46. Alla gola

da qui

Con l’intreccio di storie che vengono a proporti rischi di confonderti le idee. Possibile che tutti ti cerchino, sicuri di risolvere il problema della vita? Pensano che lo scrittore sia una specie di demiurgo capace di mettere in comunicazione col destino. Sai benissimo che invece è un artigiano che tesse faticosamente la sua tela, tra un campanello che suona e il telefono che squilla, disturbato dal pensiero di signore che infilano domande a cui non sa rispondere e gatti in piazza che pietrificano ogni impulso vitale, come l’incubo della pagina bianca in certe notti in cui non riesci a proseguire, per la stanchezza, o perché i fili si accavallano e non ricordi più se i due si sono lasciati o stanno ancora insieme, se l’altro ha smesso di rincorrere i fantasmi: i racconti si sovrappongono e contaminano fino a formare una matassa che non sai sbrogliare. Altro che demiurgo, sei un povero Cristo incapace di portare oltre la sua croce, che invoca un cireneo qualsiasi per raccogliere i dati, prendere nota di ogni personaggio, guidarti al punto in cui avevi interrotto la vicenda,  segnalarti il momento in cui conviene introdurre un elemento nuovo, aiutarti a domare il vortice assurdo della vita, a incanalarlo nelle righe nere che scorrono come niente fosse e a qualcuno può sembrare la cosa più facile del mondo. Eppure sei abbastanza lucido da individuare un filo ben preciso, la scintilla della gelosia, il balenio degli occhi azzurri di Fofner in cui quelli di Futura si sono impigliati durante la rapina e da cui, anche in un altro luogo o un altro mondo, non sanno più staccarsi. La descrivi mentre prepara l’ennesimo colpo con i quattro terroristi disperati, compreso il padre di Mattea, evaso chissà come dal carcere di estrema sicurezza, ma è meno granitica, ogni tanto si distrae, come guardasse il cielo, il cielo vasto con due pupille nere che la fissano e le dicono Futura, dove vai, fermati un attimo, non puoi fuggire sempre e comunque da te stessa. Ti tocca scrivere che studiando le mappe dell’azione da compiere, i percorsi intricati pieni di appunti e di cancellature, in realtà sta cercando di ricongiungersi a quegli occhi, e più t’immergi nel suo nuovo desiderio più le dita s’irrigidiscono sopra la tastiera, incespicano tra una lettera e l’altra, rifiutandosi di moltiplicare come niente fosse le righe nere che al lettore paiono spontanee, e invece sono il frutto di uno sforzo sovrumano, un calvario in cui non trovi un cireneo che ti ricordi quale dei tanti personaggi debba entrare in ballo, a quale evento spetti di accadere, quale lacrima, risata, battito di cuore siano pronti a prendere il lettore alla gola, un’altra volta.

22 pensieri su “46. Alla gola

  1. Il musicista (il grande compositore e concertatore), l’architetto (solo se grande): sono le due professioni che mi vengono in mente a proposito del mestiere di scrivere. Arte complessa, specie quando non ci si limita a raccontare (quello provo a farlo anche io), ma si mette in scena un intreccio di storie, di sentimenti, di stati d’animo. Bellissimo l’abbinamento con “Vieni via con me”: nell’altrove anche l’arte.

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  2. dove vai, fermati un attimo, non puoi fuggire sempre e comunque da te stessa


    Inutile fuggire, ovunque andiamo portiamo con noi noi stessi e i desideri che ci abitano il cuore.

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  3. – è meno granitica, ogni tanto si distrae, come guardasse verso il cielo…dove vai…

    Futura forse non ne è del tutto consapevole, ma sta solo aspettando di incontrare di nuovo il “balenio degli occhi azzurri di Fofner ” e che lui le dica “vieni via con me”, perchè, “anche in un altro luogo o un altro mondo” non riesce a pensare ad altro.
    Futura, impigliandosi in quei occhi, si è sentita amata, anche se non l’ha ancora capito, ed il suo cuore di pietra ha avuto un sussulto di gioia, ha cominciato a battare ed a vivere una vita vera, non come quella fatta di illusioni e chimere che sta inseguendo.
    Una volta provato, è impossibile dimenticare l’amore e rimanere tali e quali a prima: diventa vitale cercarlo e trovarlo ancora e sempre.

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  4. Raccontare la storia giusta nel modo giusto, elaborare descrizioni, dialoghi, dettagli non è affatto semplice. Scrivere un romanzo richiede fatica e impegno, lo scrittore deve vivere accanto, anzi dentro, alle storie. Lo sforzo sovrumano dello scrittore è ripagato dall’effetto sul lettore, la frase o la parola non scelte a caso portano il lettore a interrompere la lettura per immergersi in una riflessione più ampia sulla propria vita.

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  5. Il romanzo è un’opera e lo scrittore è l’operaio, colui che compie l’opera: è il fabbro che forgia i racconti, il tessitore dei fili delle esistenze, il minatore che scende nelle anime degli uomini. Il miracolo dell’arte è quando quei fili e quel ferro vengono lavorati in un modo straordinariamente unico, universale e senza tempo.

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  6. ”non puoi fuggire sempre e comunque”

    Ci sono persone che fuggono, ma spesso nemmeno loro sanno quanto sia grande il loro desiderio di essere trovati..

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  7. e all’improvviso lui l’amore sfiora l’anima
    ed io mi sento viva ora sono libera
    e sono qui fra la gente che ama come me
    e sento che, mi accorgo che, che
    l’amore non si ferma mai perchè lui muove il mondo
    è un’onda inarrestabile, dentro di noi
    la sola possibilità, l’eterno movimento
    è la risposta che non c’è
    l’amore…l’amore…

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  8. Possibile che tutti ti cerchino, sicuri di risolvere il problema della vita?

