Quale futuro? Il punto sulla fantascienza italiana

Introduzione e intervista di Giovanni Agnoloni

Da Postpopuli.it

Dario Tonani (da blog.librimondadori.it)

Al Fanta Festival MoHole, lo scorso 31 marzo, a Milano, ho assistito a un interessantissimo panel sul tema Visioni e vapori di un rugginoso futuro, con protagonisti gli scrittori Dario Tonani (una delle voci di maggior spicco della fantascienza italiana) e Giovanni De Matteo (già vincitore del Premio Urania e co-fondatore del movimento connettivista, nonché estensore del suo manifesto), nonché Franco Brambilla, illustratore della celeberrima collana fantascientifica di Mondadori “Urania”. Brillante moderatore dell’incontro, Mario Gazzola, che ha organizzato questo festival ed è lui stesso uno scrittore aderente al Connettivismo (e fondatore del sito posthuman.it). Continua a leggere

QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.94: Elegie per la vita che passa. Carlo Carabba, “Canti dell’abbandono”

Elegie per la vita che passa. Carlo Carabba, Canti dell’abbandono, Milano, Mondadori, 2011

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di Giuseppe Panella*

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“Un giorno sarò morto e intanto vivo” – con questa lucida e terribile affermazione si chiude l’esile ma significativo e pregnante mannello di poesie contenuto in Canti dell’abbandono, opera seconda di Carlo Carabba. Il volumetto è strutturalmente costituito da poche poesie che risultano, tuttavia, tutte dense di prospettive liriche da approfondire, tutte confortate dalla volontà di sondare il mistero della vita e delle sue premesse, tutte fondate su una dimensione pensosa e, nello stesso tempo, coraggiosamente protesa allo sforzo di comprendere e di salvare ciò che resta dopo quello che il poeta definisce il possibile trauma dell’”abbandono”.

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Vivalascuola. Donne e uomini nell’insegnamento

Nella puntata di vivalascuola dedicata all’8 marzo abbiamo parlato della femminilizzazione della scuola. Abbiamo visto che le insegnanti sono circa il 100% nella scuola dell’infanzia, il 95,6% nella scuola primaria, il 76.5% nella media, il 60.3% nella superiore. Questa realtà fa nascere molte domande. Come maestre e maestri vivono nel loro lavoro quotidiano la femminilizzazione della scuola? L’assenza di uno dei due generi in ambito educativo può nuocere ai bambini? Nascono difficoltà quando nel lavoro e nella relazione educativa si trovano a collaborare insegnante uomo e insegnante donna? Abbiamo rivolto queste domande a Donata Glori e Sebastiano Aglieco, di cui qui presentiamo le risposte. Quella che segue è la losro esperienza, ognuno dei lettori può aggiungere la sua. Continua a leggere

40. La mia storia

da qui

Non sai cosa ti ha preso: a un certo punto, non ce l’hai fatta più. Fofner ti ha visto alzarti all’improvviso, scostare la sedia e allontanarti come in preda a un raptus. Rimane là, come l’avevi trovato avvicinandoti alla brasserie; man mano che procedi, senti i suoi occhi farsi più piccoli, non hanno più il potere d’inchiodarti alla tua storia, sono due punti persi in lontananza, come una scritta che non riesci a leggere, come un pontile che visto da lontano non sembra più un pontile. Continua a leggere

39. Rattoppi

da qui

Le hai aperto la porta come in trance. La mansarda non è più bella, da quando vi ha fatto irruzione con la faccia da Medusa: non vedeva l’ora di pietrificarti, di dar ragione a coloro che le avevano riferito il tradimento, che ti avevano colto mano nella mano insieme con quell’altra. Continua a leggere

38. Viaggi e miraggi

da qui

Torni da un altro viaggio, stressato come sempre: non le reggi più le signore brontolone che hanno sempre qualcosa da ridire, come se vivere fosse concentrarsi sull’unico punto nero nel foglio bianco del mondo. C’è mancato poco che ce le mandassi, ma non puoi cambiare ditta ogni tre giorni. Continua a leggere

37. Moviola

da qui

Parliamo di te.
Mi trovi interessante?
Avenue de l’Observatoire: ti piace il parco con la gente che corre, spinge le altalene, si siede sulle panchine pensando a chissà cosa.
Ho un sesto senso quando c’è qualcosa che non va. Continua a leggere

