71. Come sempre

da qui

Sei andato via, Nino titubava troppo. Forse ha perso la speranza di tirarti fuori. Fuori da dove? Vaghi come un disperato, qualcosa dovrà pur succedere prima che sia troppo tardi. Hai pensato davvero di lanciarti da sei piani? E se ci ripensassi in volo? Ti sei chiesto spesso che cosa provi uno che si pente all’ultimo momento, fuori tempo massimo. All’improvviso, l’idea: corri, sarà la strada giusta? Ti lasci portare dal destino, se un destino esiste, e non si tratta di una presa in giro a cui conviene credere, per non dar di matto. Non guardi nulla di ciò che ti circonda, attendi che spunti, dietro l’angolo, oltre un filare d’alberi, al di là della barriera di macchine, pullman, cassonetti, oltre il mondo che serve per gestire il mondo, fino a perdere di vista l’essenziale, fino a convincerti che in un libro non conta sapere come va a finire, ma solo intuire la traccia di un percorso, la struttura di un racconto, perché le storie si sovrappongono sempre, sono tutte uguali, c’è qualcuno che ama senza esser corrisposto, un altro che odia e ha bisogno di ferire, qualcuno che cerca o fugge, s’illude o illude, e lette le prime venti pagine sai già che piega prenderà la trama, chiudi il libro e senti Veronica che dice ancora un poco, fallo per me, e sospetti che sia la bambina della bicicletta che non t’ha voluto rivelare il nome, ti si dà in incognito, si burla di te, per l’ennesima volta, e pensi che il libro chiuso sia la vita, l’impossibilità di credere in qualcosa, di fidarti di qualcuno, e se vuoi lanciarti nel vuoto è per trovare chi si occupi di te, da vivo o da morto, non importa, qualcuno che si pieghi sulla tua miseria e dica poveraccio, chissà perché l’ha fatto e tu lo fisseresti con gli occhi sbarrati e inespressivi ma felici, finalmente, perché qualcuno t’interpella, un essere umano si è accorto che ci sei. Eccola, il destino non è cieco, ti ha condotto qui, oltre gli alberi, i pullman, i marciapiedi, oltre la vita che non sopporti più, solo l’altezza ti rincuora, ti propone il miraggio di una fine, una qualsiasi, il punto in cui si arriva all’ultima pagina e qualunque cosa faccia o dica, più avanti di là non si può andare. La torre punta verso il cielo, come un dito che chiede, esige, urla il suo perché senza risposta, come sempre.

24 pensieri su “71. Come sempre

  1. l’impossibilità di credere in qualcosa, di fidarti di qualcuno,

    E’ difficile poter credere e fidarsi di qualcuno quando un bel giorno ti accorgi che mostra due facce di una medesima medaglia, a quale delle due facce bisognerebbe credere e di quale delle due facce ci si potrebbe fidare?

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  2. La torre punta verso il cielo, come un dito che chiede, esige, urla il suo perché senza risposta, come sempre

    A che serve urlare i tuoi perchè , se il tuo grido come sempre non avrà mai una risposta?
    Tanto vale andare avanti per la propria strada e vedere lentamente come andrà a finire.

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  3. ”trovare chi si occupi di te, da vivo o da morto,”

    Vi sono persone che persino morendo non trovano nessuno che si curi di loro. Non ci si accorge della loro scomparsa se non dopo vari mesi, magari perché da lungo tempo non vengono pagate le bollette delle utenze, o perchè fuori dalla porta di casa si avverte qualcosa di strano.
    Ci sono solitudini davvero tremende e incongruenti in una società dove il mondo che gestisce il mondo registra ogni nostro gesto con gli occhi indifferenti di una telecamera.

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  4. – l’impossibilità di credere in qualcosa, di fidarti di qualcuno

    È difficile credere ancora in chi ti ha tradito e ferito, in chi ha dimostrato di essere falso ed ipocrita.
    Però è anche giusto perdonare, tendere la mano al nemico e recuperare la “pecora smarrita”: si può passare per fessi così, ma non vuol dire esserlo veramente…
    Una volta essersi scottati, si impara a stare attenti più al fuoco, a vigilare per non fare gli stessi errori, e far si che solo il bene vinca, alla fine…

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  5. trovare chi si occupi di te

    C’è una solitudine positiva che porta alla profonda conoscenza di sé, che dona serenità e speranza, c’è una solitudine negativa che nasce dal dolore dell’anima, dalla perdita di speranza, dall’impossibilità di credere in qualcosa o qualcuno. Troppo spesso, ancora oggi, le persone si ritrovano sole al cospetto delle proprie difficoltà senza il dono di trovare qualcuno che si occupi di loro.