    Forse , perchè lo scrittore dà l’idea di una persona che sappia ascoltare e cogliere i minimi dettagli che alla gente comune possono sfuggire, senza capire che anche lo scrittore è un essere umano come gli altri e come gli altri anche lui vorrebbe trovare qualcuno che lo ascoltasse , qualcuno che come il “cireneo” lo aiutasse a portare “oltre la sua croce”.

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  9. Da commento di M&C nr4 vorrei aggiungere(se mi permetti Cri,con questo tutto che hai scritto sono daccordo) che forse Futura non è stata mai amata (o non si è sentita mai amata) e questo sentimento lo spaventa,c’è la dentro di se ma ha paura di credere che ci forse… Preferisce a fuggire perchè ha paura di illudersi,perchè non crede che può essere amata.

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  10. @Agnese
    È vero, a volte si ha paura dell’amore, perchè amare vuol dire fidarsi ed affidarsi, totalmente, vuol dire anche perdere un po’ la propria vita per l’altro… ma per poi ritrovarla e ritrovarsi.
    Inoltre, se per primi non ci amiamo, come possiamo pensare che un altro ci ami?
    Un abbraccio. Cri

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  11. “Con l’intreccio di storie che vengono a proporti rischi di confonderti le idee”
    e che problema è?! Tu fai appunti,puoi controllare,cancellare,correggere,noi nella vita dobbiamo improvvisare senza la possibilita di buttare una(o qualche) pagine nel secchio.Chi ha detto:”la vita è il teatro di un attore”?
    Tanto tu tutti hai messo in la stessa cità,in lo stesso hotel (da parte di Futura che gira non si sa dove e Dante che è rimasto senza soldi per colpa di Futura) e se Eleonora, Mattea o Marika sbagliano la stanza e si mettono nel letto di Amerigo,Fofner o Filippo, che problema è? Tutte le porte sono uguale,si può sbagliare! Ma noi continuamo a leggere lo stesso(stai tranquillo). E adesso che succede…

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  12. Il capitolo dei capitoli. La generosità fatta persona, ecco chi è il vero scrittore. I nostri gesti più semplici sono per lui sofferenza e fatica. Il lettore è l’utente che usa un mezzo indispensabile, come fosse la metropolitana, senza chiedersi chi l’abbia inventata e a quali costi.
    Questo brano raggiunge lo scopo non solo ti prende alla gola ma ti lascia anche senza fiato. A che vale aggiungere parole?
    Un grazie di cuore

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  13. E’ possibile che ti cerchino, se sei uno scrittore affabile e disponibile, che sa ascoltare. E’ normale. Tutti noi cerchiamo di soddisfare la sete di sapere in modo caotico, a volte egoista, quando ci sentiamo accerchiati dall’incedere della vita. Allora si va dall’artista, dal creativo, dallo scrittore, dal prete, da quello sensibile che tutte queste doti racchiude. Perché poi, se quel legame funziona, avverti la magia del dare, del donare, di ci’ che ti fa star bene, ti fa toccar le stelle, ti fa sentire fortunato e diverso, in comunione col mondo. E’ così e ti piace, ti piace e basta. Allora l’unica misura buona che puoi restituire, l’unico ritorno che puoi, devi dare, è quello di far tesoro, conservare nell’animo quelle sensazioni, restituire agli altri con gli occhi ed il fare quello speciale dono ricevuto. Perché è così che accade il miracolo che cerchiamo: che l’amore e certe chiavi del vivere, passano da persona a persona. E il potere di quel messaggio migliora e si diffonde ad ogni passaggio. La  vita e la casualità sono la nave su cui avviene questa traversata. Allora la fatica di quell’uomo-artista, il suo sacrificio, le ore piccole, il sobbarcarsi il peso delle questioni degli altri, non sarà stato vano. Tutt’altro.

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  14. “in realtà sta cercando di ricongiungersi a quegli occhi”

    “Quale occhio al mondo può star di paro all’ardente occhio tuo nero? È qui che l’esser mio, che l’esser mio s’affisa intero.”
    (Tosca-Puccini)

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  15. e nonostante lo sforzo sovrumano, la stanchezza, c’è qualcosa che lo spinge a scrivere ancora, a sbrogliare la matassa: è l’amore, il desiderio di donare/donarsi, perché sa che al di là c’è qualcuno che con altrettanto amore aspetta quelle righe nere nelle quali sa di potersi specchiare e trovare la salvezza

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  16. Caro Amerigo,
    è così difficile seguire il filo delle proprie vicende che a seguirne più insieme, entrando nella storia di ognuno, è cosa da… strizzacervelli.
    Se poi vuoi un romanzo perfetto, da laurea con lode alle scuole di scrittura, devi assumere un assistente, capire se sei in linea con il mercato, qual è il colpo di scena da milioni di copie, che ti fa comparire nelle antologie… poi lo strizzacervelli potrebbe servire a te. Onestamente io preferisco una bella rimescolata di ruoli e storie, incontri sbagliati che si ritrovano nella hall del Seven hotel dove fra scenate di gelosia, crisi isteriche, qualche schiaffo e qualche pugno di maschio che vola, alla fine ognuno ritrova la sua strada e perchè no, incontrarsi tutti un anno dopo davanti a una ceres in un Irish pub, vicino casa. Insomma meglio una storia più da scrittore vero che da manuale perchè quel che conta è capirsi, cogliere l’essenza delle cose per conoscersi oltre lo specchio.

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