88. Sul lungofiume

da qui

E’ più forte di te, Dante, non sai scegliere.
E’ questo l’aiuto che mi dài?
Ti ho portato qui per capirci qualcosa, per associare anima e paesaggio, l’unico modo, a volte, per strappare una notizia in più dal pozzo dell’inconscio.
Quai des Celestins si affaccia sulla Senna. Ti ha chiesto di guardare, e basta. La prima cosa che noti è il muretto grigio che separa la strada dall’ansa verde del fiume.
Lo vedi? Hai messo una barriera fra te e la tua vita.
Aspetta, c’è qualcosa che mi attrae di più.
Ti fermi sotto l’ombra dell’albero. Siete là, caduti da chissà quale pianeta. Lei ha la camicetta rosa, il sorriso appena accennato di chi non vuole sbilanciarsi. Attende che tu dica – o faccia – qualcosa. Cosa accade in quei momenti? Senti il suo odore, così riconoscibile, eppure misterioso. Perché non glielo hai detto subito? Perché l’hai illusa per tutto questo tempo? Ha capito solo quando ti è sfuggito il nome della sua rivale; non te l’ha perdonato, anche se tornava, ogni volta, come attratta da qualcosa che non riusciva mai a spiegarsi.
Cosa?
Quest’albero: è uguale a quello dove ho baciato Sonia per la prima volta.
La camicetta era aperta leggermente, intravedevi un seno piccolo e sodo, che ti faceva venire il capogiro. Cosa cercavi in lei? Esiste sempre un oltre, un muro basso al di là del quale immagini un fiume con le banchine gravide di muschio, i battelli gremiti di turisti, il ponte, in fondo, che promette di unire ciò che è separato.
Cosa ti dava?
Solo adesso ti chiedi se fosse il sole della primavera, o il nuovo che  lei rappresentava, o il corpo che appariva come una statua in marmo morbido, un sogno tutto bianco che avresti scoperto a poco a poco; o forse niente di questo: piuttosto, il desiderio di evadere da te, di ribellarti al moralismo di tua madre, allo sguardo severo di tuo padre; forse Sonia era un pretesto per scavalcare il muro e correre lungo le sponde umide del fiume, sentirti libero come un barbone, un altro Rutger Hauer che dorme sui giornali e ogni tanto apre gli occhi azzurri umidi di lacrime – ci si commuove a osservare l’acqua che scorre, il pesce che salta all’improvviso, la donna che cammina lentamente con le buste della spesa. Ti chiedi se anche tu sia un vagabondo che finge di adattarsi alla vita e invece vorrebbe stare qui, sulla banchina di Quai des Celestins, sul lungofiume dove manca ogni risposta, dove restano solo domande avvolte nella nebbia del mattino, quando ti alzi a fatica dal tappeto dei giornali e ti accendi la prima sigaretta, sognando d’incontrare una donna con la camicia rosa mezzo aperta, che non dice una parola, non si sbilancia, ti guarda illusa di aver trovato finalmente l’uomo della vita, finché non la chiami con un altro nome e te la fa pagare, apparendo quando meno te lo aspetti, quando pensi che non torni più, e ti scappa una lacrima toccando il muschio che cresce a vista d’occhio, osservando il battello che salpa lentamente col suo carico di turisti sudati, ognuno con un sogno o una sua disperazione, e non hai più dubbi: sei tu il barbone che dorme sulle rive della Senna e ogni tanto scavalca il muretto per fermarsi sotto l’albero, dove forse Sonia tornerà e nemmeno allora saprai se è il sole a primavera o il corpo da statua o la tua voglia infinita di fuggire a fartela volere come mai, a non permetterti di dimenticarla nemmeno per un attimo.

31 pensieri su “88. Sul lungofiume

  1. Ci sono alberi con le iniziali incise nella corteccia, e altri che ti lasciano una traccia profonda sulla pelle dell’anima, una memoria viva, che e’ desiderio di sole e primavera, di fuga forse, se vuol dire rinascere di nuovo tornando alla radice vera di noi stessi, all’incontro che ci ha rida’ la vita.

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  2. Siamo tutti vagabondi in cerca di fissa dimora, fino a quando non incontriamo quell’amore in grado di farci sentire a casa, di farci oltrepassare tutti i muri eretti nel nostro cuore che ci impediscono di vedere oltre.