36. Simboli

da qui

Hai sentito dei rumori, avvertito l’ombra di gente che correva e urlava. Ti sei accorto di quello che accadeva, ma la scrittura ti prendeva troppo, ti chiedevi come tutta la luce che invadeva la tua vita, l’aura di fiaba, in famiglia, nella scuola, la faccia seria della maestra Battistoni, Nazareno Pietroni con la pancia in fuori, lo snobismo di Aldo Bises, Continua a leggere

Tomas Tranströmer, Nobel del silenzio

di Saverio Bafaro

da Postpopuli.it

Tomas Tranströmer (da Wikipedia)

Poeta, psicologo e pianista, Tomas Tranströmer è l’ultimo Premio Nobel per la letteratura. L’Accademia di Svezia ha riconosciuto il merito al proprio compatriota perché «attraverso le sue immagini dense, limpide, offre un nuovo accesso alla realtà».

Tema centrale di tutta la sua poetica è senza dubbio il Silenzio. Dimensione fondativa e generativa, profonda meditazione agglutinatasi a partire da echi biblici (non è secondario ricordare la sua traduzione del Salterio) e passata attraverso molteplici influssi di cui solo i principali sono: i classici, i mistici medievali, i romantici, i simbolisti, i surrealisti, fino ad approdare alla lirica giapponese.

Il Silenzio è immagine ripetuta e sviscerata, ossessione pervasiva e creatrice, fuoco che ha la facoltà di mettere in relazione l’esteriore con l’interiore, motore che regola ogni movimento di partenza e di approdo della sua magnifica parabola artistica e umana. Da ormai 21 anni affronta un ictus che ne ha compromesso la motricità e la parola orale, consegnandolo ad uno strano caso in cui il pensiero espresso nelle sue pagine è consustanziale a quello che concretamente vive. Continua a leggere

Nuova generazione perduta

di Roberto Saporito

“Com’è strana una piccola città:
se non ti distrugge, ti difende.”
[Bernard Malamud]

Gli occhi non vogliono saperne di restare aperti, è più forte di me, devo spalancarli al massimo e fare piccoli urli con le mandibole estremamente dilatate per tenermi sveglio. Alzo la visiera del casco e mi lavo il viso con l’aria fresca del primo mattino. Sono ore che guido, non ce la faccio veramente più. Ho preso tanti di quei caffè che ho la nausea. Tra l’altro è una cosa abbastanza folle che io sia qui, in viaggio verso Pamplona. È che mia moglie mi ha fatto incazzare, più del solito, cioè, non lo so neanche io. Questi due anni di matrimonio sono stati un vero disastro. Continua a leggere

35. Chi è?

da qui

Come l’avete trovato, questo posto? Non avevate prenotato all’hotel di lusso in Rue de Berthollet? Ma in fondo, cosa importa? Ti sembra l’ideale, con le brocche stile Modigliani sulle mensole in legno, la stella grigia che pende dal soffitto, lo specchio che riflette il letto a due piazze dal copriletto arancione e la selva di cuscini accavallati senza un ordine preciso. Continua a leggere

Ippolito Nievo nella magnifica Palermo. Una questione geografica della storia. Paolo Ruffilli, “L’isola e il sogno”

Ippolito Nievo nella magnifica Palermo. Una questione geografica della storia. Paolo Ruffilli, L’isola e il sogno

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di Giovanni Inzerillo

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Dopo vent’anni dalla prima biografia pubblicata per i tipi della Camunia col sottotitolo Orfeo tra gli Argonauti e in occasione dei centocinquant’anni dell’Unità d’Italia, Paolo Ruffilli, sempre più affascinato dalla prosa, torna a scrivere su Ippolito Nievo, la cui controversa figura di eroe della storia e di letterato continua ad affascinare e far discutere. Ruffilli, che già nel 1991 aveva quindi tracciato una breve ma ricca biografia dell’eroe garibaldino morto nemmeno trentenne, corredata inoltre da un’appendice critica dei lavori letterari di Nievo, dai più ai meno noti (a parte le celebri Confessioni, si ricordano pure Antiafrodisiaco per l’amor platonico, Angelo di bontà, Il conte pecoraio – solo per citare alcuni romanzi), torna a insistere su un personaggio e su un periodo storico a lui caro come testimoniano, dello stesso autore, le curatele alle Confessioni e a un’antologia di scrittori garibaldini.