    Emily Dickinson – 
Solitudine

    Ha una sua solitudine lo spazio,
    
solitudine il mare
    
e solitudine la morte – eppure
    
tutte queste son folla
    
in confronto a quel punto più profondo,

    segretezza polare,

    che è un’anima al cospetto di se stessa:
    
infinità finita.

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  6. C’è una striscia dei penauts in cui La terribile Lucy domanda a Charlie Brown
    Secondo te cosa ci stiamo a fare in questo mondo?
    Lui risponde
    <secondo me ci stiamo per rendere felici gli altri
    Dopo una vignetta di riflessione in cui i due bambini fissano lontano con la testa fra le mani e le braccia poggiate all’immancanile muretto, Lucy esplode in un urlo rabbioso e dice:
    Ehi! Qui qualcuno non sta facendo il suo dovere!!!
    il senso forse e’ tutto qui: aprire occhi e cuore per ricevere e dare attenzione

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  7. Un viaggio individuale, spesso, la vita, dove la paura (o l’egoismo) di aprirsi verso l’altro conduce verso una solitudine sterile, fatta di piccole soddisfazioni che, nel tempo, allontanano sempre più da una felicità tanto rincorsa e che, probabilmente, resterà solo un miraggio

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  8. “fino a convincerti che in un libro non conta sapere come va a finire”

    L’importante è sapere in quale direzione si cammina e farlo con una speranza nel cuore: che la puntata termini con un bacio.

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  9. Dicono gli psicologi che nel proposito di suicidio, bisogna fissare il momento dell’atto estremo almeno 24 ore dopo averlo deciso. Alcuni parlano di 7 giorni.
    Forse in quel lasso di tempo è statisticamente provato che ci si possa ripensare.
    A parte il cenno a questa prescrizione tecnico-terapeutica, è certo che (come già annotato in uno dei miei post),alla base della volontà di autoeliminarsi, ci sia totale disperazione per l'”impossibilità di credere più in qualche cosa”: un progetto una persona se stesso.
    Allora non resta che credere in cio in cui è più difficile credere: in Dio.

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  10. “e sospetti che sia la bambina della bicicletta che non t’ha voluto rivelare il nome”
    A me viene sempre la rabbia quando si cerca i colpevoli delle disgrazie,dispiaceri nella propria vita.Si accusa,e anche spesso si inventa proprio le accuse,che la propria vita è andata “male” per colpa di un altro.Va be,però la tua vita è la tua vita,cerca di “ritrovarsi” nella vita!

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  11. “e se vuoi lanciarti nel vuoto è per trovare chi si occupi di te”
    è normale,giusto,umano.Ogni uno di noi ha bisogno che ci sia qualcuno che ti abbraccia e dice:non stai da solo! A volte basta una parola,un sorriso, un abbraccio per far sentirsi meglio.

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  12. @Agnese,
    Hai ragione da vendere, un abbraccio come il tuo, un sorriso come ho trovato questa sera nella nostra bella chiesa sono stati: tutto quello di cui avevo bisogno!
    Potresti pensare sono piccole cose…invece sono le più grandi, quelle che ti fanno pensare che Dio ti sta stringendo fra le Sue braccia.
    Buona notte,
    Ernestina.

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  13. @Ernesta
    Dai,che c’è lo facciamo a ritornare forti! Amore che sta intorno ci aiuta,e bello è poter accorgersi di piccoli gesti.
    Stai bene,un abbraccio forte

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  14. “La torre punta verso il cielo,come un dito che chiede,esige,urla il suo perchè senza risposta,come sempre”
    Capita,e successo anche a me,quando dolore diventa troppo forte,insopportabile vogliamo sapere la risposta:perchè mi trovo in questa situazione? Pensiamo che,se scopriamo la risposta,il dolore sarà più sopportabile.A volte sembra anche a me. Perchè?

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  15. Non vorrei ripetere ciò che gli altri sapientemente hanno già detto, ma credere – di qualunque cosa si tratti (se Dio meglio) – e’ la medicina che tutto aggiusta, che tutto risolve. E’ grazie a quella medicina che si può trovare l’amore anche in ogni cosa.

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  16. – La torre punta verso il cielo, come un dito che chiede, esige, urla il suo perché senza risposta, come sempre.

    A volte la risposta arriva, ma siamo noi che non riusciamo a sentirla oppure che non vogliamo sentirla, perchè non è quella che ci aspettiamo, quella che ci fa comodo
    La sola speranza è di riuscire mettersi in ascolto, senza aspettative, senza pretendere, ma affidandosi totalmente: “non è Vangelo, se non fa male” !!!

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  17. Invisibile al mondo intento a gestire il mondo, paura di non esserci, non sentirsi riconosciuto fino a trovare nel gesto estremo una giusta ricompensa , affinché l’altro si accorga di te! Un bisogno umano, quello di far parte dell’altro, la ricerca di un ponte che unisca l’io al tu, sempre più necessaria per vivere

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