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  3. “non te l’ha perdonato,anche se tornava,ogni volta,come attratta da qualcosa che non riusciva mai a spiegarsi”
    Io penso che ti ha perdonato se tornava,ti ha perdonato anche se probabilmente è rimasta delusa,sicuramente dispiacuta perchè non si aspettava da te un colpo basso. Però tornava,aperta ad darti un altra possibilità di continuare,ricominciare.Ma se non diceva niente,ti guardava,allora secondo me,aspettava da te una decisione,non voleva sforzarti ma darti la possibilità di scegliere(mi sa che questo è amore,perchè amore è anche lasciare libero),invece tu, “è più forte di te,Dante,non sai scegliere”.

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  4. “Ti chiedi se anche tu sia un vagabondo che finge di adattarsi alla vita e invece vorrebbe stare qui”
    perchè sei stanco di vita che fai,di problemi,allora pensi che forse qua è la vita più facile,come un vagabondo,senza nessun obbligo. E’ diverso allora forse più facile. Sei arrivato ad un incrocio di scegliere e vorresti scappare per non prendere nessuna decisione. Allora lascia le cose come stanno,a volte si risolve tutto da solo oppure la scelta arriva da sola.Non si può sforzare la vita.E godi ti di tutti piccoli piaceri che ti offre la vita,nonostante tutto…

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  5. – E’ più forte di te, Dante, non sai scegliere.

    ..perchè tanta paura di guardarti nel cuore..mettere una barriera tra te e la tua vita serve a poco..

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  6. Sarebbe molto meglio se le domande se ne stessero tutte insieme divise da un muro basso rispetto alle rispote e dove solo qualcuna ogni tanto riesca scavalcarlo. Dev’essere quello il muretto che serve a tagliare l’aria che sprechiamo anzichè regalarla a chi ha bisogno di respirare la verità.

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  7. Per associare anima e paesaggio

    Un modo sublime per sentirsi sostanza necessaria di un’armonia fatta di emozioni e colori, profumi e passioni, perfettamente intessuti nella trama libera della vita, che ogni giorno vuole respirare

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  8. Ti ho portato qui per capirci qualcosa, per associare anima e paesaggio, l’unico modo, a volte, per strappare una notizia in più dal pozzo dell’inconscio.

    Ognuno di noi ha un paesaggio impresso nella mente e nel cuore, un luogo cui è particolarmente legato. Il paesaggio lega il mondo esterno al mondo interiore e influenza i nostri stati d’animo, i nostri ricordi.

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  9. “Lo vedi? Hai messo una barriera fra te e la tua vita.”

    Dammi il supremo conforto dell’amore,
    questa è la mia preghiera.
    Il conforto che mi permetterà di parlare,
    agire, soffrire secondo la tua volontà,
    e di abbandonare ogni cosa per non essere
    lasciato a me stesso.
    Fortificami nei pericoli, onorami con la tua sofferenza
    aiutami a percorrere i cammini difficili
    del sacrificio quotidiano.
    Dammi la suprema confidenza dell’amore,
    questa è la mia preghiera.
    La confidenza nella vita che sfida la morte,
    che cambia la debolezza in forza,
    la sconfitta in vittoria.
    Innalzami, perché la mia dignità, accettando l’offesa,
    disdegni di renderla.

    R. Tagore

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  10. “Esiste sempre un oltre,un muro basso(…)il ponte,la in fondo,che permette di unire ciò che è separato” basta è trovare questo ponte,basta è trovarlo…

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  11. Un muretto e’ spesso presente nella nostra vita. Ci divide da qualcosa, da qualcuno. Eppure se siamo chi siamo, spesso e’ perché ci manca qualcosa. Allora il comico e’ un tipo triste, lo spensierato e’ profondo, l’indulgente e’ rigido. Un muretto ci spinge spesso a fare un passo, ad attraversare una strada, ad evolvere, ad abbracciare l’ignoto, il nemico, una malattia. Un muretto può formare il nostro destino. Come tutti, anche io ho incontrato molti muretti nella vita. Meno male.

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  12. I muri si innalzano per difesa , per non essere feriti, perchè quando ci si espone troppo con le persone sbagliate questo succede, prima o poi si viene feriti, ma dalle ferite si può trarne un vantaggio quello di diventare più forti di prima, creare i muri per difesa non serve, così non si vive, è meglio sfondarli, fare entrare la luce nei nostri cuori, perchè il mondo non è fatto solo tenebre, le tenebre si diradano quando arriva la luce e allora tutto diventa più bello e più facile, anche scegliere!