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Usciamo dal gorgo

di Paolo Flores d’Arcais, da “Il Fatto quotidiano”, 17 aprile 2012

La parte migliore dell’Italia rischia di essere trascinata in un gorgo dove l’unica alternativa alla disperazione sembra la rassegnazione o addirittura la fuga dalla realtà.
Sempre più spesso, persone che mai avevano rinunciato alla passione civile, alla razionalità critica, all’impegno, annunciano agli amici l’intenzione di “dimettersi” dalla cittadinanza attiva: da anni non ascoltavano i Tg, perché megafoni “falsi e bugiardi” dell’establishment, ma ora non leggeranno più neppure quel quotidiano e mezzo che racconta il mondo vero, perché questo mondo vero è troppo disperante, alla ripugnanza del regime di Berlusconi è seguito un governo Napolitano-Monti-Passera che ne perpetua l’iniquità con uno stile meno sboccato e più accattivante, e poiché nessuna opposizione “repubblicana” si profila all’orizzonte, meglio “evadere” con qualche buon libro o addirittura qualche serie tv a lieto fine, altrimenti si finisce nel suicidio (e le cronache ci ammoniscono che non è un modo di dire). Continua a leggere

CCA SUGNU, di Alfio Patti

CCA SUGNU, di Alfio Patti
Prova d’Autore, 2012 – pag. 80 – euro 10

È in libreria “Cca sugnu” (Eccomi), edito da “Prova d’Autore”: il nuovo libro di versi di Alfio Patti (nella foto), artista poliedrico, soprannominato l’aedo dell’Etna.
(Massimo Maugeri)

Dalla prefazione del libro, firmata da Salvatore Di Marco

Attraversato per intero – e non soltanto cronologicamente – questo primo decennio del nostro nuovo secolo, e inoltrandoci pure nel primo lustro successivo tuttora in corso, mi pare che si possa tranquillamente osservare che, carte alla mano, Alfio Patti di San Gregorio di Catania, nel campo ubertoso della scrittura poetica in Sicilia della nostra stagione, non sia affatto né l’ultimo arrivato e neppure più quel volenteroso e promettente “apprendista” che conobbi a metà e passa dei novecenteschi anni Ottanta in Catania.
Egli è oggi un poeta maturo in primo luogo sotto il profilo umano, quindi su quello culturale, e infine, capace di sostenere fino a livelli liricamente più alti le proprie istanze di artista, il proprio dettato linguistico-espressivo nelle sue più congeniali ideazioni stilistiche. E tutto ciò costituisce, naturalmente, l’approdo d’un percorso lungo, complesso, durante il quale i punti ideali di riferimento sono stati il suo amore per la cultura siciliana, i suoi linguaggi e il suo patrimonio etno-antropologico, ma pure la sua attenzione agli sviluppi della poesia dialettale siciliana e della letteratura del Novecento italiano ed europeo.
L’idea attorno alla quale vado ragionando in queste mie sommarie pagine è che i versi di “Cca sugnu” (Eccomi), quest’ultima silloge di liriche in dialetto di Alfio Patti, in ogni suo sapiente profilo espressivo, in ogni richiamo della mente e del cuore, nel suo specifico modus poetandi e nella res del suo canto interiore, testimoniano parimenti di quel tragitto quasi trentennale al quale mi sono finora riferito. Nell’atto di poesia è il mistero della parola che si rinnova, ed essa si rivela come sempre nuova soltanto ai suoi più fedeli e sensibili cultori. Continua a leggere

34. Sguardi

da qui

Ti viene un dubbio: e se Futura non fosse come l’hai pensata? Se nel romanzo stessi costruendo un personaggio che è solo un parto della mente, una donna come l’avresti voluta, compresi i difetti, la durezza, il fanatismo, l’incapacità di vedere le luci e le ombre della vita? Continua a leggere

La riforma Fornero

Di GIANNI GIOVANNELLI (Su UniNomade)

