,”

    ‘..sentire che il mondo è bello perché qualcuno ti ha capito, perché la vita è essere compresi, altrimenti è un aborto o un rifiuto;’ (F. Centofanti, Ecco l’Uomo)

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  10. “Cos’è che può”

    Il ricordo non può dividere….il ricordo è poesia.

    Ti ricordo come eri

    Ti ricordo come eri nell’ultimo autunno.
    Eri il berretto grigio e il cuore in calma.
    Nei tuoi occhi lottavano le fiamme del crepuscolo.
    E le foglie cadevano nell’acqua della tua anima.

    Stretta alle mie braccia come un rampicante,
    le foglie raccoglievano la tua voce lenta e in calma.
    Fuoco di stupore in cui la mia sete ardeva.
    Dolce giaciglio azzurro attorto alla mia anima.

    Sento viaggiare i tuoi occhi edè distante l’autunno:
    berretto grigio, voce d’uccello e cuore di casa
    verso cui emigravano i miei profondi aneliti
    e cadevano i miei baci allegri come brage.

    Cielo da un naviglio. Campo dalle colline:
    il tuo ricordo è di luce, di fumo, di stagno in calma!
    Oltre i tuoi occhi ardevano i crepuscoli.
    Foglie secche d’autunno giravano nella tua anima.

    Pablo Neruda

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  11. “dimmelo tu cos’è,
    quello che ancor ci manca, quello che ancora non c’è,
    e che ti prende alle spalle e non ti fa tornare indietro,
    più indietro.”

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  12. “Cominciate col fare ciò che è necesario,poi ciò che è possibile.E all’improviso vi sorprenderete a fare l’impossibile”
    San Francesco d’Assisi

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  13. “Solo adesso ti decidi a guardare quello che c’è intorno”

    Quando un uomo è ripiegato solo su se stesso il mondo inizia e finisce con lui…è questo che spezza ed impedisce di arrivare alla fine di quella meravigliosa missione che è la vita.

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  14. “Hai cominciato ad annotare i sogni,quando ti svegli la mattina”
    non avevo mai questo abitudine,raramente ricordo i sogni,ogni tanto durante la giornata ritornano come un lampeggiatore.La mattina invece tutta la mia energia impegno ad convincermi di svegliarmi e alzarmi, per provare a ricordare i sogni non ho piu la forza mentale.

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  15. Lo scrittore come liberatore. Di sentimenti, ricordi, amore. Compito complesso il suo d’interpretare, ascoltare, produrre, prelevare inserti dalla vita che pulsa, dalla gente che parla con agitazione, che ha in bocca dubbi e verità confezionate. Lo scrittore può veramente salvare ogni giorno una gran parte di questa vita. Migliorarla. Aiutare chi non è “leggero” a dare un senso alle proprie radici ora perse, agli interrogativi sempre pronti, alle logiche riottose che mal si conciliano con i desideri e le debolezze di ciascuno. E lo scrittore questo lo fa senza parlare con le persone, ma tramite i libri. Voglio credere che lo scrittore non ammaestrato dall’editore che ne vuole fare un bancomat mediatico, sia persona vera e trasparente, i cui scritti interpretano di continuo la canzone del mondo. Il suo è amore originale ed unico, che dà senza chiedere, che insegna. Romolo, tu che adesso parli con uno scrittore… sei fortunato come noi: non sprecare questa opportunità e porta luce tra le tue ombre!

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  16. “Cos’è che può” quello che tu non puoi? Chi può arrivare dove non arrivi tu?
    quando non c’è più nulla che vale, quando ti manca perfino il conforto di un foglio bianco sul quale scaricare il fiume che hai dentro sperando diventi uno specchio tranquillo?
    Come il romanziere perduto, l’esule alcolizzato che davantia al mare prendeva a schiaffi la vita pensando che non gleli avrebbe mai restituiti. Le sue storie non erano la sua storia, le nostre storie non possiamo raccontarle noi come fossimo figli di un libro, per questo qualcuno fa un uso smodato di segnalini? Perchè sa che arrivato alla fine del capitolo bello domani se ne apre uno vero che di bello ha soltanto la metereologia?
    Sono poche le cose che posson salvarti e non parlo di un doppio Mohito o qual’altro sballacoscienza. C’è bisogno di qualcosa di vivo per non farsi spezzare la vita, una vivida fiamma da qualcuno portata di umana pietà di speranza di amore che dia un senso alle cose che fai che ti faccia sentire che la chiave di tutti i misteri è proprio la vita qualunque essa sia e chi mai penserebbe di gettare nel mare ciò che apre le porte di un castello incantato?

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  17. Quando un uomo è ripiegato solo su se stesso il mondo inizia e finisce con lui…è questo che spezza ed impedisce di arrivare alla fine di quella meravigliosa missione che è la vita.

    un giudizio tremendo su quanti, guardandosi intorno, non vedono che solitudine, dolore e disperazione, e magari vorrebbero uscire da sé, andare verso l’altro, ma credono così poco in sé stessi, hanno un così basso senso di sé, generato da una storia di sofferenza muta, incomunicabile, che le mani ricadono lungo i fianchi mentre si spezza in loro l’ultimo grido prima che sia buio.

    si perde un figlio, solo, nella notte
    un colpo nella tempia, una ceramica
    rotta di nascosto, senza mettere
    i cocci sotto il letto.
    suicidio, dicono, articolo di fondo
    non chiedersi il perché del già confuso
    col rosso dei capelli, i colori
    di dentro, e gli abiti neri della madre
    corpulenta e sudata
    stilettata inutile
    nell’ultima chiamata al cellulare
    [F. Centofanti, Nomen omen, p. 34]

    non credo che tutti i ripiegati su sé stessi siano di conseguenza suicidi, anzi, di solito, il ripiegato su sé stesso, egoista e narcisista, vive fino alla vecchiaia cercando – e spesso riuscendo – a rendere impossibile la vita a chi gli sta intorno.

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  18. Ce l’hai fatta?
    – Riferisca dall’inizio, lentamente: devo avere il tempo di appuntare.

    Torna l’ispirazione, torna la speranza, nuove idee da ascoltare e trasformare in pagine che sazieranno la fame del lettore, sì, nuova vita che rinasce, mano tesa ad abbracciare e penna pronta a scrivere ancora sul taccuino nero, che stavolta riesce a eludere il colpo di fucile

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  19. INCUBI
    Un babbeo dal medico:
    -Dottore,ogni notte mi sogno una grande porta con una grande targa,ma grande grande.E spingo e sudo,sudo e spingo e spingo spingo,ma non riesco ad aprirla.
    -Non ricorda se c’è scritto qualcosa sulla targa?
    -‘Tirare’…

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