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  13. forse Sonia tornerà e nemmeno allora saprai se è il sole a primavera o il corpo da statua o la tua voglia infinita di fuggire a fartela volere come mai, a non permetterti di dimenticarla nemmeno per un attimo

    Quando una persona ti entra nell’animo non puoi dimenticarla, nemmeno per un attimo

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  14. Ti chiedi se anche tu sia un vagabondo

    I vagabondi girano il mondo e riescono ad apprezzare le bellezze della vita , anche quello che non hanno, noi che abbiamo tutto non riusciamo ad apprezzare nemmeno quello che abbiamo!

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  15. ognuno con un sogno o una sua disperazione,

    Guardare gli altri , pensare che anche loro hanno dei sogni da realizzare o dolori da colmare, tu li guardi e per un attimo vorresti stare al loro posto, riuscire a vivere la vita di tutti i giorni , quella vita che tu non riesci a vivere perchè ti è stata rubata, e allora decidi di metterti alla sua ricerca girovagando come un vagabondo senza meta, senza accorgerti che quello che cerchi è proprio là davanti a te che aspetta di essere ritrovato.

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  16. “la tua voglia infinita di fuggire”
    ci sono le persone che vanno avanti con la vita portando tutto ciò che li capità,soffrendo, piangendo,bestemmiando,dicendo:cosi è la mia vita,mio destino.Altri,con le difficoltà combattono o vogliono scappare,cambiare,migliorare,buttandosi sul prima ocassione che li capità nella vita.E io? Quanti segnalini gia ho messo nella vita?! Quante volte avevo gia fuggito?! E di nuovo sto in punto di voglia di fuggire.Abitudine?
    Ho imparato di parlare con Dio.Quando ho bisogno di aiuto prendo la Bibbia e Lui mi risponde sempre,mi da consigli.Anche questa volta mi ha risposto,mi ha detto che Dio è il mio scudo,che devo fidarmi di Lui.Vero! Mi aveva aiutato sempre.Anche questa volta ho sentito dal fondo di mio cuore la fiducia in Lui.Lo so che mi aiuta! La mia “voglia infinita di fuggire” affido a Lui,Lui mi aiuta.Sono sicura!

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  17. “osservando il battello che salpa lentamente col suo carico di turisti sudati, ognuno con un sogno o una sua disperazione, e non hai più dubbi”

    Spesso mi viene in sogno bizzarra e penetrante
    Una donna mai vista, che amo e che mi ama,
    Che con lo stesso nome si chiama e non si chiama
    Diversa e uguale m’ama e sempre è confortante

    È per me confortante, e il mio cuore parlante
    Per lei soltanto, ahimé! Non è più cosa grama
    Per lei soltanto, in fronte del sudore la trama
    Lei soltanto rinfresca, con le lacrime piante.
    È’ bruna, bionda o rossa? Non mi è dato sapere.
    Il suo nome? Ricordo che è dolce e dà piacere.
    Come nomi diletti che la vita ha esiliato.

    All’occhio delle statue è simile il suo sguardo,
    Ed ha la voce calma, lontana, grave, il fiato
    Delle voci più care spente senza riguardo.

    Paul Verlaine

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  18. ”Ti ho portato qui per capirci qualcosa, per associare anima e paesaggio”

    “Il mare è a chiazze di luce azzurra:colori dell’anima,naturalmente. So bene che è tutto dentro me: la barca da pesca immobile, in attesa di un guizzo, quella con la vela ammainata, cullata dalle onde di riporto, lo strato quasi impercettibile di nuvole che fa da contrasto all’orizzonte…Entra nel campo visivo la ringhiera grigia del terrazzo di Sirolo, a ricordarmi che siamo divisi inevitabilmente dalla felicità senza riserve, dall’abbandono del cuore.”

    (F. Centofanti, Non superare le dosi consigliate, Venerdì)

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  19. @Ernesta
    grazie,fa sempre piacere quando qualcuno ci pensa.C’è lo facciamo,sicuro! A me la stanchezza accumulata e i problemi hanno tolto il senso di questo che faccio, ma c’è lo faccio,a me è difficile ammazzare,anche tu sei forte.
    un abbraccio

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  20. @Roberta Z
    C’è tanta gente che sta provando scavalcare muri quali abbiamo construito, soltanto che a volte è difficile di accorgersi.Tutto dipende da noi.
    Un abbraccio

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