Il disegno di legge governativo elaborato, dopo innumerevoli compromessi, dal ministro Fornero sarà esaminato dalla Commissione Lavoro del Senato a partire dal 18 aprile, in sede cosiddetta referente (e non deliberante, ovvero dovrà necessariamente passare al vaglio delle due Camere, con possibili modifiche: segnale questo, non equivoco, di un qualche conflitto, perché ove il tripartito che sostiene Monti fosse stato totalmente d’accordo si poteva procedere all’approvazione già in Commissione). La commissione è di 25 membri; ci sono tre sindacalisti di professione (e di lungo corso: Nerozzi, Troilo e Passoni), per il resto la rappresentanza imprenditoriale domina la scena (anche nel PD: Ichino è un avvocato delle grandi aziende; Rita Ghedini è una funzionaria di vertice delle cooperative emiliane; Adragna e Blazina sono dirigenti). Non potevano mancare in un simile consesso un vecchio industriale come Pininfarina, il consueto Sacconi e la mitica Rosi Mauro. Interessante è sapere chi siano i relatori nominati: Tiziano Treu (consulente datoriale oltre che professore) e Maurizio Castro (abile ed esperto dirigente d’azienda, la controparte storica dei lavoratori nelle trattative cui partecipava prima dell’elezione). I lavoratori italiani non possono certo dormire sonni tranquilli, fra le grinfie di costoro! Continua a leggere

“Diaz”: il Male, la Paura, l’Odio.

C’è bisogno di coraggio per vedere questo film, ma è necessario trovarlo.

Pensavo di sapere quasi tutto sul G8 di Genova del 2001, ma invece no: non abbastanza. Perché sapere non è vedere. Non sapevo o non contenevo tutto questo dolore, questo sangue, questo abuso, questa crudeltà, questa disumanità, questa carne che implora inutilmente pietà a quella follia aguzzina che sa come violentare senza arrivare a uccidere, per non essere incriminata; follia che è (dentro) il nostro Stato.

Più che mai: i colpevoli della Diaz e di Bolzaneto non solo non sono stati sospesi dal servizio ma sono stati per lo più promossi. E sono ancora tra noi, per strada, con una divisa addosso, con il tricolore cucito sulla giubba. Per difenderci.

Sì, questa recensione non è asettica ma di parte, perché il film lo merita, anzi: lo reclama, lo esige. Perché se esci dal cinema senza sentirti le ossa incrinate, i muscoli pesti, gli occhi gonfi, la mente confusa e intontita allora Vicari ha fallito. Ma non fallisce, perché in sala all’accensione delle luci c’è solo silenzio livido, musi di gesso e mani tremanti a cercare i giubbotti.

Ma il cinema non è solo contenuti e alla fine quel che conta veramente, come diceva Kieslowski, è dove metti la macchina da presa. Quindi diciamolo senza esitazioni: questa è una pellicola che ha davvero la bellezza di un grande film. Inquadrature e movimenti di macchina perfetti, necessari, inosservabili, asciutti, con un grande Gherardo Gossi alla fotografia; sceneggiatura senza sbavature, flashback e flashforward che tessono suspense, effetti visivi misurati e naturali, che danno quel senso di realtà quasi fisica e olfattiva che permette di calarsi nella situazione come in un documentario, con tutti i pregi di un documentario; un montaggio preciso e teso, sottolineato dalla musica asciutta e efficace di Theo Teardo.

In conclusione, pur rispettando alcuni passaggi della critica scritta da Agnoletto sul Manifesto, è ingeneroso soffermarsi sulle supposte omissioni di questa pellicola: che un film del genere sia stato prodotto in Italia (e senza i soldi di Rai e Mediaset) e spinto così tanto nelle sale è già un miracolo. Lasciamo che il dibattito prosegua altrove, l’importante è che sia ricominciato dopo anni troppo silenziosi, senza neanche una commissione di inchiesta. E soprattutto lasciamo che sia il pubblico a dire la sua, a cominciare dalla vittoria ex aequo del Premio del pubblico all’ultimo Festival di Berlino, dove il film era presentato fuori concorso.

33. Tutto un altro mondo

da qui

Rotisserie de Beaujolais: c’è il numero telefonico, sulla tenda rossa. Si vede una striscia di fiume verde oltre il muretto e gli alberi in due file: la seconda spunta dalla banchina umida, percossa dalle chiglie dei battelli.
Mi chiamo Nino.
Io Dante.
Un nome impegnativo.
Sopra il ponte, le nuvole sono un lenzuolo stropicciato. Continua a leggere