Buffe incomprensioni tra un peperoncino e un piatto di spaghetti

Buffe incomprensioni tra un peperoncino e un piatto di spaghetti

di Isabella Borghese

 

Siamo (anche) ciò che mangiamo e quello che ci inventiamo.

Se fosse un alimento Lei sarebbe una spezia. Ogni volta una differente. Dev’essere per quella dote riconosciutale dagli altri che la spinge, con naturalezza e spontaneità, ad assumere un ruolo differente a seconda delle circostanze. Ed è così che condisce le sue relazioni, con l’arte del rinnovarsi e quella della genuinità.

Se fosse un alimento, L’Altra, consegnerebbe agli spaghetti la sua bellezza, la sua fisicità slanciata e i suoi lunghi capelli castani. Ed è così che addolcisce i suoi legami, con l’armonia.

Le Due in cucina si incontrano in chiacchiere succulente come fossero, Lei con L’Altra, un semplice piatto di spaghetti al peperoncino.

L’amicizia, in fondo, ha bisogno di ingredienti capaci di amalgamarsi e accomodarsi poi con comodità su di un piatto bianco per donarsi con generosità ad altre bocche.

In cucina si nutrono molti legami. E proprio lì gli strofinacci, in genere, sono l’oggetto senza pregio. Non abbelliscono l’ambiente né gli assegnano particolarità, caratteristiche di cui sono fornite le tende che invece dopo la scelta con dedizione vengono appese con cura.

Gli strofinacci diventano utili solo perché asciugano stoviglie e mani. Sono l’oggetto casalingo selezionato senza attenzione, quasi con indifferenza. Si dice così: “Tanto, l’uno vale l’altro”.

Spesso, tuttavia, le pezze appese vicino ai lavandini realizzano il loro lavoro malamente: restano sempre umidi. Allora accade che asciughi le stoviglie, ma le mani resteranno umide, se non addirittura bagnate.

Ed è in questo modo che si trasformano in un oggetto inutile, se non addirittura fastidioso.

Il pavimento è bagnato. Tanto lucido quanto inzuppato di acqua.

È ora di cena.

Lei pensa che afferrare uno strofinaccio, spalmarlo in terra, per asciugare le mattonelle in pochi attimi, è una necessità per affrettare la preparazione del pasto serale. Un passatempo pratico.

L’Altra non dev’essere d’accordo. Si rivolta con stizza, quasi rabbiosa: “Togli quella pezza da terra. Non va utilizzata per asciugare il pavimento”.

“Ma su! – si spiega Lei – È tardi e dobbiamo sbrigarci per la cena. È solo uno strofinaccio.  – aggiunge – Potremmo mantenerlo per i momenti di emergenza e per asciugare il pavimento. Ne abbiamo così tanti per le stoviglie!”

“No! Ho detto di no! – controbatte L’Altra – Liberati subito di quello straccio da terra e prenditi questo. È usa e getta”.

“Usa e getta?! – chiede basita Lei – E che bisogno c’è? Finisco di pulire con questo e quando sarà sporco lo vedremo roteare vorticosamente in lavatrice!”

“Ma no! – si intestardisce L’Altra – levalo subito! Tie’!”.

È così che L’Altra riesce a porgere a Lei “lo strofinaccio usa e getta”.

Che stranezza!, pensa Lei. Impuntarsi per uno straccio con tanta passione.

“Scusa cara – chiede Lei a L’Altra con toni curiosi seppur pacati – io non capisco… Preferisco asciugare con la pezza che dico io…”

“ Ma è un regalo di mia madre! Fa parte di un set di strofinacci, capisci? Sei pezze per la cucina. Possono sembrarti tutte uguali, immagini, ma restano un regalo gradito e poi con sfumature di colori differenti. Non mi piace vederle utilizzate in questo modo…”

“Tua madre?!”. Lei resta basita. Perplessa. Le spiace persino di non aver saputo prima questo “legame” che L’Altra sembrava possedere con questi stracci. Lo avrebbe di certo rispettato.

Anche uno strofinaccio, in cucina, può abbellire l’ambiente e consegnargli bellezza. Proprio con lo stesso fare delle tende.

Ed è così che può nascere una buffa incomprensione tra un peperoncino e un piatto di spaghetti.

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